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Solidarietà con i curdi in sciopero della fame

aprile 25, 2019

25.04.2019 – Redazione Italia

Solidarietà con i curdi in sciopero della fame
(Foto di ANF)

Rompiamo l’isolamento: è il silenzio che uccide. 11-12 maggio con i 7000 in sciopero della fame!!

In questo momento è in corso uno sciopero della fame di massa: nelle carceri della Turchia e non solo circa 7000 persone si trovano in sciopero della fame a tempo indeterminato, 8 persone hanno già posto fine alla loro vita per protesta, 7 delle quali in carcere. La richiesta è la fine dell’isolamento di Abdullah Öcalan: sequestrato in Kenya a seguito di un complotto internazionale nel febbraio del 1999, dall’aprile 2015 si trova in isolamento totale nell’isola prigione di Imrali. Questo isolamento è una tortura, una violazione dei diritti umani e delle leggi internazionali e nazionali.

La prima a iniziare lo sciopero della fame per rompere l’isolamento è stata una donna: Leyla Güven, deputata dell’HDP, in sciopero dal 7 novembre 2018; a lei dal mese di dicembre 2018 in avanti si sono unit* 14 attivist* curd* a Strasburgo, militanti in Iraq, Regno Unito, Canada, Germania, Francia. A partire dal 21 marzo, giorno del Newroz (capodanno curdo), Erol Aydemir, un giovane rifugiato curdo, ha iniziato lo stesso sciopero della fame a tempo indeterminato a Cagliari e prosegue la sua resistenza nel Centro Socio-Culturale Curdo Ararat a Roma.

All’interno del conflitto in Mesopotamia, Öcalan è una voce coerente che chiede la pace; Leyla Güven, la donna che diede inizio a questa protesta, dichiarò: “le politiche di Isolamento verso Öcalan sono imposte su un popolo intero attraverso la sua persona”.

Isolare Öcalan significa isolare colui che ha dato origine e forza al movimento di liberazione curdo, e quindi si tratta di un attacco al movimento di liberazione tutto. Isolare Öcalan significa isolare colui che ha ideato il confederalismo democratico, e quindi significa allontanare queste idee da chi in tutto il mondo le vuole mettere in pratica. Significa anche un attacco diretto alla rivoluzione del Rojava, sotto la costante minaccia delle potenze regionali e globali. Portare solidarietà a questa protesta significa combattere il fascismo di Erdoğan, significa porre le basi per costruire assieme un’alternativa sociale e globale al fascismo. Öcalan considera essenziale la liberazione della donna per la liberazione della società, essere solidali con questa lotta significa anche schierarsi attivamente per la liberazione delle donne e dei generi oppressi. Ricordiamo che questo movimento di protesta e resistenza è iniziato da una donna!

Per questo, lo sciopero della fame iniziato da Leyla Güven ci riguarda tutte e tutti: invitiamo tutte e tutti a una giornata di azione nazionale l’11-12 maggio. Invitiamo ciascun collettivo, gruppo, associazione, struttura, persona ecc… a prendere parola con i mezzi e modi che più considera adatti. I coinvolgimenti anche sul nostro territorio non mancano: la Turchia di Erdogan riceve fondi dall’Unione Europea per tenere lontani i migranti siriani; la Turchia si addestra nelle nostre stesse basi e acquista armi della Finmeccanica/Leonardo. I nostri media sono in silenzio – ma come si può rimanere in silenzio di fronte a 7000 persone in sciopero della fame a oltranza? Il CPT (Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura) non interviene concretamente, né lo fanno le istituzioni nazionali ed europee. Addirittura Amnesty International, che si proclama così indipendente e in difesa dei diritti umani, resta in silenzio.

L’Italia inoltre sta mettendo sotto accusa coloro che hanno sostenuto attivamente la rivoluzione; tra Torino e Nuoro sei persone rischiano la misura di sorveglianza speciale (che comporta una grave limitazione delle libertà personali, prima tra tutte quella di movimento e di riunione) in quanto soggetti socialmente pericolosi, non perché hanno commesso crimini ma perché hanno pubblicamente dichiarato la loro partecipazione e sostegno alla rivoluzione siriana. Questo però non è solo il paese che vende elicotteri da guerra alla Turchia e mette sotto processo la solidarietà internazionale, è anche il Paese d’origine di Lorenzo Orsetti, partigiano d’oggi che per la rivoluzione confederale in Siria ha combattuto fino al 18 marzo, giorno in cui è caduto insieme ai suoi compagni in una delle ultime battaglie contro l’ISIS. Ascoltare e diffondere la voce di chi è in sciopero oggi è uno dei tanti modi con cui vogliamo prenderci la responsabilità della sua memoria e dell’importante compito per cui ha vissuto e che oggi ci ha lasciato; sentire che ogni popolo che lotta per la libertà è il nostro popolo, scegliere da che parte stare ovunque ci troviamo.

La forma con cui aderire alla giornata dipenderà dalla fantasia di chi vive le realtà locali e da cosa ciascun gruppo considererà più efficace. Dibattiti, striscioni, foto… chi più ne ha più ne metta!

Inoltre vorremmo che l’11 maggio non fosse una data isolata ma chiediamo che si arrivi a quel giorno con un crescendo di iniziative e di prese di posizione. Tra queste, alcune iniziative sono già iniziate, tra cui per esempio lo sciopero della fame a staffetta, a cui partecipano donne e uomini in tutta Italia e nell’ambito della quale è nata un’importante iniziativa collettiva a Firenze il 23 e 24 aprile; e la campagna #7000ControLisolamento, che invita ad appendere striscioni o cartelli visibili in solidarietà con lo sciopero della fame. Vi invitiamo a partecipare ad entrambe o comunque a darne visibilità, ad andare a visitare Erol in sciopero della fame a Roma; a continuare fino all’11 e oltre, a fare pressione sulle istituzioni perché si prenda posizione; ad informare, a evidenziare contraddizioni, ad essere visibili in ogni modo.

La lotta di Leyla Güven è la nostra lotta:

ROMPIAMO L’ISOLAMENTO!

Rete jin

Uiki Onlus

Retekurdistan Italia

ex-combattenti YPG/YPJ

Per adesioni scrivere a entrambi gli indirizzi:

solidarietadonnekurde@gmail.comjin.mediaitalia@gmail.com.

Risolvere il problema dei rom è risolvere il nostro problema

aprile 25, 2019

25.04.2019 – Renato Accorinti – Redazione Italia

Risolvere il problema dei rom è risolvere il nostro problema

Ci è arrivato questo testo da Renato Accorinti che, nella sua qualità di Sindaco di Messina ha molto lavorato anche sul tema dei Rom. Gli abbiamo chiesto il permesso di ripubblicarlo e ci siamo permessi di aggiugergli un titolo.

«…Gli ultimi del mondo, che hanno subìtoumiliazioni, calpestati nella dignità
e nei diritti umani. Nella nostra mentegli zingari
rappresentano, più di ogni altra comunità, paure
e pericoli per noi singole persone,per l’intera collettivitàe per i nostri beni materiali.
I loro errori, i loro difetti, vengono però da noi amplificatie generalizzati, alimentando
i già esistenti pregiudizi che diventano cosìrazzismo… Quell’antica malattia
di considerare gli ALTRI altro da NOI».

Renato Accorinti

 

L’ennesima ondata di intolleranza e razzismo contro i rom, sfociata nelle ultime settimane anche in manifestazioni di vero e proprio “odio razziale” come quella che ha costretto i nomadi destinati al centro di accoglienza di Torre Maura a Roma a scappare e tornare nei campi, ripropone ancora una volta il problema di questa popolazione, «la minoranza più discriminata d’Europa» secondo un rapporto del Pew Research Center del 2014. Non solo perché rom e sinti furono sterminati dai nazifascisti durante la Seconda Guerra Mondiale, ma perchél’ondata di disprezzo nei confronti di queste persone non si è mai placata. Anche in Italia.

Eppure, nel nostro Paese, rom e sinti sono tra 120 e 180 mila, lo 0,2-0,3% della popolazione. ètra le percentuali più basse in Europa, dove vivono tra 10 e 12 milioni di rom. E addirittura metà di questi rom ha la cittadinanza italiana e la maggioranza è stanziale (solo il 3% è propriamente nomade). Sono arrivati in Italia nel corso dei secoli a causa di diverse migrazioni e appartengono a 11 diversi gruppi: le comunità più numerose si trovano nel Lazio, in Lombardia, in Campania e in Calabria dove ci sono persino due insediamenti abitativi monoetnici, a Cosenza e a Gioia Tauro (il famoso ghetto della “Ciambra” ritratto nell’omonimo film del regista italo-americano Jonas Carpignano, vincitore del David di Donatello).

Secondo le stime del 2017, circa 26 mila di loro si trovano in una condizione di emergenza abitativa. Anche questo è il frutto di politiche discriminatorie, che negli anni hanno costretto questi cittadini a vivere nei campi nomadi, in roulotte e container, quando la gran parte di loro in patria aveva una casa “vera” (ad esempio i rom bosniaci e kosovari arrivati in Italia negli anni Novanta a causa della guerra nei Balcani). Hanno negato a queste persone la possibilità di un lavoro legale, per poi crogiolarsi nel luogo comune secondo il quale “gli zingari rubano”. Hanno fatto poco o nulla perché i loro bambini andassero a scuola e si integrassero nella comunità.

Nonostante siamo tra i Paesi europei con la minore presenza di rom, l’Italia è l’unico Stato dell’Ue ad aver proclamato nel 2008 l’Emergenza rom, un piano del governo Berlusconi che prevedeva, tra le altre cose, la schedatura dei bambini con impronte digitali e una politica di sgomberi permanenti. Emergenza nomadi che è stata fatta decadere nel 2012 dalla Cassazione con l’accusa di discriminazione razziale. E non è un caso che, lo scorso anno, un’idea simile sia venuta al ministro dell’Interno, Matteo Salvini; un campione dell’intolleranza e dell’odio, che istiga milioni di italiani a cacciare – come con gli ebrei ai tempi del Fascismo – altri italiani. Spalleggiato in questo da una parte della stampa che (l’ultimo esempio è il vergognoso campionario di pregiudizi elencati da Filippo Facci in una recente puntata di Quarta Repubblica) cavalca l’onda razzista per ignoranza e superficialità.

Eppure, un modo per fare giustizia di tutti i preconcetti, i luoghi comuni, le becere (e comode) generalizzazioni di questi tempi c’è: basterebbe provare a risolvere il problema anziché agitarlo come una clava. A Messina, nel quinquennio 2013-2018 nel quale sono stato sindaco, la mia Amministrazione ha attivato diversi progetti mirati alla comunità ROM, intercettando finanziamenti del “PON Inclusione per Rom” (99 mila euro), finalizzati ad “interventi sui contesti abitativi e scolastici” e assistenza “educativa domiciliare”, e del “PON Città Metropolitane-Asse 3 Inclusione Sociale” (quasi un milione e mezzo di euro) per “Interventi e azioni sulla marginalità estrema con azioni inclusive per la comunità Rom”. Il progetto “Rom Empowerment” verteva sull’assistenza educativa per i minori; la mediazione; l’inserimento professionale e lavorativo per gli adulti; l’impresa sociale.

Il tutto in una realtà in cui, ancora pochi anni orsono, i Rom erano confinati nel campo nomadi di San Raineri in un contesto di degrado sociale e in condizioni incredibili dal punto di vista igienico-sanitario che sono rappresentati nel film Gli ultimi degli ultimi. Viaggio nel campo Rom di Messina realizzato nel 2009 insieme al fotoreporter Enrico Di Giacomo (https://www.youtube.com/watch?v=OwN2UKB7jC0). Le famiglie trasferite da San Raineri, a dispetto di tutti i luoghi comuni e i pregiudizi che li accompagnano, hanno condiviso il percorso di integrazione tracciato dall’assessore alle Politiche sociali Nina Santisi, contribuendo in particolare alla scolarizzazione dei bambini. A Messina, praticamente tutti i piccoli Rom vanno a scuola con una percentuale di dispersione ormai trascurabile, anzi sono state le stesse famiglie Rom a chiedere di accedere al doposcuola (che viene svolto insieme ai bambini “italiani”).

In definitiva, se vogliamo risolvere “il problema dei Rom” dobbiamo prima risolvere il NOSTRO problema. La paura dell’altro, del diverso, che ci impedisce di vedere semplicemente che aiutare qualcuno, favorire il suo inserimento nella società non ci toglie necessariamente qualcosa. Non è un caso che il film Gli ultimi degli ultimi si concluda con questa citazione da Sogno in due tempi di Giorgio Gaber.

«Però una cosa l’ho capita. No, non che
se uno chiede aiuto gli arriva una legnata sui denti.
Questo lo sapevo già.Ho capito quanto sia pieno
di insidie, il termine aiutare. C’è così tanta
falsa coscienza, se non addirittura esibizione, nel volere a tutti i costi aiutare gli altri, che se per caso
mi capitasse, di fare del bene a qualcuno,
mi sentirei più pulito se potessi dire:
“Non l’ho fatto apposta”.
Forse solo così tra la parola aiutare e la parola vivere, non ci sarebbe più nessuna differenza».

Giorgio Gaber

MEETING MINUTES

aprile 25, 2019
Meeting Minutes del 26/4/2019
 
 
SHARE
 
I ask
 
That I might share
 
An act of love
 
So you see I care
 
David Herr
 
 
“La nozione di una situazione in cui può esservi fede è solo la traduzione dello stato di cose in cui sono valide le due frasi seguenti, nella stessa maniera: soltanto il credente è ubbidiente e soltanto chi ubbidisce crede. Se si lascia da sola la prima frase senza la seconda, allora avremo una seria perdita nella fedeltà biblica.”
 
Dietrich Bonhoeffer
 
 
* 1986 In URSS scoppia il reattore nucleare di Chernobyl
 
* 1998 In Guatemala viene assassinato il vescovo dei poveri Juan Gerardi
 
* Venerdi Santo (ortodossi)
 
* 1731 muore a Moofield Daniel Defoe, scrittore ingelr ( Robinson Crudoe)
 
 
LA PREGHIERA DEL RIBELLE
 
Signore ,
che tra gli uomini drizzasti, la Tua Croce, segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo oneroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato. Te, fronte di libere vite, dà la forza della ribellione.
Dio
che sei Verità e Libertà, facci liberi e intenso alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura: noi Ti preghiamo Signore.
Tu
che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocefisso, nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria; sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell’amarezza.
Quanto più s’addensa e incupisce l’avversario, facci limpidi e diritti. Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare. Se cadremo , fa quello dei nostri Morti, perché cresca nel mondo e la giustizia e la carità.
Tu
che dicesti “Io sono la resurrezione e la vita” rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e serena. Liberaci dalla tentazione degli affetti; veglia Tu sulle nostre famiglie. Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città , dal fondo delle prigioni noi Ti preghiamo; sia in noi ka oace che Tu solo sai dare.
Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi
ribelli per amore
 
Scritta da Teresio Olivelli*
 
*beatificato ora dai cattolici e morto a frustate in un campo di concentramento tedesco (citato il 25/4/2019 dal Presidente della Repubblica italiana)

Meeting Minutes

aprile 25, 2019
Meeting Minutes anche sul nuovo dominio http://www.ecumenici.blog – Novità del 25 aprile
 
Buona Festa di Liberazione a tutt* in primis…. i tanti mesi passati a digitalizzare, con libro e le sue foto. la storia della Resistenza locale, rimarranno per sempre sul blog dei quaccheri in Italia. Nessuna chiesa o gruppo religioso lo ha mai fatto. Siamo diversi dagli altri. Sempre primi nella Storia: basti pensare alle donne che guidavano i nostri Meeing nel XVII secolo… gli altri (ebrei riformati e protestanti ci sono arrivati nel ‘900!)
 
I partigiani locali sono, dallo scorso anno, tutti morti nella Valle Olona, ove vivo. Parlano solo attraverso il nostro sito, coi singoli interventi rilasciati all’autore del libro. L’Anpi purtoppo non raduma più da me i partigiani in carne e ossa. Si continua la lotta con altri strmenti associativi nuovi per i diritti e la libertà.
 
 
Questa umanità non sopravvive al giorno della sua liberazione, non sopravvive cinque minuti alla Libertà.
 
Hannah Arendt
 
 
* 1945 L’Italia esce dall’incubo della seconda guerra mondiale e del fascismo. Festa nazionale della Liberazione
 
* Muore Ernesto Balducci, infaticabile annunciatore e costruttore di pace
 
*1974 Portogallo : “Rivoluzione dei garofani”
 
* San Marco evangelista (cattolici)
 
* 2019: i quaccheri italiani aderendo anche alla LAv oltre che alla Lac, si battono per la liberazione animale nonviolenta. I protestanti sono oggi fermi ad una generica “salvaguardia del creato”, ma non sostengono coi loro soldi del 8 per mille le Associazioni esistenti in Italia, che lottano già con iniziative concrete.
 
“La questione spirituale della fiducia , che sta in rapporto così stretto con quella autorità, si decide nella fedeltà con cui uno sta al servizio di Gesù Cristo e mai nei doni straordinari di cui dispone.
 
Dietrich Bonhoeffer
 
 
Appunti di vita: Questo Governo, tanto criticato per l’operato del M5S, mi da domani 330 euro in più rispetto al reddito di inclusione del PD, che in una prima versione mi escludeva addirittura. Avevo I genitori morti come disabile…. E non rientravo nella Legge. Poi a agosto I 187,50 euro in contanti, con la revisione della Legge. Oggi 519 euro e qualcosa di cui 100 in contanti.
Hanno operato per le classi più disagiate. Finalmente qualcosa e’ cambiato nella mia vita quotidiana. Io sono povero anzi lo ero fino ad ora…. Da domani non piu’.
Ringrazio Dio per la lotta in corso alla povertà’ economica in Italia. Speriamo che si dedicano maggiormente per i disabili civili in particolare. Le 295 euro sono una cifra che neanche il PD ha cambiato o intenzione di cambiare. Sono per le classi medie e hanno abbandonato i poveri. Che esistono e sono senza diritto di parola in TV.
 
Non sceglierò come voto l’alleanza per il potere del PD locale con esponenti del centrodestra della legislatura conclusasi oggi … ho poi un debito di riconoscenza e per la prima volta che si presentano nel mio paese il M5S.Dopo 70 anni di Giunte di centro o centrodestra.
 
Altro discorso sono le elezioni europee…. tutta un’altra storia di prospettiva e visione del mondo.E dell’Europa. Ma se non hanno il reddito minimo di cittadinanza mi rifiuto di votare.

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