Archive for 1 giugno 2019

Anticipazione dei Meeting di domani

giugno 1, 2019

DIETRICH BONHOEFFER
(Fulvio Ferrario)

74 anni fa, il 9 aprile 1945, veniva assassinato, nel campo di concentramento di Flossenbürg, Dietrich Bonhoeffer. Egli è divenuto, nel frattempo, non solo un simbolo, ma addirittura un mito. Le ragioni sono numerose.

Anzitutto, l’intreccio tra il suo pensiero e la sua biografia, suggellati dal martirio, ne hanno fatto per le chiese l’occasione (o anche, per usare una parola non bella, ma pertinente) lo strumento, per recuperare credibilità dopo i compromessi e i silenzi che hanno caratterizzato l’epoca dei fascismi. La prosa incisiva di Bonhoeffer accompagna un coraggio personale non comune, frutto della ferrea disciplina spirituale, in parte ereditata dal contesto familiare, in parte coltivata mediante una severa spiritualità, fatta di lettura biblica e preghiere quotidiane, ascesi “laica”, ma molto pronunciata, controllo sui propri sentimenti. E’ persino troppo facile trovare nei suoi scritti, o negli episodi della sua vita, la citazione folgorante per concludere un sermone, l’intuizione suggestiva che mette in moto il pensiero, la parola che commuove. Bonhoeffer è il cristiano che molti vorrebbero essere, l’uomo di chiesa che non teme di sporcarsi le mani con la politica, il pacifista che non si rende schiavo nemmeno dei propri ideali, e prepara un attentato dinamitardo contro Hitler.

Non vorrei criticare superficialmente la mitizzazione di Bonhoeffer, è anche più che dubbio che io abbia, personalmente, le carte in regola per farlo. Anche i miti hanno la loro funzione, nella chiesa e nella società. Non ha torto, però, Alberto Gallas, il maggiore studioso italiano del teologo, cattolico, prematuramente scomparso, quando pone, come epigrafe della sua importante monografia, un passo di Rilke: “…come sono andati a recuperarti nella tua gloria! Appena ieri erano contro di te, fino in fondo, e ora ti frequentano come un loro pari. E portano in giro con sé le tue parole nelle gabbie della loro presunzione e le mostrano nelle piazze e le eccitano un po’, standosene al sicuro”.

In effetti, è facile, oggi, celebrare Bonhoeffer, che ha visto la centralità della “questione ebraica” quando nemmeno Karl Barth, come egli stesso ha riconosciuto, l’aveva fatto; o che ha scritto parole sull’idea di responsabilità che sono fondamentali anche per chi non conosce il suo nome; che è andato incontro alla morte affermando: “E’ la fine. Per me è l’inizio della vita”.
Meno facile è leggere la critica bonhoefferiana nei confronti di un protestantesimo esangue, che utilizza le parole di Lutero sulla salvezza per grazia al fine di sottrarsi all’obbedienza quotidiana ai comandamenti; che straparla di “libertà evangelica” senza sapere che essa nasce dalla disciplina; che celebra la centralità della Bibbia senza una pratica quotidiana di lettura e di meditazione. Una delle costanti nell’opera bonhoefferiana, peraltro ricca di svolte e innovazioni, è la consapevolezza che un cristianesimo, e in particolare un protestantesimo, fatto di consuetudini e di acquisizioni culturali, anche sacrosante, non ha futuro, e nemmeno presente.
Bonhoeffer aveva capito benissimo già negli anni Trenta quello che ad alcuni non è chiaro nemmeno ora, cioè che l’epoca di un protestantesimo nominale, che può permettersi di vivere, o almeno vivacchiare, contando sulla propria grande eredità (che ora, appunto, include Bonhoeffer stesso!) è finita per sempre. Già dal punto di vista sociologico, una minoranza può vivere solo investendo nella propria testimonianza un alto tasso di motivazione.

Dal punto di vista spirituale, poi, la situazione minoritaria costituisce un’occasione: la scarsa rilevanza (o, per quanto riguarda noi, evangelici italiani: l’assoluta irrilevanza) sociologica della chiesa sottolinea che solo la parola della quale essa è, indegnamente, portatrice è rilevante. Ben venga, dunque, anche il mito di Bonhoeffer, se esso contribuisce a ricordarci quel che conta. La nostra testimonianza, oggi, non richiede il sangue: “solo” il tempo per andare al culto, per leggere la Bibbia e per pregare ogni giorno; “solo” i quattrini di una contribuzione che non voglia essere vergognosa (come diceva, un po’ rudemente, ma non senza efficacia, un mio amico: “Gesù Cristo non può valere meno di un cappuccino al giorno”); “solo” la concentrazione spirituale per provare, fallendo, ma ricominciando ogni giorno, ad essere qualcosa come degli aspiranti cristiani. Chi tenta di farlo può, forse, permettersi di emozionarsi per le grandi parole di Bonhoeffer, che non fanno altro che echeggiare quelle della Bibbia. Troppo grandi e troppo alte per noi, forse (cfr. Salmo 131): ma se Dio ce le ha rivolte, siamo autorizzati, “nell’insanabile nostra debolezza”, ad accoglierle.

Fulvio Ferrario professore universitario

2 giugno

giugno 1, 2019
2 giugno 2019
festeggiamo la Repubblica che ripudia la guerra
 
 
È la festa più civile che si possa immaginare.
La Repubblica è figlia della resistenza antifascista e di un referendum popolare; davvero non si capisce perchè il suo compleanno venga festeggiato con una parata militare, con il volo delle frecce tricolori, con sfoggio di divise e armi. È un controsenso, un falso storico, in contrapposizione ai fondamenti costituzionali, tra cui il ripudio della guerra e la difesa della patria affidata, appunto, “al cittadino” (e non all’esercito). La Repubblica democratica è l’espressione massima di tutto ciò che è civile, cioè lo “status del cittadino in contrapposizione a militare”.
 
Il 2 giugno sarebbe giusto e bello far sfilare, al posto dei soldati in alta uniforme o tuta mimetica, i giovani disoccupati e i pensionati come rappresentanti del popolo italiano in sofferenza, e vedere i rappresentanti delle istituzioni mettersi sull’attenti davanti a loro.
I militari facciano la parata in un’altra data; hanno già la loro festa, il 4 novembre, che ricorda “l’inutile strage” della prima guerra mondiale. Ed anche la deposizione della corona al milite ignoto andrebbe fatta in altro momento. La corona d’alloro il 2 giugno andrebbe deposta davanti alle tombe dei morti sul lavoro.
Il primo articolo della Costituzione indica come la nostra Repubblica sia fondata sulla forza del lavoro. Gli articoli successivi, dal 2 al 10, i principi fondamentali, contengono il richiamo ai diritti inviolabili dell’uomo, l’uguaglianza e la pari dignità sociale di tutti, il diritto al lavoro, le autonomie locali ed il decentramento amministrativo, la tutela delle minoranze linguistiche, l’indipendenza dello Stato e della Chiesa, la libertà per tutte le confessioni religiose, lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica, la tutela del paesaggio, del patrimonio artistico e monumentale, il riconoscimento del diritto internazionale e il diritto d’asilo per lo straniero; infine vi è l’articolo 11, il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Tutto questo significa che i cittadini e i lavoratori devono costruire le condizioni economiche e sociali per la dignità della vita di tutti coloro che vivono nel nostro paese, e che la guerra è l’unico vero disvalore da espellere per sempre dal contesto civile.
Per questo riteniamo che i 25 miliardi di euro che saranno impiegati anche quest’anno per le spese militari vadano contro la Costituzione e sperperino denaro sottratto alle tante necessità attuali (lavoro, sanità, istruzione, cultura, ricerca, protezione civile, pensioni, ecc.).
Noi vogliamo festeggiare il 2 giugno con lo spirito civile di una festa di popolo, insieme alla forze vive della Repubblica: i lavoratori, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini, i giovani del servizio civile, i disoccupati che lavoro non trovano, tutti coloro, cioè, che in diversi modi attuano i primi 12 articoli della Costituzione.
Per tutto questo noi celebreremo in modo civile e disarmato il 2 giugno. Saremo in alcune piazze italiane dove innalzeremo le bandiere della pace e i cartelli con l’articolo 11 della Costituzione.
 
Movimento Nonviolento
 
 
Questa newsletter esce grazie al contributo percepito del Reddito di Cittadinanza, sebbene Eolo di Busto Arsizio non accetti ancora pagamenti con bollettino di CCP (conto corrente postale) per ragioni non dichiarate. e nonostane PEC , telefonate e ticket aperti nell’Area amministrativa del sito. Stamani ho posto la questione all’INPS per verificare, se oltre al fitto, si può pagare questa utenza con bonifico, data la situazione dei fatti.
 
Ringraziamo solo il M5S per la Legge approvata e osteggiata a destra e a sinistra. Non hanno del resto fatto mai niente di sostanziale per i poveri.

Meeting Minutes

giugno 1, 2019

Meeting Minutes del 1 giugno 2018

CHATTER
Life is full
Of useless chatter
Trust in God
For what will matter
David Herr

Chi regola le ore agli altri, vive in eterno.

Alda Merini

* In Rhodesia finisce dopo oltre 90 anni il dominio dei bianchi.

* Layat al Qadr – Notte della rivelazione del Corano (islam)

* 1675 nasce a Verona, Scipione Maffei, storico, erudito e drammaturgo

” Chi ama di più un sogno di comunità cristiana che non la comunità stessa , ne sarà il distruttore, anche se personalmente l’ha inteso in senso onesto, serio e devoto.”

Dietrich Bonhoeffer

Together Against Trump – Stop the state visit

giugno 1, 2019

31.05.2019 – Pressenza London

Together Against Trump – Stop the state visit
(Image by https://www.facebook.com/events/447620012676970/)

June 4th 2019 from 11am to 5pm

Trafalgar Square, London

Organized by Together Against TrumpGlobal Justice NowNational Union of StudentsCampaign for Nuclear DisarmamentStop the War CoalitionPalestine Solidarity Campaign UKMomentumStand Up To TrumpCampaign against Climate ChangeStand Up To RacismThe People’s Assembly Against AusterityStop TrumpOwen JonesAnother Europe Is PossibleLabour Against Racism And Fascism,

Donald Trump is coming to Britain for a state visit. Let’s show him what we think of his divisive, hateful policies!

We will be assembling in Trafalgar Square from 11 am on Tuesday 4 June to declare a Trump free zone and then marching to wherever he is. Please keep checking here for updates.

We will be taking to the streets opposing Trump’s racism, themed areas will feature throughout the protest with climate justice, migrants’ rights, anti-racism, Women’s rights, LGBT rights, anti-war and trade union rights and many more.

Theresa May is backing Trump’s toxic politics. It is wrong to give him a state visit. This is a chance to take a stand against right wing ideas on both sides of the Atlantic.

Together Against Trump is organised jointly by the Stop Trump Coalition and Stand Up To Trump. It brings together a host of campaign groups and trade unions. Please share and invite.

For more info: www.togetheragainsttrump.org.uk
Coaches from around the country (more being added regularly): http://togetheragainsttrump.org.uk/getting-there/

Coalition partners:
Stand up to trump: http://standuptotrump.uk/ Stop Trump: https://www.stoptrump.org.uk

La Partita dell’Addio-Matthias Sindelar, il campione che non si piegò ad Hitler di Nello Governato

giugno 1, 2019

31.05.2019 – Redazione Torino

La Partita dell’Addio-Matthias Sindelar, il campione che non si piegò ad Hitler di Nello Governato

Nello Governato, prima calciatore in serie A e B e poi dirigente sportivo di alto livello, racconta l’epopea di Matthias Sindelar, uno dei più grandi giocatori di sempre, capitano e stella indiscussa dell’Austria Vienna e del “Wonderteam”, la nazionale austriaca degli anni ’30, periodo in cui si affermano le dittature che avrebbero condotto alla sciagura della seconda guerra mondiale.

Nel marzo 1938 l’Austria viene annessa alla Germania. Per il 12 aprile i Nazisti organizzano una partita amichevole di altissimo valore simbolico, l’ultimo confronto tra le due nazionali che dovranno confuire in una sola squadra tedesca, il cui obiettivo è vincere i Mondiali di Francia del giugno 1938.

L’Austria vince 2-0 con un gol di Sindelar ed uno di Sesta, gli unici due che, alla fine della partita, si rifiutano di alzare il braccio nel saluto nazista, obbligo di tutti i calciatori al centro del campo. I nazisti sono furiosi.

Sindelar rifiuta di giocare nella nazionale della Germania, che viene eliminata al primo turno dei Mondiali di Francia.

A complicare ulteriormente le cose per Matthias sono la sua relazione con Camilla Castagnola, insegnante ebrea italiana e la grande amicizia, mai rinnegata, che lo lega al presidente dell’Austria Vienna, Michl Schwarz, anche lui ebreo. Piuttosto rapidamente, Matthias viene relegato ai margini della vita sportiva del paese.

La  sorte della coppia è segnata: il 23 gennaio 1939 i loro corpi senza vita vengono ritrovati dalla Gestapo nell’appartamento a Vienna. Ufficialmente, per un guasto alla stufa a gas. Voci di corridoio sostengono la tesi del suicidio, per i più “sono stati suicidati” dai nazisti.

Al suo funerale presenziarono più di 40.000 persone.

La bellezza del libro sta nell’affresco della determinazione di un uomo semplice, quale in fondo era Sindelar (figlio di una lavandaia e di un muratore, caduto durante la prima guerra mondiale), le cui simpatie socialiste non sono state mai veramente provate, nel rispettare le proprie idee, nell’onorare i propri amici e le persone care, a costo della propria sicurezza personale.

Molti preferirono accettare la violenza delle leggi antisemite e l’aggressivo inquadramento militarista della società ad opera delle strutture del partito nazista.

Matthias Sindelar aveva tutto da perdere nello schierarsi contro il nazismo ma dimostro, con il proprio esempio di vita e senza proclami altisonanti, che prima di tutto viene un uomo, la cui coerenza ed integrità determinano il vero valore del campione sportivo: la propria umanità.

Un insegnamento fondamentale per le generazioni di oggi, che vedono diminuire drammaticamente le figure positive di riferimento, gli “eroi” del calibro di Matthias Sindelar.

Fortunatamente, il calcio è popolato anche da persone nobili che hanno dato alti esempi difendendo ideali di umanità, disobbedendo a regimi, diktat e imposizioni violente: basti pensare, tra gli altri, ai calciatori partigiani italiani della seconda guerra mondiale, al Barcellona repubblicano ed antifranchista, ai calciatori che nel 1978 rifiutarono di giocare i mondiali in Argentina per non legittimare il regime del generale Videla.

Racconteremo, pian piano, le storie dei calciatori disubbidienti.

E’ un libro di 211 pagine, pubblicato nel 2007 da Mondadori

ISBN-10: 8804562064 – ISBN-13: 978-8804562061


Yolanda - "Det här är mitt privata krig"

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