Archive for 3 giugno 2019

Grazie Primo Ministro

giugno 3, 2019

Conte sta parlando ora in TV ed ha annunciato provvedimenti verso noi disabili che percepiamo 295 euro al mese!
Non si riesce a vivere con dignità con tale somma di denaro e mai prima d’ora i governi del centro destra e del PD ne hanno mai parlato.
Preghiamo Dio perchè lo assista nel compito di voler modificare questa situazione insostenibile ai giorni attuali.
Speriamo che i partiti vogliano sostenere questo impegno verbale ascoltato su Sky TV.
Gli invalidi civili al 100% hanno il diritto di poter vivere con una attenzione dello Stato e del Governo.
Vedremo in Parlamento quali sono le forme politiche per la Giustizia e quelle no, molto presto dunque.
Chi ancora ha dei dubbi e si nasconde dietro i bla bla bla ora si confronterà con la realtà.
La Buona Politica è questo guardare agli ultimi. Mai considerati da Berlusconi o Renzi & soci.

Verso un antifascismo nonviolento

giugno 3, 2019

03.06.2019 – Italia che Cambia

Verso un antifascismo nonviolento
(Foto di Italia che Cambia)

“Nel combattere il fascismo, non possiamo non tener conto dei cambiamenti sociali e culturali avvenuti: l’antifascismo, oggi, necessita di strumenti adeguati ai tempi e alle sensibilità correnti”. Ne abbiamo parlato con il sociologo Enrico Papa che ha recentemente indagato il rapporto tra fascismo/violenza e antifascismo/nonviolenza.

Il difficile momento storico che stiamo attraversando sembra essere caratterizzato, tra le altre cose, da un ritorno sulla scena pubblica di fenomeni provenienti dalle pagine più buie del Novecento. Interrogarsi sul fascismo, oggi, appare sempre più necessario. Interrogarsi sull’antifascismo, sempre più urgente.

Ne abbiamo parlato con Enrico Papa, sociologo e counselor a indirizzo umanistico-esistenziale. Interessato ai temi della nonviolenza e della comunicazione in chiave interdisciplinare, recentemente ha indagato il rapporto tra fascismo/violenza e antifascismo/nonviolenza.

Nel tuo lavoro di ricerca militane ti sei posto il problema di come oggi l’antifascismo possa acquisire maggiore incisività ed efficacia, in un’epoca in cui “il fascismo sembra essersi adeguato alla crescente complessità del reale, portando a una metamorfosi del fascismo stesso”. Come si lega questo discorso al tema della nonviolenza?

È noto come storicamente l’antifascismo abbia assunto anche connotazioni violente: la lotta armata è diventata una tragica necessità, là dove una violenza maggiore – fascista – si istituzionalizzò in regimi totalitari. Credo però che oggi, nel combattere il fascismo, non possiamo non tener conto dei cambiamenti sociali e culturali avvenuti. L’antifascismo, oggi, necessita di strumenti adeguati ai tempi e alle sensibilità correnti, e a mio avviso una violenza esplicita e diretta non è più funzionale allo scopo. Dico di più: non lo è neppure una violenza implicita e sottesa.

A cosa ti riferisci quando parli di “violenza implicita e sottesa”?

Un esempio potrebbero essere le accuse di stupidità o scarsa intelligenza, spesso malcelate dietro al classico invito di tornare sui libri a studiare. In realtà non sappiamo nulla della biografia della persona che attacchiamo verbalmente, di com’è arrivata a rivolgersi a un’ideologia in cui, molto probabilmente, trova sicurezza contro l’incertezza del presente. È probabile che affermazioni di quel tipo la faranno sentire attaccata sul piano personale, poiché a nessuno piace sentirsi dare dell’ignorante. Difficilmente la reazione sarà “avete proprio ragione, sono davvero un idiota, ora leggerò più libri e smetterò di essere fascista”. Più realisticamente, percependo minacciata la propria autostima, tenterà di ricomporla, radicalizzandosi con più vigore e contrattaccando con più forza.

La domanda che come antifascisti dovremmo porci, ogni volta che agiamo in nome dell’antifascismo, è: quest’azione ha come risultato concreto e osservabile una riduzione del fascismo? Se la risposta è no, o se addirittura l’azione ha come effetto emergente – non previsto e non voluto – un aumento del fascismo stesso, allora a mio avviso qualcosa non sta funzionando.

Il filosofo Karl Popper ha formulato il cosiddetto “paradosso della tolleranza”, sostenendo che una società aperta e tollerante deve essere intollerante con gli intolleranti, pena il rischio della sua scomparsa per mano degli intolleranti stessi. Cosa ne pensi a riguardo?

Sono d’accordo, l’antifascismo deve essere intollerante per definizione nei confronti del fascismo. Tuttavia dovremmo chiederci che cosa intendiamo per intolleranza. A mio avviso, la violenza nella nostra società è talmente pervasiva da condizionare il senso stesso delle parole. Così, intolleranza suona come sinonimo di repressione, quando in realtà non ci sarebbe nulla di violento nell’intolleranza: questa è semplicemente una presa di posizione, designa l’avversione al fascismo, è l’impulso che ci muove a schierarci, a non rimanere indifferenti. Ma non è scritto da nessuna parte che il modo in cui lottiamo contro il fascismo debba essere necessariamente violento.

L’antifascismo, quindi, dovrebbe essere al contempo intollerante e comprensivo, nel senso che deve comprendere perché una persona assume atteggiamenti e comportamenti fascisti. Il che, ovviamente, non significa giustificare. Comprendere e giustificare non sono sinonimi

A tuo avviso come può l’antifascismo contrastare efficacemente il fascismo oggi?

Credo che prima di tutto sia urgente risemantizzare l’antifascismo su tre elementi: riflessività, critica e nonviolenza. In particolare, è sulla comunicazione nonviolenta in quanto prassi relazionale che trovo opportuno soffermarsi. È necessario spostarsi da una comunicazione che definirei “oscura”, che è quella a cui siamo solitamente abituati, a una comunicazione “chiara”, empatica.

La prima è retorica, fatta di argomentazioni, col dichiarato intento di persuadere l’altro. Magari può funzionare nel breve termine, ma a lungo termine credo non paghi. La seconda sospende temporaneamente il discorso su ciò che è giusto e sbagliato, lo mette tra parentesi: non perché giusto e sbagliato siano relativi, ma semplicemente per cercare una connessione profonda con l’altro, basata sulle emozioni e sui bisogni delle persone coinvolte. Ciò permette prima di tutto di incontrarsi e di riconoscersi come esseri umani.

Penso che non sia per mezzo della ragione che una persona vicina al fascismo si allontanerà da quelle posizioni. Un cambiamento è possibile solo facendo sentire all’altro, sulla sua pelle, i gradevoli effetti di apertura, accettazione e rispetto integrale della persona che caratterizzano l’antifascismo in quanto intimo, radicale e imperativo ripudio della violenza fascista.

Mentre cerchiamo di comunicare in modo nonviolento non rischiamo di cadere nel paternalismo?

Tutto sta nelle reali intenzioni dietro alle nostre parole. Possiamo essere carini e gentili quanto vogliamo, ma se il nostro tacito proposito è quello di rieducare l’altro, di redimerlo, di fargli cambiare idea, abbiamo già fallito in partenza. Perché l’altro avvertirà questa nostra postura, che potremmo definire manipolatoria, e a quel punto difficilmente avrà fiducia in noi.

 

Chi volesse continuare la conversazione con Enrico Papa può scrivere a enrico.papa1990@outlook.it

A Call to Invest in Peace Rally at the BLACKROCK shareholders’ meeting

giugno 3, 2019

03.06.2019 – Pressenza New York

A Call to Invest in Peace Rally at the BLACKROCK shareholders’ meeting
(Image by Yolanda Andersson)

By Jhon Sánchez and Tim Kennedy

May 23, at 7:30 am, a hundred protesters gathered in the rain to call out BLACKROCK investors and encourage divestment in the war machine. According to Code Pink, BLACKROCK is the top investor in weapons manufacturers such as Lockheed Martin, Boeing, Raytheon, Northrop Grumman, and General Dynamics. At the entrance of the New York Palace Hotel, we talked to Zena Sawaged from CODEPINK about the event.

1. Why is it important to organize events like this?

​ ​It is imperative to organize such events because if we understand how destructive war is and how many deaths of innocent civilians– including women and children–it causes, then we can’t remain silent. It’s incumbent on those who recognize the brutality of war to speak up and educate others as often as possible. There must be an end to war.We organize because ordinary citizens like us still have power. We need to understand that using our voice through non-violent actions does change the trajectory of our world, but only if we actually use our voices, together..

2. How can we show people that profits can be made from peace instead of war?

​ ​It is clearly more profitable to invest in the local peace economy.We live in a war economy. We’ve been fighting war for a long time, and we’ve realized this: war, poverty, police brutality, ecological degradation, and nearly every other issue we face are all connected by the same root cause. To end violence and create the beautiful world that we so long to live in, we must radically reimagine and transform our relationships so they are defined by love instead: by care and compassion and sacredness, by the qualities that nourish our souls and enrich our humanity. This is how we transform our war economy into a peace economy. We can invest in a peace economy at investments found at weaponsfreefund.org.

3. What other corporations that invest in the Military/Industrial complex could be targeted in future actions?

Not only are we targeting BlackRock, but we have our sights set on the big five weapon manufacturers: Lockheed Martin, Raytheon, Northrop Grumman, General Dynamics, and Boeing defense.

4. What organizations participated in the rally and how can people join in future demonstrations? ​

There were over 18 organizations that cosponsored our demonstration; Action Corps NYC, The Coalition to End the U.S.-Saudi Alliance, Community of Living Traditions at Stony Point Center, Granny Peace Brigade, Gulf Coast Raging Grannies, Muslim Peace Fellowship, Peace Action New York State, Show Up America, United for Peace and Justice, Veterans for Peace NYC Chapter 34, War Resisters League NYC, World Beyond War, and Women’s International League for Peace and Freedom, ActUp, BlackRocks Big Problem, New Sanctuary Coalition, and others​! You can definitely message me at zena@codepink.org to be more involved and join in on our future demonstrations. Check out the divest for the war machine to learn how to get involved: https://www.divestfromwarmachine.org/

Meeting Minutes

giugno 3, 2019

Meeting Minutes: Un raro post interessante di Facebook, a cura di Ambra Di Luce.

ACCADDE OGGI… 1 giugno 1307
FRA DOLCINO viene arso vivo a Vercelli

Come Pietro Valdo oltre un secolo prima, FRA DOLCINO sosteneva la necessità che la Chiesa si dovesse spogliare delle proprie ricchezze per tornare alla povertà evangelica e nel 1291 era entrato a far parte del movimento degli ‘Apostolici’ fondato da Gerardo Segalelli, una comunità cristiana il cui fine era recuperare il senso della condivisione e in cui i beni venivano messi in comune.

Povertà totale, rifiuto delle gerarchie, parità tra uomini e donne, difesa delle terre lavorate dai contadini: gli Apostolici si diedero poche ma rigide regole che in breve tempo trovarono la simpatia di moltissimi fedeli: per loro non esisteva obbedienza cieca alla Chiesa, ma ribellione aperta allo stesso Papa quando si allontanava dai precetti evangelici.

Predicando nei dintorni di Trento, nel 1303 Dolcino aveva conosciuto la giovane Margherita Boninsegna, che i cronisti concordano nel definire bellissima: lei divenne la sua compagna e lo affiancò nella predicazione.

Nel 1304 Dolcino si era trasferito in Valsesia dove a seguito di alterne vicende, si era arroccato con un gruppo di circa 4000 persone sul Monte Rubello nel Biellese, per tentare di resistere all’assedio di Raniero degli Avogadro, vescovo di Vercelli, autore di una vera crociata per disperdere ed annientare gli eretici.

L’ultima resistenza fu vana e terribile l’esito: quasi tutti i prigionieri vennero uccisi, tranne Dolcino, Margherita e il luogotenente Longino da Bergamo.

Margherita e Longino vennero arsi vivi sulle rive del torrente Cervo, vicino a Biella, dove la tradizione identifica ancora una sorta di isolotto detto appunto “di Margherita” e Dolcino fu costretto ad assistere al supplizio della sua amata.

L’esecuzione di Dolcino fu esemplare: condotto su un carro attraverso la città di Vercelli come macabro trofeo mentre veniva torturato e mutilato con delle tenaglie arroventate, fu infine issato sul rogo e arso vivo di fronte alla Basilica di Sant’Andrea.

Nel 1907, per il 600° anniversario della morte di Dolcino, un obelisco fu eretto in memoria della sua comunità. Venne abbattuto durante il regime fascista per essere ricostruito, nel 1974, a cura di Tavo Burat, membro della Chiesa Valdese di Biella, alla presenza di Dario Fo e Franca Rame che ne recuperarono la memoria storica.


Yolanda - "Det här är mitt privata krig"

Kreativ text, annorlundaskap, dikter, bipolaritet, Aspergers syndrom, samhällsdebatt

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