Archive for 23 giugno 2019

Meeting minutes

giugno 23, 2019
Meeting minutes del 23-6-2019
 
Gesù dice ai suoi discepoli: «Chi ascolta voi ascolta me; chi respinge voi respinge me» (Luca 10,16)
 
 
PRAYER
Welcome to
The house of prayer
God is happy
To meet you there
David Herr
 
 
Due cose si salvano nella vita: amare e ridere. Se ne avete una va bene. Se le avete tutte e due, siete invincibili
 
Tarun Tejpal
 
 
* Sun Day, giornata del sole
 
* Disastro negli Urali un impianto di scorie rende inabitabili 1500 kmq di territorio. Evacuati centinaia di villaggi.
 
* SS. Corpo e sangue del Signore, Corpus Domini (cattolici)
 
* Domenica di tutti i Santi (ortodossi)
 
* 1617 muore a Torino Giovanni Botero, presbitero, scrittore e filosofo italiano
 
 
“Non è affatto vero che il successo giustifica anche le azioni cattive e i mezzi ripugnanti, ma ancor meno si può ritenere che il successo sia qualcosa di completamente neutro eticamente”.
 
Dietrich Bonhoeffer
 
 
Si consiglia la lettura di Michael Gaismair su ecumenici.blog – Unici in Italia a parlarne, un console italiano chiese copia dello scritto

Crisi climatica, il panico prossimo venturo

giugno 23, 2019

22.06.2019 – Guido Viale

Crisi climatica, il panico prossimo venturo
(Foto di Silvio Bruschi)

Tra poco, due o tre anni, forse quattro, mano a mano che ci si accorgerà che i cambiamenti climatici stanno rendendo la Terra un ambiente invivibile, la gente sarà presa dal panico. E si ritroverà come i passeggeri di un transatlantico – con posti di prima, seconda e terza classe – che affonda: senza scialuppe di salvataggio e senza che l’equipaggio, come tanti capitani Schettino, sia in grado di dare indicazioni per salvarsi (non potrà più scendere neanche lui).

Gli scienziati che si occupano del clima sono unanimi (ormai i negazionisti si trovano solo tra politici e giornalisti, più qualche accademico da baraccone): la crisi climatica è già scoppiata; molte delle sue manifestazioni sono ormai irreversibili, ma in mancanza di un’inversione di rotta, la situazione è destinata ad aggravarsi, rendendo sempre più ostica per la specie umana la vita su questo pianeta (e non ce ne sono altri). Il deterioramento sta subendo un’accelerazione imprevista: fino a pochi anni fa la deadline dell’irreversibilità era stata posta a fine secolo; con il vertice di Parigi, al 2050; a Katowice (COP 24) tra 11 anni; per i glaciologi abbiamo a disposizione solo tre-cinque anni: ghiacciai e calotte polari scompaiono e l’atmosfera è inondata di metano che moltiplica l’effetto serra.

Ce ne accorgeremo tutti: il tempo sarà sempre più ondivago, cambieranno le stagioni lasciando campo libero a eventi estremi: tempeste, siccità, ondate di calore. Si contrarranno i raccolti e ci si dovrà accontentare di quello che c’è; l’acqua non scorrerà più in casa a tutte le ore; si dovranno limitare viaggi in aereo e spostamenti in auto, per non parlare di crociere e barche da diporto; i supermercati si svuoteranno di molte merci e le fabbriche che le producono della loro manodopera: ignorare i cambiamenti climatici non fa bene all’occupazione. L’arrivo di nuovi migranti, profughi climatici o vittime di conflitti scatenati dalla crisi ambientale, si farà tumultuoso; nessuno riuscirà a fermarlo, nemmeno a costo di massacri ai confini e di caos ingovernabili sia nei paesi più colpiti dal clima che a casa nostra; la Tv mostrerà tutti i giorni disastri in ogni angolo della Terra. Questo è ciò che vedranno molti di noi nei prossimi decenni. Ciò che succederà dopo, ai nostri figli e nipoti, nessuno può dirlo.

Tecnologie e conoscenze indispensabili per cambiare rotta sono ormai disponibili: le fonti rinnovabili potrebbero soddisfare in pochi decenni tutto il fabbisogno di energia del pianeta, a condizione di un loro uso oculato; le soluzioni per ridurre i consumi a parità di risultato (l’efficienza) possono contribuire a una drastica riduzione di quel fabbisogno; in campo agricolo (secondo generatore di gas serra dopo l’industria) le colture biologiche di prossimità, sostenute dai risultati della ricerca agronomica e da un rapporto più diretto con i consumatori, si sono già rivelate più produttive di quelle industrializzate, la cui resa è in calo per il deterioramento dei suoli provocato dalla chimica; diete senza o con poca carne (meno allevamenti) salvaguardano meglio la nostra salute; applicazioni telematiche consentono trasporti condivisi sia di massa che personalizzati senza più bisogno di auto individuali; ecc. Dov’è allora il problema? Perché tutte queste cose non si fanno?

Perché le élite finanziarie che dominano il pianeta sono indissolubilmente legate ai combustibili fossili: controllarli dà loro potere e sottoterra ci sono ancora miliardi di tonnellate di carbone, di barili di petrolio, di metri cubi di gas; tutti quotati in borsa, come sono quotate in borsa le imprese che producono merci legate al petrolio: dalle auto alle armi, dagli aerei alla plastica, dalle autostrade alle navi da crociera. Si ha un bel parlare di green economy, ma chi di loro rinuncerà mai a quella montagna di denaro? Ma anche politici, sindacalisti e gran parte del mondo accademico non sono in grado di guidare la transizione; oltre ai vincoli che li legano ai “poteri forti”, essa comporterebbe la chiusura di milioni di posti di lavoro (insieme alla creazione di un numero molto più alto di nuovi impieghi, sicuramente più salubri e forse anche meno afflittivi). Non ci hanno mai veramente pensato. E continuano non pensarci, nonostante i salamelecchi tributati a Greta. Ma non ci abbiamo pensato nemmeno noi; o la maggior parte di noi. E senza una condivisione diffusa che si faccia egemonia, anche il pensiero di chi lo fa non vale (quasi) niente.

Per fortuna qualcosa si muove: gli studenti (e non solo) messi in moto dall’esempio di Greta. Hanno capito ciò che politici e media si ostinano a non vedere o nascondere: nonostante gli anatemi lanciati contro di loro (“iperconsumisti!”) i giovani sono per natura meno corrotti delle generazioni più “mature”. O sono stati comunque costretti a capire che il loro avvenire è anche peggiore del precariato, della disoccupazione, della perdita di reddito a cui, bene o male (cioè molto male) si erano quasi assuefatti. Non sono soli. Accanto a loro ci sono altri movimenti, come Extinction Rebellion, quello che ha ottenuto la prima dichiarazione di emergenza climatica di un Parlamento bloccando per due settimane Londra (2000 arresti). E sono già in campo da anni contro i cambiamenti climatici e chi li causa il più grande movimento sociale dei nostri tempi, Via Campesina e molte popolazioni native dell’America Latina dell’Asia e dell’Africa da cui papa Francesco – l’unico “Grande” della Terra che se ne occupi – ha preso ispirazione per la sua enciclica Laudato Sì. Ma la discesa in campo, con scioperi mondiali (il prossimo il 27 settembre) del movimento Fridays for Future è stata uno scossone.

Poco per volta, che il mondo non è destinato a restare come lo conosciamo ora lo capiranno tutti. Per sventare il panico, accanto alla denuncia dei processi in corso e delle sue possibili conseguenze, occorre che si faccia strada fin d’ora un sapere positivo: la capacità di individuare casa per casa, scuola per scuola, strada per strada, città per città e territorio per territorio, le cose da rivendicare, imporre e praticare per realizzare la conversione ecologica. A partire da quelle che devono essere fatte subito: stop alle grandi opere, a trivelle e nuovi gasdotti, ad altre autostrade e altre olimpiadi. Attrezziamoci invece a far fronte ai tempi duri in arrivo con gli investimenti più urgenti. Non c’è alternativa.

Transgender Thoughts on the Occasion of Stonewall at Fifty

giugno 23, 2019

23.06.2019 – US, United States – Pressenza New York

Transgender Thoughts on the Occasion of Stonewall at Fifty
Rioters at the Stonewall Inn, 1969.

By Willa N. France

These oppressive political times push the trans community, bodily, backwards. Of course, we have always moved ahead in protest. At Stonewall, “transvestites” (the term then used) of color led the riots, a fact often omitted telling the Stonewall “origin” story.

Bodies have always been the site of the struggle for gender authenticity. When we wish each other Happy Pride and march waving banners and flags in celebration, it is also in protest for assaults on our physical existence.

Dismissive, exclusionary, and hateful rhetoric has consequences; it inspires physical actions of equal effect. Among the Trump administration’s first assaults was removal of any mention of gender from its websites and withdrawal of guidance for teachers with trans and gender non-conforming students. Petty, but we have been disappeared by the government and to those who search its internet.

In obvious perversions of “religious freedom,” the administration promulgates “conscience” rules permitting health care workers in federally funded facilities to deny services to LGBTQ patients on the basis of religious or moral beliefs. Such rules plainly enable discrimination against populations requiring health care the most.

In April legal injunctions were lifted and the trans military ban went into effect creating a “don’t ask don’t tell” atmosphere for thousands of uniformed personnel and immediately discharging thousands of others. While legal challenges to the ban continue, much of the harm has been done. Even now, Trump continues to exaggerate costs of trans medical care.

On June 14, Department of Health and Human Services proposed amendments to ACA regulations to specifically exclude “gender” from protection against discrimination. The issue of whether gender is protected under the existing regulation and statute has been the subject of extensive litigation. The newly conservative Supreme Court will soon consider the issue.

More proposals by the administration would allow federal prisons and homeless shelters receiving federal funds to determine placements based on birth sex rather than gender, putting trans people at obvious risk.

No federal law specifically prohibits an LGBT employee from being fired nor do the laws of the majority of states. New York state was only able to pass its gender non-discrimination act this year with a Democratic legislative majority; the bill had been stymied by Republicans for years. It is obvious that no similar federal legislation would have any hope of passage.

Fortunately the spate of state “bathroom” bills—forcing trans people to use bathrooms of their natal sex—has run its course. But earlier, during Pride month, the Vatican issued a guide for Catholic educators stating that trans people “annihilate … the concept of nature.” It targets the entire LGBTQ population, however, associating them with libertine sexuality. In the words of one commentator, the document “encourages hatred, bigotry and violence.”

The U.S. religious and political right has been downright hateful towards the trans and LGBQ communities. “Get AIDS and die,” said one “Christian” minister sponsoring a “Make America Straight Again” march in Florida a few days ago.

All this “top-down” oppression is more than matched by the physical and mental distress of trans people themselves. The attempted suicide rate among the trans population has been in the range of 25% to 50%, many times the rate of the general population.

International Transgender Day of Remembrance, observed annually on November 20, lists on its website, by country, trans people who have been murdered— beheaded, burned, dismembered, their bodies made unrecognizable. In the U.S., just this year, the increase in violence against trans people, especially POC, has become an epidemic.

Trans youth have long faced the ostracism of family and friends, hazing, harassment, and physical assault by community emergency and police forces. Rates of poverty and homelessness among the trans community are severe. Many are forced into sex work to survive, especially POC, with attendant risks of physical harm and disease. Federal statutes enacted in 2018 to criminalize advertising of sex work, ostensibly aimed at sex trafficking, had an immediate, chilling effect on the ability of sex workers to safely earn livings. Legislation has been introduced in NY and other states to decriminalize consensual sex work.

It is obvious that gender, race, and economics intersect in the lived experience of trans people, indeed in the lives of all LGBTQ people. The latest edition of the Diagnostic and Statistical Manual of psychiatric diagnoses depathologizes gender identity distress from “disorder” to “dysphoria.” Mental health professionals generally agree that “dysphoria” arises in large part from external pressures experienced by trans people—both before and after transition.

Even so, medical professionals and staff remain woefully untrained in trans care, even lacking basic social skills. A large percentage of trans patients report discrimination and disrespect in their medical treatment. Many trans people simply forgo medical care to avoid experiencing humiliation.

And what does the future hold for the aging trans population, of which I will soon be a member? In the U.S. most of the elder population rely on family and relatives. But the trans population is often estranged from their families and has need for greater reliance on the healthcare system. What do we do when we need elder care? De-transition, return to our closets? A forthcoming survey of hospice and palliative care providers reports that a majority of the LGB population received disrespectful if not outright discriminatory care, but for trans patients the result was two-thirds. Our prospects are not bright.

One trans commentator describes “battle fatigue.” I agree, I feel exhausted. Sometimes I find intellectual comfort in identifying as non-binary, or gender-queer, rejecting the masculine-feminine binary, an outdated societal construct. A recent New York Times Sunday Magazine article, “The Struggles of Rejecting the Gender Binary,” eloquently addresses these souls who push gender boundaries.
But in lived day-to-day experience, surely the place of persistence is the body, no matter what theory drives the imagination. So, sometimes too, I recall the simplicity of a five year old’s description of a sibling—perhaps apocryphal, though I hope otherwise—“She used to be a boy but she didn’t feel good. So now she just takes medicine and it helps her to be a girl. She feels better.” (Italics are my emphasis.)


Willa France, I was born William France to parents who were Wisconsin mink farmers. I lived there and throughout the western United States before moving to New York in 1968. In 1972, I graduated with a B.S. in naval architecture and marine engineering from a nearby college. After employment for several years as a naval architect, I attended and graduated law school in 1977. From 1977 until my firm’s dissolution in 2006, I practiced maritime law as an associate and then a partner in downtown Manhattan. Shortly before my firm dissolved I began my gender transition.

I have written poetry since 1981 and have participated in numerous workshops and tutorials. My poetry has been published in several small-press magazines. My novel in verse, Incunabulum, was self-published in late 2007. I am currently at work on a story of my transition. I have recently been accepted for training at a psychoanalytic institute in Manhattan beginning in the fall of 2019. On completion I will be certified to practice as a psychoanalyst.

I live with my wife of 46 years in East Harlem. This has been our home since 1985. We have one son, recently married, and more recently we have become grandparents.


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