Archive for 7 luglio 2019

1a parte de La crisi religiosa di George Fox – fuori commercio in Italia

luglio 7, 2019

CRISI RELIGIOSA DI GEORGE FOX

Della persona di George Fox e del decorso della sua vita non diremo qui che poche parole. Il suo ritratto ci è dato , oltreché dal suo Giornale autobiografico, dal suo più illustre amico e seguace, il famoso William Penn.

Nato a Fenny Drayton , nella Contea di Leicester, nel 1624, da agiati genitori, – il padre suo tessitore suo tessitore di proverbiale onestà, e la madre giudicata della “razza dei martiri” – egli si distinse già da fanciullo per gravità , interiorità e speciale sensibilità. Ancor giovanetto, posto come apprendista presso un calzolaio, commerciante anche di bestiame e di lana, del quale presto divenne il “factotum”, egli spiccò per scrupolosa sincerità e rettitudine. Quando il giovane Giorgio aveva pronunciato il biblico “Verily” (“Amen”, ”In verità , per certo”) , si poteva con sicurezza contare sulla sua parola.

Ma presto il contrasto tra la sua anima retta e pura, sensibile, delicata, aspirante verso le ragioni ideali del bello e del buono, e la società corrotta, falsa, febbrile, furiosa di passioni politiche – siamo nel periodo della lotta fra la Monarchia degli Stuarts e il Parlamento – , lo scosse dalla sia visione serena, suscitò il tumulto nella sua anima, e gli impose l’alternativa dell’essere o non essere se stesso: del valore della vita e della diesa dei propri valori spirituali. Fu la sua “tempesta del dubbio”: la sua crisi di gioventù, rappresentativa della crisi di un’epoca. Carlyle, nel suo “Sartor Resartus” ne fa il seguente quadro, per mezzo del paradossale Teufelsdroeck.

“Forse l’incidente più notevole della Storia moderna è non già la dieta di Worms (nella quale Lutero rivendica alle supreme autorità civili ed ecclesiastiche, la supremazia della coscienza. “La Scena più grandiosa della Storia moderna” , la chiamò Carlyle stesso) e meno ancora la battaglia di Austerlitz o di Waterloo…, ma un incidente sorvolato dalla maggior parte degli storici, mentre altri lo pongono in ridicolo: cioè quello di George Fox che si foggia un abito di pelle. Questo giovane seduto nella sua bottega a lavorare pelli conciate, tra pinze, barattoli di colla, resine e setole, aveva dentro di sé uno Spirito vivente…, che non si rassegnava a restarsene lì sepolto sotto monti di cianfrusaglie… Il compito di confezionare ogni giorno un paio di scarpe, sia pire con la prospettiva del salario e di divenire un giorno uno stimato Maestro Calzolaio…, non bastava a soddisfare uno spirito ardente come il suo. Mentre lavorava di resina e di martello, gli giungevano sentori, splendori e terrori dalla sua patria lontana: giacché questo povero era un uomo : quel Tempio immenso del quale , come uomo, era stato destinato sacerdote, era per lui pieno di in sacro mistero.

Il Clero del vicinato, gli autentici e consacrati Guardiani e Interpreti di quello stesso sacro mistero, prestarono l’orecchio, senza cercare di dissimilare la loro noia, alle sue richieste di consiglio; e come soluzioni alle sue perplessità, gli suggerirono di “Gustare tabacco, di bere qualche bicchiere di bitta, e ballare con delle belle ragazze”. Ciechi, duci di ciechi! E che giustificazione avevano le loro rendite parrocchiali riscosse e divorate; che bisogno c’era di foggiare quei tricorni dalle falde larghe , e d’indossare cotte e sottane ; che necessità c’era di tanto indaffararsi, e fare riparazioni alla Chiesa e suonare d’organi e di campane, e far tanto chiasso nel loro angolo del gran mondo di Dio… , se l’uomo non fosse altro che una macchina per digerire, e il suo stomaco con le sue appendici la sola Grande Realtà?

Fox volse le spalle con le lacrime agli occhi e con un santo disgusto, e ritornò al suo tavolo di lavoratore del cuoio… e alla sua Bibbia. Una montagna di ceneri più alta dell’Etna si era adesso accumulata sul suo spirito: ma spirito esso era, e non si rassegnava ad essere soffocato. Per lunghi giorni ed altrettanti notti di silenziosa agonia egli lottò in quel negozio di calzolaio, divenuto più sacro di ogni santuario del Vaticano e della Madonna di Loreto: lottò e si dibattè per liberarsi …. “Così bendato, inceppato, con mille esigenze di lavoro, obblighi, cinghie e stracci e ritagli non posso più vederci né muovermi, non appartengo più a me stesso ma al Mondo: e intanto il Tempo passa e il Cielo è in alto e l’abisso è profondo. Uomo! Pensa ai casi tuoi se hai cervello in testa! Che cosa me l’impedisce? Che cosa mi trattiene qui? …Il bisogno? Il bisogno! E di che? Potranno tutti i guadagni di tutte le scarpe sotto la luna bastare a trasportarmi fino a quella terra luminosa laggiù? … oh! So io dove ritroverò la mia libertà spirituale: nella foresta; là dove il cavo di un albero mi darà alloggio, e frutta selvatiche saranno il mio cibo! E per abito…? Ah! E non posso io cucirmi un abito di pelle di durata eterna?” E Giorgio Fox, un bel mattino, stende per l’ultima volta la sua tavola di tagliatore e taglia pelli su un nuovo modello, e le cuce insieme a formarsene una tuta, lavoro di congedo della sua lesina. Cuci, nobile spirito! Ogni foro della tua lesina va dritto al cuore della schiavitù, del culto del Mondo e del Dio Mammone. Ogni punto ti fa avanzare di un passo nella terra della vera libertà. A lavoro compiuto, vi è nella Grande Europa un uomo libero: e quell’uomo dei tu…”.

“Se Diogene “ , conclude Carlyle dietro la maschera di Teufelsdrok , “fu il più grand’uomo dell’antichità, ( salvo un po’ più di decoro), a più forte ragione G. Fox fu il più grande tra i moderni: perché anche egli si erge sulla base adamantina della sua umanità, rigettando ogni puntello e ogni sostegno: non con un selvaggio disprezzo svalutando la Terra dal Tempio della sua botte, ma … proclamando sotto l’usbergo della sua tuta di pelle la dignità e la divinità dell’uomo, con spirito d’amore”. Fin qui Carlyle.

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(continua, la pagina 7 di 48, IL CAPITOLO “CRISI RELIGIOSA DI GEORGE FOX”)

I lavori di trascrizione manuale e digitalizzazione avanzano un poco alla volta, senza nulla togliere alle mie attività quotidiane. 😊 Arriveremo anche a questa meta.

Meeting Minutes

luglio 7, 2019

BUONA DOMENICA

DOMENICA 7 LUGLIO

Il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto (Luca 19,10)

Profeta non è uno che annuncia il futuro, è colui che in pena denuncia il presente.

David M. Turoldo

* 1535 Muore a londra Tommaso Moro, il santo che obiettò alla “ragion di Stato”.

* 1867 muore a Parigi François Ponsard, drammaturgo francese

“L’ubbidienza segue ciecamente, la libertà ha gli occhi aperti.

Dietrich Bonhoeffer

USA: Warren erede di Sanders?

luglio 7, 2019

06.07.2019 – Domenico Maceri

USA: Warren erede di Sanders?

“L’agenda progressista è l’agenda dell’America”. Parole che sarebbero potute uscire dalla bocca di Bernie Sanders, senatore del Vermont e attuale candidato alla nomination del Partito Democratico. Infatti, le ha dette Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts, anche lei candidata alla nomination dello stesso partito. L’editorialista del New York Times Frank Bruni ha recentemente scritto che i due cantano la stessa canzone per conquistarsi i consensi della sinistra del Partito Democratico. Per Bruni, però, la Warren canta meglio.

Sanders ha il merito di avere messo in evidenza l’agenda progressista nell’elezione del 2016, creando entusiasmo nell’ala sinistra del partito, specialmente tra i giovani. Adesso la Warren gli fa la concorrenza per gli stessi elettori e i presagi ci fanno credere che alla fine la senatrice avrà la meglio.

Le idee di questi due senatori sono simili e includono una svolta a sinistra della politica americana verso un socialismo stile Canada o Paesi scandinavi anche se la Warren sta lontana dall’uso del termine socialista. La senatrice del Massachusetts eliminerebbe la sanità privata sostituendola con una statale, renderebbe l’università pubblica gratis, revocherebbe i debiti studenteschi, ridurrebbe i conglomerati di agricoltura e il quasi monopolio dei giganti tecnologici, investirebbe notevolmente sulle infrastrutture, e aumenterebbe il salario minimo. La Warren incentiverebbe le imprese a entrare nel mercato dell’energia rinnovabile e moltiplicherebbe gli investimenti pubblici nella ricerca. Un’agenda ambiziosa che verrebbe pagata da aumenti alle tasse dei ricchi, incluso una patrimoniale per i beni superiori a 50 milioni di dollari.

Non si tratta solo di parole poiché la Warren, classica secchiona, ha un programma specifico per tutte queste iniziative. Ogni qual volta le viene fatta una domanda il suo ritornello viene a galla: “ho un programma per quello che mi chiede”. Difatti, la sua campagna si basa su programmi disegnati con notevole specificità. Si tratta di un’agenda in un certo senso populista che vede i poveri e la classe media da una parte e i benestanti dall’altra, quelli senza voce contrapposti alle corporation e i banchieri di Wall Street che controllano il sistema produttivo e finanziario.

La Warren ne sa qualcosa e la sua vita lo testimonia. Nata in Oklahoma da famiglia di modeste condizioni economiche, ricorda spesso in campagna elettorale gli stenti dei suoi genitori. Ricorda con frequenza il fatto che il padre subì un infarto cardiaco e per molti anni non potè lavorare. La madre, all’età di 50 anni, fu costretta a iniziare a lavorare per mantenere la famiglia ottenendo un posto di centralinista a Sears. Dopo non poche difficoltà la Warren riuscì a laurearsi e insegnò in una scuola pubblica del New Jersey. Conseguì la laurea in giurisprudenza alla Rutgers University alla quale seguirono l’insegnamento all’Università del Texas e eventualmente alla Harvard University. Un successo dovuto alle sue capacità ma anche al sistema americano che lei cita spesso con riconoscimento e gratitudine.

La Warren vede però la situazione attuale di grande beneficio ai ricchi e quelli che contano. Nel recentissimo dibattito fra i candidati alla nomination del suo partito ha dichiarato, con il suo tipico stile battagliero, che l’economia attuale non funziona più per i lavoratori, i cui salari, tenendo presente l’inflazione, non aumentano dal 1978. Per l’1 per cento dei più ricchi, invece, ha continuato la senatrice, tutto va a gonfie vele. Ecco some si spiega il divario astronomico fra ricchi e poveri. L’attuale economia funziona per i ricchi e le corporation che spesso non pagano tasse federali come hanno riportato recentemente i media nel caso di Amazon. Se l’economia funziona solo per i benestanti si tratta realmente di “corruzione” pura e semplice, per la senatrice del Massachusetts.

La Warren si è dunque dichiarata paladina dei poveri vedendo i nemici nelle corporation e Wall Street, alleati naturali del Partito Repubblicano. Ci vuole un nemico per creare entusiasmo nei candidati politici. Trump lo ha trovato negli stranieri che secondo lui invadono il Paese, commettono reati, e rubano i posti di lavoro agli americani. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha attaccato questi nuovi arrivati, spesso di colore di pelle non bianca o religione diverse, dichiarandosi difensore dei valori americani “tradizionali”, cioè bianchi, facendo uso di pregiudizi che hanno sfociato in dichiarazioni di legittimità a gruppi suprematisti.

Trump divide i poveri, usando la classe, l’etnia e la razza, sostenendo di difendere i lavoratori, principalmente quelli bianchi. La Warren invece attacca i ricchi e sostiene di mantenere l’unione dei poveri e la classe media contro i veri nemici che controllano il sistema finanziario e produttivo. Crede nel sistema capitalistico ma solo quando non dimentica quelli meno fortunati come la madre che all’età di 50 ha dovuto trovarsi un lavoro per mantenere la sua famiglia. Si tratta di giustizia economica, per Warren. A coloro che hanno avuto successo in America lei ricorda che al di là della dovuta ammirazione per le loro capacità non dovrebbero dimenticare il loro dovere. Dopotutto, la Warren insiste, il successo ottenuto è stato possibile perché il Paese ha fornito strutture, mercati, strade, istruzione, trasporti, eccetera senza i quali nulla sarebbe stato possibile. Quindi lei vede questi contributi fiscali dei benestanti come patriottismo economico per offrire simili opportunità al resto della società.

Al dibattito del Partito Democratico il trentottenne parlamentare californiano Eric Swalwell ha chiesto a Joe Biden, 76 anni, capolista nei sondaggi, di passare la torcia ai giovani. Biden ha detto di no, ma Sanders, 77 anni, ha risposto, che l’età è solo una delle caratteristiche da considerare nella scelta degli elettori. Ha ragione. I più recenti sondaggi che prendono in considerazione il recente dibattito riflettono un calo per Biden, e uno più lieve per Sanders. La Warren è in ascesa. Alla fine Sanders sarà costretto a passarle la torcia dell’ala sinistra del partito verso una vittoria per la nomination e la prima conquista della Casa Bianca da parte di una donna?

Royal Marines seize Iranian tanker under orders from US

luglio 7, 2019

07.07.2019 – Countercurrents

Royal Marines seize Iranian tanker under orders from US
(Image by theantimedia.com)

By Chris Marsden

Britain’s seizure of an Iranian supertanker carrying 2 million barrels of oil is an act of piracy and a major escalation in tensions that threaten to spiral out of control. It was carried out at the behest of the United States as part of the campaign of military provocations and economic sabotage against Tehran.

A detachment of nearly 30 British troops including Marines from 42 Commando raided the tanker, Grace 1, together with police from Gibraltar, the rocky outcrop seized by Britain following the War of the Spanish Succession under the 1713 Peace of Utrecht that is strategically placed to control access to the Mediterranean Sea.

The UK said it had seized the ship to prevent Iran breaching sanctions against Syria.

The military operation in the early hours of Thursday morning involved a descent by ropes from a Wildcat helicopter and boarding from a speedboat. Grace 1 was traveling through the strait of Gibraltar. It was identified by Lloyd’s List as having begun its journey from Iran and was controlled by Russian Titan Shipping, a subsidiary of TNC Gulf in Dubai. Iran has since declared ownership.

The 28 crew members were mostly Indian nationals.

Lloyds List says it is the first tanker carrying Iranian oil to head for Europe this year. It represents a significant loss to a country hit by comprehensive US sanctions and more targeted economic penalties by the European Union. In April 2018, Iran shipped 2.5 million barrels per day, which fell to around 300,000 barrels per day in June this year, according to Al Jazeera. Other sources claim that Iran is now exporting only 200,000 bpd and needs to ship at least 600,000 to avoid economic meltdown.

Tehran responded by summoning Britain’s ambassador to its foreign ministry to explain what it described as an “illegal seizure.” An Iranian statement “called for the immediate release of the oil tanker, given that it has been seized at the request of the US, based on the information currently available.”

The most significant comment came from Mohsen Rezai, a former head of Iran’s Revolutionary Guard and a member of a council that advises the Supreme Leader, Ayatollah Khamenei. He said Iran would respond to bullies “without hesitation.” He warned in a tweet, “If Britain does not release the Iranian oil tanker, it is the authorities’ duty to seize a British oil tanker.”

UK Ambassador Rob Macaire reiterated the British position that the vessel had been seized at the request of the “Gibraltarian authorities to enforce sanctions against the regime of Bashar al-Assad.” The Ministry of Defence also insisted that British troops acted under the direction of the Gibraltar police.

Fabian Picardo, Gibraltar’s chief minister, added that “we have reason to believe that the Grace 1 was carrying its shipment of crude oil to the Banyas refinery in Syria … the property of an entity that is subject to European Union sanctions against Syria.”

This is both a transparent and stupid lie. Gibraltar, population 30,000 plus, is as capable of acting independently as a mouse in a cage.

Spain’s acting foreign minister, Josep Borrell, said Gibraltar had seized Grace 1 in response to a request from the US to Britain. El Pais reported that Borrell, from the Socialist Party (PSOE) said the US intelligence implied that the supertanker was in British territorial waters. Madrid will now formally complain of a British incursion into Spanish waters, with Borrell, the EU’s nominee for High Representative for Foreign Affairs and Security Policy, stating, “We are analysing the circumstances and seeing how they affect our sovereignty.”

Donald Trump’s national security adviser, John Bolton, tweeted, “Excellent news: UK has detained the supertanker Grace I laden with Iranian oil bound for Syria in violation of EU sanctions. America & our allies will continue to prevent regimes in Tehran & Damascus from profiting off this illicit trade.”

It is difficult to gauge how significant the UK/Spanish row is, given the constant tensions over Gibraltar and the degree to which Spain would ever wish to clash with the US. Moreover, a Spanish diplomatic source said, “Spain didn’t want to interfere because the issue was compliance with European Union sanctions.”

Nevertheless, Britain is acting in its chosen role as America’s most loyal imperialist military ally—a stance made more imperative by the deadline for the UK exiting the EU in October.

This is certainly the first time that any EU member state has seized an Iranian tanker at sea and the EU has thus far been seeking to keep alive the 2015 Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), reached between Tehran, the US, China, Russia, Britain, France and Germany, limiting the country’s uranium stockpile to 300 kilograms, after Trump withdrew US backing last year.

The deal is in grave difficulties, with Iranian President Hassan Rouhani warning Wednesday that Tehran would respond to US aggression pushing the Middle East to the brink of war by boosting its uranium enrichment to “any amount that we want” after July 7.

Rouhani said that Iran had removed the core of the Arak reactor and filled it with cement in January 2016, but if the remaining signatories to the 2015 accord did not defy the US and operate according to “the programme and timeframe of all the commitments you’ve given us, we will return the Arak reactor to its previous condition.”

Iran would reduce its stockpile of enriched uranium only if Britain, France, Germany, Russia and China honoured their pledges.

The UK is clearly seeking to stiffen EU resolve to confront Iran on behalf of Washington. Gibraltar’s Picardo stated that he had “written this morning to the Presidents of the European Commission and Council, setting out the details of the sanctions which we have enforced,” while British diplomatic sources told El Pais that they are convinced Madrid and London are working towards the same goal of ensuring that EU sanctions against Syria are respected: “It was done in observance of international law, and we have no doubt whatsoever that the government of Spain also supports the sanctions regime, even though we admit that both governments still have a pending dispute over the territory of Gibraltar.”

The EU’s executive declined to comment Thursday, saying that implementing sanctions was a matter for the member states.

Whatever the level of disagreements between the US and Europe, the danger of war continues to grow. And no imperialist power can be entrusted with the task of opposing it. Europe’s “caution” is nothing more than a reflection of its military weakness against the US and fear that it will be side-lined in the oil-rich Middle East. But its response will be to seek to strengthen its hand against Washington and Wall Street—ultimately by rearmament and the creation of an EU army. A catastrophic war in the Middle East brings with it the danger of world war. It can be stopped only by the independent social and political intervention of the working class.

Originally published by WSWS.org


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