G. Fox

(Continua con la seconda e ultima parte del capitolo INTUIZIONE RELIGIOSA DI GEORGE FOX)

Quando G. Fox ebbe, nella sua angosciosa crisi giovanile, sperimentato appieno la vacuità di tutte le formole e dottrine delle Chiese e la loro importanza a riempire il vuoto immenso del suo spirito e dare un valore alla sua vita desolata, una intuizione religiosa originale affiorò in lui. “Udii una voce che mi disse: “ Vi è uno solo, Cristo Gesù , che possa dire una parola che faccia al tuo caso presente.” A queste parole il mio cuore sobbalzò di gioia… E di ciò ormai avevo l’esperienza… Vidi che la grazia di Dio che adduce la salvezza era apparsa a tutti gli uomini, e che la manifestazione dello Spirito di Dio era accordata ad ogni uomo, perché ne tragga profitto…. E questo io non vidi già con l’aiuto di uomini o per letture…., bensì nella luce del Signore Gesù Cristo e nel Suo immediato spirito e potere, PPUNTO COME I SANTI UOMINI DI Dio dai quali le Sacre Scritture furono scritte” (Giornale) E ancora: “ Non conoscevo Dio che per rivelazione , come Colui che possiede la chiave che aveva aperto il cuore , e lo apre”.

La più completa emancipazione dalla schiavitù della lettera delle Scritture fu da lui raggiunta, non già rigettando la dottrina della loro divina ispirazione, ma anzi collaudandola con la sua propria esperienza. “Perché io mi trovavo già in quello stesso Spirito dal quale le Scritture emanarono: e quello che il Signore mi rendeva internamente, io lo trovavo poi concordare con esso..”; “La gente possedeva, sì , le Scritture, ma non era pervasa da quella stessa luce, da quello stesso potere e spirito da cui erano penetrati coloro che le avevano dettate; e perciò essi non conoscevano giustamente né Dio, né Cristo, né le Scritture: né avevano l’unità reciproca, trovandosi privi del potere e dello spirito di Dio” (Giornale) Fox  proclamava così antifrasando il passo di Agostino: “Non crederei ai Vangeli se non me lo persuadesse l’autorità della Chiesa” – il canone complementare di credibilità: “ Non crederei alle Scritture, né alla Chiesa,se non credessi anzitutto alla mia propria personale intuizione religiosa”.

Sua Missione fu quindi di volgere il popolo non già alle Scritture, non già direttamente ad alcuna Chiesa o setta, ma “a quella luce a quella grazia e a quello spirito dentro di loro, per cui mezzo potessero conoscere la loro salvezza e la loro vita per andare a Dio: a quel divino Spirito che li introdurrebbe in ogni Verità, e che io sapevo infallibilmente non ingannerebbe alcuno” (Giornale) “Si da sentire la Sua presenza e possanza in mezzo ad essi nelle loro assemblee” ((Idem).

Questa nota della scoperta personale, e quindi della conoscenza e certezza diretta della Verità loro rivelata internamente dalla “Luce interiore” , dall’Io sublimale, senza bisogno di uscire da sé stessi – ma pur senza disconoscere il valore della “rivelazione” affiorata nelle altre coscienze umane nella storia – ritorna assiduamente in G. Fox e negli Amici: e ad essa nel Giornale si allude generalmente, con l’espressione “la verità eterna di Dio”, o semplicemente , “la verità” . “spalancate le porte alla luce da qualunque parte essa venga; consultate pur gli altri, ma più di tutti ascoltate l’oracolo che è dentro di voi” proclamerà poi W. Channing.

E’ vero che “gli Stati mistici non recano alcuna autorità, per il semplice fatto di essere mistici” – osserva in : La Conoscenza Religiosa. “Ma i più alti fra essi accennano a direttive, verso le quali inclinano i sentimenti religiosi anche nei no mistici. Essi parlano della supremazia dell’ideale, di immensità, di unione, salvezza, riposo, con l’autorità di chi possiede queste esperienze. Essi vi sono stati, e hanno visto. Invano il razionalismo protesta: giacché i nostri stessi giudizi più “razionali” si basano su di una testimonianza esattamente simile per natura a quella che i mistici citano in favore dei loro… Anche se i cinque sensi sono assenti in tali rivelazioni, esse …. Sono altrettanto immediate quanto qualunque sensazione per noi: sono cioè presentazioni dirette di ciò che appare immediatamente esistente. Il mistico è insomma invulnerabile…

“Egli era solo un teorico e non possedeva per esperienza ciò di cui parlava” è la critica radicale che G. Fox fa di un prete a cui “turò la bocca” , e di tutte le dottrine religiose  professate da chi non ne ha esperienza propria. Al pubblico, perciò, egli non pretende di trasmettere un suo messaggio personale; ma solo parla per “dirigere gli uomini dalle tenebre alla luce, alla grazia di Dio nel loro interiore, che li istruirebbe gratuitamente”. (Giornale). Quando , in America, gli giungerà la notizia che i magistrati di Rhode Island divisavano di raccogliere fondi per assicurarsi la sua opera di ministro residente fra loro, egli esclamerà : “E’ ora che me ne vada ; perché se il loro sguardo sarà così rivolto verso di me, o su chiunque altro di noi, essi non verranno al loro vero Maestro. Questo sistema di stipendiare ministri  ha già guastato tanti, impedendo che facessero fruttare essi stessi i propri talenti: mentre il nostro sforzo tende a condurre tutti gli uomini al loro Maestro dentro di sé (Giornale)

E qui la ragione e la base dell’accanita opposizione di G. Fox a degli Amici ad ogni forma di sacerdotalismo e di ministero stipendiato.

Continua con La luce interiore – mistica di G. Fox pag. 11 di 48

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