Archive for 18 luglio 2019

Produzione di farine di pesce per allevamenti intensivi minaccia i mari e ruba cibo

luglio 18, 2019

17.07.2019 – Greenpeace Italia

Produzione di farine di pesce per allevamenti intensivi minaccia i mari e ruba cibo
(Foto di Greenpeace)

La produzione di farina e olio di pesce, in crescita in Africa occidentale, minaccia non solo i mari al largo delle coste africane ma anche la sicurezza alimentare e il sostentamento delle popolazioni costiere. Secondo il recente rapporto di Greenpeace “Pesce sprecato”, gli stock di piccoli pesci pelagici, fondamentali per le flotte artigianali costiere e l’alimentazione di Paesi come il Senegal, vengono pescati da grandi flotte industriali e sempre più utilizzati non per l’alimentazione umana ma per produrre farine e oli di pesce. Questi prodotti finiscono nei mangimi per gli allevamenti intensivi, in particolare l’acquacoltura.

“Da tempo Greenpeace denuncia come la pesca industriale ed eccessiva stia svuotando i mari al largo della costa dell’Africa occidentale con un impatto ambientale e sociale devastante. Adesso la situazione è resa ancora più grave dalla produzione di farina e olio di pesce. Stiamo perdendo centinaia di migliaia di tonnellate di pesce idoneo all’alimentazione umana per soddisfare l’industria mangimistica, con un impatto potenziale su oltre 40 milioni di consumatori africani. È assolutamente inaccettabile che si tolga loro il pescato per nutrire il pesce che finisce nei nostri piatti” dichiara Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia.

Secondo le più recenti stime della FAO, la maggior parte degli stock di piccoli pelagici al largo dell’Africa occidentale sono sovrasfruttati, mentre negli ultimi 25 anni le catture totali sono più che duplicate. Nonostante questo, in Mauritania tra il 2014 e il 2018 le esportazioni di farina e olio di pesce sono raddoppiate, rendendo questo Paese il maggiore esportatore di farina di pesce e olio di pesce nella regione, seguito dal Marocco. Greenpeace ha documentato la presenza di 40 impianti di produzione di farina e olio di pesce in attività nel marzo del 2019, principalmente in Mauritania e più recentemente anche in Senegal e Gambia. L’Europa, insieme all’Asia, è tra i principali importatori di questi prodotti, in particolar modo l’Italia risulta essere il principale paese europeo importatore di farine e oli di pesce dal Senegal. Sebbene le quantità dell’Africa occidentale siano piuttosto limitate rispetto alla produzione mondiale, la rapida espansione della produzione negli ultimi anni, specialmente in Mauritania e Senegal, desta particolari preoccupazioni per gli impatti socioeconomici e ambientali sempre più evidenti.

Si stima che circa il 69 per cento delle farine di pesce prodotte a livello mondiale, nel 2016, sia stato utilizzato per produrre mangimi per l’acquacoltura, il 23 per cento per l’industria degli allevamenti intensivi di suini, il 5 per cento di pollame. Il 75 per cento della produzione di olio di pesce è stato utilizzato per l’acquacoltura e solo il 18 per cento per il consumo umano diretto, come integratori alimentari e farmaci.

“Per troppo tempo alcune filiere sono rimaste nell’ombra, prive della necessaria trasparenza. Da dove arriva il pesce che portiamo sulle nostre tavole? A quali costi ambientali e sociali viene allevato? I consumatori, sempre più attenti all’impatto di quello che mettono nel piatto, hanno il diritto di poter fare scelte realmente sostenibili. Il futuro del mare e delle sue risorse dipende anche dalle nostre scelte quotidiane” conclude Monti.

Secondo gli accordi internazionali, gli Stati costieri dovrebbero cooperare per garantire un uso sostenibile delle risorse comuni. Greenpeace chiede ai governi dell’Africa occidentale di adottare e attuare misure per invertire il declino delle popolazioni di pesci pelagici e garantirne uno sfruttamento equo e sostenibile, privilegiando le economie e la sicurezza alimentare locale e fermando immediatamente la produzione di farine e oli di pesce.

Leggi il rapporto italiano “Pesce sprecato”: https://www.greenpeace.org/italy/rapporto/5801/pesce-sprecato/
Leggi il rapporto internazionale: “A waste of fish: Food security under threat from the fishmeal and fish oil industry in West Africa”: https://www.greenpeace.org/international/publication/22489/22489-waste-of-fish-report-west-africa/ 

Meeting Minutes

luglio 18, 2019
meeting minutes del 18-7-2019
 
La news in inglese: Who will save Europe from the latest threats of nuclear war?
 
Il Signore è lento all’ira ed è molto potente, ma non lascia il colpevole impunito (Naum 1,3)
 
 
La corruzione è come l’immondizia. Deve essere rimossa tutti i giorni
 
Ignacio Pichardo
 
 
* 1817 muore a Winchester Jane Austen
 
* 1917 nasce a Genova Fernando Pivano traduttrice e scrittrice
 
* Nelson Mandela international day
 
 
“Chi agisce responsabilmente assume una data situazione entro quell’agire, non soltanto come materia che le sue idee marchieranno, ma come conformatrice dell’atto.”
 
D. Bonhoeffer

Who will save Europe from the latest threats of nuclear war?

luglio 18, 2019

17.07.2019 – Barcelona, Spain – Rafael de la Rubia

This post is also available in: Spanish

Who will save Europe from the latest threats of nuclear war?
President Reagan and General Secretary Gorbachev signing the INF Treaty in the East Room of the White House. (Image by White House Photographic Office)

This opinion piece written by Rafael Poch-de-Feliu[1] was published on his blog in Spanish with the original title “The discreet burial of the INF.”

The most crucial nuclear disarmament agreement for Europe and Europeans is going down the toilet in three weeks time in the face of the abhorrent indifference of our societies.

Between December 1987 and July 1991, the USSR and the United States signed unprecedented disarmament agreements that radically changed the international situation. In December 1987, Gorbachev and Reagan signed the INF agreement in Washington, D.C., on intermediate nuclear forces with a range between 500 and 5500 kilometres. That agreement involved the elimination of the Euromissiles: 826 medium-range and 926 short-range by the USSR, and 689 and 170, respectively, by the United States.

Although it represented only 5% of the joint nuclear arsenals, the agreement saved the Europeans from a nightmare and was a start for something else. Behind it was the impressive “peace movement,” which, particularly in Germany, mobilized European societies with unusual vigour and energy. In the same vein of common sense, in July 1991 Bush and Gorbachev signed the first START agreement in Moscow for a 40% reduction in their respective strategic, i.e. long-range, arsenals.

Furthermore, the agreement on the reduction of conventional forces in Europe (CFE) had been signed in Paris in November 1990, and the USSR immediately initiated the withdrawal of troops from Hungary, Czechoslovakia, the German Democratic Republic and Mongolia. The importance of all this cannot be overstated: the climate was altered in a twice-world war-torn Europe in the 20th century, and Moscow’s relations with the United States and China were demilitarized and normalized.

All this is now going to shit on the initiative of the United States, at the hands of criminally insane people like John Bolton. On February 1, Washington announced its abandonment of the INF agreement. The pretext is the accusation that Russia had violated this treaty, an argument that our media has spread profusely. The simple reality is that the United States violated the INF from the very moment when, years ago, it deployed the famous “anti-missile shield” near Russia’s borders. After repeated protests from Moscow, always ignored, Russia took measures in response which are now those mentioned to justify the abandonment by the United States.

The procedure for withdrawing from the agreement has a calendar of six months which ends in three weeks on the 1st of August. This is very bad news for Europeans, because we will have nuclear Euromissiles again. European politicians reacted to this issue immediately.

In July 2018 Chancellor Angela Merkel declared at a meeting of NATO heads of state and government that the INF was a “decisive agreement for Euro-Atlantic security”. Seven months later, at the Munich Security Conference, the same chancellor called the abandonment of the agreement “inevitable”. The vilified Putin proposed, back in February, to devote the six-month exit period for the agreement to renegotiate the matter jointly with the United States and China, and NATO Secretary General Jens Stoltenberg announced that he would do everything possible to “save the INF”. Nobody really did anything.

All of this is dramatic, but even more so if you look at what the German commentator Leo Ensel defines as “a disastrous popular front of ignorance, indolence and convenience”. Social passivity in the face of this dangerous disaster, which will probably be followed by the termination of the START agreement when it comes up for renewal in 2021, is unheard of. In the early 1980s, all of Germany revolted against the Euromissiles. Even in East Germany there was a “peace movement” protesting against the deployment of the Soviet SS-20 and not just against the American Pershing. The Evangelical Church, in the two Germanys, was involved in the campaign for disarmament. The German Greens, who were then a left-wing party that had just arrived on the scene, with nothing to do with the current warmongering party of neoliberal bourgeoisie, had a leading position. In England the Campaign for Nuclear Disarmament (CND) was underway, a movement led at the time by historian E.P. Thompson which had been founded in the 1950s by the magnificent Bertrand Russell…

Where are today’s equivalents, those intellectuals, those civil initiatives? Maybe watching silly series on TV. What about the young people? Even the stupendous Fridays for Future initiative has not been able to link this concrete nuclear danger with the protest against climate change. In three weeks there is a tremendous step backwards in our security and nobody here knows about it.

[1] Rafael Poch-de-Feliu (Barcelona, 1956) was correspondent for La Vanguardia for twenty years in Moscow (1988-2002) and Beijing (2002-2008). Then he was correspondent in Berlin from 2008 to 2014. Before that, in the 1970s and 1980s, he studied contemporary history in Barcelona and West Berlin, he was the Spanish correspondent for Die Tageszeitung, editor of the German press agency DPA in Hamburg and itinerant correspondent in Eastern Europe (1983-1987).

Author of several books; on the end of the USSR (translated into Russian, Chinese and Portuguese), on Putin’s Russia, on China, and a small collective essay on Germany’s Eurocrisis (translated into Italian).

In January 2018 he was dismissed as La Vanguardia correspondent in Paris.


Yolanda - "Det här är mitt privata krig"

Kreativ text, annorlundaskap, dikter, bipolaritet, Aspergers syndrom, samhällsdebatt

Pioniroj de Esperanto

esplori la pasinton por antaŭenrigardi = esplorare il passato per guardare avanti

Haoyan Do

stories about English language and people in Asian communities in America and in Asia.

Il Blog di Roberto Iovacchini

Prima leggo, poi scrivo.

Luciana Amato

Parole e disincanto

friulimosaicodilingue

*più lingue conosci più vali*

Acquistaditutto.com

acquistionline,venditeonline,sport,casa,smartwatch,smartphone,iPhone,integratori,cucina,motori,pizza,pasta,

Giornalista Indipendente

Riproduzione Riservata - Testata Giornalistica n.168 del 20.10.2017

Nonapritequelforno

Se hai un problema, aggiungi cioccolato.

among Friends

the blog of four Quakers

Medicina, Cultura, e Legge.

Articoli su Medicina, Legge e Diritto, ma anche Aforismi, Riflessioni, e Poesie. Autore: Stefano Ligorio.

Quaker Scot

Occasional thoughts from Troon and beyond

Gioia per i libri

Recensioni - Poesie - Aforismi

Manuel Chiacchiararelli

Scrittore, Fotografo, Guida Naturalistica, Girovago / Writer, Photographer, Naturalist Guide, Wanderer

Pensieri spelacchiati

Un piccolo giro nel mio mondo spelacchiato.