Archive for 24 luglio 2019

Greenpeace: piano UE contro deforestazione non affronta i costi ambientali e umani delle politiche commerciali e agricole

luglio 24, 2019

23.07.2019 – Greenpeace Italia

Greenpeace: piano UE contro deforestazione non affronta i costi ambientali e umani delle politiche commerciali e agricole
(Foto di Pressenza)

Il Piano d’azione europeo contro la deforestazione, pubblicato oggi dalla Commissione europea, evidenzia la responsabilità dell’Europa rispetto alla deforestazione globale e riconosce la necessità di una legislazione specifica per spezzare il legame tra deforestazione e produzione di materie prime agricole come soia, olio di palma, carne, caffè e cacao. Il Piano non affronta però i costi ambientali e umani delle politiche commerciali e agricole dell’Ue.

“Il documento diffuso oggi dimostra che questa Commissione è ben consapevole del ruolo che l’Europa gioca nella deforestazione globale, ma non vuole mettere in discussione i principi distruttivi alla base degli accordi commerciali e agricoli dell’Ue. Permettere a una manciata di multinazionali di accedere a nuovi mercati non può essere più importante della necessità di valutare il costo ecologico, climatico e umano degli accordi commerciali in cui l’Ue è coinvolta, come sta avvenendo nel caso dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur. La prossima Commissione dovrà dimostrare più impegno e volontà se vogliamo davvero tutelare i diritti umani e affrontare la crisi ecologica e climatica che stiamo attraversando” afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

L’Unione europea e il Mercosur, il gruppo composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, riuniti nel mercato comune dell’America meridionale, sono giunti a siglare un accordo di libero scambio dopo un negoziato avviato nel 1999. Attraverso questo accordo i due blocchi sono determinati, fra l’altro, ad incrementare gli scambi aumentando l’importazione in Europa di materie prime agricole dal Sud America, con notevoli rischi per l’ambiente e i diritti umani.

“Tra i prodotti in questione ci sono carne bovina, pollame e soia OGM (destinata alla mangimistica), prodotti che si collocano al primo posto fra le cause della distruzione delle foreste Sudamericane” continua Borghi. “Le elezioni europee hanno dimostrato che le persone vogliono che l’Unione europea affronti attivamente l’emergenza climatica in corso, di cui la deforestazione è una delle cause. La nuova Commissione dovrà contribuire, con politiche adeguate, a ridurre il consumo eccessivo di carne e prodotti lattiero-caseari in Europa”.

La distruzione delle foreste è una delle principali cause del cambiamento climatico e della massiccia estinzione delle specie a cui stiamo assistendo, oltre ad essere spesso associata alla violazione dei diritti umani. Secondo la Fao e il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, le foreste catturano circa un terzo dell’anidride carbonica rilasciata ogni anno a causa della combustione di gas, petrolio e carbone. Se vogliamo evitare l’aumento delle temperature oltre il grado e mezzo, dobbiamo quindi esigere che le foreste del mondo vengano preservate.

Greenpeace invita la prossima Commissione a presentare urgentemente una nuova normativa per garantire che i prodotti immessi sul mercato europeo non siano legati alla deforestazione, al degrado delle foreste, alle violazioni dei diritti umani.

CONTATTI:

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Gabriele Salari, ufficio stampa, 342.5532207

Meeting Minutes

luglio 24, 2019
Speciale Meeting Minutes da Taizè su Bonhoeffer
 
L’attualità di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945)
Dietrich Bonhoeffer, giovane pastore simbolo della resistenza tedesca contro il nazismo, conta tra coloro che possono sostenerci sul nostro cammino di fede. Lui che, nelle ore più oscure del XX secolo, ha dato la sua vita fino al martirio, scriveva in prigione queste parole che ormai cantiamo a Taizé: «Dio, raccogli i miei pensieri verso di te. Presso di te la luce, tu non mi dimentichi. Presso di te l’aiuto, presso di te la pazienza. Non capisco le tue vie, ma tu conosci il cammino per me».
 
Ciò che colpisce in Bonhoeffer è la sua somiglianza con i Padri della Chiesa, i pensatori cristiani dei primi secoli. I Padri della Chiesa hanno svolto tutto il loro lavoro partendo dalla ricerca di un’unità di vita. Erano capaci di riflessioni intellettuali estremamente profonde, ma allo stesso tempo pregavano molto ed erano pienamente integrati nella vita della Chiesa del loro tempo. Troviamo questo in Bonhoeffer.
 
Intellettualmente era quasi superdotato. Ma allo stesso tempo quest’uomo ha tanto pregato, ha meditato la Scrittura tutti i giorni, fino agli ultimi momenti della sua vita. La comprendeva, come una volta ha detto Gregorio Magno, come una lettera di Dio che gli era indirizzata. Anche se veniva da una famiglia dove gli uomini – suo padre, i suoi fratelli – erano praticamente agnostici, anche se la sua Chiesa, la Chiesa protestante di Germania, l’avesse molto deluso al momento del nazismo e ne avesse molto sofferto, è vissuto pienamente nella Chiesa.
 
Rilevo tre scritti:
 
La sua tesi di laurea, Sanctorum Communio, ha qualcosa d’eccezionale per l’epoca: un giovane studente di 21 anni scrive una riflessione dogmatica sulla sociologia della Chiesa partendo da Cristo. Riflettere a partire da Cristo su ciò che la Chiesa dovrebbe essere sembra incongruente. Molto più di una istituzione, la Chiesa è per lui il Cristo esistente sottoforma di Chiesa. Cristo non è un po’ presente attraverso la Chiesa, no: Egli esiste oggi per noi sottoforma di Chiesa. È completamente fedele a san Paolo. Questo Cristo ha preso su di sé la nostra sorte, ha preso il nostro posto. Questo modo di fare di Cristo rimane la legge fondamentale della Chiesa: prendere il posto di coloro che sono stati esclusi, di quelli che si trovano fuori, come Gesù ha fatto durante il suo ministero e già nel momento del suo battesimo. Colpisce come questo libro parli dell’intercessione: essa è come il sangue che circola nel Corpo di Cristo. Per esprimere questo, Bonhoeffer si appoggia sui teologi ortodossi. Egli parla anche della confessione, che non era praticamente più in uso nelle Chiese protestanti. Immaginate: un giovane uomo di 21 anni afferma che è possibile che un ministro della Chiesa ci dica: «I tuoi peccati sono perdonati» e che affermi che ciò fa parte dell’essenza della Chiesa: quale novità nel suo contesto!
 
Il secondo scritto è un libro che ha redatto quando è stato chiamato a diventare direttore di un seminario per studenti in teologia che progettavano un ministero nella Chiesa confessante, uomini che dovevano prepararsi a una vita molto dura. Quasi tutti hanno avuto a che fare con la Gestapo, certuni sono stati gettati in prigione. In tedesco il titolo è estremamente breve: Nachfolge, in italiano Sequela. Ciò dice tutto sul libro. Come prendere seriamente ciò che Gesù ha espresso, come non metterlo in disparte come se le sue parole fossero d’altri tempi? Il libro lo dice: seguire non ha contenuto. Ci sarebbe piaciuto che Gesù avesse un programma. E tuttavia no! Alla sua sequela, tutto dipende dalla relazione con lui: lui è davanti e noi seguiamo.
 
Seguire, vuol dire, per Bonhoeffer, riconoscere che, se Gesù è veramente ciò che ha detto di sé, ha nella nostra vita diritto su tutto. È il «mediatore». Nessuna relazione umana può prevalere contro di lui. Bonhoeffer cita le parole di Cristo che chiamano a lasciare i genitori, la famiglia, tutti i propri beni. Ciò fa un po’ paura oggi, e si è potuto rimproverarlo a questo libro: Bonhoeffer non dà un’immagine troppo autoritaria di Cristo? Però si legge nel Vangelo quanto le persone siano rimaste stupite dall’autorità con cui Gesù insegna e con la quale caccia gli spiriti maligni. C’è un’autorità in Gesù. Eppure, egli si dice tutt’altro rispetto ai Farisei, mite e umile di cuore, cioè egli stesso provato e al di sotto di noi. È così che si è sempre presentato ed è dietro questa umiltà che sta la vera autorità.
 
Tutto questo libro è costruito così: ascoltare con fede e mettere in pratica. Se si ascolta con fede, se ci si rende conto che è lui, Cristo, che parla, non si può non mettere in pratica quel che ha detto. Se la fede si fermasse davanti alla messa in pratica, non sarebbe più fede. Porrebbe un limite al Cristo che abbiamo ascoltato. Certo, sotto la penna di Bonhoeffer, ciò può sembrare un po’ troppo forte, ma la Chiesa non ha sempre nuovamente bisogno di quell’ascolto? Un ascolto semplice. Un ascolto diretto, immediato, che crede sia possibile vivere ciò che Cristo chiede.
 
Il terzo scritto, sono le famose lettere di prigionia, Resistenza e resa. In un mondo in cui egli percepisce che Dio non è più riconosciuto, in un mondo senza Dio, Bonhoeffer si pone la domanda: come parleremo di Lui? Cercheremo di creare dei domini di cultura cristiana, immergendo nel passato, con una certa nostalgia? Cercheremo di provocare bisogni religiosi nelle persone che apparentemente non ne hanno più? Oggi si può dire che c’è un rifiorire d’interesse religioso, ma spesso solo per dare una vernice religiosa alla vita. Sarebbe falso da parte nostra creare esplicitamente una situazione nella quale le persone avrebbero bisogno di Dio.
 
Come parleremo allora di Cristo oggi? Bonhoeffer risponde: con la nostra vita. È impressionante vedere come descrive il futuro al suo figlioccio: «Viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà». Bonhoeffer crede che il linguaggio necessario ci sarà dato con la vita. Possiamo tutti risentire oggi, anche nei confronti di coloro che sono a noi più vicino, una grande difficoltà a parlare di redenzione per mezzo di Cristo, della vita dopo la morte o, più ancora, della Trinità. Tutto questo è così lontano a delle persone che, in un certo senso, non hanno più bisogno di Dio. Come avere questa fiducia che se viviamo di questo, il linguaggio ci sarà donato? Non ci sarà dato se rendiamo il Vangelo accettabile sminuendolo. No, il linguaggio ci sarà donato se viviamo veramente di esso.
 
Nelle sue lettere, come nel suo libro su seguire il Cristo, tutto termina in una maniera quasi mistica. Egli non avrebbe voluto che si dicesse questo, ma quando si tratta d’essere con Dio senza Dio, si pensa a san Giovanni della Croce, o a santa Teresa di Lisieux in quella fase così dura che ha attraversato alla fine della sua vita. È questo che voleva Bonhoeffer: rimanere con Dio senza Dio. Osare stare accanto a Lui quando è rifiutato, rigettato. Ciò dona una certa gravità a tutto quanto ha scritto. Bisogna tuttavia sapere che egli era ottimista. La sua visione dell’avvenire ha qualcosa di liberante per i cristiani. Egli aveva fiducia; la parola fiducia ritorna molto spesso nelle sue lettera di prigionia.
 
In prigione, Bonhoeffer avrebbe voluto scrivere un commento al salmo 119, ma è arrivato solo alla terza strofa. In quel salmo un versetto riassume bene ciò che Bonhoeffer ha vissuto: Tu, Signore, sei vicino, tutti i tuoi precetti sono veri. Dietrich Bonhoeffer ha vissuto questa certezza che Cristo è realmente vicino, in tutte le situazioni, anche quelle estreme. Tu, Signore, sei vicino, tutti i tuoi precetti sono veri. Possiamo credere che ciò che tu ordini non solo è vero, ma degno della nostra intera fiducia.
 
Di frère François di Taizé

Climate change: UAE and Russia eye geopolitical and commercial mileage

luglio 24, 2019

24.07.2019 – Countercurrents

Climate change: UAE and Russia eye geopolitical and commercial mileage

By Dr James M Dorsey

Climate change, much like war, could prove to be a geopolitical and commercial gold mine. At least, that is the take of DP World, Dubai’s global port operator, and Russia’s sovereign wealth fund.

DP World is partnering with the fund, the Russian Direct Investment Fund (RDIF) to create an all-year round maritime sea route from Europe to Asia through the Arctic.

“Time is money in business and the route could cut travel time substantially more than traditional trade arteries for cargo owners in the Far East wanting to connect with Europe, coupled with benefits to the Russian economy,” DP World chairman and CEO Sultan Ahmed bin Sulayem told the Arab News.

In partnering with DP World, RFID brings to the table Rosatom, Russia’s atomic energy agency, which operates nuclear-powered ships that could ply the route, and Norilsk Nickel, a mining and commodities company.

Dubai and Russia are betting that climate change, which has dramatically shrunk the Arctic ice sheet in the past two decades, has made possible what eluded Europeans for centuries: ensuring that the Northeast Passage linking the Northern Atlantic with the Pacific is accessible all year round even if rail remains faster than carrying cargo by ship.

The commercial and geopolitical implications of all year-round passage are significant.

Beyond challenging the status of the Suez Canal as the foremost link between the Atlantic and the Pacific, the Artic route would grant Russia the one thing it has so far failed to achieve in its partnership with China: a key role in the transportation linkages between Europe and Asia that the People’s Republic is seeking to create with massive investment in its Belt and Road initiative.

That role would be bolstered by the fact that the Arctic route would cut the maritime journey from Northeast Asia from somewhere between 34 and 45 days through the Suez Canal to 23 days via the Northeast Passage.

“Because of global warming, there are some things happening that open some opportunities. Russia has this frozen coast all of the seasons. Now it’s opening up and it’s possible to navigate for nine months. When you have special ships, you can actually have 12 months navigation,” RFID CEO Kirill Dmitriev told the Saudi paper.

The partnership with Dubai gives a new lease on life to Russian aspirations to become a key node in Belt and Road linkages after Russia failed to persuade China Railway Eryuan Engineering Group (CREEC) to invest in converting the Trans-Siberian Railway into a high-speed link that would connect St. Petersburg with the Far East.

CREEC last year definitively dashed Russian hopes, declaring that the “the high-speed rail through Russia will never pay off.

In a further setback, China simultaneously opted for an east-west road link through Kazakhstan after efforts to complete a Moscow-St. Petersburg highway as well as a ring road around the Russian capital and a Volga-Kazakhstan road stalled.

Frustrated with the lack of Chinese interest, state-run Russian Railways is itself investing heavily and reaching out to Japan to significantly increase freight traffic on the almost 9,300-kilometre-long trans-Siberian route.

The rail company aims to increase by a factor of 100 the number of containers transported from Japan to Europe from 3.000 last year to 300,000 and tonnage by 50 percent from less than 90 million to 180 million, according to Russian Railways first vice president Alexander Misharin.

Mr. Misharin told Nikkei that the investment, including US$745 million last year, involves laying double tracks, linking the railroad to seaports and automating the system.

Mr. Misharin was hoping to cooperate with Japan Railways Group to create a door-to-door cargo transportation system between Japan and Europe that would reduce transportation time to at most 19 days. He said the Russian rail company was looking at building logistics centers with Japanese trading firm Sojitz.

Upgrading the Trans-Siberian Railway would significantly bolster Russia’s geography as a key bridge in the emergence of Eurasia, the gradual integration of Europe and Asia that ultimately would erase the seemingly artificial division of one landmass into two continents.

It would also significantly facilitate linking the railway to the Belt and Road by making it financially feasible.

That is less far-fetched with China Railway International Group lending Russia US$6.2 billion for the construction of a 790-kilometre long Moscow-Kazan high speed rail line, envisioned as the first phase of a link between the Russian capital and Beijing that would cut travel between the two cities to two days.

To secure the loan, Russia agreed to use Chinese technology and construction equipment.

Russia has also expressed interest in linking its Trans-Siberian Railway to the Chinese-controlled Pakistani port of Gwadar, a Belt and Road crown jewel.

Russia is betting that the combination of the Northeast Passage and upgraded Trans-Siberian rail links would make its positioning as a transit hub significantly more attractive.

That is true even though the Northeast Passage is too shallow for giant box ships that traverse the Suez Canal and lacks the kind of ports capable of accommodating those vessels. The Passage is likely to see primarily smaller container ships.

One way or the other, DP World, expecting to operate ports that Russia plans to build along an Arctic route, would emerge a winner by expanding its global footprint. “We were always missing Russia. Russia is a link,” DP World’s Mr. Sulayem said.

Said Russian shipping giant Sovcomflot CEO Sergey Frank: “Trade is growing and there is space for everybody. If the cargo originates in the south part of China, it will go through the Suez. If it originates in Northern China, the NSR (Northern Sea Route) will be seriously considered. Cargo will always find the fastest way to move.”


Dr. James M. Dorsey is a senior fellow at Nanyang Technological University’s S. Rajaratnam School of International Studies, an adjunct senior research fellow at the National University of Singapore’s Middle East Institute and co-director of the University of Wuerzburg’s Institute of Fan Culture.


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