Archive for 27 luglio 2019

Meeting Minutes

luglio 27, 2019

Meeting Minutes del 27 luglio 2019: shabbat  shalom

I riscattati del Signore torneranno, otterranno felicità e gioia; il dolore e il gemito fuggiranno (Isaia 51,11)
DEPEND
God
And a true friend
On both
We can depend
David Herr
BE KIND
Let us search
And try to find
A moment
To be kind
David Herr

La verità è la prima cosa da ricercare, dopo di che la Bellezza e la Bontà si aggiungeranno da sole.

M.K. Gandhi

* 1782 nasce a Napoli  Bailio Puoti, letterato italiano

” L’aiuto è davvero tale quando ce n’è bisogno, non quando ci piace offrirlo.

“D. Bonhoeffer

TAV in Val Susa: dal tavolo dei bari se ne esce solo con le ossa rotte

luglio 27, 2019

26.07.2019 – Il Cambiamento

TAV in Val Susa: dal tavolo dei bari se ne esce solo con le ossa rotte
(Foto di Il Cambiamento)

E così anche la TAV in Val Susa, come era prevedibilissimo, finisce nelle fauci dei bari di professione senza se e senza ma. Siamo di fronte a uno spreco di soldi pubblici colossale. La TAV si farà in barba a qualsiasi senso economico, ambientale e sanitario.

Quando ci si siede al tavolo con i bari, è chiaro che si verrà spennati; pensare di spuntarla con gente con materassi di pelo sullo stomaco, messa in Parlamento da comitati di affari con potenze di soldi inimmaginabili, è qualcosa che va oltre la pia illusione. E così anche la TAV in Val Susa, come era prevedibilissimo, finisce nelle fauci dei bari di professione senza se e senza ma.

La TAV è uno spreco di denaro pubblico tra i più impressionanti che la storia italiana ricordi, un’Italia che piange miseria ma poi ha sempre soldi per qualsiasi grande e piccola opera inutile, così come quando da militare si fanno le buche e poi si riempiono, con la differenza che nella TAV si buttano miliardi di euro. Pensando che per la TAV la logica, i numeri, i dati inconfutabili potessero contare qualcosa, si è pure istituita una commissione ad hoc che ha decretato quello che chiunque che non ha interessi in gioco sa perfettamente da anni e che è emerso già da molti altri studi commissionati ad esperti, istituti di analisi e quant’altro. E cioè che siamo di fronte a uno spreco di soldi pubblici colossale.

Ma niente serve, perché la partita è truccata e i bari fanno quello che vogliono anche di fronte alle evidenze, ai fatti, ai numeri che dicono che l’opera non ha nessuna convenienza e solo costi. E quanto sia grande lo sprezzo per le persone e l’ambiente lo dimostra il fatto che tutto il balletto di cifre, pareri e contropareri verteva solo ed esclusivamente sulla convenienza o meno di questa opera. Che poi devasti l’ambiente e danneggi la popolazione è irrilevante, contano solo i soldi. Ma anche di fronte all’evidenza che sul lato soldi non c’è alcuna convenienza, la TAV si fa lo stesso perché non è un discorso di convenienza per lo Stato ma per chi con i soldi dello Stato mangerà. E visto che quelli che ci mangeranno sono potenti e hanno i partiti degli affari come loro referenti, la TAV si farà in barba a qualsiasi senso economico, ambientale e sanitario. Per i comitati di affari e i loro servitori che siedono in parlamento le persone sono solo cavie e l’ambiente una cloaca dove scaricare tutta la immondizia possibile, meglio se altamente inquinante. Business as usual e via andare.

Così la casta del partito degli affari ottiene due grandi risultati: un altro colpo decisivo sferrato al Movimento 5 Stelle (da sempre contrario alla TAV in Val Susa) con il capolavoro/beffa che è lo stesso Presidente del Consiglio Conte, vicino al M5S, a dire che la TAV si deve fare, e la creazione del prossimo nemico di turno che potrà egregiamente alternarsi  agli immigrati a cui dare addosso. Così il popolo della val di Susa, che non si adegua ai diktat di chi lo vuole asfaltare e che è vittima di una lunga occupazione militare, sarà ancora più criminalizzato e represso. Ogni protesta, ogni voce contraria sarà tacciata di essere contro il “progresso” ovvero contro l’ingrasso del conto in banca dei soliti noti. Verrà creato il nemico pubblico su cui si concentrerà ad arte tutta l’attenzione e così di nemico in nemico si costruisce un paese in preda all’odio e alla paura.

A tutto ciò si aggiunge un ulteriore elemento che rende ancora più ridicola e farsesca la seppur tragica faccenda e cioè che le scuse per dire che la TAV si deve fare sono fantomatici finanziamenti europei (che ammesso mai ci fossero, comporterebbero comunque uno spreco di miliardi di euro pubblici) e che il presidente francese Macron la vuole fare.

Ma come? Ma l’Europa non era il mostro terribile da abbattere? Non era la causa di tutti i nostri mali? E la Francia di Macron? Non era Belzebù in terra? Il nemico numero uno, quello che non si vuole prendere gli immigrati, quello per cui la sua politica coloniale in Africa fa sì che gli immigrati vengano nel nostro paese? Improvvisamente tutto dimenticato.

Ci si inginocchia ai voleri di Macron e dell’Europa da veri guerrieri cuor di topo “padroni a casa nostra”. E anche questo dimostra ancora una volta che la casta del partito degli affari prospera solo ed unicamente grazie a una propaganda che può far credere qualsiasi cosa alla gente e dove si può dire e fare tutto e il contrario di tutto anche dalla mattina alla sera, al cui confronto le teorie di Orwell sulla manipolazione mediatica erano scherzetti per bambini.

Pensare che la casta del partito degli affari possa giocare pulito e credere a una impossibile mutazione genetica di chi è nato, lavora e vive esclusivamente per servire precisi interessi calpestando tutto e tutti, è un mistero a cui ancora non è data risposta. E se ci si crede, non si può poi piangere sulla malafede altrui visto che al tavolo dei bari c’è un solo e unico risultato: uscirne con le ossa rotte.

From Trump to Johnson, nationalists are on the rise – backed by billionaire oligarchs

luglio 27, 2019

From Trump to Johnson, nationalists are on the rise – backed by billionaire oligarchs
26.07.2019 – UK – George Monbiot

From Trump to Johnson, nationalists are on the rise – backed by billionaire oligarchs
A group of people in evil clown costumes at a PDC 2008 party at Universal Studios (Image by D.Begley • CC BY 2.0)
The ultra-rich are benefitting from disaster capitalism as institutions, rules and democratic oversight implode.
By George Monbiot for The Guardian

Seven years ago the impressionist Rory Bremner complained that politicians had become so boring that few of them were worth mimicking: “They’re quite homogenous and dull these days … It’s as if character is seen as a liability.” Today his profession has the opposite problem: however extreme satire becomes, it struggles to keep pace with reality. The political sphere, so dull and grey a few years ago, is now populated by preposterous exhibitionists.

This trend is not confined to the UK – everywhere the killer clowns are taking over

This trend is not confined to the UK – everywhere the killer clowns are taking over. Boris Johnson, Nigel Farage, Donald Trump, Narendra Modi, Jair Bolsonaro, Scott Morrison, Rodrigo Duterte, Matteo Salvini, Recep Tayyip Erdoğan, Viktor Orbán and a host of other ludicrous strongmen – or weakmen, as they so often turn out to be – dominate nations that would once have laughed them off stage. The question is why? Why are the technocrats who held sway almost everywhere a few years ago giving way to extravagant buffoons?

Social media, an incubator of absurdity, is certainly part of the story. But while there has been plenty of good work investigating the means, there has been surprisingly little thinking about the ends. Why are the ultra-rich, who until recently used their money and newspapers to promote charisma-free politicians, now funding this circus? Why would capital wish to be represented by middle managers one moment and jesters the next?

The reason, I believe, is that the nature of capitalism has changed. The dominant force of the 1990s and early 2000s – corporate power – demanded technocratic government. It wanted people who could simultaneously run a competent, secure state and protect profits from democratic change. In 2012, when Bremner made his complaint, power was already shifting to a different place, but politics had not caught up.
The policies that were supposed to promote enterprise – slashing taxes for the rich, ripping down public protections, destroying trade unions – instead stimulated a powerful spiral of patrimonial wealth accumulation. The largest fortunes are now made not through entrepreneurial brilliance but through inheritance, monopoly and rent-seeking: securing exclusive control of crucial assets such as land and buildings privatised utilities and intellectual property, and assembling service monopolies such as trading hubs, software and social media platforms, then charging user fees far higher than the costs of production and delivery. In Russia, people who enrich themselves this way are called oligarchs. But this is a global phenomenon. Today corporate power is overlain by – and mutating into – oligarchic power.

What the oligarchs want is not the same as what the old corporations wanted. In the words of their favoured theorist, Steve Bannon, they seek the “deconstruction of the administrative state”. Chaos is the profit multiplier for the disaster capitalism on which the new billionaires thrive. Every rupture is used to seize more of the assets on which our lives depend. The chaos of an undeliverable Brexit, the repeated meltdowns and shutdowns of government under Trump: these are the kind of deconstructions Bannon foresaw. As institutions, rules and democratic oversight implode, the oligarchs extend their wealth and power at our expense.

The killer clowns offer the oligarchs something else too: distraction and deflection. While the kleptocrats fleece us, we are urged to look elsewhere. We are mesmerised by buffoons who encourage us to channel the anger that should be reserved for billionaires towards immigrants, women, Jews, Muslims, people of colour and other imaginary enemies and customary scapegoats. Just as it was in the 1930s, the new demagoguery is a con, a revolt against the impacts of capital, financed by capitalists.

The oligarch’s interests always lie offshore: in tax havens and secrecy regimes. Paradoxically, these interests are best promoted by nationalists and nativists. The politicians who most loudly proclaim their patriotism and defence of sovereignty are always the first to sell their nations down the river. It is no coincidence that most of the newspapers promoting the nativist agenda, whipping up hatred against immigrants and thundering about sovereignty, are owned by billionaire tax exiles, living offshore.

As economic life has been offshored, so has political life. The political rules that are supposed to prevent foreign money from funding domestic politics have collapsed. The main beneficiaries are the self-proclaimed defenders of sovereignty who rise to power with the help of social media ads bought by persons unknown, and thinktanks and lobbyists that refuse to reveal their funders. A recent essay by the academics Reijer Hendrikse and Rodrigo Fernandez argues that offshore finance involves “the rampant unbundling and commercialisation of state sovereignty” and the shifting of power into a secretive, extraterritorial legal space, beyond the control of any state. In this offshore world, they contend, “financialised and hypermobile global capital effectively is the state”.

Today’s billionaires are the real citizens of nowhere. They fantasise, like the plutocrats in Ayn Rand’s terrible novel Atlas Shrugged, about further escape. Look at the “seasteading” venture funded by PayPal’s founder, Peter Thiel, that sought to build artificial islands in the middle of the ocean, whose citizens could enact a libertarian fantasy of escape from the state, its laws, regulations and taxes, and from organised labour. Scarcely a month goes by without a billionaire raising the prospect of leaving the Earth altogether, and colonising space pods or other planets.

Those whose identity is offshore seek only to travel farther offshore. To them, the nation state is both facilitator and encumbrance, source of wealth and imposer of tax, pool of cheap labour and seething mass of ungrateful plebs, from whom they must flee, leaving the wretched earthlings to their well-deserved fate.

More people to join ‘ultra-rich’ than finish London Marathon
Defending ourselves from oligarchy means taxing it to oblivion. It’s easy to get hooked up on discussions about what tax level maximises the generation of revenue. There are endless arguments about the Laffer curve, which purports to show where this level lies. But these discussions overlook something crucial: raising revenue is only one of the purposes of tax. Another is breaking the spiral of patrimonial wealth accumulation.

Breaking this spiral is a democratic necessity: otherwise the oligarchs, as we have seen, come to dominate national and international life. The spiral does not stop by itself: only government action can do it. This is one of the reasons why, during the 1940s, the top rate of income tax in the US rose to 94%, and in the UK to 98%. A fair society requires periodic corrections on this scale. But these days the steepest taxes would be better aimed at accumulated unearned wealth.

Of course, the offshore world the billionaires have created makes such bold policies extremely difficult: this, after all, is one of its purposes. But at least we know what the aim should be, and can begin to see the scale of the challenge. To fight something, first we need to understand it.

• George Monbiot is a Guardian columnist

Republished with kind permission from the author


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