Archive for luglio 2019

meeting minutes

luglio 28, 2019
Meeting Minutes del 28 luglio 2019 : buona domenica
 
Così parla il Signore, il tuo Creatore, o Giacobbe, colui che ti ha formato, o Israele! Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio! (43,1)
 
* Guatemala: massacro di 70 contadini a San Juan Cotzal
 
* 1455 nasce a Napoli Jacopo Sannazzaro, poeta italiano
 
“Dal primo risveglio sino al sonno dobbiamo assolutamente raccomandare e affidare il nostro prossimo a Dio, e preoccuparci di far s’ che vi siano per lui delle preghiere
 
Dietrich Bonhoeffer

È caccia al siriano ad Istanbul: fermi, retate e rimpatri coatti dei rifugiati siriani in Turchia

luglio 28, 2019

27.07.2019 – Redazione Italia

È caccia al siriano ad Istanbul: fermi, retate e rimpatri coatti dei rifugiati siriani in Turchia
Istanbul: bambini rifugiati siriani (Foto di Archivio Pressenza)

Il 22 Luglio il Governatore della Provincia di Istanbul ha annunciato che tutti i siriani presenti sul territorio sprovvisti della protezione temporanea registrata a Istanbul verranno rispediti nelle
province della Turchia in cui sono stati registrati e tutti quelli che invece saranno sorpresi senza alcun documento saranno espulsi dal Paese. È iniziata così ufficialmente la caccia al siriano ad
Istanbul, dopo che, invero, già da mesi il ministro dell’interno turco, Süleyman Soylu, ha proclamato una vera e propria lotta ai migranti irregolari in Turchia, con l’obiettivo esplicitato in più di
un’occasione di espellerne almeno 80 mila entro la fine dell’anno.

Il risultato combinato del piano varato dal ministero e dal governatorato di Istanbul è stato una vera e propria caccia all’uomo da parte delle forze dell’ordine, scatenata nei quartieri e nei luoghi di lavoro con più alta concentrazione di rifugiati siriani. Chiunque sia stato trovato senza documenti, anche se li possedeva ma non li aveva con sé al momento del fermo, è stato prelevato con la forza,
ammanettato e trasportato in maniera coatta, prima nei centri di identificazione ed espulsione, e poi rimpatriato ad Idlib, roccaforte jihadista siriana capitanata dalle forze di opposizione islamiste
legate alla Turchia.

L’arbitrarietà dei fermi di polizia e l’incostituzionalità dei rimpatri coatti che stanno avvenendo in questi giorni sono state denunciate non solo dalla nutrita comunità siriana di Istanbul, ma anche da diverse associazioni di solidarietà con i migranti e in difesa dei diritti umani. Gli abusi sono stati in molti casi ripresi con video e foto, diventando virali sui social e attirando l’attenzione delle principali testate giornalistiche indipendenti del Paese. È il caso ad esempio di Amjad Tablieh, un giovane siriano, regolarmente registrato nella provincia di Istanbul ma sprovvisto dei documenti
allorquando, mentre percorreva il quartiere di Aksaray, veniva fermato dalla polizia ed identificato.

In ossequio agli ordini impartiti dal governatore della Provincia di Istanbul, Amjad è stato trasportato in un centro di identificazione per migranti e poi espulso ad Idlib. La storia di Amjad ha avuto una grossa risonanza, grazie anche e soprattutto alla denuncia del fratello, che, in un’intervista rilasciata ad Euronews, ha raccontato di aver raggiunto il centro di identificazione dove era stato portato il fratello per mostrare alla polizia i documenti di Amjad e che tuttavia il fratello non è stato rilasciato, anzi la procedura di espulsione è andata avanti spedita, con l’epilogo del rimpatrio forzato ad Idlib.

All’ordine del giorno sono poi le testimonianze di atti intimidatori e di violenza perpetrati dalle forze dell’ordine ai danni dei rifugiati siriani, costretti, ad esempio, a firmare un documento interamente scritto in lingua turca, col quale “auto” attestano la loro “autonoma” decisione di rimpatrio volontario in Siria. Circostanza che ha spinto la comunità siriana e le associazioni solidali ad alzare la voce per denunciare gli abusi in atto, con l’intento di convocare sit-in e manifestazioni, le quali, però, ha fatto già sapere direttamente il ministro dell’interno Soylu, non saranno autorizzate e tollerate dalle autorità competenti. L’attivismo del ministro in questa fase è particolarmente evidente se pensiamo anche all’ordine che ha impartito ai commercianti siriani, presenti in gran numero in diverse città del Paese, di eliminare i riferimenti in lingua araba dalle insegne dei propri negozi. La polizia sta già intervenendo in una delle città più popolate da siriani nel Paese, Gaziantep, per rimuoverle con la forza, affiggendo, o al posto delle insegne in lingua araba, una bandiera turca.

Sintomi questi di un clima di tensione, già molto alto, e che è certamente destinato ad aumentare attorno alla questione migranti in Turchia, scatenato, secondo molti, ad arte dal governo turco in
seguito alla recente disfatta elettorale alle elezioni municipali di Istanbul. Le urne il 24 Giugno hanno decretato una sonora sconfitta del partito di Erdoğan, superato dal candidato del CHP Ekrem
İmamoğlu che ha ottenuto il 54 % dei consensi. Diverse associazioni hanno sottolineato come il conto della sconfitta lo stanno pagando i rifugiati, la cui accoglienza nel Paese è stata evidentemente vista dall’AKP come uno dei punti dolenti che hanno causato l’inedita débâcle alle amministrative.

Lo scatenarsi della “caccia al siriano” si verifica, tra l’altro, negli stessi giorni in cui viene pagata dall’Unione Europea un’ulteriore tranche miliardaria dei finanziamenti sanciti dagli accordi stipulati proprio per “gestire” la cosiddetta crisi dei rifugiati siriani. Questi ultimi dopo essere stati usati dalla Turchia come strumento di pressione nei confronti dell’Europa, nonché come fattore per aumentare la propria influenza nello scacchiere siriano, diventano terreno di propaganda anche nella politica interna.

 

Cosimo Pica

Extinction is Stalking Humanity: The Threats to Human Survival Accumulate

luglio 28, 2019

26.07.2019 – Robert Burrowes

Extinction is Stalking Humanity: The Threats to Human Survival Accumulate
Drought in Tel Dan, Dec 2017.

I have previously written a summary of the interrelated psychological, sociological, political-economic, military, nuclear, ecological and climate threats to human survival on Earth which threaten human extinction by 2026. See ‘Human Extinction by 2026? A Last Ditch Strategy to Fight for Human Survival’.

Rather than reiterate the evidence in the above article, I would like to add to it by focusing attention on three additional threats – geoengineering, medical vaccinations and electromagnetic radiation – that are less well-known (largely because the evidence is officially suppressed and only made available by conscientious investigative activists) and which, either separately or in combination with other threats, significantly increase the prospect of extinction for humans and most (and possibly all) life on Earth by the above date, particularly given the failure to respond strategically to these interrelated threats.

Before doing this, however, let me emphasize, yet again, that it is (unconscious) fear that is driving all of these crises in the first place and fear that underpins our collective failure to strategically address each of these interrelated threats in turn. And, as I have explained elsewhere and reiterate now, if we do not address this fear as a central feature of any overall strategy for survival, then extinction in the near term is certain. See, for example, ‘The Limited Mind: Why Fear is Driving Humanity to Extinction’.

So, beyond the usual issues that are considered imminent threats to human survival – particularly nuclear war, ecological collapse and climate catastrophe based on dysfunctional political, economic, legal and social institutions – let me briefly outline some of these other threats and, once again, invite a strategic response to each and all of these threats so that we give ourselves some chance of surviving.

In the ‘‘Human Extinction by 2026?’ article I cited above, I referred to the use of geoengineering to wage war on Earth’s climate, environment and ultimately ourselves. See, for example, ‘Engineered Climate Cataclysm: Hurricane Harvey’ and ‘The Ultimate Weapon of Mass Destruction: “Owning the Weather” for Military Use’.

But if you are unfamiliar with the evidence of how Earth is being geoengineered for catastrophe, by inflicting enormous damage on the biosphere, try watching this recent interview by Dane Wigington of Dr. Dietrich Klinghardt on the subject. Dr. Klinghardt carefully explains why geoengineering (simply: the high altitude aerial introduction of particulates – especially a synthesized compound of nanonized aluminum and the poison glyphosate in this case – into Earth’s atmosphere to manipulate the climate) creates a ‘supertoxin’ that is generating ‘a crisis of neurological diseases’ and, for example, crosses the blood-brain barrier causing diseases on the Autism spectrum (a spectrum of diseases virtually unknown prior to 1975 and now at epidemic proportions in countries, like the USA, where geoengineering is conducted extensively). See ‘World-Renowned Doctor Addresses Climate Engineering Dangers’.

While careful to distinguish the offending toxic compounds of aluminum and making the point that these adversely impact all lifeforms on the planet, Dr. Klinghardt nevertheless maintains that ‘Aluminium could be isolated as the single factor that is right now creating the mass extinction on the planet including our own’.

Because Dr. Klinghardt cites the corroborating research on glyphosate and aluminum by Dr. Stephenie Seneff, Senior Research Scientist at MIT, who investigates ‘the impact of nutritional deficiencies and environmental toxins on human health’, you might like to consult relevant documentation from her research too – see Dr Stephenie Seneff – or watch one of her lectures on the subject. See ‘Autism Explained: Synergistic Poisoning from Aluminum and Glyphosate’.

Given the role of vaccination in precipitating autism, among a great many other disorders, by introducing into the body contaminants such as aluminium and glyphosate as well, you might also like to check out Sayer Ji’s 326 page bibliography with a vast number of references to the literature explaining the exceptional range of shocking dangers from vaccination. See ‘Vaccination’.

Or, if you wish to just read straightforward accounts of the history of vaccine damage and the ongoing dangers, see these articles by Gary G. Kohls MD: ‘A Comprehensive List of Vaccine-Associated Toxic Reactions’ and ‘Identifying the Vaccinology-Illiterate among Us’.

Before proceeding, it is worth mentioning that given his commitment to understanding the causes of, and healing, disorders on the autism spectrum but many others besides, Dr. Klinghardt offers treatment protocols for many (now) chronic illnesses, including those on the autism spectrum, on his website: Klinghardt Academyor Institut für Neurobiologie.

But worse than these already horrible impacts, Dr. Klinghardt also explains how the nanonized aluminum becomes embedded in our body, including the mitochondria (thus ‘jamming’ the body’s energy production ‘machinery’). More importantly, the metal reacts extremely negatively to electromagnetic radiation (such as wifi, which will get enormously worse as 5G is progressively introduced) and this destroys the mitochondria in the DNA very rapidly thus spelling ‘the end of higher evolution in the next six to eight years’. Why so soon? Dr. Klinghardt carefully explains the exponential nature, a poorly understood concept, of what is taking place. See ‘World-Renowned Doctor Addresses Climate Engineering Dangers’.

Moreover, he explains, because geoengineering is not confined to what is sprayed over land masses but includes what is sprayed over the ocean as well, the world’s oceans effectively have a layer of microplastic and metal covering their surfaces creating the effect of confining the Earth’s oceans in a gigantic sealed plastic bag. As Dr Klinghardt explainsThis has reduced the water content of the atmosphere by 40% in the past two decades, causing droughts and desertification throughout Europe and the Middle East, for example, and substantially reduced the capacity of algae in the ocean to produce oxygen.

Having mentioned 5G above, if you are not aware of the monumental hazards of this technology, which is already being introduced without informed public consultation, the following articles and videos will give you a solid understanding of key issues from the viewpoint of human and planetary well-being. See ‘5G Technology is Coming – Linked to Cancer, Heart Disease, Diabetes, Alzheimer’s, and Death’‘20,000 Satellites for 5G to be Launched Sending Focused Beams of Intense Microwave Radiation Over Entire Earth’‘Will 5G Cell Phone Technology Lead To Dramatic Population Reduction As Large Numbers Of Men Become Sterile?’‘The 5G Revolution: Millions of “Human Guinea Pigs” in Big Telecom’s Global Experiment’ and ‘5G Apocalypse – The Extinction Event’.

In essence then, there is enormous evidence that geoengineering, vaccinations and 5G technology pose a monumental (and, in key ways, interrelated) threat to human and planetary health and threaten near term extinction for humans and a vast number of other species. Of course, as mentioned above, these are not the only paths to extinction that we face.

How have these threats come about? Essentially because the insane global elite, over the past thousand years, has progressively secured control over world affairs in order to maximize its privilege, profit and power, at any cost to the Earth and its populations (and now, ultimately, even its own members), successfully co-opting all major political, economic, corporate, legal and social institutions and those who work in these institutions – see ‘The Global Elite is Insane Revisited’ – while the bulk of the human population has been terrorized and disempowered to such as extent that our resistance has been tokenistic and misdirected (almost invariably at governments). See, for example, ‘Why Activists Fail’.

And this is why, even now, as humanity stands at the brink of extinction, most people’s unconscious fear will prevent them from seeking out or considering the type of evidence offered in this article or,  if they do read it, to dismiss it from their mind. That is how unconscious fear works: it eliminates unpalatable truths from awareness.

Fear and Extinction

So here we stand. We are on the brink of human extinction (with 200 species of life on Earth being driven to extinction daily) and most humans utterly oblivious to (or in denial of) the desperate nature and timeframe of our plight.

Why? Because the first three capacities that fear shuts down are awareness (of what is happening around us), faculties such as conscience and feelings (particularly the anger that gives us the courage to act) and intelligence (to analyze and strategize our response). Which is why I go to some pains to emphasize that our unconscious fear is the primary driver of our accelerating rush to extinction and I encourage you to seriously consider incorporating strategies to address this fear into any effort you make to defend ourselves from extinction.

‘But I am not afraid’ you (or someone else) might say. Aren’t you? Your unconscious mind has had years to learn the tricks it needed when you were a child to survive the onslaught of the violent parenting and schooling you suffered – see ‘Why Violence?’‘Fearless Psychology and Fearful Psychology: Principles and Practice’and ‘Do We Want School or Education?’ – among the many other possibilities of violence, including those of a structural nature, that you will have also suffered.

But your mind only learned these ‘tricks’ – such as the trick of hiding your fear behind chronic overconsumption: see ‘Love Denied: The Psychology of Materialism, Violence and War’ – at great cost to your functionality and it now diverts the attention from reality of most people so effectively that they cannot even pay attention to the obvious and imminent threats to human survival, such as the threats of nuclear war, ecological collapse and climate catastrophe, let alone the many other issues including the more ‘obscure’ ones (if your attention has been successfully diverted) I touched on above.

The reality is that fear induces most people to live in delusion and to believe such garbage as ‘The Earth is bountiful’ (and can sustain endless economic growth) or that the ‘end of century’ is our timeframe for survival. But the fear works in a great many ways, only a few of which I have touched on in ‘The Limited Mind: Why Fear is Driving Humanity to Extinction’, for example.

Defending Ourselves from Extinction

So how do we defend ourselves from extinction, particularly when there is an insane global elite endlessly impeding our efforts to do so?

For most people, this will include starting with yourself. See ‘Putting Feelings First’.

For virtually all adults, it will include reviewing your relationship with children and, ideally, making ‘My Promise to Children’. Critically, this will include learning the skill of nisteling. See ‘Nisteling: The Art of Deep Listening’.

For those who feel courageous enough, consider campaigning strategically to achieve the outcomes we need, whether it is to end violence against children or end war (and the threat of nuclear war), halt geoengineering, stop the destruction of Earth’s climate, stop the deployment of 5G or end the destruction of Earth’s rainforests. See Nonviolent Campaign Strategy or Nonviolent Defense/Liberation Strategy. A lot of people doing a bit here and there, or lobbying governments, is not going to get us out of this mess.

The global elite is deeply entrenched – fighting its wars, upgrading its nuclear arsenal, exploiting people, geoengineering the destruction of the biosphere, destroying the climate, invading/occupying resource-rich countries – and not about to give way without a concerted effort by many of us campaigning strategically on several key fronts. So strategy is imperative if we are to successfully deal with all of the issues that confront us in the time we have left.

If you recognize the pervasiveness of the fear-driven violence in our world, consider joining the global network of people resisting it by signing the online pledge of ‘The People’s Charter to Create a Nonviolent World’.

But if you do nothing else while understanding the simple point that Earth’s biosphere cannot sustain a human population of this magnitude of whom more than half endlessly over-consume, then consider accelerated participation in the strategy outlined in ‘The Flame Tree Project to Save Life on Earth’.

Or, if this feels too complicated, consider committing to:

The Earth Pledge

 Out of love for the Earth and all of its creatures, and my respect for their needs, from this day onwards I pledge that:

1. I will listen deeply to children (see explanation above)
2. I will not travel by plane
3. I will not travel by car
4. I will not eat meat and fish
5. I will only eat organically/biodynamically grown food
6. I will minimize the amount of fresh water I use, including by minimizing my ownership and use of electronic devices
7. I will not buy rainforest timber
8. I will not buy or use single-use plastic, such as bags, bottles, containers, cups and straws
9. I will not use banks, superannuation (pension) funds or insurance companies that provide any service to corporations involved in fossil fuels, nuclear power and/or weapons
10. I will not accept employment from, or invest in, any organization that supports or participates in the exploitation of fellow human beings or profits from killing and/or destruction of the biosphere
11. I will not get news from the corporate media (mainstream newspapers, television, radio, Google, Facebook, Twitter…)
12. I will make the effort to learn a skill, such as food gardening or sewing, that makes me more self-reliant
13. I will gently encourage my family and friends to consider signing this pledge

Sometime in the next few years, the overwhelming evidence is that homo sapiens will join other species that only exist as part of the fossil record.

Therefore, you have two vital choices to make: Will you fight for survival? And will you do it strategically?

If you do not make both choices consciously, your unconscious fear will make them for you.

Meeting Minutes

luglio 27, 2019

Meeting Minutes del 27 luglio 2019: shabbat  shalom

I riscattati del Signore torneranno, otterranno felicità e gioia; il dolore e il gemito fuggiranno (Isaia 51,11)
DEPEND
God
And a true friend
On both
We can depend
David Herr
BE KIND
Let us search
And try to find
A moment
To be kind
David Herr

La verità è la prima cosa da ricercare, dopo di che la Bellezza e la Bontà si aggiungeranno da sole.

M.K. Gandhi

* 1782 nasce a Napoli  Bailio Puoti, letterato italiano

” L’aiuto è davvero tale quando ce n’è bisogno, non quando ci piace offrirlo.

“D. Bonhoeffer

TAV in Val Susa: dal tavolo dei bari se ne esce solo con le ossa rotte

luglio 27, 2019

26.07.2019 – Il Cambiamento

TAV in Val Susa: dal tavolo dei bari se ne esce solo con le ossa rotte
(Foto di Il Cambiamento)

E così anche la TAV in Val Susa, come era prevedibilissimo, finisce nelle fauci dei bari di professione senza se e senza ma. Siamo di fronte a uno spreco di soldi pubblici colossale. La TAV si farà in barba a qualsiasi senso economico, ambientale e sanitario.

Quando ci si siede al tavolo con i bari, è chiaro che si verrà spennati; pensare di spuntarla con gente con materassi di pelo sullo stomaco, messa in Parlamento da comitati di affari con potenze di soldi inimmaginabili, è qualcosa che va oltre la pia illusione. E così anche la TAV in Val Susa, come era prevedibilissimo, finisce nelle fauci dei bari di professione senza se e senza ma.

La TAV è uno spreco di denaro pubblico tra i più impressionanti che la storia italiana ricordi, un’Italia che piange miseria ma poi ha sempre soldi per qualsiasi grande e piccola opera inutile, così come quando da militare si fanno le buche e poi si riempiono, con la differenza che nella TAV si buttano miliardi di euro. Pensando che per la TAV la logica, i numeri, i dati inconfutabili potessero contare qualcosa, si è pure istituita una commissione ad hoc che ha decretato quello che chiunque che non ha interessi in gioco sa perfettamente da anni e che è emerso già da molti altri studi commissionati ad esperti, istituti di analisi e quant’altro. E cioè che siamo di fronte a uno spreco di soldi pubblici colossale.

Ma niente serve, perché la partita è truccata e i bari fanno quello che vogliono anche di fronte alle evidenze, ai fatti, ai numeri che dicono che l’opera non ha nessuna convenienza e solo costi. E quanto sia grande lo sprezzo per le persone e l’ambiente lo dimostra il fatto che tutto il balletto di cifre, pareri e contropareri verteva solo ed esclusivamente sulla convenienza o meno di questa opera. Che poi devasti l’ambiente e danneggi la popolazione è irrilevante, contano solo i soldi. Ma anche di fronte all’evidenza che sul lato soldi non c’è alcuna convenienza, la TAV si fa lo stesso perché non è un discorso di convenienza per lo Stato ma per chi con i soldi dello Stato mangerà. E visto che quelli che ci mangeranno sono potenti e hanno i partiti degli affari come loro referenti, la TAV si farà in barba a qualsiasi senso economico, ambientale e sanitario. Per i comitati di affari e i loro servitori che siedono in parlamento le persone sono solo cavie e l’ambiente una cloaca dove scaricare tutta la immondizia possibile, meglio se altamente inquinante. Business as usual e via andare.

Così la casta del partito degli affari ottiene due grandi risultati: un altro colpo decisivo sferrato al Movimento 5 Stelle (da sempre contrario alla TAV in Val Susa) con il capolavoro/beffa che è lo stesso Presidente del Consiglio Conte, vicino al M5S, a dire che la TAV si deve fare, e la creazione del prossimo nemico di turno che potrà egregiamente alternarsi  agli immigrati a cui dare addosso. Così il popolo della val di Susa, che non si adegua ai diktat di chi lo vuole asfaltare e che è vittima di una lunga occupazione militare, sarà ancora più criminalizzato e represso. Ogni protesta, ogni voce contraria sarà tacciata di essere contro il “progresso” ovvero contro l’ingrasso del conto in banca dei soliti noti. Verrà creato il nemico pubblico su cui si concentrerà ad arte tutta l’attenzione e così di nemico in nemico si costruisce un paese in preda all’odio e alla paura.

A tutto ciò si aggiunge un ulteriore elemento che rende ancora più ridicola e farsesca la seppur tragica faccenda e cioè che le scuse per dire che la TAV si deve fare sono fantomatici finanziamenti europei (che ammesso mai ci fossero, comporterebbero comunque uno spreco di miliardi di euro pubblici) e che il presidente francese Macron la vuole fare.

Ma come? Ma l’Europa non era il mostro terribile da abbattere? Non era la causa di tutti i nostri mali? E la Francia di Macron? Non era Belzebù in terra? Il nemico numero uno, quello che non si vuole prendere gli immigrati, quello per cui la sua politica coloniale in Africa fa sì che gli immigrati vengano nel nostro paese? Improvvisamente tutto dimenticato.

Ci si inginocchia ai voleri di Macron e dell’Europa da veri guerrieri cuor di topo “padroni a casa nostra”. E anche questo dimostra ancora una volta che la casta del partito degli affari prospera solo ed unicamente grazie a una propaganda che può far credere qualsiasi cosa alla gente e dove si può dire e fare tutto e il contrario di tutto anche dalla mattina alla sera, al cui confronto le teorie di Orwell sulla manipolazione mediatica erano scherzetti per bambini.

Pensare che la casta del partito degli affari possa giocare pulito e credere a una impossibile mutazione genetica di chi è nato, lavora e vive esclusivamente per servire precisi interessi calpestando tutto e tutti, è un mistero a cui ancora non è data risposta. E se ci si crede, non si può poi piangere sulla malafede altrui visto che al tavolo dei bari c’è un solo e unico risultato: uscirne con le ossa rotte.

From Trump to Johnson, nationalists are on the rise – backed by billionaire oligarchs

luglio 27, 2019

From Trump to Johnson, nationalists are on the rise – backed by billionaire oligarchs
26.07.2019 – UK – George Monbiot

From Trump to Johnson, nationalists are on the rise – backed by billionaire oligarchs
A group of people in evil clown costumes at a PDC 2008 party at Universal Studios (Image by D.Begley • CC BY 2.0)
The ultra-rich are benefitting from disaster capitalism as institutions, rules and democratic oversight implode.
By George Monbiot for The Guardian

Seven years ago the impressionist Rory Bremner complained that politicians had become so boring that few of them were worth mimicking: “They’re quite homogenous and dull these days … It’s as if character is seen as a liability.” Today his profession has the opposite problem: however extreme satire becomes, it struggles to keep pace with reality. The political sphere, so dull and grey a few years ago, is now populated by preposterous exhibitionists.

This trend is not confined to the UK – everywhere the killer clowns are taking over

This trend is not confined to the UK – everywhere the killer clowns are taking over. Boris Johnson, Nigel Farage, Donald Trump, Narendra Modi, Jair Bolsonaro, Scott Morrison, Rodrigo Duterte, Matteo Salvini, Recep Tayyip Erdoğan, Viktor Orbán and a host of other ludicrous strongmen – or weakmen, as they so often turn out to be – dominate nations that would once have laughed them off stage. The question is why? Why are the technocrats who held sway almost everywhere a few years ago giving way to extravagant buffoons?

Social media, an incubator of absurdity, is certainly part of the story. But while there has been plenty of good work investigating the means, there has been surprisingly little thinking about the ends. Why are the ultra-rich, who until recently used their money and newspapers to promote charisma-free politicians, now funding this circus? Why would capital wish to be represented by middle managers one moment and jesters the next?

The reason, I believe, is that the nature of capitalism has changed. The dominant force of the 1990s and early 2000s – corporate power – demanded technocratic government. It wanted people who could simultaneously run a competent, secure state and protect profits from democratic change. In 2012, when Bremner made his complaint, power was already shifting to a different place, but politics had not caught up.
The policies that were supposed to promote enterprise – slashing taxes for the rich, ripping down public protections, destroying trade unions – instead stimulated a powerful spiral of patrimonial wealth accumulation. The largest fortunes are now made not through entrepreneurial brilliance but through inheritance, monopoly and rent-seeking: securing exclusive control of crucial assets such as land and buildings privatised utilities and intellectual property, and assembling service monopolies such as trading hubs, software and social media platforms, then charging user fees far higher than the costs of production and delivery. In Russia, people who enrich themselves this way are called oligarchs. But this is a global phenomenon. Today corporate power is overlain by – and mutating into – oligarchic power.

What the oligarchs want is not the same as what the old corporations wanted. In the words of their favoured theorist, Steve Bannon, they seek the “deconstruction of the administrative state”. Chaos is the profit multiplier for the disaster capitalism on which the new billionaires thrive. Every rupture is used to seize more of the assets on which our lives depend. The chaos of an undeliverable Brexit, the repeated meltdowns and shutdowns of government under Trump: these are the kind of deconstructions Bannon foresaw. As institutions, rules and democratic oversight implode, the oligarchs extend their wealth and power at our expense.

The killer clowns offer the oligarchs something else too: distraction and deflection. While the kleptocrats fleece us, we are urged to look elsewhere. We are mesmerised by buffoons who encourage us to channel the anger that should be reserved for billionaires towards immigrants, women, Jews, Muslims, people of colour and other imaginary enemies and customary scapegoats. Just as it was in the 1930s, the new demagoguery is a con, a revolt against the impacts of capital, financed by capitalists.

The oligarch’s interests always lie offshore: in tax havens and secrecy regimes. Paradoxically, these interests are best promoted by nationalists and nativists. The politicians who most loudly proclaim their patriotism and defence of sovereignty are always the first to sell their nations down the river. It is no coincidence that most of the newspapers promoting the nativist agenda, whipping up hatred against immigrants and thundering about sovereignty, are owned by billionaire tax exiles, living offshore.

As economic life has been offshored, so has political life. The political rules that are supposed to prevent foreign money from funding domestic politics have collapsed. The main beneficiaries are the self-proclaimed defenders of sovereignty who rise to power with the help of social media ads bought by persons unknown, and thinktanks and lobbyists that refuse to reveal their funders. A recent essay by the academics Reijer Hendrikse and Rodrigo Fernandez argues that offshore finance involves “the rampant unbundling and commercialisation of state sovereignty” and the shifting of power into a secretive, extraterritorial legal space, beyond the control of any state. In this offshore world, they contend, “financialised and hypermobile global capital effectively is the state”.

Today’s billionaires are the real citizens of nowhere. They fantasise, like the plutocrats in Ayn Rand’s terrible novel Atlas Shrugged, about further escape. Look at the “seasteading” venture funded by PayPal’s founder, Peter Thiel, that sought to build artificial islands in the middle of the ocean, whose citizens could enact a libertarian fantasy of escape from the state, its laws, regulations and taxes, and from organised labour. Scarcely a month goes by without a billionaire raising the prospect of leaving the Earth altogether, and colonising space pods or other planets.

Those whose identity is offshore seek only to travel farther offshore. To them, the nation state is both facilitator and encumbrance, source of wealth and imposer of tax, pool of cheap labour and seething mass of ungrateful plebs, from whom they must flee, leaving the wretched earthlings to their well-deserved fate.

More people to join ‘ultra-rich’ than finish London Marathon
Defending ourselves from oligarchy means taxing it to oblivion. It’s easy to get hooked up on discussions about what tax level maximises the generation of revenue. There are endless arguments about the Laffer curve, which purports to show where this level lies. But these discussions overlook something crucial: raising revenue is only one of the purposes of tax. Another is breaking the spiral of patrimonial wealth accumulation.

Breaking this spiral is a democratic necessity: otherwise the oligarchs, as we have seen, come to dominate national and international life. The spiral does not stop by itself: only government action can do it. This is one of the reasons why, during the 1940s, the top rate of income tax in the US rose to 94%, and in the UK to 98%. A fair society requires periodic corrections on this scale. But these days the steepest taxes would be better aimed at accumulated unearned wealth.

Of course, the offshore world the billionaires have created makes such bold policies extremely difficult: this, after all, is one of its purposes. But at least we know what the aim should be, and can begin to see the scale of the challenge. To fight something, first we need to understand it.

• George Monbiot is a Guardian columnist

Republished with kind permission from the author

Meeting Minutes

luglio 26, 2019
AMERICA AND PAKISTAN IN SEARCH OF PEACE AND CONFLICT RESOLUTION SU WWW.ECUMENICS.EU
Meeting Minutes del 26-7-2019
«Tornate a me», dice il Signore degli eserciti, «e io tornerò a voi» (Zaccaria 1,3)
Ogni esistenza contiene un’attitudine alla felicità. Siamo chiamati a scegliere se reprimerla o se svilupparla,
Enrico M. Secci
*1893 nasce a Berlino  George  Grosz, pittore e disegnatore tedesco
” L’aiuto è davvero tale quando  ce n’è bisogno, non quando ci piace offrirlo”
Dietrich Bonhoeffer
Una cabina Enel guasta dove abito ha mandato ieri in fumo il lavoro sulla digitalizzazione del testo di Fox: è stato una vera DISDETTA.

America and Pakistan in Search of Peace and Conflict Resolution

luglio 26, 2019

26.07.2019 – Pressenza New York

America and Pakistan in Search of Peace and Conflict Resolution
US President Donald Trump and Prime Minister of Pakistan Imran Khan discussed regional security issues and economic support during their meeting in the Oval Office of the White House in Washington, DC (Image by Pakistani PM office handout via Anadolu Agency)

By Mahboob A. Khawaja, PhD.

Reflections on Today’s World of Politics

President Trump and young looking Pakistani Prime Minister Imran Khan met this week at the White House. Trump is master to transform rhetoric into reality as he did to North Korean leader. Both were trying to overcome the historic indifference and prejudice to bridge the ever widening gaps between the reality and perceptions of relationship. If nation’s relationships are based on the simplicity of truth, wisdom, national interest and integrity, one could foresee political compromises as a virtue to foster friendship. Trump’s body language signaled some positive overtures as America looks for foes and friends to end its occupation of Afghanistan. Pakistan is central to this strategy to facilitate a peaceful and face-saving outcome for America militarism in Afghanistan. Truth is unchanging as it was in 2001 that George W. Bush – an emotionally disturbed and intellectually imbalanced president embarked on military intervention to invade Afghanistan to strengthen his standing before the American masses after the 9/11 events. Truth is the same today as it was almost two decade earlier that America and its NATO allies displaced and killed millions for no other reason except a preposterous and distorted version of warmongering against the poor and helpless people of Afghanistan who had nothing to do with the 9/11 tragedies. When false assumptions go unchallenged, it breeds more reactionary forces to entrench in violence and destruction.

Bertrand Russell and Alfred Einstein Manifest (1955) called “a war with H bomb might possibly put an end to the human race.” In 2017, America tested the Mother of Bombs in Afghanistan as if it was an American state. This is how America and NATO destroyed the ancient and peaceful culture of Afghanistan. All wars are dreadful and end up in calamities with ripple effects for centuries to come. It is an evidence of tragic human abnormality that American, Afghan and Pakistani could not unfold humanitarian approaches to resolve the enlarged conflict in Afghanistan. Now, Trump and Imran Khan have come to understand its reality and wisdom of reciprocal forbearance that could usher a just a viable settlement in Afghanistan. But no one should underestimate the prevalent optimistic skepticism linking Pakistan and Afghanistan to a new American policy and practice for change in southwest Asia.

If America has the political, moral and intellectual capacity to honor its commitments, it could resolve the Afghan problems via a peaceful agreement with the people of Afghan and ensuring a legitimate elected system of governance for Afghanistan. It is not the question whether Talaban or President Ashraf Ghani’s party should govern Afghanistan, but the people of Afghanistan must have a participatory and final say in making the peace deal. Rights of the people and political fairness must be the guiding principles to conclude a peace pact between the US, Pakistan and Afghanistan. Military interventions never deliver peace and social harmony but destroy all substance that should support the societal progress and future-making.

Imran Khan should be careful to assess Pakistan’s own weaknesses and strength and learn from the past as to what mistakes were made in military collaboration with the US scheme of things in the region. The USAID gimmick or the loans from the IMF are not the viable strategies for national progress and development. Pakistan must strengthen its domestic socio-economic and political productivity, advancements and integration. Its progress is a key to international cohesion and services to the neglected masses. Khan does not appear to have expertise in political change, economic productivity and nation-building. Political corruption is a cancer in the society. He should encourage and engage new generation of educated and intelligent and honest people to participate for building new public institutions, new systems of participatory governance and political accountability in all domains of affairs. Imran Khan will be wise to enlarge his circle of governance by enlisting educated and proactive visionary men of ideas and strategic experts to deliver services to the people and ensure a progressive Pakistan.

Trump to Mediate Kashmir between India and Pakistan – Will He?

As a friendly overture to softening relationship with Pakistan, Trump offered to mediate the Kashmir dispute between India and Pakistan. Immediately, Indian PM’ spokesperson denied Trump’s assertion of PM Modi ever asking him to discuss Kashmir with Pakistan. In politics, argument and rebuttals could be pondered with varied logical scales. There is a contrast between what India claims to be and what Pakistan stands for and what the people of Kashmir valley aspire for. If we imply canons of rationality, it could clarify the core of fault lines between tense relationships of India and Pakistan. If India and Pakistan are sincere to find a cure to the overwhelming cruelty, military tyranny and violations of the basic rights of the people of Kashmir, the global community will view them as leaders of peaceful future-making.

For a change, Trump has sensed the rationality of restoring normal ties between the two nuclear rivals. It could help him to gain some numbers in political popularity as he did on North Korea – an unthinkable probability making it thinkable reality for normalization of mutual relationship. Both India and Pakistan and given their competing claims cannot deny the fact that Kashmir is the focal issue to a normal future for the masses in both countries. War is madness if there are people of reason to think about the societal future and wellbeing of the people. Kashmir was never part of India even under the British Raj. In 1947 and 1949 at the UN Security Council Resolutions, the people of Kashmir were promised a referendum (plebiscite) to decide about their future whether to join India or Pakistan. It is not the domestic territory of India or Pakistan to undo the truth about Kashmir. There is no sense to shed human blood on a precarious experiment whether India administers Kashmir or Pakistanis do. The conflict must be resolved by addressing the humanitarian problems and sufferings of the people of Kashmir. If Trump along with Russia and China could persuade both India and Pakistan to resolve the problem, it could open-up new threshold of peace and harmony in Southwest Asia.

America Needs a Safe Exist from Afghanistan

In a changing world of global thinking and friendly relationships with others, American foreign policy experts should think critically how best they could communicate to a friend in Southwest Asia and enlist urgently needed moral and practical support to pave the ways for a peaceful settlement of the Afghanistan crisis. America is a military power but its legend of invincibility has been torn apart by small groups of fighters in Afghanistan. Much of this land of ancient tribal herdsmen is in ruins, its economy, political and civic infrastructures and productivity devastated by the insanity of war and civilian lives float between obsessed insecurity, daily bombings and extended graveyards. America cannot undo the history of its own ruthless engagement and strategic failure. This consequence is of its own failed strategy or no strategy at all, and not of the role of Pakistan or others. If American rational impulses are intact, its policy should focus on a multilateral approach including Pakistan, Iran, India, China and Russia to pool intellectual resources and work out negotiated settlements in Afghanistan and Kashmir. America needs to be rational and see the mirror of its prolonged involvement in a war that has consumed more than 4,000 lives of US soldiers and almost 15,000 wounded veterans. This is no excuse to reinforce aggression against the people of Afghanistan. America needs a safe exit from the prolonged self-engineered crisis.

Russia, China, India and Pakistan Could Help America to Negotiate Peace in Asia

While individualism is a political trait, authoritarian absolutism is a political sickness and contrary to the principles of liberty and justice. America enjoins a moral and intellectual history of the making of the nation. “These are the times that try men’s soul”, wrote Thomas Paine in the Common Sense (1776), the political vision and reference for the independence of America from Britain as a nation. If global common sense is the hub of rational thoughts, America under Trump has open lines of communication with President Putin and Chinese President Xi Ping. It is rational to assume that Pakistan under PM Imran Khan could facilitate an international gathering inviting Russia, China, India and America to open a dialogue for political change and conflict resolution. This will be a magnanimous forbearance and proactive vision to dispel the notion of war and intransigence and to reshape a turbulent past, be it in Afghanistan or Kashmir and strengthen a legitimate purpose of peace, friendship and sustainable relationships without tyranny of wars and violations of human rights and dignity. Ferocity of wars and violations of human rights cannot be the intelligent hallmarks of a progressive society striving to harmonize the humanity and make sustainable peace as a reality for the future generations.


Dr. Mahboob A. Khawaja specializes in global security, peace and conflict resolution and international affairs with keen interests in Islamic-Western comparative cultures and civilizations, and author of several publications including the latest: Global Peace, Security and Conflict Resolution: Approaches to Understand the Current Issues and Future-Making. Lambert Academic Publishing, Germany, October 2017.

Meeting Minutes

luglio 25, 2019
Questa pagina non potrà essere diffusa sulle mie pagine tematiche di Facebook (hackerate) causa blocco arbitrario delle attività da parte di Facebook “per eccesso di velocità”. Gente stupida e senza legge comportamentale ci blocca sempre senza motivo. Speriamo nelle condanne internazionali non solo fiscali, del social media. Se lo meritano. Anche le condanne penali per abusi sulla privacy….
 
 
 
Il Signore rispose a Giobbe: «Dov’eri tu quando io fondavo la terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza». Allora gli dissi: «Fin qui tu verrai,
e non oltre; qui si fermerà l’orgoglio dei tuoi flutti» (Giobbe 38,4-11)
 
 
“L’uomo muore una prima volta nel momento in cui perde l’entusiasmo.
 
Honoré De Balzac
 
* San Giacomo, apostolo
 
* 1517 nasce Le Man Jacques du Mans, scrittore francese
 
 
“Origine e scopo della mia coscienza motale non è una legge, ma il Dio vivente e l’uomo vivente, che mi incontra in Gesù Cristo.”
 
Dietrich Bonhoeffer

Il circolo vizioso della concentrazione di ricchezza

luglio 25, 2019

25.07.2019 – Guillermo Sullings

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseSpagnolo

Il circolo vizioso della concentrazione di ricchezza
(Foto di imagenenlared.com)

Leggiamo spesso statistiche che illustrano la concentrazione accelerata della ricchezza nel mondo; pochi multimiliardari accumulano più ricchezza della metà più povera del pianeta e l’1% più ricco della popolazione possiede più della metà della ricchezza mondiale. Assistiamo rassegnati, come semplici spettatori, a un brutale e disumano processo di concentrazione. Tale rassegnazione si basa spesso sulla convinzione che esistano enormi poteri in grado di resistere a qualsiasi tentativo di cambiamento, ma anche sui comportamenti talvolta contraddittori ed individualisti dei cittadini, comportamenti funzionali ad un capitalismo consumistico che porta inevitabilmente a tale concentrazione.

In ogni caso, se ci fosse qualche speranza di poter invertire questa tendenza, la affideremmo allo Stato, in quanto l’unico in grado di poter modificare la matrice distributiva. Ma ne dubitiamo vedendo quanto spesso esso sia cooptato dal potere economico, e come le sue politiche acuiscano il problema. Poiché quel potere ha la capacità di gestire i media che influenzano l’elettorato, ha le risorse per comprare favoreggiamenti all’interno dei tre poteri dello Stato, ed ha la forza per fare pressioni, ricattare e controllare. Naturalmente, questo meccanismo perverso tende ad avere punti di rottura, in quanto prima o poi genera sofferenza nelle popolazioni e le crisi politiche offrono opportunità di cambiamento. Ma non è una condizione sufficiente, perché nella storia mediata e immediata ci sono esempi in cui, pur contando sul potere statale, la ricerca di modelli alternativi è fallita, forse perché non si sono compresi tutti i fattori coinvolti nella concentrazione di ricchezza e si è pensato più ad affrontarne le conseguenze che non le cause.

Quando Piketty pubblicò “Capitale nel XXI secolo”, spiegando e dando una base al modo in cui il processo di concentrazione si andava svolgendo storicamente, alcuni dei suoi detrattori, non potendo negare la sostanza (la tendenza alla concentrazione), preferirono attaccare le proposte ridistributive, affermando che la concentrazione economica del capitalismo non è così dannosa, giacché favorisce gli investimenti e di conseguenza il progresso, il che ha storicamente migliorato gli standard di vita delle popolazioni. Dimenticano che lo stesso Piketty in “L’economia delle disuguaglianze” afferma anche che il miglioramento del tenore di vita delle popolazioni era dovuto principalmente ai progressi e non tanto all’aver raggiunto un punto in più nella percentuale di distribuzione della torta. Ma questa è una mezza verità perché, affinché l’accumulazione diventi investimenti e progresso, ci deve essere una domanda potenziale che incoraggi tali investimenti, e tale domanda non potrebbe esistere senza un incremento del reddito delle popolazioni. In effetti, la spinta per la distribuzione della torta ha molto a che fare con questo aspetto. Deve esserci un equilibrio instabile affinché le dinamiche dello sviluppo funzionino. Fino ad un certo punto l’accumulo di capitale può favorire gli investimenti e la moltiplicazione (e diciamo “può” perché le scelte aziendali non sempre coincidono con questa visione romantica del capitalismo liberale secondo cui il surplus viene sempre risparmiato e il risparmio viene sempre reinvestito). Ma su più ampia scala questo accumulo prende a funzionare come un buco nero, un’enorme forza gravitazionale che inizia ad assorbire le imprese per dominare i mercati e stabilire i prezzi; comincia a imporre alcuni marchi attraverso l’outsourcing e la delocalizzazione della produzione, dominando le piccole e medie imprese che si trasformano in una sorta di “imprenditori-proletari” costretti a competere tra loro minimizzando profitti e salari (come spiega Naomi Klein in “No logo”). Questa posizione dominante raggiunta dai capitali concentrati consente loro di aumentare la propria redditività a scapito di aziende produttive e lavoratori, e a quel punto il capitalismo smette di “moltiplicare i pani e i pesci” e inizia a dare alla luce un mostruoso pesce gigante che ingoia quelli piccoli.

Ovviamente, ai livelli di concentrazione di cui stiamo parlando, la vaso-comunicazione tra grandi gruppi imprenditoriali e il settore finanziario è assoluta, e la crescente redditività derivante da posizioni dominanti si va spostando verso la speculazione finanziaria e borsistica o verso l’usura, cioè facendo in modo che quanti sono impoveriti si indebitino per continuare a consumare, fino a che le bolle scoppiano e tutti perdono (tranne la Banca); e così la ruota continua a girare e la concentrazione continua ad aumentare. Questa ruota è sempre più fuori dalla portata di qualsiasi freno che si possa tentare di interporre, grazie a una globalizzazione caratterizzata da delocalizzazione della produzione, fuga di capitali verso paradisi fiscali e la connivenza di organizzazioni internazionali che impongono regole del gioco atte a favorire tale concentrazione. La contrattazione distributiva tra lavoratori e datori di lavoro è limitata a una porzione sempre più piccola della torta, perché i grandi profitti sono fuori dalla portata delle rivendicazioni dei lavoratori, mentre la debolezza sindacale è un altro fattore che alimenta il circolo vizioso.

E allora i governi? Sappiamo già che in molti casi sono funzionali alla concentrazione. Ma cosa potrebbero fare se volessero davvero lavorare per una migliore distribuzione del reddito e della ricchezza? Naturalmente, attraverso adeguate politiche del lavoro il reddito dei lavoratori potrebbe essere leggermente migliorato, ma il margine di manovra in molte aziende sta diminuendo per quanto spiegato sopra, e questo pone anche un tetto salariale sul resto. Quindi con le politiche del lavoro si potrebbe offrire un sollievo, ma l’amperometro della distribuzione del reddito non si muoverebbe molto. È necessario intervenire fortemente a partire dalla politica fiscale per bilanciare gli oneri. In questo senso, uno dei limiti che lo Stato trova dalla concentrazione economica è la crescente difficoltà ad avere un sistema fiscale progressivo, non solo perché coloro che concentrano la ricchezza hanno strumenti migliori per evadere, ma perché quando la concentrazione aumenta I tassi dovrebbero essere sempre più elevati per i settori concentrati. In altre parole, in una sorta di dimostrazione per assurdo, se in un paese l’indice Gini fosse pari a 1, lo Stato per finanziarsi dovrebbe addebitare a una sola persona un’aliquota del 99,99%, che da una parte sarebbe una confisca illegale, e dall’altra in pratica irrealizzabile perché quella persona sarebbe proprietaria del paese. Senza raggiungere questo estremo, possiamo capire che più una società è disuguale, maggiore sarà la pressione fiscale necessaria su pochi contribuenti per finanziare equamente le politiche pubbliche. Ma poiché ciò è spesso difficile per motivi legali e politici, l’onere fiscale finisce per ricadere su una base più ampia di contribuenti con capacità contributiva inferiore e il sistema diventa fortemente regressivo, il che può stimolare la crescita dell’inaffidabilità.

La questione della previdenza sociale non sfugge alle conseguenze della concentrazione della ricchezza, poiché nella misura in cui i datori di lavoro si appropriano dei benefici della rivoluzione tecnologica, aumentando il loro plusvalore e riducendo il personale, la disoccupazione aumenta e di conseguenza diminuisce la massa dei contribuenti ai sistemi pensionistici solidali, il che unito all’invecchiamento della piramide della popolazione e all’aumento dell’inaffidabilità che abbiamo menzionato in precedenza, rende questo sistema insostenibile. La soluzione dei “liberali modernizzatori” è aumentare l’età pensionabile, il che, oltre a posticipare il meritato pensionamento dei lavoratori, ritarda l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Una soluzione potrebbe consistere nel far ricadere i benefici dei progressi tecnologici in favore dei lavoratori, sia riducendo la giornata lavorativa a parità di livello di reddito, oppure assegnando un reddito di base. Altri diranno che non è un male se gli imprenditiori si tengono questa maggiore redditività come risultato dei progressi tecnologici, perché la investiranno in nuovi progetti che genereranno lavoro, ma ciò nella pratica non si verifica in misura sufficiente a compensare quanto perduto. Lo Stato, quindi, per alleviare queste conseguenze, cerca di aumentare i propri livelli di spesa nei servizi sociali, in un contesto in cui, come spiegato sopra, la pressione fiscale diventa insostenibile a causa della regressività del sistema.

Questo circolo vizioso potrebbe essere interrotto se ci si focalizzasdse sull’utilizzo delle politiche fiscali per forzare i settori ad alto rendimento al reinvestimento produttivo delle proprie eccedenze. L’imposta sui profitti o sul reddito, sia delle persone che delle società, dovrebbe prevedere aliquote progressive fino a livelli molto elevati, non solo in proporzione all’entità del profitto, ma anche in proporzione al numero di lavoratori occupati, in modo tale che detta aliquota sia inversamente proporzionale alla quantità di posti di lavoro generati per ottenere detto guadagno. Si dovrebbero anche considerare tassi differenziali, a seconda che tale guadagno venga reinvestito nel paese in cui è stato generato, o fugge all’estero o viene incanalato nella speculazione finanziaria. In tal modo, si avrebbe un impatto sul mercato del lavoro con la riduzione della disoccupazione e, di conseguenza, un rafforzamento dei salari nella contrattazione distributiva, con un aumento delle entrate per il sistema pensionistico. Le aliquote progressive, che tasserebbero pesantemente i rendimenti elevati non reinvestiti, bilancerebbero gli oneri fiscali dell’insieme, riportando il sistema fiscale ad un livello meno regressivo e, di conseguenza, ad una riduzione dell’evasione e dell’inaffidabilità a livelli di redditività inferiori (purché accompagnate da controlli efficaci). La vocazione evasiva si concentrerebbe sicuramente sui più alti livelli di redditività, che però sarebbero identificati più efficacemente attraverso un intenso monitoraggio e controllo in grado di minimizzare l’evasione e la fuga di capitali.

Sarà necessario contemplare politiche molto rigide per il sistema finanziario, evitando che continui ad accumulare profitti a spese del settore produttivo, e di conseguenza dei suoi lavoratori. Per far ciò, tutte le operazioni del settore finanziario andrebbero regolamentate, evitando allo stesso tempo che esso rimanga il principale supporto logistico su cui i grandi evasori contano per la fuga dei capitali. Ovviamente, dovremo convivere con alcuni limiti imposti dalla globalizzazione, ma dalle politiche nazionali è possibile adottare misure importanti per invertire almeno parzialmente questa concentrazione di reddito e ricchezza che emargina sempre più persone. In alcuni paesi, i progressi potranno avanzare più rapidamente che in altri, lo scaglionamento dei tassi portà essere adattata al ritmo di quanto possibile, ma ciò che non dovrebbe essere messo in dubbio è che non sarà il mercato a migliorare da solo la distribuzione di reddito e ricchezza, se gli stati non forzano un cambiamento sostanziale nella matrice distributiva.

Traduzione dallo spagnolo di Giuseppina Vecchia per Pressenza

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