Archive for 28 agosto 2019

Meeting Minutes di ieri

agosto 28, 2019

E’ stata dimenticata la pubblicazione anche sui siti: vogliate scusare l’occorso

Meeting Minutes del 27-8-2019

“…dentro di te c’è qualcosa che non ti abbandonerà mai più”

Etty Hillesum

Nel nord est del Brasile , Gesù Cristo si chiama Zè, Maria e Severino. Ha la pelle scura e soffre la povertà

Helder Camara, Vescovo

Preghiamo perchè il Brasile accetti i fondi antincendio della foresta amazzonica del G7 e ritorni sui suoi passi

* 1999 Nella sua Recife, muore Helder Camara, il vescovo dei poveri, il profeta della solidarietà, del sorriso e della speramza.

* 1782 nasce a Napoli Basilio Puoti, letterato

“Una comunità cristiana vive nella intercessione reciproca dei suoi membri, oppure si distrugge.

 

Meeting Minutes

agosto 28, 2019

Meeting Minutes del 28 agosto

L’arroganza occidentale che fa ritenere di avere tutto da insegnare agli altri e nulla da imparare dagli altri, non è giusta.

Martin Luther King

* Sant’ Agostino di Ippona dottore della Chiesa

* 1445 nasce a Napoli  Jacopo Sannazzaro , poeta

“se la Parola di Dio è presso d me, trovo fuori dalla patria la mia via, nell’ingiustizia  il mio diritto , nell’incertezza il mio sostegno, nel lavoro la forza, nel dolore la pazienza,

Dietrich Bonhoeffer

“…e si deve cominciare da noi stessi, ogni giorno da capo ”

Etty Hillesum

Anche l’Africa brucia. Forse più dell’Amazzonia

agosto 28, 2019

27.08.2019 – Angelo Ferrari

Anche l’Africa brucia. Forse più dell’Amazzonia
(Foto di agenzia Dire)

La foresta pluviale del continente nero è il secondo polmone verde del pianeta ed è altrettanto a rischio. Il cambiamento climatico è solo parte del problema. Senza una modernizzazione dell’agricoltura la pratica del “taglia e brucia” non potrà essere fermata.

Cambiamenti climatici, questioni economiche, povertà e sopravvivenza sono le concause delle migliaia di incendi che stanno soffocando l’Africa centrale. Forse più numerosi di quelli che stanno mettendo a rischio l’Amazzonia. Qui, in Congo e Angola, stando andando a fuoco le savane, ma anche parte della foresta pluviale, il secondo polmone verde del pianeta.

La pratica dell’incendio delle savane, detta “taglia e brucia”, non è nuova per il continente africano. È diffusa nella maggior parte degli stati africani, in particolare in quelli meno sviluppati. Per contadini e pastori è un mezzo pratico, diffuso e che ha radici lontane. Per così dire, un sistema ancestrale di gestione della terra. La Costa d’Avorio ne è un esempio. Tutta la parte centrale, boschiva, è stata distrutta proprio da questa pratica per avere terre coltivabili.

I cambiamenti climatici, tuttavia, hanno reso questa pratica ancora più diffusa, proprio per il venir meno delle terre coltivabili e fertili, o utilizzabili per i pascoli. Fattore, questo, che nel Sahel ha scatenato e scatena conflitti per lo sfruttamento della poca terra che rimane.

Quando il cambiamento climatico nasconde la crisi sociale

In alcuni paesi, poi, la siccità prodotta dai cambiamenti climatici, diventa una fantastica opportunità, una comoda narrativa, una storia politically correct, per nascondere le vere crisi. Il Kenya è un esempio significativo. Nel paese è in corso una profondissima trasformazione sociale, con ricche e potenti élite urbane che colpiscono l’integrità del tessuto delle comunità locali, che vengono via via espropriate delle proprie tradizioni e pratiche pastorizie, comunità che vengono trasformate in proletariato rurale al servizio e la soldo dei potenti locali.

La siccità, proprio per questo abbandono progressivo delle tradizioni, ha trovato impreparate le comunità locali che, tuttavia, nei decenni erano riuscite ad adattarsi ai cicli siccitosi. Ma, soprattutto, queste comunità sono finite nelle mani di voraci e ricchissimi politici e “Tycoon” urbani che comprano le terre e le loro mandrie come investimento e, spesso, come mezzo di riciclaggio di denaro frutto della corruzione. Con i pastori sempre meno pastori e le comunità sempre meno comunità, il nuovo “proletariato rurale” – sempre più numeroso e povero, fatto sempre più di giovani – può essere, ed è, facilmente arruolabile per il controllo e la difesa delle mandrie.

Giovani ben armati che, allo scopo, possono costituire milizie da impiegare, non solo nella difesa delle proprietà e delle mandrie, ma come vere e proprio milizie al soldo dei politici, pronte a intervenire nei periodi elettorali. La siccità e i cambiamenti climatici amplificano queste crisi e aiutano a fornire una narrativa emergenziale fantastica.

L’arretratezza dell’agricoltura

Nell’Africa centrale, invece, le terre che bruciano sono il pardigma di un mancato sviluppo. In molti stati le terre coltivate sono una percentuale minima rispetto a quelle a disposizione. Nella Repubblica del Congo, solo per fare un esempio, solo il 4% della terra coltivabile è sfruttata per pratiche agricole. E questo è un fattore destabilizzante per i paesi africani. La sicurezza alimentare è lontana dall’essere garantita. E qui non è solo una questione di cambiamenti climatici: è, piuttosto, una questione legata allo sviluppo e alla mancanza di investimenti da parte dello stato sull’agricoltura e sull’industria di trasformazione.

L’agricoltura, per molti paesi africani, rimane legata alla sussistenza. La scarsità di mezzi e investimenti fa sì che i contadini si affidino a pratiche ancestrali, che un tempo erano sostenibili e ora rischiano di contribuire in maniera sostanziale al disastro climatico. Non è possibile, in queste aere del continente, prescindere da un armonico sviluppo agricolo e zootecnico e la sostenibilità ambientale. In queste aere, tuttavia, per i contadini rimane più economico bruciare.

I mezzi meccanici sono scarsi se non assenti.  Quando si va nei campi, in Africa – negli stati che oggi sono oggetto di allarme, Congo e Angola – la scena è sempre quella: al mattino file interminabili di uomini e donne, soprattutto donne, lasciano i villaggi per andare a zappare la terra, armati di un solo strumento: una zappetta. Le donne soprattutto. E le vedi con il loro bambino legato sulla schiena, piegate per rassodare la terra, sotto il sole cocente. Così tutto il giorno e tutti i giorni. E alla sera la migrazione riprende al contrario. La ripulitura dei campi è affidata al fuoco, la cenere li rende fertili. È così ogni anno prima che arrivi la stagione delle piogge.

La foto satellitare dell’Africa centrale che brucia è un pugno nello stomaco. Ma tra poco la stagione secca sarà terminata per fare spazio a quella delle piogge. Siamo sotto la linea dell’Equatore e le stagioni si invertono. E allora a chi non ha mezzi non rimane altro che bruciare per sopravvivere. Una contraddizione incomprensibile che può avere un’unica soluzione: sviluppo agricolo sostenibile che affranchi la stragrande maggioranza della popolazione di queste regioni del continente africano da un’agricoltura di sussistenza. Stiamo parlando dell’80 per cento della popolazione, quella che, ancora, vive sotto la soglia della povertà.

Articolo originale.

Tinderbox Earth: The significance of the Amazon and Siberian fires

agosto 28, 2019

28.08.2019 – Countercurrents

Tinderbox Earth: The significance of the Amazon and Siberian fires
(Image by LQD-Denver / CC)

By Dr Andrew Glikson

As fires rage across tens of thousands square km the Amazon forest, dubbed the Planet’s lungs, producing some 20 percent of the oxygen in the atmosphere, with some 72,843 fires in Brazil this year, where fires on such a scale are uncommon, as well as through Siberia, Alaska, Greenland,  southern Europe and elsewhere,they herald a world where increasing temperatures and droughts overwhelm original habitats, flora and fauna (Figure 1).

As the Antarctic and Greenland ice sheets progressively melt, at more than 6 times faster than during the Seventies, the tropics expand and arid deserts encroach into temperate Mediterranean-type climate zones at a rate of 56 – 111 kmper decade, the Earth’s fertile regions are progressively replaced by environments less suitable for farming.

According to reports “climate change itself is making dry seasons longer and forests more flammable. Increased temperatures are also resulting in more frequent tropical forest fires in non-drought years. And climate change may also be driving the increasing frequency and intensity of climate anomalies, such as El Niño events that affect fire season intensity across Amazonia.”

Figure 1 (A) Burning Amazon rainforest; (B) A warm smoke plume emanating from the Amazon fires; (C) The spate of Siberian wildfires from July 2019, reaching 6.4 million acres.

The pace of global warming is astounding climate scientists. Within the last 70 years or so major shifts in climate zones and an accelerating spate of extreme weather events—cyclones, floods, droughts, heat waves and fires (Figure 2)— is increasingly ravaging large tracts of Earth.

Figure 2.Extreme weather events around the world 1980-2018, including earthquakes, storms, floods, droughts.Munich Re-insurance.

However, despite  its foundation in the basic laws of physics (the black body radiation laws of Planck, Kirchhoff’ and Stefan Boltzmann), as well as empirical observations around the world by major climate research bodies (NOAA, NASA, NSIDC, IPCC, World Meteorological Organization, Hadley-Met, Tindale, Potsdam, BOM, CSIRO and others), the anthropogenic origin, scale and pace of climate change remain underestimated and the subject to extensively propagated denial and untruths. Extreme climate change remains counter intuitive to many, let alone where potential mitigation could affect vested economic interests.

Climate scientists find themselves in a quandary similar to medical doctors,committed to help the ill and facing situations where they need to communicate a grave diagnosis. How do they tell people that the current spate of cyclones, devastating islands from the Caribbean to the Philippine, or floods devastating coastal regions and river valleys from Mozambique to Kerala, Pakistan and Townsville, can only intensify in a rapidly warming world?How do scientists tell the people that children are growing into a world where survival under a mean temperatures higher than +2 degrees Celsius (above pre-industrial temperatures) may be painful, and in some parts of the world impossible, let aloneunder +4 degrees Celsius projected by the IPCC?

The Cassandra syndrome is alive and well. Throughout history messengers of bad news have been rebuked or worse, nowadays facing reluctance on the part of the mainstream media to publish the dire climate change projections. Given the daunting scenarios climate scientists are looking at, many find it difficult to talk about the issue, even among friends and family.

As atmospheric levels of CO2, methane and nitrous oxide have reached a combined level of near 500 parts per million, intersecting the melting threshold of the Greenland and west Antarctic ice sheets and heralding a fundamental shift in state of the terrestrial climate, fires consume large parts of the land.

It would appear parliaments preoccupied as they are with economics, legal issues and international conflicts, hardly regard the future of nature and civilization as a priority.

Andrew Glikson, Earth and climate scientist


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