Archive for agosto 2019

Anche l’Africa brucia. Forse più dell’Amazzonia

agosto 28, 2019

27.08.2019 – Angelo Ferrari

Anche l’Africa brucia. Forse più dell’Amazzonia
(Foto di agenzia Dire)

La foresta pluviale del continente nero è il secondo polmone verde del pianeta ed è altrettanto a rischio. Il cambiamento climatico è solo parte del problema. Senza una modernizzazione dell’agricoltura la pratica del “taglia e brucia” non potrà essere fermata.

Cambiamenti climatici, questioni economiche, povertà e sopravvivenza sono le concause delle migliaia di incendi che stanno soffocando l’Africa centrale. Forse più numerosi di quelli che stanno mettendo a rischio l’Amazzonia. Qui, in Congo e Angola, stando andando a fuoco le savane, ma anche parte della foresta pluviale, il secondo polmone verde del pianeta.

La pratica dell’incendio delle savane, detta “taglia e brucia”, non è nuova per il continente africano. È diffusa nella maggior parte degli stati africani, in particolare in quelli meno sviluppati. Per contadini e pastori è un mezzo pratico, diffuso e che ha radici lontane. Per così dire, un sistema ancestrale di gestione della terra. La Costa d’Avorio ne è un esempio. Tutta la parte centrale, boschiva, è stata distrutta proprio da questa pratica per avere terre coltivabili.

I cambiamenti climatici, tuttavia, hanno reso questa pratica ancora più diffusa, proprio per il venir meno delle terre coltivabili e fertili, o utilizzabili per i pascoli. Fattore, questo, che nel Sahel ha scatenato e scatena conflitti per lo sfruttamento della poca terra che rimane.

Quando il cambiamento climatico nasconde la crisi sociale

In alcuni paesi, poi, la siccità prodotta dai cambiamenti climatici, diventa una fantastica opportunità, una comoda narrativa, una storia politically correct, per nascondere le vere crisi. Il Kenya è un esempio significativo. Nel paese è in corso una profondissima trasformazione sociale, con ricche e potenti élite urbane che colpiscono l’integrità del tessuto delle comunità locali, che vengono via via espropriate delle proprie tradizioni e pratiche pastorizie, comunità che vengono trasformate in proletariato rurale al servizio e la soldo dei potenti locali.

La siccità, proprio per questo abbandono progressivo delle tradizioni, ha trovato impreparate le comunità locali che, tuttavia, nei decenni erano riuscite ad adattarsi ai cicli siccitosi. Ma, soprattutto, queste comunità sono finite nelle mani di voraci e ricchissimi politici e “Tycoon” urbani che comprano le terre e le loro mandrie come investimento e, spesso, come mezzo di riciclaggio di denaro frutto della corruzione. Con i pastori sempre meno pastori e le comunità sempre meno comunità, il nuovo “proletariato rurale” – sempre più numeroso e povero, fatto sempre più di giovani – può essere, ed è, facilmente arruolabile per il controllo e la difesa delle mandrie.

Giovani ben armati che, allo scopo, possono costituire milizie da impiegare, non solo nella difesa delle proprietà e delle mandrie, ma come vere e proprio milizie al soldo dei politici, pronte a intervenire nei periodi elettorali. La siccità e i cambiamenti climatici amplificano queste crisi e aiutano a fornire una narrativa emergenziale fantastica.

L’arretratezza dell’agricoltura

Nell’Africa centrale, invece, le terre che bruciano sono il pardigma di un mancato sviluppo. In molti stati le terre coltivate sono una percentuale minima rispetto a quelle a disposizione. Nella Repubblica del Congo, solo per fare un esempio, solo il 4% della terra coltivabile è sfruttata per pratiche agricole. E questo è un fattore destabilizzante per i paesi africani. La sicurezza alimentare è lontana dall’essere garantita. E qui non è solo una questione di cambiamenti climatici: è, piuttosto, una questione legata allo sviluppo e alla mancanza di investimenti da parte dello stato sull’agricoltura e sull’industria di trasformazione.

L’agricoltura, per molti paesi africani, rimane legata alla sussistenza. La scarsità di mezzi e investimenti fa sì che i contadini si affidino a pratiche ancestrali, che un tempo erano sostenibili e ora rischiano di contribuire in maniera sostanziale al disastro climatico. Non è possibile, in queste aere del continente, prescindere da un armonico sviluppo agricolo e zootecnico e la sostenibilità ambientale. In queste aere, tuttavia, per i contadini rimane più economico bruciare.

I mezzi meccanici sono scarsi se non assenti.  Quando si va nei campi, in Africa – negli stati che oggi sono oggetto di allarme, Congo e Angola – la scena è sempre quella: al mattino file interminabili di uomini e donne, soprattutto donne, lasciano i villaggi per andare a zappare la terra, armati di un solo strumento: una zappetta. Le donne soprattutto. E le vedi con il loro bambino legato sulla schiena, piegate per rassodare la terra, sotto il sole cocente. Così tutto il giorno e tutti i giorni. E alla sera la migrazione riprende al contrario. La ripulitura dei campi è affidata al fuoco, la cenere li rende fertili. È così ogni anno prima che arrivi la stagione delle piogge.

La foto satellitare dell’Africa centrale che brucia è un pugno nello stomaco. Ma tra poco la stagione secca sarà terminata per fare spazio a quella delle piogge. Siamo sotto la linea dell’Equatore e le stagioni si invertono. E allora a chi non ha mezzi non rimane altro che bruciare per sopravvivere. Una contraddizione incomprensibile che può avere un’unica soluzione: sviluppo agricolo sostenibile che affranchi la stragrande maggioranza della popolazione di queste regioni del continente africano da un’agricoltura di sussistenza. Stiamo parlando dell’80 per cento della popolazione, quella che, ancora, vive sotto la soglia della povertà.

Articolo originale.

Tinderbox Earth: The significance of the Amazon and Siberian fires

agosto 28, 2019

28.08.2019 – Countercurrents

Tinderbox Earth: The significance of the Amazon and Siberian fires
(Image by LQD-Denver / CC)

By Dr Andrew Glikson

As fires rage across tens of thousands square km the Amazon forest, dubbed the Planet’s lungs, producing some 20 percent of the oxygen in the atmosphere, with some 72,843 fires in Brazil this year, where fires on such a scale are uncommon, as well as through Siberia, Alaska, Greenland,  southern Europe and elsewhere,they herald a world where increasing temperatures and droughts overwhelm original habitats, flora and fauna (Figure 1).

As the Antarctic and Greenland ice sheets progressively melt, at more than 6 times faster than during the Seventies, the tropics expand and arid deserts encroach into temperate Mediterranean-type climate zones at a rate of 56 – 111 kmper decade, the Earth’s fertile regions are progressively replaced by environments less suitable for farming.

According to reports “climate change itself is making dry seasons longer and forests more flammable. Increased temperatures are also resulting in more frequent tropical forest fires in non-drought years. And climate change may also be driving the increasing frequency and intensity of climate anomalies, such as El Niño events that affect fire season intensity across Amazonia.”

Figure 1 (A) Burning Amazon rainforest; (B) A warm smoke plume emanating from the Amazon fires; (C) The spate of Siberian wildfires from July 2019, reaching 6.4 million acres.

The pace of global warming is astounding climate scientists. Within the last 70 years or so major shifts in climate zones and an accelerating spate of extreme weather events—cyclones, floods, droughts, heat waves and fires (Figure 2)— is increasingly ravaging large tracts of Earth.

Figure 2.Extreme weather events around the world 1980-2018, including earthquakes, storms, floods, droughts.Munich Re-insurance.

However, despite  its foundation in the basic laws of physics (the black body radiation laws of Planck, Kirchhoff’ and Stefan Boltzmann), as well as empirical observations around the world by major climate research bodies (NOAA, NASA, NSIDC, IPCC, World Meteorological Organization, Hadley-Met, Tindale, Potsdam, BOM, CSIRO and others), the anthropogenic origin, scale and pace of climate change remain underestimated and the subject to extensively propagated denial and untruths. Extreme climate change remains counter intuitive to many, let alone where potential mitigation could affect vested economic interests.

Climate scientists find themselves in a quandary similar to medical doctors,committed to help the ill and facing situations where they need to communicate a grave diagnosis. How do they tell people that the current spate of cyclones, devastating islands from the Caribbean to the Philippine, or floods devastating coastal regions and river valleys from Mozambique to Kerala, Pakistan and Townsville, can only intensify in a rapidly warming world?How do scientists tell the people that children are growing into a world where survival under a mean temperatures higher than +2 degrees Celsius (above pre-industrial temperatures) may be painful, and in some parts of the world impossible, let aloneunder +4 degrees Celsius projected by the IPCC?

The Cassandra syndrome is alive and well. Throughout history messengers of bad news have been rebuked or worse, nowadays facing reluctance on the part of the mainstream media to publish the dire climate change projections. Given the daunting scenarios climate scientists are looking at, many find it difficult to talk about the issue, even among friends and family.

As atmospheric levels of CO2, methane and nitrous oxide have reached a combined level of near 500 parts per million, intersecting the melting threshold of the Greenland and west Antarctic ice sheets and heralding a fundamental shift in state of the terrestrial climate, fires consume large parts of the land.

It would appear parliaments preoccupied as they are with economics, legal issues and international conflicts, hardly regard the future of nature and civilization as a priority.

Andrew Glikson, Earth and climate scientist

Kashmir e Jammu: tre settimane di punizione collettiva

agosto 27, 2019

26.08.2019 – Amnesty International

Kashmir e Jammu: tre settimane di punizione collettiva
(Foto di Amnesty International)

Da oltre tre settimane all’intera popolazione del Jammu e Kashmir vengono negati i diritti alle libertà di movimento, di opinione e di espressione. Il Consiglio Onu dei diritti umani ha parlato di “una forma di punizione collettiva, incompatibile coi principi fondamentali di necessità e proporzionalità”.

Il blocco delle comunicazioni, l’arresto dei leader politici e le limitazioni imposte alla stampa, con le uniche informazioni che filtrano all’esterno controllate dalle autorità indiane, rendono estremamente difficile verificare cosa stia accadendo nella regione.

I portali d’informazione sono aggiornati al 5 agosto, giorno della revoca unilaterale da parte del governo centrale dell’articolo 370 della Costituzione indiana, che garantiva al Jammu e Kashmir uno statuto speciale all’interno della federazione. I quotidiani locali escono privi di qualsiasi commento o editoriale.

Molti leader politici locali sono stati arrestati: tra questi gli ex primi ministri Farooq Abdullah, Omar Abdullah e Mehbooba Mufti e gli esponenti politici Shah Faesal e Ravinder Sharma.

Non è noto quante persone in tutto siano state arrestate, dove siano detenute e se possano avere contatti con avvocati e familiari.

Tra il 5 e il 21 agosto, secondo l’agenzia Reuters, 152 persone sono state ricoverate per ferite da pallini da caccia e da esposizione a gas lacrimogeni. A causa del perdurante blocco delle comunicazioni, il numero dei feriti e delle eventuali vittime nel corso delle manifestazioni è impossibile da accertare.

Why the G7 can only deliver more of the same (only worse). But there is hope

agosto 27, 2019

26.08.2019 – London UK – Silvia Swinden

This post is also available in: French

Why the G7 can only deliver more of the same (only worse). But there is hope
Representation of consciousness from the seventeenth century by Robert Fludd, an English Paracelsian physician (Image by Robert Fludd, Public domain, Wikipedia)

It is that time of the year and the leaders of 7 industrialised countries get together to address the world situation. What an opportunity to deal with inequality, the climate crisis, the trade wars, gender discrimination, racism, the refugees crisis, regulate multinationals, tax havens and banks, stop unbridled speculation, promote access to healthcare, education, housing, services. (Sigh)

But none of that will happen, the meeting is all about reinforcing the system that accumulates more and more wealth for those at the top. There will be benign declarations and promises about the most pressing problems but nothing will change.

In front of such cruelty it is important to try to understand what stops some people from accessing their capacity for solidarity and compassion. We can call them psychopaths, not as a diagnosis but as an insult, but that won’t help us understand, or ultimately change the present state of affairs.

We live in the times of “the Myth of Money” in which most of the population has been thoroughly conditioned to believe that money can be the only reward for work, the only measure of a person’s worth, the only indicator of how the country is doing, the only thing that can build up self-esteem and make us strong to compete with others for more money.

And the more entrenched this belief system has become in a person, the more ruthlessly they will apply themselves to maintaining it. It is a form of being in a kind of hypnotic fascination, sleepwalking through life apparently awake but taken over by this massive illusion masquerading as opinion, philosophy, commitment, plan of action and meaning in life.


Money talks and it speaks English

With an accent from Wall Street

Empty of meaning giant tyrant

god-like puppet with clay feet.


Not only those at the top suffer this illusion. The problem is precisely that the majority of the population carry the same Myth and so they are likely to elect people who promise them wealth, shooting themselves in the foot for not realising they are lying. We have seen time and again the most draconian austerity governments being put into power by the poorest of the population. We would call them the populist right but without the Myth of Money people would be able to look elsewhere.

Awakenings

Not everyone gets hypnotised and this is the great thing about humans, no matter how monolithic and pervasive a belief system there are always people who find themselves wondering about the alternatives. Because Intentionality builds an understanding of the world out of many bits of information, many experiences. And these dissidents from the mainstream (often considered crackpots or misfits, certainly people who don’t fit in) become the kernel of new alternative proposals, as we see today in those who reject both neoliberalism and the growing fascism, promoting instead compassion and solidarity not only in interpersonal relationships but as a system in itself.

How such system could look like? Instead of money being the only reward for work, a Universal Basic Income could deal with all the needs of the population so that they can choose what to do freely and with gusto. Instead of the only measure of a person’s worth, people would be appreciated for their creativity, joint work, contribution to common projects, research into the great unknowns of human existence for which there is not time now, busy as we are with paying the mortgage. Instead of the only indicator of how the country is doing, there are already those who are proposing to replace the GDP with  a measure of the well being of the population. Instead of the only thing that can build up self-esteem it is well known that this is strongest when people feel well integrated and cared for by their community and when communication highlights the virtues of individuals rather than being mostly critical. Also, in a world where competition is replaced by cooperation there is no need to prove who can make more money. And bring on the machines to do the mindless heavy work! 

But extricating oneself from such a strong and almost universal belief in Money might not be so easy for everyone. As George Monbiot says in his TED talk, the story, the narrative (the Myth) has to be replaced by a new one. So, what can we believe in that will be the launchpad for a new state of affaires that respond to the real needs of humanity? 

This is the time Revolution of Consciousness, when people are learning to discover the amazing hidden treasures that dwell in the profound spaces of their own minds. Through various forms of meditation, through different practices, through the awareness that treating others as we would like to be treated gives us inner unity and a sense of growth, through creating new ways to build up Commons, through participating in the great inspiration of young social movements, through rejecting mechanical responses and choosing intentional ones that open the future, the new story, the new narrative is coming alive. It is the great awakening of the human being, conscious of their experiences and the effects of those experiences on their whole being. 

A new humanism is being born out of the power of simultaneous transformation of individuals and society, at the core of the methodology of Active Nonviolence. 

It is easy to get distracted by the antics of the “psychopathic” politicians, after all they create huge smokescreens with bizarre declarations and actions that keep the corporate media well fed with unsettling “news”, lest people manage a glimpse of what is really going on.

But those who enthusiastically and joyfully accept the undertaking of awakening themselves in the company of others doing the same will no longer be diverted from the path towards a new and humanised world.

Meeting Minutes

agosto 26, 2019

Meeting Minutes del 26 agosto 2019: buona settimana a noi italiani

Non c’è problema più importante di quello del tempo, perchè al tempo è collegato il vivere, il morire e la eventuale saggezza dell’uomo

Raimon Panikkar

* L’assemblea nazionale della Rivoluzione in Francia proclama la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo

* 2010 A Tavertet , in Spagna, muore Raimon Panikkar, l’uomo del dialogo fra gli esseri umani e le loro culture

* 1914 nasce a Bruxelles Julio Cortazar, poeta e narratore argentino

” L’amore , essenziale nel Vangelo  diversamente da ogni filosofia, non è un metodo  di rapporto con le persone, ma un evento propulsivo e lo spingersi in un avvenimento, ossia nella comunità di Dio, perfetta in Gesù Cristo, col mondo.”

Dietrich Bonhoeffer

” Il mio cuore è come un’armonica, si contrae e si stende, e chi la suona è la vita ”

Etty Hillesum

Verso l’Artico la Lomonosov, centrale nucleare galleggiante

agosto 26, 2019

Russia. Greenpeace: «è un Titanic atomico». l’agenzia nucleare di Mosca; «è sicura». La prima nave atomica fu creata dagli Usa e inviata nel 1968 a Panama senza acqua e idroelettrico

Yurii ColomboIl ManifestoMOSCA

EDIZIONE DEL25.08.2019

PUBBLICATO24.8.2019, 23:59

È con orgoglio che Rosatom, l’Agenzia nucleare russa, ha annunciato venerdì di aver varato la prima centrale nucleare galleggiate che lasciato il porto di Murmonsk, viaggerà ora per 5mila chilometri attraversando l’Artico, per raggiungere la remota regione della Chkotka, a solo 100 chilometri dall’Alaska. Qui fornirà energia alla regione sostituendo una centrale nucleare e una a carbone ormai desuete.

L’Accademico Lomonosov, così è stata chiamata la nave nucleare, pesa 21mila tonnellate e ha 2 unità da 35 megawatt ciascuna, un equipaggio di 69 persone e si muove a una velocità di 3,5-4,5 nodi. Secondo Rosatom il reattore mobile è l’alternativa più semplice a un convenzionale reattore onshore. I vantaggi dei reattori flottanti sarebbero quelli delle dimensioni compatte e del design modulare che riduce i costi di produzione e distribuzione. Inoltre possono offrire anche l’opportunità di fornire elettricità in zone remote, poco sviluppate o colpiti da catastrofi.

Quella russa in realtà non è un’idea nuova. La prima centrale nucleare marina fu creata dal Corpo degli ingegneri dell’esercito americano. Nel 1968, fu inviata nel del Canale di Panama in un momento in cui, a causa della siccità, la capacità delle centrali idroelettriche della zona si erano ridotte drasticamente. Ma i costi esorbitanti e proteste della popolazione misero fine all’esperimento come anche quello del tutto simile della Westinghouse Electric Co. al largo delle coste del New Jersey.

Sono i problemi con cui si scontrerà anche Rosatom. Malgrado il lavoro dei tecnici per ridurre i costi, la Lomonosov è costata 480 milioni di dollari ed è difficile prevedere una produzione in serie, anche se a Mosca si coltivano speranze di poter vendere questo tipo di centrali all’estero. Lomanosov in realtà rischia di restare un “progetto pilota”, uno dei tanti spot putiniani sulle potenzialità russe in settori high-tech senza reale possibilità di commercializzazione.

Poi naturalmente ci sono i problemi ecologici e della sicurezza, in cui la Russia anche con il recente incidente nucleare non lontano da Archangelsk ha dimostrato di avere molti deficit anche se il delegato della presidenza che ha seguito i lavori di costruzione ha garantito «che gli esperti non hanno riscontrato difetti nel sistema di costruzione».

Le associazioni ambientaliste hanno invece già bollato la nuova centrale nucleare «Cernobyl on ice» e «Nuclear Titanic». Rashid Alimov, responsabile del settore energetico di Greenpeace Russia, ha affermato che i gruppi ambientalisti hanno criticato l’idea di un reattore galleggiante sin dagli anni ’90. «Qualsiasi centrale nucleare genera scorie radioattive e può avere un incidente ma l’accademico Lomonosov è vulnerabile anche alle tempeste» ha avverito Alimov.

Non è difficile immaginare la tragedia che potrebbe verificarsi se un reattore nucleare si trovasse nella zona di uno tsunami o finissero nelle mani di pirati o di terroristi.

Inoltre secondo Greepeace, il reattore essendo trainato da altre navi, il che aumenta la probabilità di una collisione durante una tempesta. Mentre Rosatom ha in programma di immagazzinare carburante esaurito a bordo, Alimov ha affermato che «qualsiasi incidente che faccia disperdere il carburante in mare può avere un grave impatto sul fragile ambiente dell’Artico». Nel 2017 Greenpeace aveva inscenato una protesta nel cantiere navale di San Pietroburgo dove era in costruzione il Lomonosov e dove dovevano svolgersi i test. Così, per evitare sguardi di «occhi indiscreti», Rosatom aveva deciso di trasferire il completamento dei lavori a Murmonsk.

Our Vanishing World: Glaciers

agosto 26, 2019

26.08.2019 – Robert Burrowes

Our Vanishing World: Glaciers

Something is causing the worlds glaciers and mountain ice fields to melt. And, despite your first thought, it is not the ongoing climate catastrophe.

It does not matter where on Earth the glaciers and mountain ice fields are located, they are all melting. Moreover, the projected timeframe for some of them to disappear altogether is ‘imminently’; that is, within years. And for the rest: a few decades (although that projection is being routinely revised downwards, depending on the glacier).

Why? Because the most recent research suggests that beneath the ocean surface glaciers may be melting ten to 100 times faster than previously believed. This is because, until now, scientists had a limited understanding of what happens underwater at the point where glaciers meet the sea. By using a combination of radar, sonar and time-lapse photography, a team of researchers has now provided the first detailed measurements of the underwater changes over time. Their findings suggest that the theories currently used to gauge glacier change are underestimating glacier ice loss. ‘The overall trend of glacier retreat around the world is due to both warming air and warming oceans’, observed Professor David Sutherland, an oceanographer at the University of Oregon and lead author of the new study. Glaciers are getting ‘eaten away on both ends’.

According to Professor Rebecca Jackson, an oceanographer at Rutgers University and co-author of the study: ‘The theory we’ve been relying on for these melt rates is wrong. We should be able to predict melt rates based on ocean conditions… [but] they’re not at all related in the way we expected.’ Beyond air and water temperatures, ‘ocean salinity, currents and the glacier’s shape can all play a role in influencing tidewater glacier melt’. See ‘Direct observations of submarine melt and subsurface geometry at a tidewater glacier’ and ‘Oceans Are Melting Glaciers from Below Much Faster than Predicted, Study Finds’. These findings of rapid glacier melt confirm earlier research, touched on below, although the variables melting high mountain glaciers are different to those melting ones that terminate at sea level.

So how many glaciers are there and what is their status?

According to the Randolph Glacier Inventory (RGI), the most reliable estimate of the number of glaciers in the world is 198,000. These glaciers cover 726,000 square kilometres, that is, 0.5% of the Earth’s land surface. See the Randolph Glacier Inventory and ‘Mapping the World’s Glaciers’.

The Global Land Ice Measurements from Space (GLIMS) project is designed to monitor the world’s glaciers primarily using data from optical satellite instruments. Glacier inventories are a specific technique for mapping glacier attributes, such as area, length, slope, aspect, terminal environment (calving into the sea or a lake, or terminating on dry land), elevation, and glacier classification. See ‘Mapping the World’s Glaciers’. There are many types of glacier. For an extensive (and stunning) selection of photos of glaciers, illustrating many aspects of these majestic ice formations, see the ‘Glaciers online Photoglossary’.

So, from north to south, what is the status of the world’s glaciers?

Glaciers in the North

As you would expect, the vast ice masses in the Arctic – which consists of the Arctic Ocean, adjacent seas, and parts of Alaska (United States), Finland, Greenland (Denmark), Iceland, Northern Canada, Norway, Russia and Sweden – include many glaciers.

While there are no glaciers in the Arctic Ocean itself (because it has no landmass), the glaciers in places like Greenland, North America, Russia and western Europe are melting rapidly.

A recent study, for example, confirmed the rapid melting of Greenland’s glaciers: ‘The recent deglaciation of Greenland is a response to both oceanic and atmospheric forcings. From 2000 to 2010, ice loss was concentrated in the southeast and northwest margins of the ice sheet, in large part due to the increasing discharge of marine-terminating outlet glaciers, emphasizing the importance of oceanic forcing.’ See ‘Accelerating changes in ice mass within Greenland, and the ice sheet’s sensitivity to atmospheric forcing’ and ‘The Greenland Ice Sheet Is Melting at Astonishing Rate’.

But Greenland is not the only place in the far north where glaciers are melting rapidly. For a snapshot of glacier melt in other regions, see ‘Melting glaciers threaten to inundate Russia’s Far North and Siberia’‘Glaciers in the Canadian High Arctic are melting at an unprecedented rate’‘Graphic: Dramatic glacier melt [in Alaska]’‘Sweden’s Highest Peak, a Melting Glacier, Is No Longer the Nation’s Tallest’ and ‘The Devdoraki Glacier in the Georgian Caucasus Keeps Collapsing’.

Glaciers in the Himalaya

Substantial glacial melt in the Himalaya has been evident for a long time. By 2011, glacier melt in the Nepalese Himalaya, for example, had already created a ‘spattering’ of 1,600 high altitude glacier lakes that threatened communities living ‘downstream’. For example, if the Imja glacier lake ‘breaks through its walls of glacial debris, known as moraine, it could release a deluge of water, mud and rock up to 60 miles away. This would swamp homes and fields with a layer of rubble up to 15m thick, leading to the loss of the land for a generation. But the question is when, rather than if.’ See ‘Watching a glacier die at Imja Lake’ and ‘Glacier lakes: Growing danger zones in the Himalayas’.

A 2013 study by a University of Milan team led by a Nepali scientist found that ‘some glaciers on or around Mount Everest had shrunk by 13% in the last 50 years with the snow line 180 metres higher than it was 50 years ago. The glaciers are disappearing faster every year’, the report noted, ‘with some smaller glaciers now only half the size they were in the 1960s’. See ‘Glacier response to climate trend and climate variability in Mt. Everest region (Nepal)’ and ‘Most glaciers in Mount Everest area will disappear with climate change – study’.

And a study done in 2015 concluded that the estimated 5,500 glaciers in the Hindu Kush-Himalayan (HKH) region will likely experience ‘continued and possibly accelerated mass loss from glaciers… given the projected increase in temperatures,’ according to Joseph Shea, a glacier hydrologist at the International Centre for Integrated Mountain Development in Nepal, and leader of the study published in The Cryosphere, the journal of the European Geosciences Union (EGU). See ‘Most glaciers in Mount Everest area will disappear with climate change – study’.

But the latest word comes from the comprehensive and authoritative 2019 report The Hindu Kush Himalaya Assessment: Mountains, Climate Change, Sustainability and People, requested by the eight nations – Afghanistan, Pakistan, China, India, Nepal, Bhutan, Bangladesh and Myanmar – the mountains span, and involving more than 200 scientists working on the report over five years (with another 125 experts peer reviewing their work). The scientists examined the hyper-complex 3,500 kilometres-long Hindu Kush Himalayan system where glaciers feed the Ganges, the Indus, the Yellow River, the Mekong and the Irrawaddy, among ten major river systems. Directly and indirectly, these glaciers supply1.65 billion people with clean air, food, energy and work. See ‘Himalayan glaciers on the eve of destruction’.

Summarizing the report, Pepe Escobar explains: ‘The path towards environmental disaster is eerily straightforward. Melting glaciers flow into rivers and lakes. Bursting lakes inevitably translate into more floods. And that means extra glacier runoff into major rivers, more flooding and inevitable destruction of crops.’ See ‘Himalayan glaciers on the eve of destruction’.

The conclusion to be drawn from this report is simple: ‘Even radical climate change action won’t save glaciers, endangering 2 billion people.’ See ‘A third of Himalayan ice cap doomed, finds report’.

Glaciers at the Equator

At the Equator, glaciers are under siege. Glaciers at the Equator? you might ask.

Yes indeed. Mt. Kilimanjaro, which has three distinct volcanic cones – Kibo at 5,895 metres (19,340 ft), Mawenzi at 5,149 metres (16,893 ft) and Shira at 4,005 metres (13,140 ft) of which the latter two are extinct with Kibo dormant – is the highest mountain in Africa and the highest free-standing mountain in the world. It rises out of the Great Plains of East Africa almost on the Equator. At over 19,000 feet, this mountain was once covered in glaciers, proving an awe-inspiring sight to those who saw it.

However, glacial melt on Kilimanjaro is accelerating and a 2013 report noted that Kilimanjaro’s shrinking northern glaciers, thought to be 10,000 years old, could disappear by 2030. The entire northern ice field, which holds most of Kilimanjaro’s remaining glacial ice, lost more than 4 million cubic meters of ice between 2000 and 2013, representing a volume loss of approximately 29 percent during that period with a loss in total surface area of 32 percent. In 2012, the ice field split in two, revealing ancient lava that may not have seen the sun for millennia. See ‘Kilimanjaro’s Shrinking Glaciers Could Vanish by 2030’. The southside glaciers should last a little longer.

The latest report, based largely on an analysis of NASA Earth Observatory satellite data in 2019, conducted by scientists at the University of Massachusetts, simply confirms earlier documented if irregular trends: ‘The long rains (Masika) of 2019 are concluding with virtually no snow accumulation on Kilimanjaro glaciers.’

More ominously, ‘Absent a major event bringing sufficient snow (e.g. 30-50 cm) to reduce solar radiation penetration, the forthcoming extended dry season will probably begin with a snow-free crater. As a result, ablation of both horizontal and vertical glacier surfaces is likely to be dramatic in the months ahead.’ See ‘Kilimanjaro Climate & Glaciers’.

If you would like to see some spectacular photos of remaining glaciers and remnant glaciers on Mt Kilimanjaro as they were in 2016, you can see them in Ian van Coller’s limited edition art book ‘Kilimanjaro: The Last Glacier’ or see them in a ‘flip through’ video.

Glaciers in Southern Latitudes

Like glaciers elsewhere, those in southern latitudes are melting rapidly. Recent research confirms the rapid demise of glaciers in the icefields of Patagonia, located in the high Andes atop Chile and Argentina, where glacial retreat is occurring ‘at a non-glacial pace’. The North Patagonian Icefield feeds ice to 30 significant outlet glaciers, of which the San Rafael Glacier is ‘the fastest-moving glacier in Patagonia’  and ‘one of the most actively calving glaciers in the world’.

The South Patagonian Icefield, more than triple the size of its northern counterpart, includes the Jorge Montt Glacier which terminates in an ‘iceberg-choked fjord’ as a result of the glacier’s rapid disintegration and retreat. The Upsala Glacier has been retreating ever since documentation began in 1810. For photos and a video, see ‘Melting Beauty: The Icefields of Patagonia’.

One extensive study revealed that 90.2% of Patagonian glaciers shrank between 1870 and 2011 with all regions suffering extensive glacier loss. Notably, however, annual rates of shrinkage across the Patagonian Andes ‘increased in each time segment analysed (1870-1986, 1986-2001, 2001-2011), with annual rates of shrinkage twice as rapid from 2001-2011 as from 1870-1986’. See ‘Shrinking Patagonian Glaciers’.

Elsewhere in the southern hemisphere, glaciers in New Zealand, including the famous Fox, Franz Josef and Tasman glaciers, are also in retreat. See ‘New Zealand’s glaciers are shrinking’.

Glaciers in Antarctica

As with the Antarctic itself, glaciers are melting at an accelerating rate generating a near-endless sequence of dramatic news headlines, as one glacier after another attracts attention due to the extraordinary nature of the changes, with the latest research showing affected areas losing ice five times faster than in the 1990s, with more than 100m of thickness gone in some places. See ‘“Extraordinary thinning” of ice sheets revealed deep inside Antarctica’.

One recent analysis of satellite data has found ‘extreme’ changes are underway at eight of Antarctica’s major glaciers as ‘unusually warm ocean water slips in under their ice shelves’. The warmer water is ‘eating away at the glaciers’ icy grasp on the seafloor. As a result, the grounding line – where the ice last touches bedrock – has been receding by as much as 600 feet per year’. See ‘Net retreat of Antarctic glacier grounding lines’ and ‘“Extreme” Changes Underway in Some of Antarctica’s Biggest Glaciers’.

For example, Pine Island Glacier is an immense glacier on the West Antarctic Ice Sheet. It is one of the least stable of glaciers – quickly retreating and losing massive amounts of ice – accounting for about 20 percent of the ice sheet’s total ice flow to the ocean. Every year Pine Island Glacier loses 45 billion tons (40.8 billion metric tons) of ice. See ‘Photo Gallery: Antarctica’s Pine Island Glacier Cracks’.

Since 2001, Pine Island Glacier has calved six huge icebergs but, ominously, the rate of calving is increasing. Following major calvings in January 2001, November 2007, December 2011 and August 2015, in September 2017 it calved an iceberg 4.5 times the size of Manhattan and, just one year later, was poised for another – and even larger – calving as a 30 kilometre rift appeared in its centre ‘where the ice shelf touches warmer ocean waters that are melting it from underneath’. See ‘Huge Iceberg Poised to Break Off Antarctica’s Pine Island Glacier’.

Meanwhile, the Thwaites Glacier, also in West Antarctica, is disintegrating. According to a recent NASA-led study ‘A gigantic cavity – two-thirds the area of Manhattan and almost 1,000 feet (300 meters) tall – growing at the bottom of Thwaites Glacier in West Antarctica is one of several disturbing discoveries.’ See ‘Huge Cavity in Antarctic Glacier Signals Rapid Decay’.

While the ongoing destruction of Antarctic glaciers already guarantees sea level rise of considerable magnitude, even if emissions of carbon dioxide, methane and nitrous oxide were halted today, there will be other climate feedback effects. Oceanographers have detected a trend of decreasing salinity in Antarctic waters fed by ice sheet melt: This affects the density of the deep, very cold waters that drive key ocean currents that affect climate at the surface. Moreover, increasing freshwater at the edge of the ice sheet ‘could also disrupt the timing of biological cycles… starting with phytoplankton – the critical base of the Antarctic food web’. See ‘“Extreme” Changes Underway in Some of Antarctica’s Biggest Glaciers’.

Can We Save the Glaciers?

A joint research project conducted by scientists at the Universities of Bremen and Innsbruck concluded that ‘contemporary glacier mass is in disequilibrium with the current climate, and 36 ± 8% mass loss is already committed in response to past greenhouse gas emissions. Consequently, mitigating future emissions will have only very limited influence on glacier mass change in the twenty-first century. No significant differences between 1.5 and 2 K warming scenarios are detectable in the sea-level contribution of glaciers accumulated within the twenty-first century.’

In other words: ‘more than a third of the glacier ice that still exists today in mountain glaciers can no longer be saved, even with the most ambitious measures’. Calculated on the basis of a new, average car, one kilogram of glacier ice is lost every five hundred meters traveled by that single car. See ‘Limited influence of climate change mitigation on short-term glacier mass loss’ and ‘Glacier mass loss passes the point of no return, researchers report’.

So can we save what will be left of the remaining glaciers? Obviously, not without a monumental effort. But before inviting your involvement in an effort to do this, let me explain a point I made in the opening paragraph: it is not the ongoing climate catastrophe that is destroying Earth’s glaciers. It is human behaviour. The climate catastrophe, including the melting of the glaciers, is being generated by our behaviour.

And we have control of that behaviour. Or, more accurately, we can each control our own behaviour. And that means you have some choices to make that will make a huge difference, for good or bad, depending on what you decide.

If you wish to fight powerfully to save the remaining glaciers, consider joining those participating in ‘The Flame Tree Project to Save Life on Earth’ which outlines a simple program to systematically reduce your consumption and increase your self-reliance over a period of years.

Given the fear-driven violence in our world which also generates the addiction of most people in industrialized countries to the over-consumption that is destroying Earth’s biosphere – see ‘Love Denied: The Psychology of Materialism, Violence and War’ – then consider addressing this directly starting with yourself – see ‘Putting Feelings First’ – and by reviewing your relationship with children. See ‘My Promise to Children’ and ‘Nisteling: The Art of Deep Listening’. For fuller explanations, see ‘Why Violence?’ and ‘Fearless Psychology and Fearful Psychology: Principles and Practice’.

If you wish to campaign strategically to defend the glaciers then consider joining those working to halt the climate catastrophe and end military activities of all kinds, including war, as well. See Nonviolent Campaign Strategy which includes a comprehensive list of the strategic goals necessary to achieve these outcomes in ‘Strategic Aims’.

In those cases where corrupt or even electorally unresponsive governments are leading the destruction of the biosphere – by supporting, sponsoring and/or engaging in environmentally destructive practices – it might be necessary to remove these governments as part of the effort. See Nonviolent Defense/Liberation Strategy.

You might also consider joining the global network of people resisting violence in all contexts, including against the biosphere, by signing the online pledge of ‘The People’s Charter to Create a Nonviolent World’.

Or, if none of the above options appeal or they seem too complicated, consider committing to:

The Earth Pledge

 Out of love for the Earth and all of its creatures, and my respect for their needs, from this day onwards I pledge that:

  1. I will listen deeply to children (see explanation above)
  2. I will not travel by plane
  3. I will not travel by car
  4. I will not eat meat and fish
  5. I will only eat organically/biodynamically grown food
  6. I will minimize the amount of fresh water I use, including by minimizing my ownership and use of electronic devices
  7. I will not buy rainforest timber
  8. I will not buy or use single-use plastic, such as bags, bottles, containers, cups and straws
  9. I will not use banks, superannuation (pension) funds or insurance companies that provide any service to corporations involved in fossil fuels, nuclear power and/or weapons
  10. I will not accept employment from, or invest in, any organization that supports or participates in the exploitation of fellow human beings or profits from killing and/or destruction of the biosphere
  11. I will not get news from the corporate media (mainstream newspapers, television, radio, Google, Facebook, Twitter…)
  12. I will make the effort to learn a skill, such as food gardening or sewing, that makes me more self-reliant
  13. I will gently encourage my family and friends to consider signing this pledge.

Do all these options sound unpalatable? Prefer something requiring less commitment? You can, if you like, do as most sources suggest: nothing (or its many tokenistic equivalents). I admit that the options I offer are for those powerful enough to comprehend and act on the truth. Why? Because there is so little time left and I have no interest in deceiving people or treating them as unintelligent and powerless. See ‘Human Extinction by 2026? A Last Ditch Strategy to Fight for Human Survival’.

So, in a nutshell: Are you willing to fight to save the glaciers (and preserve the biosphere)? Then remember this: The only way to fight is for you to reduce your consumption and to help persuade others, one way or another, to do so as well. Nothing else can work.

 

Un dialogo fermo al 1991

agosto 25, 2019

E’ dal 1991 che il movimento protestante in Italia non si apre al confronto coi quaccheri. Lo ha fatto il cattolico Peyretti e pochi altri non evangelici.
Riportiamo questa intervista di Confronti:

I Quaccheri e la libertà dello Spirito

Intervista a Davide Melodia, che era coordinatore nazionale degli « amici dei Quaccheri » nel nostro paese fino al 1994. Una intensa esperienza spirituale segnata da grande attenzione ecumenica, da grande libertà nelle espressioni liturgiche, dal massimo rigore nel praticare il sacerdozio universale.

La prima domanda è proprio la più ovvia e personale. Melodia, perché l’ha fatto? Perché quacchero? Perché questa scelta sicuramente inattesa specialmente nel contesto religioso italiano?

Ad un certo momento della mia avventura spirituale, diretta nel cristianesimo – come pastore e predicatore nelle chiese protestanti – e indiretta mediante lo studio di varie religioni, ho incontrato il quaccherismo che già mi affascinava per la sua coerenza secolare nel pacifismo. In esso ho trovato risposta ad una esigenza molteplice di evoluzione, di essenzialità, di ecumenicità, di esperienza profonda e diretta di Dio, di etica, di equilibrio tra essere e fare, di espressione. Nell’entrare nella famiglia dei quaccheri dal culto non programmato, cioè senza liturgia né pastori, ho promesso che non getterò il dono della predicazione, se mi verrà chiesto di usarlo. Mi è stato risposto di fare come mi sento, purché sotto la guida di Dio.

Veniamo al quaccherismo. Anche la denominazione è piuttosto enigmatica e, specialmente nella facile storpiatura in « quacquero », con strane e ridicole assonanze. Cosa significa « quacchero »?

Il nome, che italianizzato in « quacchero » suona curioso e misterioso, è quaker in inglese, e vuol dire « tremante », dal verbo to quake. Origina, secondo il fondatore del movimento, George Fox, da una risposta ironica di un giudice inglese, certo Bennett, che il Fox aveva ammonito con la frase: « Trema di fronte alla Parola di Dio! » È un fatto, comunque, che nei primi decenni, durante le riunioni in silenzio del proprio culto, i quaccheri più compresi dalla tensione spirituale provassero delle vibrazioni e facessero dei brevi interventi tremando.. Ma questo aspetto è andato via via scomparendo col tempo.

Il nome, che da tempo è definitivamente affermato, dopo essere stato Amici nella Verità, Figli di Luce, è per il movimento: « Società religiosa degli Amici ». I simpatizzanti sono Amici degli Amici, o Amici dei Quaccheri, e possono serbare tutto il proprio bagaglio religioso.

Al di là del nome: il quaccherismo nei suoi princìpi fondamentali, nei tratti essenziali delle sue convinzioni e dei suoi comportamenti.

I quaccheri hanno dei principi fondamentali, ma non una dottrina, un credo, o dogma di alcun genere. È buona cosa conoscere il pensiero di George Fox, di William Penn o di R. Barclay, ed è utile fare tesoro di Quesiti e Consigli, una raccolta di massime, e della più vasta raccolta di pensiero quacchero Fede e Pratica Cristiana, ma pur essendo dei testi, non sono sacri e non sono una autorità sul piano teologico. Ciò che conta, è cercare di conoscere la volontà di Dio, e metterla in pratica.

Il silenzio, per i quaccheri, è una via maestra per conoscere tale volontà divina, in un raccoglimento senza liturgia, senza sacramenti (la vita intera è un sacramento), senza pastori, in cui nulla possa distrarre il credente dalla ricerca della luce interiore.

Naturalmente, il silenzio del culto – che non è assenza di parole, ma ascolto della Parola di Dio che è incisa nel cuore dell’uomo, e può comunque farsi sentire senza mezzi e persone intermediarie – non è un valore in sé, ma uno strumento di valore. La luce interiore (di Cristo) non è un fenomeno luminoso che si cerca di provocare, ma una condizione che si può trovare e ritrovare, nel raccoglimento dei presenti disposti in cerchio. E il silenzio può essere reso più ricco da qualche breve intervento spontaneo di chi, fra i presenti, sente l’urgenza di esprimersi brevemente su una cosa che prova in quel momento, con una breve preghiera, una citazione biblica. Può accadere che un intervento, considerato comunque un servizio (ministero), possa ispirarne altri.

Bernard Picard, Riunione di Quaccheri a Londra: parla una donna (circa 1723) – Immagine tratta dal sito http://www.virtualmuseum.ca/ (©The Provincial Museum of Alberta)

Dopo un’ora circa la riunione si chiude con una stretta di mano circolare, ed anche se non ha dato frutti straordinari è considerata una cosa altamente preziosa, perché ha messo in comunione dei fratelli. Il principio base però, il punto fermo da cui è partito il pensiero quacchero, e che ne costituisce a tutt’oggi l’essenza, è la certezza che esiste « una parte di Dio in ogni creatura ». Fox diceva: « That of God in every one ». Alcuni potranno speculare teologicamente o filosoficamente, sul perché e il come quel tanto di Dio sia nell’uomo, se è l’anima, lo spirito o cos’altro; il quacchero non lo discute, vi aderisce con semplicità, non lo impone a nessuno, lo vive e lo dimostra. Come? Rispettando nel prossimo, amico, protestante, cattolico, ebreo, musulmano, indù, buddista o ateo, la creatura di Dio, portatrice di una somma di eterno.

Quindi: il nemico non esiste. L’altro è come me, anche se non lo sa. Di qui il pacifismo, la nonviolenza, l’obiezione di coscienza, la parità assoluta tra uomo e donna, la fratellanza universale e cosi via.
Di qui la ricerca di « quel tanto di Dio » che è in noi, per cominciare, altrimenti non si riesce ad amare il prossimo.
Di qui il culto del silenzio, per trovare un rapporto diretto con lo Spirito dal quale si può essere guidati nelle scelte della vita.
Di qui una vita di servizio continuo, di impegno socio-religioso che ha pochi eguali, perché il quacchero non si blocca sul divario tra fede e azione: credere e operare è un tutto unico. Se credi, operi, se ascolti Dio, operi nella giusta direzione. Invece di dedicare parte del suo tempo o degli Amici alla costruzione di templi, di parati, di apparati, alla gestione di cerimonie complesse, di culti elaborati, alla ritualità di sacramenti, la Società degli Amici dedica tutto il tempo e il denaro e le persone ad attività quali: la pace, la riconciliazione degli uomini, la presenza nei luoghi di conflitto per soccorrere i più deboli, la soluzione di problemi carcerari, sanitari, la scuola, l’alfabetizzazione, l’informazione. Le attività, le sigle che ne derivano, sono moltissime, in ogni parte del mondo, e si svolgono con discrezione e umiltà.

Quaccheri in Gran Bretagna, negli Stati Uniti… Quaccheri anche in Italia? Se sì, con quale consistenza, spazi, visibilità?

In Italia, il Quaccherismo non ha mai avuto una forte risposta positiva. Forse la totale assenza di riti, la mancanza di propaganda con fini di conversione, e perfino il silenzio – che ha certamente un suo fascino religioso e poetico in generale, posto al centro della cultualità, senza una guida sicura e riconosciuta cui appoggiarsi – non contribuiscono alla sua conoscenza e diffusione. Ma la gente matura, oggi, vuole sapere e affrontare i problemi, anche religiosi, anche se tabù, personalmente, senza deleghe. Non è escluso che il Quaccherismo venga conosciuto ora in Italia, perché ha qualcosa da dire, e molto da fare, in un mondo di parole vane.

Ultima domanda: qual è la collocazione del quaccherismo nel contesto dell’ecumenismo cristiano e dei rapporti tra le religioni?

Nei rapporti con le altre chiese, protestanti, cattolica e ortodossa, il discorso si fa complesso ma non problematico. Complesso, perché, non essendovi una gerarchia ecclesiastica e un’unica autorità centrale con poteri decisionali, ogni Meeting locale o nazionale ha libertà di scelta, oltre che situazioni diverse. Non problematico perché i quaccheri rifuggono da diatribe teologiche e organizzative, e i contrasti, se ci sono, riguardano aspetti pratici di problemi comuni.

Dopo il primo periodo burrascoso e drammatico, in cui cattolici e protestanti non accettavano minimamente l’esistenza di un movimento totalmente a-liturgico e a-gerarchico, che suonava di per sé come una provocazione, e in cui le autorità civili e militari contribuirono per la loro parte a ostruzionismi e persecuzioni, i quaccheri hanno trovato un modus vivendi di luogo in luogo e di caso in caso, basato sulla tolleranza e il rispetto reciproco, sia con i protestanti nel cui seno sono nati durante la Rivoluzione puritana di Oliver Cromwell, sia con i cattolici, di cui condividono, con tutti i cristiani, la fede in Cristo Gesù. C’è qualche gruppo religioso che non perdona loro di non schierarsi decisamente da una parte o dall’altra, ma al quacchero gli schieramenti non interessano.

Altri non perdonano loro di sostenere che la Parola di Dio non è tutta contenuta nelle Sacre Scritture, perché può essere udita e percepita dentro di sé nella meditazione, nella preghiera, e fuori dell’uomo, nella creazione, nella storia, e perfino in altre religioni: pur se il quacchero assicura che Cristo resta al centro della propria fede, ed è la prima fonte di rivelazione, a molti cristiani formati diversamente sembra limitativo.

Il quacchero crede fino in fondo che « lo Spirito soffia dove vuole … » e quindi anche al di là, prima, diversamente dal luogo di culto ufficiale, tramite un predicatore riconosciuto e debitamente preparato e consacrato.

Ma qui sorge un altro problema. Fermo restando il principio della scintilla divina in ogni uomo, che porta il quacchero a derivarne un reale sacerdozio universale, oltre al rispetto, al pacifismo, ecc…. in America, fin dal ‘700, si è sentito un crescente bisogno di un minimo di guida spirituale, che il culto non programmato sin qui descritto non offre. Ne sono nati nel tempo movimenti scissionisti che hanno reintrodotto il culto programmato, con un ministro (pastore), letture, inni, sermone, e un certo spazio di silenzio. Oggi, negli Stati Uniti e nei gruppi del Terzo mondo fondati da quaccheri americani, il culto programmato è maggioritario; e risponde di fatto alla esigenza di sostegno biblico.

I rapporti con le altre Chiese, specie sui problemi della pace e del servizio sociale, sono di norma eccellenti.

Di Martino Morganti, CONFRONTI, Anno XVIII 3 marzo 1991

Meeting Minutes

agosto 25, 2019
Meeting Minutes del 25-8-2019: buona domenica
 
Umberto D’Angelo ha oggi comunicato le cessazioni delle sue meditazioni bibliche (protestanti) su Facebook: siamo rimasti gli unici cristiani che preservano questa consuetudine di accompagnamento spirituale. Resta inteso che se qualcuno vuole affiancarmi nel lavoro ben venga. E’ benvenuto.
 
Abbiamo notato anche un rallentamento delle attività poetiche di David Herr…pazienza.
 
“Fino a che non smetteremo di uccidere esseri viventi, saremo sempre dei selvaggi.
 
Thomas A. Edison
 
Per arricchire questo momento della tua vita Giorni Nonviolenti ti consiglia di leggere: Parise Goffredo Dobbiamo disobbedire, Adelphi, Milano 2013, pp 80, euro 7.
 
* 1517 nasce a Le Mans Jacques Peletier du Mans, scrittore francese
 
 
“Agire con responsabilità concreta significa agire in libertà, decidere da soli senza coprirsi le spalle con persone o con principi , agire e sostenere le conseguenze.”
 
Dietrich Bonhoeffer
 
 
“Quel che conta in definitiva è come si porta, sopporta, e risolve il dolore, e se si riesce a mantenere intatto un pezzetto della propria anima.”
 
La cara Etty Hillesum
 

Russia e Stati Uniti tentano di legittimare le armi letali autonome (i “killer robots”)

agosto 25, 2019

24.08.2019 – Pressenza Budapest

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Russia e Stati Uniti tentano di legittimare le armi letali autonome (i “killer robots”)

La Russia e gli Stati Uniti stanno continuando la loro battaglia persa contro l’ormai inevitabile Trattato internazionale riguardante le armi letali autonome (LAWS), i cosiddetti “killer robots”.

La maggior parte degli Stati che partecipano ai colloqui diplomatici sui sistemi letali di armi autonome hanno infatti espresso il proprio forte desiderio di negoziare un nuovo Trattato per rispondere alle crescenti preoccupazioni su questa tipologia di armi. Alla riunione di Ginevra della Convenzione sulle armi convenzionali (CCW) di questa settimana la Giordania è entrata a far parte dell’elenco di 29 Stati che esortano a vietare i robot killer, al fine di mantenere il controllo umano sull’uso letale della forza. Gli Stati appartenenti alla CCW hanno discusso delle preoccupazioni sollevate dai “Killer Robots” già in otto incontri alle Nazioni Unite a Ginevra a partire dal 2014.

Alla riunione prevista per l’Agosto 2019 i diplomatici degli Stati hanno discusso fino alle ore notturne senza però riuscire a concordare un documento finale significativo, il che si traduce in semplici scambi di parole e nessuna azione normativa concreta. Nella sessione appena conclusa la CCW si è allontanata ancora di più da uno strumento giuridicamente vincolante o da qualsiasi risultato credibile per il proprio lavoro. Russia e Stati Uniti hanno ripetutamente respinto qualsiasi riferimento nel rapporto finale della riunione sulla necessità di un “controllo umano” sull’uso della forza. Entrambi i Paesi stanno investendo fondi significativi per sviluppare sistemi di armi con un controllo umano decrescente sulle funzioni critiche di selezione e coinvolgimento degli obiettivi. Cioè con un controllo umano decrescente sulle decisioni di vita o di morte.

Durante la negoziazione del rapporto finale la Russia ha affermato che è “prematuro” discutere i potenziali pericoli dei sistemi di armi autonome letali “fino a quando non vengano prodotti”. Ha anche sostenuto che l’autonomia non è una caratteristica o un aspetto centrale delle LAWS.

Le molte preoccupazioni di natura morale, etica, legale, operativa, tecnica, di proliferazione, di stabilità internazionale  sollevate dai “Killer Robots” si stanno moltiplicando anziché diminuire e al di fuori delle stanze delle Nazioni Unite continua a crescere il sostegno ad un percorso che ha come obiettivo un Trattato di divieto. Il 9 luglio, l’assemblea parlamentare dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha adottato una dichiarazione che sollecita i 57 Stati membri dell’OSCE a “sostenere i negoziati internazionali per vietare armi autonome letali”. Migliaia di scout hanno partecipato al 24° World Scout Jamboree in West Virginia il ​​mese scorso, visitando una mostra della Campagna Stop Killer Robots e ponendosi domande determinate da sincera preoccupazione.

Questa settimana l’ONG olandese PAX ha pubblicato un sondaggio su 50 aziende tecnologiche in 12 Paesi che analizza le attività e politiche attuali in relazione al potenziale sviluppo di sistemi di armi autonome letali. Il Rapporto rileva come Google sia all’avanguardia in questo senso poiché si è impegnata a non “progettare o distribuire” Intelligenza Artificiale utilizzabile per la realizzazione di armi e sta mettendo in atto adeguate garanzie. Un numero crescente di lavoratori impegnati in campi tecnologici si rifiuta di lavorare su progetti che potrebbero aprire la strada a una “guerra autonoma” e in tal senso si uniscono a oltre 4.500 esperti di intelligenza artificiale che hanno richiesto un nuovo Trattato per vietare letali sistemi di armi autonome in varie lettere aperte a partire dal 2015.

La Campagna internazionale “Stop Killer Robots” (di cui in Italia fanno parte Rete Italiana per il Disarmo e USPID) è quasi raddoppiata nell’ultimo anno, raggiungendo ad oggi un totale di 113 organizzazioni non governative in 57 diversi Paesi. Il prossimo 15 novembre 2019 la riunione annuale della CCW deciderà se accettare le raccomandazioni in vista del proseguimento del proprio lavoro su questo tema. Se la CCW non potrà o riuscirà a produrre un risultato credibile dovranno essere perseguiti percorsi alternativi per evitare concretamente un futuro di guerra e violenza decise e condotte da sistemi autonomi e non controllati dall’uomo.

Traduzione di Rete Italiana per il Disarmo


Yolanda - "Det här är mitt privata krig"

Kreativ text, annorlundaskap, dikter, bipolaritet, Aspergers syndrom, samhällsdebatt

Pioniroj de Esperanto

esplori la pasinton por antaŭenrigardi = esplorare il passato per guardare avanti

Haoyan Do

stories about English language and people in Asian communities in America and in Asia.

Il Blog di Roberto Iovacchini

Prima leggo, poi scrivo.

Luciana Amato

Parole e disincanto

friulimosaicodilingue

*più lingue conosci più vali*

Acquistaditutto.com

acquistionline,venditeonline,sport,casa,smartwatch,smartphone,iPhone,integratori,cucina,motori,pizza,pasta,

Giornalista Indipendente

Riproduzione Riservata - Testata Giornalistica n.168 del 20.10.2017

Nonapritequelforno

Se hai un problema, aggiungi cioccolato.

among Friends

the blog of four Quakers

Medicina, Cultura, e Legge

Articoli su Medicina, Legge e Diritto, ma anche Aforismi, Riflessioni, e Poesie. Autore: Stefano Ligorio

Quaker Scot

Occasional thoughts from Troon and beyond

Gioia per i libri

Recensioni - Poesie - Aforismi

Manuel Chiacchiararelli

Scrittore, Fotografo, Guida Naturalistica, Girovago / Writer, Photographer, Naturalist Guide, Wanderer

Pensieri spelacchiati

Un piccolo giro nel mio mondo spelacchiato.