Archive for 2 settembre 2019

Le nostre radici quacchere

settembre 2, 2019
LETTERATURA
Il capolavoro (politico) di William Penn
 
di Tullio Gregory
3 marzo 2019 Il Sole 24 Ore
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Per la politica coloniale inglese del Seicento una posizione di particolare interesse è quella di William Penn: animato non solo da interessi economici, ma anzitutto dal desiderio di creare nel Nuovo Mondo uno spazio di tolleranza religiosa di vita civile retta dai principi costituzionali inglesi, William Penn nel 1681 ottenne in proprietà dal re Carlo II d’Inghilterra un ampio territorio nell’America del Nord per costituirvi una colonia alla quale lo stesso re diede nome di Pennsylvania in onore del padre di William che aveva aiutato il re a tornare sul trono dopo la morte di Cromwell. Si trattava di un territorio vastissimo, poco più piccolo dell’Inghilterra, che nelle prospettive di William Penn doveva dare spazio sia ai quaccheri – divenuti suoi fratelli di fede – sia a quanti erano perseguitati in Europa per motivi religiosi: di qui il programma – esposto in una complessa costituzione – di creare un paese libero, con istituzioni democratiche, ove la tolleranza religiosa fosse riconosciuta come valore fondamentale: «Noi aspiriamo al dovere verso il re, alla conservazione dei diritti per tutti, alla soppressione del vizio e all’incoraggiamento delle virtù e delle arti, con la libertà per tutti di adorare Dio onnipotente secondo la propria fede e i propri convincimenti».
Così scriveva in un Resoconto sulla Provincia della Pennsylvania del 1685 ora presentato – con altri scritti di Penn tradotti con testo a fronte in una bella raccolta a cura di Clara Bartocci e Marinella Salari, nella collana “Il Nuovo Mondo” diretta dalla stessa Bartocci per far conoscere testi fondamentali relativi alla colonizzazione inglese del Nord America.
Nella stessa prospettiva politica, fondata sulle leggi democratiche inglesi e sulla tolleranza religiosa, si articola anche la politica di William Penn verso i nativi, gli indiani Lenni Lenape o Delaware Indians con i quali tesse i migliori rapporti: «Vorrei farvi notare – scriveva ai re degli indiani – che io sono ben consapevole della crudeltà e dell’ingiustizia che è stata compiuta verso di voi dalle persone di questa parte del mondo, che hanno cercato il proprio interesse e si sono approfittate di voi piuttosto che essere per voi esempi di giustizia e di bontà. So che questa cosa vi ha causato dei guai e ha fatto nascere molto risentimento e animosità, a volte fino allo spargimento di sangue, cosa che ha fatto arrabbiare il grande Dio. Ma io non sono un uomo del genere, come è ben noto nel mio paese. Io ho grande affetto e stima nei vostri confronti e desidero conquistare il vostro affetto e la vostra amicizia con una vita all’insegna della gentilezza, della giustizia e della pace».
Dai testi qui pubblicati emerge anche la lucida politica di sviluppo che William Penn si propone di realizzare, attraendo investimenti europei: a questo fine, già nel 1681 – appena ricevuta la concessione del re – scriveva una prima Relazione sulla provincia della Pennsylvania, subito tradotta nelle maggiori lingue europee: «Ho pensato che fosse non solo mio dovere, ma anche mio interesse legittimo, fornire al mondo qualche informazione pubblica, in modo che coloro che fossero interessati a trasferirsi oltre mare dal nostro o da altri paesi, da soli o con le loro famiglie, possano trovare un altro territorio da aggiungere alle loro possibilità di scelta». William Penn prosegue insistendo sulle grandi possibilità che offre il territorio per la coltivazione di ogni tipo di frutta e di cereale (notevole l’interesse per l’ampia diffusione della vite alla quale già attendono i francesi), sia per la pescosità di fiumi e mari («le aringhe quasi le raccolgono con le pale») e l’abbondanza di bestiame, dall’altro sulle prospettive civili che egli si impegnava a garantire: «Io avevo come prospettiva la comunità sociale, l’assistenza, un laborioso commercio, l’istruzione dei giovani, la guida dei costumi della gente, la comunità delle assemblee religiose, l’incoraggiamento della meccanica, delle strade ben distinte e battute e credo di avere risposto a tutte queste esigenze per la soddisfazione generale».
Tuttavia – malgrado l’esaltazione delle grandi possibilità di sviluppo di tutta la Provincia – William Penn con grande rigore avverte: «Siate moderati nelle aspettative, contate sul lavoro prima che sul raccolto e sul costo prima del guadagno».
Frattanto lo stesso William Penn si impegnava nello sviluppo della Provincia promuovendo la costituzione di fattorie e di piccoli centri di vita civile; fondando anzitutto la capitale Filadelfia, da lui progettata secondo uno schema urbanistico a griglia rettangolare che sarebbe servito di modello ad altre città del Nord America); nel 1685 poteva scrivere con soddisfazione: «Per quanto riguarda la città di Filadelfia essa continua a crescere in modo ammirevole come numero di costruzioni e di orti e in tre anni sono state erette circa seicento case».
Sono questi alcuni aspetti, assai moderni, della politica coloniale di William Penn, quale emerge con chiarezza dalla presente raccolta.
Brevi scritti per la Pennsylvania, William Penn
A cura di Clara Bartocci e Marinella Salari, Morlacchi Editore, Perugia, pagg. XXXVII-158, € 15

Meeting Minutes

settembre 2, 2019

Meeting Minutes del 2 settembre 2019

” …..non si combina niente con l’odio, la realtà è ben diversa da come ce la costruiamo noi ”

Etty Hillesum

L’amore comincia sempre dopo. Quando alla passione subentra l’affetto. E cominciamo a fidarci. E possiamo “amare con l’altro”

Michela Marzano

* Induismo : Ganesh Chaturth

1953 muore a Cortina Raffaele Canzini, giornalista e scrittore

“Non potersi più districare da Dio: questa è l’inquietudine costante  di ogni vita cristiana”

Dietrich Bonhoeffer

Il caso

settembre 2, 2019

SARDEGNA: ETERNA SUBALTERNITÀ AL MILITARISMO

29 Agosto 2019 Francesco Masala – La Bottega dei Barbieri

di Omar Onnis

Avrei voluto scrivere ancora di libri, qui, e prima o poi lo farò, ma non posso tacere su una faccenda che mi chiama in causa da diversi punti di vista.

Sto parlando della riverniciata militarista e self-colonized che l’amministrazione comunale di Nuoro ha deciso di dare alla festa del Redentore di questo 2019.

Mi chiama in causa come nuorese, come “addetto ai lavori” (ho partecipato al Redentore in tutte le vesti possibili, negli anni), come osservatore politico e come cittadino.

Per la prima volta, la sfilata degli abiti “tradizionali” in programma tra pochi giorni sarà accompagnata dalla banda della Brigata Sassari.

Naturalmente, se la consideriamo una manifestazione folkloristica, nel senso più degenere del termine, non possiamo stigmatizzare alcunché di trash o di cattivo gusto la riguardi.

Difficile trovare al mondo qualcosa di più trash della banda della Brigata Sassari.

Ma purtroppo la questione non si riduce a questo.

Non c’è nulla di semplicemente volgare e di cattivo gusto quando si chiama in causa il militarismo, lo stereotipo connesso al valore bellico dei sardi e tutta la retorica che sempre accompagna la Brigata Sassari.

Non ripeto in questo caso quello che ho già scritto ripetutamente sul fenomeno: è tutto nero su bianco, in questo spazio e anche altrove. Non è difficile arrivarci.

Per giunta, c’è un’aggravante, in questa vicenda specifica.

L’attuale amministrazione nuorese è stata complice e realizzatrice finale dell’operazione immobiliare riguardante il nuovo polo militare in località Pradu (Prato Sardo).

Ci ha messo risorse sue (si parla di una dozzina di milioni di euro), ha ceduto – in modo discutibile anche dal punto di vista giuridico – dei terreni vincolati da usi civici.

Ha finto di barattare questa regalia indebita con la concessione di altri spazi dismessi dal Ministero della Difesa in città, sbandierando grandi progetti culturali, mai messi in opera.

Soprattutto, ha propagandato una versione delle cose secondo cui la presenza militare in città avrebbe costituito un potente volano economico.

Una panzana che la realtà ha fatto presto a sbugiardare.

Il che, unito alla mediocrità e alla pochezza dimostrate in questi anni, mi ha persuaso da tempo a ritirare l’iniziale apertura di credito che mi ero sentito di esprimere sulla compagine guidata da Andrea Soddu.

Ma questo è il meno.

Il problema è che ancora una volta la politica istituzionale sarda si rende complice di un’operazione di stampo bassamente propagandista, di sapore militaresco e subalterno alla logica coloniale con cui è amministrata la cosa pubblica nell’isola.

Un fatto gravissimo.

Perpetuare la propaganda militarista, il mito dei sardi “bravi soldati”, la retorica del sangue versato per la patria (italiana), l’accettazione del nostro ruolo subalterno e strumentale come tratto costitutivo del nostro stesso stare al mondo, non è una scelta neutra.

È inaccettabile che ancora oggi i nostri amministratori e la nostra classe politica non si rendano conto di quel che significa piegarsi a questa logica.

Ancora più grave se si tratta di scelte consapevoli.

La giunta e l’intera amministrazione nuorese dovranno risponderne politicamente e moralmente.

Per di più, si tratta di una deriva generale.

Il militarismo pervade molti aspetti della nostra vita pubblica, dalle scuole, ai mass media, alle feste tradizionali.

Non sono sicuro che la maggior parte dei sardi sia consapevole di ciò che significa.

Sono invece sicuro che la classe dominante sarda, nelle sue varie articolazioni (in politica, nelle università, nelle conventicole affaristiche, nei mezzi di informazione), sa benissimo che l’appoggio convinto all’apparato militare garantisce vantaggi a cui nessuno, là in mezzo, intende rinunciare.

Sia pure al prezzo di mantenere la Sardegna in una condizione di dipendenza e di passiva accettazione del proprio destino infausto.

A maggior ragione mi sembra giusto spendere qualche parola a sostegno della manifestazione in programma il 12 ottobre prossimo presso il Poligono di Capo Frasca.

Una manifestazione organizzata da tante sigle, tante realtà associative, civiche, culturali e politiche.

Sarà un’occasione per ribadire un grande rifiuto collettivo, democratico e popolare alla militarizzazione dell’isola e al suo destino di servitù permanente.

Verrà un tempo, è auspicabile, in cui non ci dovremo più vergognare delle scelte della nostra classe politica e amministrativa.

Quel tempo, purtroppo, non è oggi. Né a Nuoro, né altrove.

Massive UK protests against Boris Johnson political coup

settembre 2, 2019

01.09.2019 – London UK – Silvia Swinden

Massive UK protests against Boris Johnson political coup
(Image by Our future, our choice Twitter)

UK’s Prime Minister Boris Johnson has obtained permission from the Queen to shut down Parliament. Under false pretences as disclosed by Defence Secretary Ben Wallace who was caught on camera explaining the real reason why Parliament has been prorogued. Nothing to do with a new agenda (presented to the Queen as the reason for it) – it is all about numbers as the government knows they can’t command a majority in the House of Commons, to agree to no-deal Brexit. This outrageous assault on Democracy has brought massive protests into the streets of many UK cities, here some images.

Pictures by Antonio Carvallo

Pictures by Momentum Facebook

”We’re here because our democracy wasn’t given to us as an act of generosity or charity by the people on top,” said Owen Jones, a progressive activist and columnist for the [Guardian] newspaper, speaking as a protest particpant. “It was won through the struggle and sacrifice of our ancestors and it’s not for an unelected prime minister to shut down the elected parliament to ram through a no deal [Brexit] for which he has not democratic mandate.”


Nonviolent Campaign Strategy

Learn how to plan and implement a nonviolent strategy for your campaign

Positive Peace Warrior Network

More People! More Power!! More Progress!!!

The Armchair Theologian

Disestablishmentarianism in the UK, okay?

Fronte Popolare

Organizzazione militante comunista

Quaccheri Medio Olona

Sempre antifascisti: ieri e oggi. Anche domani - creato e gestito dai quaccheri in Italia

Maurizio Benazzi

Resistenza olgiatese - Coalizione civica per l'alternativa - maurizio_benazzi@libero.it

A Friendly Letter

Chuck Fager -- Writer, Editor

ValleOlonaRespira

Basta veleni sul nostro territorio

lessicocristianoblog

Nuova alleanza: usalo come preghiera

Friends in Christ

(Primitive Quakers)

The Postmodern Quaker

An experiment in publishing by George Amoss Jr.

Partito Comunista Italiano Federazione di Varese

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. -- Antonio Gramsci

Quaccheri cristiani ecumenici per fare il bene

A cura del quacchero conservative Maurizio Benazzi

quaccheri e hutteriti in Italia

Io non vi chiamo più servi; perché il servo non sa quel che fa il suo signore; ma voi vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio (Gv 15,15)