Archive for 4 settembre 2019

Meeting Minutes

settembre 4, 2019

Meeting Minutes del 4 settembre 2019

Tutto esaurito alla Libreria Universitaria e alla ClC Italia il testo sul Sermone del monte: bene anche se sono rimasto senza un copia.

” C’è sempre una camera silenziosa in qualche angoletto del nostro essere e potremo pur occuparla di tanto in tanto. Non potranno di certo privarci di quello spazio ”

Etty Hillesum

Dubitare di se stesso è il primo segno dell’intelligenza

Ugo Ojetti

* 1970 Cile : trionfo elettorale di Unidad Popular

* Ieri era San Gregorio Magno, dottore dellla  Chiesa e per i gianisti l’inizio Paryushabna Parva

* 1831 nasce a Milano  Giovanni Visconti Venosta ( Il prode Anselmo)

“L’agricoltore che conduce l’aratro non guarda indietro, ma nemmeno nella lontananza indistrinta: guarda al prossimo passo che farà; gli sguardi all’indietro non sono cose cristiane. Lascia indietro l’angoscia, le preoccupazioni, la colpa. Guarda a colui che ti ha dato un nuovo inizio:”

Dietrich Bonhoeffer

Abbiamo notato che durante il periodo di pausa estiva i sisti sono stati ugualmente visitati. E’indubbio che i contenuti unici delle pagine attraggono di per sé.

Ignoranza pura

settembre 4, 2019

“Etimologia delle parole napoletane” su Facebook e i suoi soprusi nell’ignoranza di un Premio Nobel:

Ho espresso invano la mia lamentela a Facebook perche’ un gruppo o pagina definisce quaccheri come setta. Inaccettabile.

Hong Kong sulle orme di Tienanmen

03.09.2019 – Ivan Marchetti

Hong Kong sulle orme di Tienanmen
(Foto di http://www.italiastarmagazine.it)

Certo, Hong Kong non è Pechino, è una “quasi nazione” autonoma. Quale ex colonia britannica gode di uno status diverso da quello della Cina continentale, così credevano almeno gli abitanti di Hong Kong fino a quando Pechino non ha iniziato a fare pressioni sui temi della libertà. Sì, perché il Comitato Centrale del partito è poco disposto ad accettare realtà che differiscono dal suo punto di vista totalitario e fuori dalla storia.

Le manifestazioni, come tutti sappiamo, sono esplose il 9 giugno nel rifiuto di un emendamento alla legge sulle estradizioni, volute appunto da Pechino, per limitare, dal punto di vista dei manifestanti, poco a poco l’autonomia di un popolo.

La protesta vede un’età media che va dai 18 ai 25, ma anche di altre fasce, come a voler stabilire che, oltre al tema della contestazione di una legge, esiste una voglia di ribellione nei confronti di un potere che, nel 2019, così com’è costituito al momento, non ha più ragione di esistere. Ecco, proprio questo è il punto, la possibilità che la protesta non rimanga confinata, ma si propaghi in tutta la Cina e tracci un’ideale continuazione dei moti di piazza Tienanmen, soffocati nel sangue dal governo del tempo.

Mi piace pensare che questi giovani nemmeno nati in quel 1989 possano unirsi a coloro che furono testimoni di quei fatti, in nome di una libertà e di una dignità che urlano forte la propria esistenza, che non è possibile reprimere e soffocare per sempre, perché, prima o poi verrà fuori con veemenza, carica di tutte le ingiustizie e violenze subite.

Il Comitato Centrale con le solite bugie colme di retorica ha già mobilitato i carri armati nelle regioni vicine, spiegando questo gesto come la normale prassi, mentre è chiaro che atti come questi non sono altro che la materializzazione della paura più grande: la ribellione di un popolo verso le stantie posizioni di un potere in putrefazione nelle linde e perfette divise comuniste del XX secolo.

Come potrà, nei giorni a venire, il Comitato Centrale porre un argine alla moltitudine di persone che non si vogliono tirare indietro? Cercherà di instaurare un dialogo? Deciderà di scendere a patti? E’ davvero molto difficile fare previsioni, ma una cosa è certa: non credo avrà la volontà di reprimere nel sangue la rivolta, come fece nel 1989 con i giovani di Pechino. Oggi la Cina ha troppo da perdere per ritrovarsi condannata di fronte al giudizio di un mondo che è diverso da quello dei giorni di Tienanmen. Anche se allora era presente la stampa internazionale che, in effetti, documentò i fatti di sangue che si susseguirono, non c’erano i Social, la possibilità di ognuno di documentare ogni passo della rivolta senza filtri alcuni. E’ certamente una differenza da non sottovalutare, come non lo è il fatto che il periodo storico è nettamente differente dagli anni della caduta del Muro di Berlino. Qui a cadere non è un muro, ma l’idea stessa di una struttura statale intera, di un modello di vita che le meccaniche del Terzo millennio iniziano a far scricchiolare, evidenziando la grande contraddizione del Liberalcomunismo, misto alla metodica violazione dei Diritti Umani.

Quello che il governo cinese non vuole accettare è che l’ora della sua caduta è scoccata; non sarà oggi e forse non domani, ma la macchina della decadenza è partita. La storia ce lo insegna: non è possibile tenere sotto una repressione costante un popolo perché quel popolo presto o tardi si organizzerà contro quel potere.

Oggi Pechino è divenuta una potenza economica mondiale, ma chi si sta occupando di come stanno le persone, al di là dei temi economici? E’ questo il punto: non può esistere P.I.L. di sorta senza che le persone che quel P.I.L. costruiscono non siano messe nelle condizioni migliori per poter esprimere se stesse. La libertà di espressione, di potersi, cioè, affermare senza causare dolore ad un altro, ma collaborando per il bene comune, credo sia l’unica via di salvezza, certamente non soltanto per la Cina. La crisi mondiale è esistenziale e, sebbene i molti vogliano ancora farci credere che un’economia solida possa rappresentare la felicità di una nazione, già vediamo oggi che questi stereotipi, residuato del XX secolo, non sembrano più essere validi.

Forse la rivolta di Hong Kong ci sta insegnando proprio questo e non è una caso che sia nata in una parte della Cina economicamente evoluta e stabile. Le persone sentono che la loro autonomia è minacciata da Pechino, sanno che la libertà di movimento rispetto al governo centrale può deteriorarsi e trasformare tutti loro in vittime della repressione continentale. Non è la ribellione nei confronti di una legge, è la ribellione nei confronti dell’idea stessa di dittatura ideologica che tenta di normalizzare le menti con l’arma della paura.

Guardiamo con rispetto e curiosità le genti di Hong Kong, perché in loro è presente quella speranza che, anche nel momento più buio del pensiero e dell’iniziativa del nostro tempo, può essere una luce, una motivazione a pronunciare un NO. No ad un nuovo modello che ci vuole tutti macchine biologiche buone per arricchire il potente di turno; no ad una vita priva di iniziativa ed entusiasmo; no all’incoerenza travestita da coerenza; no al compromesso morale che non ti fa vergognare più di niente e no, no, e ancora no, a un essere umano che non sente più la volontà della possibilità di scelta, perché stritolato nei meccanismi biechi di una società disumanizzante.

La scelta sarà tra umanizzazione o disumanizzazione costante e inarrestabile. Ad Hong Kong stanno scegliendo di esistere e questa scelta, al di là di come andranno le cose, rappresenta il senso di una vita intera.

‘Endemic Impunity’: UN Report on Yemen Says United States, France, and Britain May Be Complicit in War Crimes

settembre 4, 2019

04.09.2019 – UNITED NATIONS – Pressenza New York

‘Endemic Impunity’: UN Report on Yemen Says United States, France, and Britain May Be Complicit in War Crimes
(Image by democracynow.org)

“Five years into the conflict, violations against Yemeni civilians continue unabated, with total disregard for the plight of the people and a lack of international action to hold parties to the conflict accountable.”

By Jake Johnson, staff writer Common Dreams

A comprehensive and damning United Nations report released Tuesday said the U.S., France, and Britain may be guilty of complicity in war crimes for providing the Saudi Arabia-led coalition in its war on Yemen with logistical support and weapons.

“Five years into the conflict, violations against Yemeni civilians continue unabated, with total disregard for the plight of the people and a lack of international action to hold parties to the conflict accountable,” said Kamel Jendoubi, chairperson of the Group of Experts on Yemen, which was created by the U.N. Human Rights Council.

“We must use Congress’s power of the purse to block every nickel of taxpayer money from going to assist the Saudi dictatorship as it bombs and starves civilians in Yemen.”
—Sen. Bernie Sanders

The 274-page report (pdf) said the U.S., France, and Britain may have failed to live up to their obligations under international law by continuing to provide weaponry, training intelligence, and logistical support for a Saudi-led coalition that is guilty of bombing hospitals, homes, a school bus, and other civilian targets during its years-long assault on Yemen

“The legality of arms transfers by France, the United Kingdom, the United States, and other states remains questionable,” the report states, “and is the subject of various domestic court proceedings.”

In a statement, Jendoubi condemned the nations involved in the Saudi-led war on Yemen for refusing to investigate and punish human rights violations.

“This endemic impunity—for violations and abuses by all parties to the conflict—cannot be tolerated anymore,” said Jendoubi. “Impartial and independent inquiries must be empowered to hold accountable those who disrespect the rights of the Yemeni people. The international community must stop turning a blind eye to these violations and the intolerable humanitarian situation.”

The report, which is the product of a two-year investigation, comes days after the Saudi-led coalition killed more than 100 people in airstrikes on a Yemeni detention center. The International Committee of the Red Cross (ICRC) said the attack may have amounted to a war crime.

Following the attack, a bipartisan group of lawmakers including Sens. Bernie Sanders and Elizabeth Warren launched a new effort to end U.S. complicity in the Saudi-led assault on Yemen, which has killed tens of thousands of people and caused the world’s worst humanitarian crisis.

The Washington Post reported late Monday that the lawmakers are working to bar the U.S. government from providing logistical support for the Saudi-led coalition’s air raids.

The group called on the Senate to not remove an amendment to the annual defense policy legislation that would prohibit the U.S. from cooperating with Saudi airstrikes.

In a letter to top Republicans and Democrats on the House and Senate Armed Services Committees, which are set to hash out differences between the two chambers’ defense policy bills, the group of lawmakers said “inclusion of this amendment would ensure that our men and women in uniform are not involved in a war which has never been authorized by Congress, and continues to undermine rather than advance U.S. national security interests.”

The letter, first obtained by the Post, was signed by Sens. Warren (D-Mass.), Sanders (I-Vt.), Rand Paul (R-Ky.), Mike Lee (R-Utah), and dozens of others.

As Common Dreams reported in April, President Donald Trump vetoed a stand-alone War Powers resolution that would have ended U.S. military support for the Saudi-led assault on Yemen.

Sanders said in a statement to the Post on Monday that Congress has a responsibility to continue asserting its constitutional authority to bring U.S. complicity in the war on Yemen to an end.

“Now,” said Sanders, “we must use Congress’s power of the purse to block every nickel of taxpayer money from going to assist the Saudi dictatorship as it bombs and starves civilians in Yemen.”


Nonviolent Campaign Strategy

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Disestablishmentarianism in the UK, okay?

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Quaccheri Medio Olona

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Maurizio Benazzi

Resistenza olgiatese - Coalizione civica per l'alternativa - maurizio_benazzi@libero.it

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Quaccheri cristiani ecumenici per fare il bene

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quaccheri e hutteriti in Italia

Io non vi chiamo più servi; perché il servo non sa quel che fa il suo signore; ma voi vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio (Gv 15,15)