Archive for 16 settembre 2019

Meeting Minutes

settembre 16, 2019

Meeting Minutes del 16*9*2019

“È dunque così che vivono gli uomini: …….cercano negli altri uno strumento per coprire la propria voce interiore. Se ascoltassimo solo un po’ di più questa voce, se provassimo solo a farne risuonare una dentro di noi, quanto meno caos ci sarebbe.”

Etty Hillesum

* 1982 Libano: Massacro si Sabra e Shatila.

* 1767 nasce a Piacenza Melchiorre Gioia, scrittore ed economista

“E’ certo che noi possiamo sempre vivere in prossimità e sotto l’attualità di Dio , e che questa vita è per noi del tutto nuova. Per noi non ci sarà più mnulla di impossibile, poiché non lo è per Dio:

DIETRICH BONHOEFFER

Un milione e mezzo di “sì” per vietare le gabbie negli allevamenti

settembre 16, 2019

16.09.2019 – Italia che Cambia

Un milione e mezzo di “sì” per vietare le gabbie negli allevamenti
(Foto di © Compassion in World Farming)

Si è chiusa End the Cage Age, la più grande petizione europea per chiedere la fine dell’uso delle gabbie in tutti gli allevamenti europei. La coalizione europea, composta da più di 170 organizzazioni, ha raccolto più di un milione e mezzo di firme nell’arco di un anno, segnando un traguardo storico di importanza globale per gli animali.

L’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age chiede la fine dell’uso delle gabbie in tutti gli allevamenti europei. Sono oltre 300 milioni gli animali allevati in gabbia in Europa: suini, galline, conigli, oche, quaglie e vitelli. Le gabbie sono un metodo crudele e non necessario: gli animali infatti sono spesso costretti a vivere in condizioni di sovraffollamento critico o in isolamento e non possono muoversi liberamente.

Questo traguardo storico è stato raggiunto grazie a un grande sforzo e alla collaborazione di oltre 170 organizzazioni in tutte l’UE, di cui 20 italiane: Animal Law, Animal aid, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Lega Nazionale Difesa del Cane, Legambiente, Amici della Terra, Il Fatto Alimentare, Terra Nuova, Slow Food, Confconsumatori, Lega per l’abolizione della caccia, Jane Goodall Institute, Terra! Onlus, Animalisti Italiani, ENPA, LAV, Partito animalista, LEIDAA, OIPA, LUMEN.

© Compassion in World Farming

Le associazioni ambientaliste, dei consumatori e di protezione  degli animali hanno costituito una vasta alleanza che ha coinvolto i cittadini in ogni angolo del continente.  In Italia, oltre quasi 95.000 cittadini hanno firmato l’ICE, ma il numero finale potrebbe crescere ulteriormente perché le firme cartacee sono ancora in fase di conteggio.

Le associazioni della coalizione italiana dichiarano: «Siamo orgogliosi di essere parte di questa grande vittoria ottenuta grazie a una vasta collaborazione. Solo poche ICE hanno raggiunto il milione di firme. Aver raggiunto  il milione e mezzo di firme significa che la Commissione europea non potrà ignorare quanto la protezione degli animali allevati a scopo alimentare sia importante per i cittadini».

Nell’ultimo anno, per raggiungere il milione di firme (il numero neccessario affinché la petizione risultasse valida) la coalizione ha organizzato eventi in tutta l’UE, ha collaborato con VIP e politici, ha lanciato nuove investigazioni su vitelli, conigli e scrofe in gabbia e una nuova piattaforma digitale, il Cage fighter, per coinvolgere i cittadini fornendo uno strumento attivo per raccogliere le firme. Grazie a queste numerose attività l’intero continente si è unito in un’unica voce chiedendo la fine dell’uso delle gabbie.

Le associazioni dichiarano: «Oggi abbiamo raggiunto un risultato  importante di grande azione politica nella storia della protezione degli animali negli allevamenti. Ma la sfida per liberare gli animali dalle gabbie non è ancora finita. Ora sta alla Commissione avviare il cambiamento che i cittadini hanno richiesto: non vogliamo che la crudeltà delle gabbie duri ancora». E aggiungono: «Le gabbie sono un metodo di allevamento anacronistico che causa enormi sofferenze. È tempo di evolvere ed emanciparsi da crudeltà come queste, liberando gli animali che ora vivono ancora dietro le sbarre. Una vita in gabbia non è vita».

Lives in Ecology

settembre 16, 2019

16.09.2019 – New York – Pressenza New York

Lives in Ecology
(Image by Juan Carlos Marín)

By John Scales Avery

A new freely downloadable book

I would like to announce the publication of a book, which reviews the lives and thoughts of some of the women and men who have addressed the crucial problems of ecology and sustainability that we are currently facing. I have tried to let them speak to us in their own words. The book may be freely downloaded and circulated from the following link:

http://eacpe.org/app/wp-content/uploads/2019/09/Lives-in-Ecology-by-John-Scales-Avery.pdf

We face an ecological crisis

The Industrial Revolution marked the start of massive human use of fossil fuels. The stored energy from several hundred million years of plant growth began to be used at roughly a million times the rate at which it had been formed. The effect on human society was like that of a narcotic. There was a euphoric (and totally unsustainable) surge of growth of both population and industrial production. Meanwhile, the carbon released into the atmosphere from the burning of fossil fuels began to duplicate the conditions which led to the 5 geologically-observed mass extinctions, during each of which more than half of all living species disappeared forever.

Industrialism and the rapid development of science and technology have given some parts of the world a 200-year period of unbroken expansion and growth, but today this growth is headed for a collision with a wall-like barrier – limits set by the carrying capacity of the global environment and by the exhaustion of non-renewable resources. Encountering these limits is a new experience for the the industrialized countries. By contrast, pre-industrial societies have always experienced limits. The industrialized world must soon replace the economics of growth with equilibrium economics. Pre-industrial societies have already learned to live in equilibrium – in harmony with nature.

It is assumed by many people in the industrialized North that if the developing countries would only learn mass production, modern farming techniques and a modern lifestyle, all would be well. However, a sustainable global future may require a transfer of knowledge, techniques and attitudes in precisely the opposite direction – from pre-industrial societies to highly industrialized ones. The reason for this is that the older societies have cultures that allow them to live in a sustainable way, in harmony with nature. This is exactly what the highly industrial North must learn to do.

We need their voices today!

How can we avoid the ecological megacatastrophe that is currently threatening both human society and the biosphere? How can we achieve a stable and sustainable global society? Voices from those who have thought deeply about the problems can help us. We need their voices today!

Other books and articles about global problems

Some of my other books and articles can be found on the following link:

http://eacpe.org/about-john-scales-avery/

I hope that you will circulate this link (as well as the link at the start of this article) to friends who might be interested.


Yolanda - "Det här är mitt privata krig"

Kreativ text, annorlundaskap, dikter, bipolaritet, Aspergers syndrom, samhällsdebatt

Pioniroj de Esperanto

esplori la pasinton por antaŭenrigardi = esplorare il passato per guardare avanti

Haoyan Do

stories about English language and people in Asian communities in America and in Asia.

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Parole e disincanto

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