Archive for 19 settembre 2019

Il fondo europeo per la difesa di Juncker fa ricche solo le lobby armate. Spesa militare record. L’Ue arriva a 22 miliardi

settembre 19, 2019

 17 settembre 2019 

di Carmine Gazzanni

Politica

JEAN CLAUDE JUNCKER

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Da 2,8 miliardi a 22,5. L’Unione europea è pronta ad armarsi. E in maniera massiccia a vedere lo spaventoso incremento degli investimenti nel settore della difesa per il periodo 2021-2027 rispetto invece all’attuale ciclo di spesa. Questo è quanto proposto dalla passata Commissione europea (quella presieduta da Jean-Claude Juncker, per intenderci), oggetto oggi di un corposo dossier della Corte dei conti Ue, che chiarisce un punto: rischiamo di buttare miliardi e miliardi di euro nel settore militare perché, al di là del giudizio etico, non c’è una benché minima strategia comunitaria e unitaria. Con la conseguenza, inevitabile, che ad arricchirsi siano ovviamente solo lobby e industrie militari.

LA RELAZIONE. Ma facciamo un passo indietro. Come ricordano i giudici comunitari, è il 2016 quando la Commissione propone l’idea di un Fondo europeo per la difesa che, ovviamente, dovrebbe affiancarsi e non sostituirsi con la spesa singola dei Paesi membri in campo militare. Nel periodo 2017-2020 sono stati introdotti due programmi pilota, miranti a verificare la fattibilità e il valore aggiunto di un’azione a livello Ue: l’Azione preparatoria sulla ricerca in materia di difesa (PADR), con una dotazione di 90 milioni di euro a sostegno di progetti collaborativi di R&T (Ricerca e Tecnologia); il Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP), con una dotazione di 500 milioni di euro per cofinanziare progetti industriali comuni nella fase di sviluppo.

Ma, come detto, quella non era che una fase preparatoria e, dunque, oggi la proposta (che ancora non riceve l’ok definitivo) è quello di arrivare a un bilancio di 13 miliardi, “suddiviso in 4,1 miliardi di euro per la ricerca e 8,9 miliardi di euro per lo sviluppo”. Ma c’è di più. Perché accanto al Fondo europeo per la Difesa ci sono le missioni militari già in campo più altri programmi che si vorrebbe incrementare. Ed ecco allora che la proposta della Commissione per il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 “rispecchia l’ambizione di attribuire in futuro alla difesa un ruolo più importante”, tanto che si passerebbe da un plafond complessivo di 2,8 miliardi di euro del periodo 2014-2020, a uno di 22,5 miliardi nel prossimo settennio. È facile immaginare, ovviamente, che questa nuova politica miri a rendere l’Unione uno dei principali finanziatori “armati”.

ALLARME ROSSO. Non che i singoli Paesi non facciano la loro parte. Soltanto nel 2017, i 28 Stati membri dell’Ue hanno destinato oltre 200 miliardi di euro di spese pubbliche alla “difesa”. Il punto è che i bilanci nazionali per la difesa sono assai più cospicui del bilancio per la difesa dell’Ue: in totale sono pari a circa 75 volte le spese per la difesa dell’Ue nel quadro dell’attuale Quadro Finanziario. Se nessuno dovesse fermare il proposito di Juncker & C. le cose, ovviamente, cambieranno nei prossimi anni. Il problema, come detto, è che c’è il rischio concreto di buttare soldi senza che ci sia un minimo programma comunitario alla base. Innanzitutto, osservano i magistrati, nel campo della difesa l’Ue “ha maturato finora scarsa esperienza”.

Il rischio, in altre parole, è che non siano stati “fissati obiettivi adeguati” e che “non esistano sistemi tali da far fronte a quest’incremento della spesa dell’Ue e al nuovo livello di ambizione previsti dalla strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell’Unione”. Insomma, il boom del fondo è semplicemente illogico. Senza dimenticare che, evidentemente, tra gli Stati membri esistono “evidenti differenze strategiche”: non c’è, di fatto, una percezione comune delle minacce tanto che molti Paesi si muovono in quadri istituzionali differenti, “con regole d’ingaggio diverse e un ampio ventaglio di diverse opinioni sull’uso della forza militare”. Altro problema non da poco: la duplicazione e la frammentazione dei sistemi d’arma. Nel 2017 erano in uso nell’Unione europea 178 diversi sistemi d’arma, rispetto ai 30 degli Stati Uniti. Un rompicapo che pare andar bene solo per chi incasserà quei soldi. Le solite industrie militari. Manco a farlo apposta.

Le Bahamas devastate dall’uragano. Ma può accadere ovunque…

settembre 19, 2019

18.09.2019 – Sonia Savioli – Il Cambiamento

Le Bahamas devastate dall’uragano. Ma può accadere ovunque…

Le Bahamas sono state devastate dall’uragano; migliaia i dispersi, un numero enorme di morti, condizioni disastrose. L’ennesima tragedia che verrà presto dimenticata; eppure, ciò che è accaduto là oggi può accadere ovunque…

Le Bahamas erano un arcipelago di settecento isole, alcune disabitate, altre popolose, nell’Oceano Atlantico, vicino alla costa sud orientale degli Stati Uniti. Lo sono ancora. Erano isole ricche, arricchite dal turismo e dal fatto di essere un paradiso fiscale, dunque arricchite dal riciclaggio e dall’evasione fiscale. Ricche forse non lo saranno più. Lo spaventoso uragano che le ha colpite, con venti a trecento chilometri l’ora, uno dei tanti frutti del disastro climatico e dell’aumento delle temperature del mare, ha spazzato via in una manciata di ore tutto ciò che gli esseri umani avevano costruito, case e chiese, strade e ospedali, aeroporti e linee elettriche, camion, auto, barche. Ha spazzato via migliaia di persone, famiglie intere con le loro case; ha spazzato via alberi, terra, animali. Oggi ci sono quasi ottantamila persone senza più una casa, senza più mobili, elettrodomestici, stanze, letti, biancheria, stoviglie, indumenti, giocattoli e ricordi: tutto quello che una casa è, sicurezza, conforto, storia di vite. Molti di loro hanno perso figli o genitori, fratelli sorelle amici, cani o gatti. Spazzati via in una manciata di ore.

Su alcune di quelle isole non c’è  più niente di ciò che serve a una vita umana, ci sono distese di macerie che sono anche rifiuti, perché nel mondo moderno la maggior parte di ciò che si produce, compresi gli edifici, è fatta di materiali tossico-sintetici. Anche per questo si producono gli uragani, si riscalda il pianeta. Ci sono cadaveri sotto le macerie e, senza strade, non ci sono i mezzi per recuperarli. I cronisti giunti sul posto dicono che il lezzo dei cadaveri in decomposizione si sente ovunque. Non sapremo mai quanti sono i morti. I dispersi sono migliaia ma, se nessun parente li cerca, per ora non risultano dispersi. Ci vorranno mesi, forse anni, perché le cosiddette “autorità” possano fare un censimento di coloro che non si troveranno mai più, trascinati via dal mare; oltre che dei corpi ritrovati giorno per giorno. E noi non lo sapremo. Perché?

Perché le notizie sui disastri ambientali sono soggette a una rigida censura; perché i medianellacorrente sono di proprietà e al servizio di coloro che temono più della morte la diminuzione dei nostri consumi e dei loro profitti, la presa di coscienza e la consapevolezza dei popoli. Quelli che forse avevano investito nei resort e nei campi da golf delle Bahamas, e che stanno già pensando a come recuperare quelle “perdite” con qualche altro investimento e con le sovvenzioni e gli “aiuti” dei governi loro complici e succubi.

Ma ciò che è successo laggiù può, nella stessa forma o in altre, accadere ovunque. E’ solo l’ennesima tragedia in una serie ormai continua di tragedie provocate dal cambiamento climatico superveloce, cioè dallo “sviluppo” di una società e un’economia basate sullo lo sfruttamento, la competizione, l’ostentazione, la guerra e la scalata sociale, la ricerca furiosa del profitto e del potere. La nostra malattia diventa assalto alla natura, vista soltanto in questa ottica: risorsa da sfruttare oppure ostacolo da togliere di mezzo. Ma la natura non è altro che la vita, la nostra vita ne fa parte e, se la distruggiamo, ci distruggiamo. Assieme alle terre e ai mari che muoiono, moriamo anche noi, e tutto ciò che avevamo costruito crolla come un castello di carte.

La tragedia delle Bahamas verrà presto dimenticata, ci aiuteranno a dimenticarla i “mezzi di rimbambimento di massa”, che hanno questo fine prioritario. Ma, se rimbambiti non siamo, dimostriamolo proclamando la nostra personale emergenza climatica: nelle scelte quotidiane, nei consumi, nei comportamenti e nella lotta contro spreco, inquinamento, rapina della natura; nei comitati e nelle associazioni ambientaliste e nel fare la spesa. E nello scendere in piazza il 27 settembre nel terzo sciopero mondiale contro il cambiamento climatico.

Venezuelan Government and Opposition sign Peace Dialogue Agreement

settembre 19, 2019

19.09.2019 – Caracas, Venezuela – Prensa Latina

Venezuelan Government and Opposition sign Peace Dialogue Agreement
(Image by Prensa Latina)
Caaracas, Sep 16 (Prensa Latina) The Government and the opposition of Venezuela signed on Monday the agreement and installation of the National Dialogue Table for Peace, in accordance with the principles of sovereignty and self-determination of the South American country.

With the purpose of contributing to a political solution among Venezuelans, both parties agreed to deal with the promptness and urgency of the case, the new formation of the National Electoral Council and the guarantees that must accompany the voting processes.

The incorporation into the National Assembly of the parliamentary fraction of the United Socialist Party of Venezuela and the allied fractions of the national Government is part of the agreements signed.

Among the issues, it was also agreed to exhort the Supreme Court of Justice, through the Truth Commission -in charge of investigating crimes during violent street demonstrations in recent years- to agree on replacement measures in those cases in which the legal system allows.

During the act of agreement of the dialogue table, it was agreed to reaffirm and defend the historical legitimate rights of Venezuela over Guyana Esequibo, through political negotiation as contemplated in the Geneva Agreement of 1966, the only legal instrument valid in the United Nations agreements.

It was also established to reject the application of economic sanctions against the country, in violation of International Law, and it was proposed to implement the oil exchange program for food, medicines and supplies for basic services, in accordance with the technical mechanisms existing in the United Nations System.

The Venezuelan Government and opposition will advance agreements on the balance and balance between the constituted powers, such as institutional normalization and overcoming the contempt of the National Assembly, which will be discussed at specialized technical tables, in order to refine their content.

Meeting at the Yellow House (headquarters of the Foreign Ministry), the Executive Vice President, Delcy Rodríguez, and the Vice President for Communication, Culture and Tourism, Jorge Rodríguez, who is also the head of the delegation for dialogue, signed in the name of the National Government.

As representatives of the opposition parties, Claudio Fermín (Solutions for Venezuela), Timoteo Zambrano (Cambiemos) and Luis Romero (Advanced Progressive) signed.

The head of the delegation for dialogue reiterated that the objective is to seek the point of consultation, despite the differences, with respect to the right of everyone to exercise political life in the country.

In this regard, the opposition leader Fermín reaffirmed his commitment to the peace of the nation and invited the other representatives of opposition political parties, as well as social, trade union and trade union organizations, to join the dialogue table, by ensuring that ‘it is not exclusive’.

Last August, President Nicolás Maduro announced the resumption of talks with the Venezuelan opposition, after the Government resumed contacts with Norway.

Maduro had previously ruled out the possibility of dialogue with opposition groups subject to Washington’s hostile policy against the South American nation.

In this regard, he pointed out that the negotiations carried out in Norway and Barbados under the auspices of the Oslo government, involved organizations of the extreme right who appealed to assassination attempts, coups and calls for foreign military invasion, in order to provoke political change through unconstitutional channels.

 The original article can be found on our partner’s website here

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Meeting Minutes

settembre 19, 2019
Meeting Minutes del 19 settembre 2019
 
“Si deve diventare un’altra volta così semplici e senza parole come il grano che cresce, o la pioggia che cade. Si deve semplicemente essere.”
 
Etty Hillesum
 
Non si vede mai due volte lo stesso ciliegio, né la stessa luna contro cui si staglia un pino. Ogni memento è l’ultimo perché è unico.
 
Marguerute Yourcenar
 
 
* 1943 A Boves in provincia di Cuneo, la violenza nazista si scatena contro la popolazione inerme
 
* 1867 nasce a Londra Arthur Rackham, pittore e illustratore britannico
 
” Perchè dovremmo esaltarci per i successi o abbatterci per gli insuccessi se in questa vita terrena partecipiamo al dolore con Dio?
 
Dietrich Bonhoeffer

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