Archive for 8 ottobre 2019

Catechismo quacchero In attesa di traduzione se troveremo i fondi necessari

ottobre 8, 2019

Catechism

Meeting Minutes

ottobre 8, 2019

Meeting Minutes del 8 ottobre 2019

GOD’S LOVE

Sharing God’s love

Doesn’t take much

Just a kind word

Or gentle touch

David Herr

Ogni problema deve rappresentare una situazione di partenza, non una conclusione sulla quale dannarsi

Antonio Monda

* 1967 muore a Seattle Vernon Philips Watkin, poeta inglese

Preghiera

Dio onnipotente, dove è dunque la tua misericordia che un tempo era così grande? Hai dunque creato tutti gli esseri umani per nulla?

Martin Lutero

“Nella fede posso sopportare tutto – così spero – tranne un’attesa angosciosa logora.

Dietrich Bonhoeffer

Lo studio legale più grande d’Italia? Difende i senza difese

ottobre 8, 2019

07.10.2019 – Unimondo

Lo studio legale più grande d’Italia? Difende i senza difese
(Foto di Unimondo – Corriere.it)

È lo studio legale più grande d’Italia, ma anche quello che fattura meno. Ha 54 sedi sparse in venti regioni, da Bolzano a Catania, e 1.051 collaboratori tra avvocati, praticanti, studenti universitari e pensionati. Tutti insieme potrebbero abbracciare il Colosseo, per farli sedere a riposare in un parco non basterebbero 350 panchine. Avete presente gli squali da processo dei romanzi di John Grisham, o magari gli elegantissimi avvocati d’affari di Suits, la serie tv che ha reso celebre la futura duchessa di Sussex? Ecco, questa è tutta un’altra storia. Lo studio si chiama «Avvocato di strada», è stato fondato a Bologna nel 2000, in una stanzetta presa in prestito con dentro solo un computer di seconda mano e un telefono fisso. Da allora si è ingrandito parecchio, fino a meritarsi il premio all’impegno civile del Parlamento europeo. Tutti gli avvocati associati, anche se sembra un ossimoro, continuano a lavorare gratis. I loro clienti d’altronde non hanno un soldo in tasca, «portano le scarpe da tennis e parlano da soli»; però, come cantava Enzo Jannacci, in fondo hanno gli occhi buoni.

L’anno scorso i volontari della onlus «Avvocato di strada» hanno seguito 3.945 pratiche. Offrono assistenza legale in tutte le sfere del diritto: civile, penale, amministrativo. Ogni giorno, più di cento persone in stato di indigenza si rivolgono agli sportelli dell’associazione per chiedere aiuto. Antonio, cittadino italiano senza dimora, si è presentato alla sede di Treviso con le idee chiare: aveva sentito tanto parlare del reddito di cittadinanza e si era messo in testa di averne diritto anche lui, ultimo tra gli ultimi, lui che il lavoro l’ha perso da anni, è stato sfrattato dal suo appartamento, e un po’ alla volta è rimasto senza più niente.  In pratica, all’Inps Antonio ha scoperto di essere troppo povero per ricevere il sussidio di povertà: chi non ha la residenza, oltre a perdere automaticamente il diritto di votare alle elezioni, non può presentare domanda per ricevere il contributo pubblico. «Per prima cosa abbiamo contattato il Comune chiedendo la sua reiscrizione all’anagrafe, in una via fittizia — racconta la responsabile dello sportello, Isabella Arena, 38 anni, penalista — ma non è bastato: c’è pure il requisito della residenza stabile e continuativa. Però non ci siamo arresi e abbiamo portato il caso fino al ministero del Lavoro, speriamo davvero che possa essere trovata una soluzione. Il mio assistito non chiede solo un aiuto economico, ma di avere un’opportunità per tornare a lavorare».

Giorgio Fantacchiotti è partner di Linklaters, tra le più prestigiose law firm internazionali. Ed è responsabile di uno dei tre sportelli di Avvocato di strada a Milano, in piazza San Fedele. «Avere un supporto legale pro bono può essere utile non solo a tante persone senza dimora, ma anche a chi rischia di diventarlo. Noi stiamo assistendo molte famiglie straniere composte da genitori che lavorano e figli piccoli, che hanno acquistato immobili indebitandosi; sono badanti, operai, muratori, che appena vedono contrarsi lo stipendio di poche centinaia di euro, non riescono più a pagare il mutuo. Nel giro di periodi brevi, da 12 a 24 mesi, passano da condizioni di vita dignitose al rischio concreto di non avere più un posto per dormire. Per molte di queste famiglie siamo riusciti a trovare una mediazione, collaborando con il Comune, per ottenere il tempo necessario a trovare loro una sistemazione in comunità, prima che perdessero la casa».

Spesso le difficoltà cominciano dopo una causa di divorzio. Mario, in Puglia, ogni mese doveva versare l’assegno di mantenimento per la sua bambina, ha perso il lavoro da un giorno all’altro, le raccomandate delle bollette non pagate sono rimaste chiuse una sopra l’altra. Quando si è messo in fila nell’ufficio all’Avvocato di strada di Bari, già da tre anni dormiva sotto una capanna fatta di cartoni, che spostava ogni notte tra le vie del centro storico. «Anche se è finito per strada – spiega il suo legale Nicola Antuofermo – Mario è ancora proprietario di un immobile, un appartamento dignitoso in provincia. Quando non è stato più in grado di mantenerlo, ha deciso di metterlo in affitto, così da avere i 350 euro al mese per poter sopravvivere». Dopo qualche tempo, però, l’inquilino ha smesso di pagare. «Così gli ho inviato la lettera di messa in mora, perché la proprietà è un diritto garantito dalla Costituzione. Anche per chi non ha i mezzi per difendersi. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni di servizio, è che può capitare a chiunque di perdere tutto. Anche a un laureato del ceto medio, anche a un professionista. Sì, potrebbe capitare anche a me».

Ma come ha deciso Antuofermo, 37 anni, di diventare un avvocato di strada? «Volevo dedicare un po’ del mio tempo libero alle mie due passioni: il volontariato e la giurisprudenza. Così, ormai dieci anni fa, io e un paio di colleghi abbiamo cercato su Google…». E si sono messi in contatto con Antonio Mumolo, vulcanico giuslavorista del foro di Bologna, oggi consigliere regionale dem in Emilia-Romagna, anche se il suo accento porta dritto a Brindisi, dove è cresciuto. L’idea gli è venuta quando era ancora uno studente universitario, durante le notti passate ad assistere i clochard con l’associazione Piazza Grande. «Portavamo loro coperte, vestiti e pasti caldi. Ma spesso la cosa più preziosa, per loro, era avere qualcuno con cui fare due chiacchiere. Così, sotto i portici si sparse la voce che ero avvocato, e uno alla volta in molti si presentarono per sottopormi i loro casi. Sembra assurdo, ma in Italia spesso per uscire dalla strada bisogna avere un buon avvocato». Già, perché chi perde la residenza si trova senza molti diritti basilari: non può più ottenere cure specialistiche in ospedale, non può aprire una partita Iva, non può firmare un contratto di lavoro, non può ritirare la pensione. «Tornare a una vita dignitosa è un percorso a ostacoli, anche per colpa della burocrazia», spiega Mumolo. La giurisprudenza, però, può essere un alleato prezioso: «Anche se in Italia a volte è diventata lo strumento dei più furbi, non dobbiamo dimenticare che la legge è nata per tutelare i più deboli: è questo lo spirito delle tavole di Hammurabi, e anche della Magna Charta. Gramsci diceva che i libri sono come armi. Ecco, per me i codici sono le armi più potenti contro le ingiustizie».

In questi 19 anni, l’Avvocato di strada ha convinto — con le buone o con le cattive («cioè facendo causa») — centinaia di Comuni a stabilire delle vie fittizie per consentire la registrazione all’anagrafe di chi dorme per strada. «Certo, questo è solo un punto di partenza, non la soluzione del problema», ammette Mumolo. A proposito, ma non si sente mai come chi vuole raccogliere l’acqua del mare con un cucchiaino? «Potrebbe anche essere così… Ma non far niente è peggio. E chi non fa niente perde il diritto di lamentarsi per le cose che non vanno».

E poi a volte capitano vittorie che non hanno prezzo. Allo sportello di Palermo, l’estate scorsa è arrivata la segnalazione di una signora di una quarantina d’anni, che vagava per le strade del centro in stato confusionale. Non aveva documenti, non parlava italiano né inglese, non riusciva a dire nemmeno come si chiamava. «L’abbiamo portata subito in un dormitorio – racconta Francesco Campagna, 48 anni, primo Avvocato di strada in Sicilia – ed è stata presa in carico dal reparto di psichiatria dell’ospedale. Pian piano, ci sono volute settimane, abbiamo ricostruito la sua storia: si chiamava Paulina, era un’immigrata ghanese, residente regolarmente a Dortmund da anni, con la sua famiglia. Un giorno aveva deciso di prendere un volo low cost per Palermo, dove c’è una grande comunità ghanese, sperando di incontrare alcuni amici. Appena uscita dall’aeroporto, però, le avevano rubato tutto». Attraverso l’ambasciata del Ghana, di cui è diventato anche console onorario, Campagna ha contattato i parenti della donna in Germania e le ha fatto ottenere un nuovo passaporto. «Ricordo che teneva sempre una bambola di pezza stretta tra le braccia: forse il ricordo di una sua figlia perduta, ma questo non lo saprò mai». Qualche tempo fa, Campagna ha ricevuto una telefonata. Era Paulina, aveva appena rimesso piede a casa sua. Voleva soltanto dirgli grazie.

Paolo Beltramin da Corriere.it

“Unprecedented’ rise in infant mortality in England linked to poverty

ottobre 8, 2019

07.10.2019 – London UK – Silvia Swinden

“Unprecedented’ rise in infant mortality in England linked to poverty
(Image by Ernest F – Own work, Wikimedia Commons)

Science Daily reports “New study, published in BMJ Open, links a rise in infant mortality in England to poverty.”

The research was carried out because “Infant mortality rate (IMR) has risen for the last four years in England, yet the role of increasing levels of child poverty in explaining these trends has been unclear… Given the urgent need to understand this extremely concerning trend in England researchers from the University of Liverpool, University of Leeds and Newcastle University conducted an analysis of trends in infant mortality in English local authorities over a 17-year period, 2000-2017 with the aim of providing an explanation for this rise.”

“…The researchers found that sustained and unprecedented rise in infant mortality in England from 2014-2017 was not experienced evenly across the population. In the most deprived local authorities, the previously declining trend in infant mortality reversed and mortality rose, leading to an additional 24 infant deaths per 100,000 live births per year, relative to the previous trend.

“There was no significant change from the pre-existing trend in the most affluent local authorities. As a result, inequalities in infant mortality increased, with the gap between the most and the least deprived local authority areas widening by 52 deaths per 100,000 births. Overall from 2014-2017, there were a total of 572 excess infant deaths compared to what would have been expected based on historical trends. The researchers estimate that each 1% increase in child poverty was significantly associated with an extra 5.8 infant deaths per 100,000 live births.

“The findings suggest that about a third of the increases in infant mortality between 2014 and 2017 may be attributed to rising child poverty, equivalent to an extra 172 infant deaths.

”Professor David Taylor-Robinson, the lead author on the research, University of Liverpool, said: “This study provides evidence that the unprecedented rise in infant mortality disproportionately affected the poorest areas of the country, leaving the more affluent areas unaffected.”

The fact that infant deaths are linked to poverty is not surprising. What is important in this research is that it follows the actual increase in specific areas whilst the most affluent ones remain unaffected.

Pressenza reported last year that “The UK government has inflicted “great misery” on its people with “punitive, mean-spirited, and often callous” austerity policies driven by a political desire to undertake social re-engineering rather than economic necessity, the United Nations poverty envoy has found.

“Philip Alston, the UN’s rapporteur on extreme poverty and human rights, ended a two-week fact-finding mission to the UK with a stinging declaration that levels of child poverty were “not just a disgrace, but a social calamity and an economic disaster”, even though the UK is the world’s fifth largest economy” He concluded “in the UK “poverty is a political choice”. The Guardian

The effects on infant mortality are the tip of the iceberg in terms of the consequences of the draconian austerity imposed through neoliberal policies on the UK population whilst the better off continue to increase their wealth.

The success in scapegoating groups and institutions that are unrelated to the imposed trends (immigrants, Europe) speak of a media at the service of the financial powers that design the policies. It is not a matter of being more comfortable or enjoying better consumer goods, we can see clearly that austerity, the favourite child of neoliberalism, kills children. Other studies also show that it affects life expectancy.

Unfortunately at the time of elections information gets manipulated to make all kinds of promises that prove to be fake. Circulating widely verifiable and clear information is now more important than ever.


Nonviolent Campaign Strategy

Learn how to plan and implement a nonviolent strategy for your campaign

Positive Peace Warrior Network

More People! More Power!! More Progress!!!

The Armchair Theologian

Disestablishmentarianism in the UK, okay?

Fronte Popolare

Organizzazione militante comunista

Quaccheri Medio Olona

Sempre antifascisti: ieri e oggi. Anche domani - creato e gestito dai quaccheri in Italia

Maurizio Benazzi

Resistenza olgiatese - Coalizione civica per l'alternativa - maurizio_benazzi@libero.it

A Friendly Letter

Chuck Fager -- Writer, Editor

ValleOlonaRespira

Basta veleni sul nostro territorio

lessicocristianoblog

Nuova alleanza: usalo come preghiera

Friends in Christ

(Primitive Quakers)

The Postmodern Quaker

An experiment in publishing by George Amoss Jr.

Partito Comunista Italiano Federazione di Varese

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. -- Antonio Gramsci

Quaccheri cristiani ecumenici per fare il bene

A cura del quacchero conservative Maurizio Benazzi

quaccheri e hutteriti in Italia

Io non vi chiamo più servi; perché il servo non sa quel che fa il suo signore; ma voi vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio (Gv 15,15)