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Extinction Rebellion targets arms industry: Disarm to Decarbonise

ottobre 18, 2019

17.10.2019 – London – Extinction Rebellion

This post is also available in: Italian

Extinction Rebellion targets arms industry: Disarm to Decarbonise
Eight members of XR Peace have super-glued themselves together outside the Supreme Court, including Eric Levy (91 years old, fourth from left). (Image by Gareth Morris)

XR Peace has today joined with other anti-arms trade activists to stage a day of action targeting key players in the polluting, oppressive arms industry.

  • At 8am, XR Peace activists glued and locked themselves onto the doors of Leonardo UK’s HQ in Great George Street to protest the company’s involvement in the arms trade by providing guidance systems for missiles used in Yemen and Syria, as well as other media technology and telecommunications. Three activists were arrested on the scene; a fourth was arrested for holding a banner.
  • At 9.30am, eight XR Peace activists, including a 91-year-old man, from the Trident Ploughshares group glued themselves together outside the Supreme Court to highlight the government’s continued failure to obey international law on arms production. The action is to highlight that the indiscriminate use of Trident nuclear weapons to kill civilians as well as military targets is illegal under international law.
  • At 11am, four XR activists glued or locked themselves onto the door at Lockheed Martin’s London HQ one of the biggest arm companies in the world, supplying weapons in Yemen and Syria. Three people looking on were arrested.

Militaries around the world are major polluters and are often exempt from international climate agreements on reducing carbon emissions. The US military by many measurements is the world’s biggest institutional consumer of petroleum and emitter of greenhouse gas and other pollutants.

A spokesperson for XR Peace said: “The existing geopolitical tensions – that climate breakdown will only increase – are lucrative opportunities for the arms trade, and ones it seeks to capitalise on. The arms trade is not just an active participant in climate change through its massive carbon footprint but is a direct barrier towards a transition to a fairer world, based on principles of ecology and cooperation.”

A statement from XR Peace: “How are fossil fuels being captured and their resources controlled? How are governments protecting corporate economic interest abroad? How are indigenous and local communities, whose lands are rich with fossil fuels, being displaced or strong-armed by governments – governments who service corporate interests over human life? How are popular movements against this extractive capitalist system repressed? As environmental disasters and atrocities of war continue to displace millions, how do racist governments control their borders?

Through the use of arms and subsequent violence; facilitating, sustaining and profiting the industrial military complex. The fossil fuel and arms industries feed off each other – creating massive wealth for a minute number at the cost of millions of lives, besides the devastating urban and ecological destruction.

This is a market based on devastation. It must be stopped. Whilst there are guaranteed profits emanating from this horrific system, there can be no genuine will to change it from within a capitalist framework. That is why we must rise up as concerned citizens to take direct action.

The existing geopolitical tensions – that climate breakdown will only increase – are lucrative opportunities for the arms trade, and ones that it seeks to capitalise on. The arms lobby is a serious and powerful entity and it will use this power to influence political circles to see that its interests are met. Thus, the arms trade is not just an active participant in climate change through its massive carbon footprint, but it is a direct barrier towards a transition to a fairer world. A world based on principles of ecology and cooperation.

If we are to attempt to turn around the already devastating impact of climate change, as well as seek justice for those who have already suffered far too much, we must stop the arms trade.

We take action today to put a tangible spanner in the works of the arms industry and to stand in active solidarity and resistance with all people all over the world who are suffering and fighting back against the violence of occupation and war. The bombs fall elsewhere but they are built here and so, too, must be our resistance.”

XR Peace is a coalition of peace groups taking part in Extinction Rebellion: Trident Ploughshares, CND, Scottish CND, CND Cymru, Stop the War, Women’s International League for Peace and Freedom, War Resisters International, Nukewatch, Edinburgh Peace & Justice Centre, Iona Community, Nipponzan Myohoji UK Peace Pagodas.

Come abbiamo armato Erdogan

ottobre 18, 2019

17 ottobre 2019 Di Maurizio Simoncelli
Fonte: Città Nuova https://www.cittanuova.it/come-abbiamo-armato-erdogan/

La Turchia, quarta potenza Nato, si muove da una posizione di forza verso i Paesi occidentali. Le enormi forniture di armamenti non hanno condotto ad alcuna influenza sulla politica di Ankara

 

L’attacco turco ai curdi siriani sta mettendo in evidenza le contraddizioni politiche di governi che per anni hanno rifornito di armi e munizioni il governo di Erdogan, pensando che il suo autoritarismo potesse essere tenuto a bada con posizioni concilianti e morbide rispetto alla diffusa repressione dei diritti umani sia contro gli oppositori politici sia contro le minoranze interne.

I finanziamenti accordatigli per accogliere i profughi dalla crisi siriana e per non farli venire in Europa si sono mostrati ben poca cosa, al punto che “il sultano” li sta usando oggi come ulteriore minaccia verso il Vecchio Continente, che trema all’ipotesi dell’arrivo di milioni di profughi dall’ennesima guerra mediorientale.

Erdogan è cosciente della sua posizione di forza, data anche la collocazione geopoliticamente importante di Ankara, che controlla gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli e sul cui territorio transitano diverse pipeline, tra cui la nota TAP. Le proteste diplomatiche dell’UE, le minacce di azioni economiche da parte statunitense, il dissenso russo non sembrano scalfire per ora l’azione turca.

Le forze armate turche rappresentano la quarta potenza militare della NATO, con 700 mila uomini, con un migliaio di aerei, 3.200 carri da combattimento, 9.500 mezzi corazzati e 194 navi tra fregate, cacciatorpediniere e altre.

Le Türk Silahlı Kuvvetleri (forze armate turche) sono state abbondantemente rifornite nel corso dell’ultimo decennio per un valore di quasi 7 miliardi di dollari relativamente ai maggiori sistemi d’arma (aerei, navi, mezzi corazzati, artiglieria ecc.).

Gli USA hanno venduto alla Turchia interi arsenali, tra cui 100 caccia F-35A Lithening-2, 69 elicotteri multiruolo Sikorsky UH-60 Black Hawk, 125 RIM-116 Rolling Airframe Missile missili per la difesa aerea, 107  missili AIM-120 Advanced Medium-Range Air-to-Air Missile aria-aria a medio raggio e l’elenco potrebbe ancora continuare.

La Germania ha venduto, tra l’altro, ben 350 carri armati Leopard-2A4  e 6 sottomarini Type-214. La sola Italia ha rifornito Ankara, tra l’altro, di ben 68 elicotteri da combattimento A129 Mangusta (assemblati o prodotti su licenza direttamente in Turchia), 6 aerei ATR 72MP  per la lotta antisommergibile e per il pattugliamento marittimo, 8 cannoni navali Super Rapid 76mm, 16 cannoni navali Compact 40L70, 8 cannoni Oerlikon 25 mm (tutti sistemi d’arma della Leonardo ex-Finmeccanica, ad eccezione della privata Oerlikon).

Pertanto, le recenti dichiarazioni di alcuni governi europei (tra cui Francia, Germania, Italia, Olanda, Finlandia, Spagna, Austria e Belgio) in merito all’embargo di armi ad Ankara appaiono inadeguate, seppur necessarie. Inadeguate per tre motivi: il primo consiste nel fatto che gli arsenali di Ankara sono talmente riforniti che un blocco dell’invio di armi e di munizioni non scalfisce la potenza di fuoco delle sue forze armate, almeno nel medio periodo, garantendo piena libertà d’azione nella campagna “Fonte di pace”.

Il secondo è relativo ai tipi di embarghi dichiarati che, ad oggi, sembrano per lo più riguardare eventuali contratti futuri ancora da firmare, mentre verrebbero onorati quelli già in corso: in poche parole, le armi e le munizioni verrebbero ancora inviate fino a scadenza contrattuale. Il terzo emerge dal consueto ordine sparso con cui si muovono i partner europei: non un accordo comune chiaro e preciso, ma lasciato all’autonoma decisione nazionale, a rappresentare ancora una volta la fragilità e la lentezza politica dell’Unione.

In poche parole, gli si sta dicendo che per la prossima guerra (alcuni e forse) non gli daranno le armi e le relative munizioni. Per ora quelle contrattualizzate gli arriveranno.

Sono minacce che lasciano il tempo che trovano. Anche le sanzioni economiche ventilate dalla Casa Bianca, se applicate, avranno forse un effetto in un tempo certamente successivo alla guerra di conquista del Kurdistan siriano.

È il caso che, a parte queste dichiarazioni “minacciose” ad uso dell’opinione pubblica, ci si interroghi sui rapporti con il regime di Erdogan e sulla sua permanenza all’interno della NATO, avendo il coraggio di rischiare anche che Ankara approfondisca l’attuale, esile feeling con Putin, a cui già si è rivolta da tempo, ma con esiti alterni (va ricordato l’abbattimento del  caccia Su-24 russo nel novembre 2015, a cui Mosca rispose accusando Erdogan e la sua famiglia di contrabbandare il petrolio dell’ISIS).

Oggi la Russia sembra addirittura volersi interporre militarmente tra le forze armate di Assad, ora alleate dei curdi, e quelle turche, a colmare un vuoto che invece la comunità internazionale avrebbe dovuto tempestivamente ricoprire.

Ancor più i cosiddetti governi democratici dovrebbero interrogarsi sulle disinvolte esportazioni di armi e di munizioni, nonché sugli accordi di cooperazione e di assistenza militare con regimi quali quelli di Erdogan, ma anche di Al Sisi in Egitto o della monarchia saudita, per volerci limitare alla sola area mediterranea.

Ancora una volta le forniture di armi e gli accordi di cooperazione militare non rappresentano alcuna forma di condizionamento di tali regimi, che anzi vedono nei governi democratici una grande disponibilità non solo a violare sistematicamente normative internazionali come la Posizione Comune 2008/944/PESC  dell’UE e il Trattato sul Commercio degli Armamenti  (2014), ma anche a chiudere più di un occhio in cambio di lucrosi commerci non solo di armamenti, ma anche di materie prime e quanto altro.

 

Forniture di maggiori sistemi d’arma alla Turchia 2010-2018 (milioni di $) (Fonte: SIPRI 2019)

  2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 Totale
Canada 3 12 9 4 28
Cina 35 35 35 105
Danimarca 9 9
Francia 15 8 23
Germania 126 40 28 13 50 14 2 26 30 328
Israele 69 22 9 17 15 132
Italia 5 13 168 35 69 32 139 89 181 731
Olanda 13 42 38 67 38 13 30 240
Norvegia 12 12
Russia 16 16
Arabia Saudita 62 62
Corea del Sud 181 206 198 165 6 6 6 6 6 778
Spagna 135 229 73 146 146 729
Gran Bretagna 25 25
USA 11 335 1.009 363 1.110 301 185 146 293 3.751
Totale 484 779 1.500 796 1.526 441 331 425 685 6.968

 

Export italiano di materiale d’armamento alla Turchia 2011-2018 (milioni di  €)

Fonte: elaborazione IRIAD su dati MAECI

  2018 2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011
TURCHIA 362 266,1 133,4 128,8 52,5 11,4 43,4 171
Comunicato Stampa – 16 ottobre 2019

Rete Disarmo: “Di Maio non blocca forniture di armi in corso verso Turchia: si sospendano fino a termine istruttoria”

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha firmato l’atto interno ministeriale che bloccare le vendite future di armi alla Turchia, avviando nel contempo un’istruttoria sui contratti in essere (così come annunciato in Parlamento). 
Rete Disarmo chiede che tutti gli invii di armi siano sospesi fino al completamento delle istruttorie su ciascuna autorizzazione e auspica che questa procedura porti comunque al blocco complessivo della vendita di armi. Unica modalità realmente efficace di contribuire a fermare il conflitto in corso in Siria
“Riteniamo necessario che tutte le forniture di armi dall’Italia alla Turchia vengano sospese con effetto immediato fino a completamento dell’istruttoria su ciascun contratto e su ciascuna autorizzazione” è la richiesta della Rete Italiana per il Disarmo a commento della firma da parte del Ministro degli Esteri Di Maio di un atto interno ministeriale che blocca tutte le future autorizzazioni di vendita armi ad Ankara.
“Ci auguriamo che l’atto interno alla Farnesina concretizzato oggi preveda questa fondamentale clausola, che rappresenta l’unica garanzia che nuove armi italiane oltre a quelle già consegnate in passato non vengano d’ora in poi utilizzate contro le popolazioni curde” si legge nella nota della RID.
Una decisione di blocco totale e immediato, senza quindi dover mettere in campo istruttorie e verifiche sul passato, si sarebbe già potuta e dovuta prendere fin da ora anche nel rispetto del dettato Costituzionale (art. 11), della legge 185/1990 che regolamenta le esportazioni di armamenti e delle norme internazionali (Posizione Comune UE e Trattato ATT) sottoscritte dall’Italia”.
Fin dallo scoppiare della crisi al confine tra Turchia e Siria la Rete Italiana per il Disarmo ha sottolineato come sia inaccettabile la continuazione del copioso flusso di armi verso la Turchia, destinataria negli ultimi 4 anni di 890 milioni euro di autorizzazioni per materiale militare e verso la quale nello steso periodo sono partite consegne per 463 milioni di euro di controvalore. Le notizie di stampa odierne che riportano di consegne ancora in corso per contratti autorizzati ben 3 anni fa dimostrano come lasciare aperta la porta all’invio di armi già autorizzate prima di oggi renderebbe inefficace e inutile qualsiasi decisione sull futuro. Relegando quindi l’atto odierno del Ministero degli Esteri ad una mera funzione simbolica.
“Ci aspettiamo inoltre che l’atto controfirmato dal Ministro Di Maio venga reso pubblico e messo a disposizione di Parlamento e cittadinanza per poterne verificare la portata e l’impatto reale – commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – e facciamo appello al Ministro affinché non si faccia influenzare da chi, anche in questi giorni, ha rallentato o impedito una scelta politica forte e doverosa come quella dello stop all’invio di armi alla Turchia sulla base di fantomatici problemi formali che in realtà non esistono. E che comunque sarebbero facilmente superabili con assunzioni di responsabilità forti da parte del Governo”.

 

Meeting Minutes

ottobre 18, 2019

Meeting Minutes del 18 ottobre 2019

GOD HEARS

God hears our prayers

And answers every one

When we pray

Your will be done

David Herr

Riceviamo sempre tanta fede da Dio quanta ce ne serve giusto per questo giorno. La fede è il pane quotidiano datoci da Dio.

Dietrich Bonhoeffer

Siamo rattristati per la chiusura in Italia delle attività della editoriale della Società Biblica Britannica & Forestiera che curava le varie traduzioni di Bibbie non cattoliche. Pur non avendo come punto principale il Sola Scrittura dei protestanti riconosciamo che è fondamentale la lettura. I suoi depositi ora sono acquisiti dalla Claudiana. Ho regalato 5 anni fa oltre 50 loro Bibbie alla comunità avventista legnanese…

Rinunciare alla spontaneità e all’individualità significa soffocare la vita.

Erich From

* 1929 muore a Casola Valsenio Alfredo Oriani, poeta, storico e scrittore

Preghiamo per un’Italia cristiana nonviolenta e smilitarizzata

Cristo , buon Signore e maestro , tu ci hai disvelato il giusto senso della tua parola, incrementalo e rafforzalo i noi e aiutaci affinché viviamo e agiamo conformemente a esso. A te sia lode e gratitudine assieme al Padre e allo Spirito Santo in eterno,

Martin Lutero

Ispiraci nell’azione Signore per contrastare il nuovo acquisto di 90 F35 … Amen


Nonviolent Campaign Strategy

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The Armchair Theologian

Disestablishmentarianism in the UK, okay?

Fronte Popolare

Organizzazione militante comunista

Quaccheri Medio Olona

Sempre antifascisti: ieri e oggi. Anche domani - creato e gestito dai quaccheri in Italia

Maurizio Benazzi

Resistenza olgiatese - Coalizione civica per l'alternativa - maurizio_benazzi@libero.it

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Basta veleni sul nostro territorio

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The Postmodern Quaker

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