Archive for 22 novembre 2019

I progressi della Medicina rendono il Virus HIV non più infettivo, con la viremia azzerata dai nuovi farmaci “inebitori della proteasi”

novembre 22, 2019

U=U NON rilevabile = NON trasmissibile Il comunicato Stampa delle Organizzazioni di utilità sociale in favore del documento elaborato con SIMIT al Ministero della Salute: consenso generale su tutti gli aspetti.

NON rilevabile = NON trasmissibile

HIV: un cambio epocale , una questione di diritti umani
U=U undetectable = untrasmittable U=U NON rilevabile = NON trasmissibile

Lo scorso 12 novembre si è tenuta a Roma presso il Ministero della Salute la ‘Consensus Conference Italiana su UequalsU’ NON rilevabile = NON trasmissibile. L’incontro, è stato promosso da SIMIT (Società di Malattie Infettive e Tropicali) e ICAR (Italian Conference on Aids and antiviral Research) e dalle associazioni di lotta all’HIV per lanciare un documento di consenso nazionale sulla validità del concetto che una persona HIV positiva in terapia da almeno sei mesi e con carica virale non rilevabile, non può infettare il/la proprio/a partner.

L’evidenza della non contagiosità nella sfera dei rapporti sessuali è frutto di solidissime ricerche che definiscono a rischio zero un rapporto sessuale senza preservativo con una persona in trattamento efficace e viremia soppressa.

Dalla prima osservazione della Coorte Svizzera nel 2009, la ricerca ha fornito dati rilevati su migliaia di persone fino al 2018, anno della definitiva conferma di U = U NON rilevabile = NON trasmissibile con la pubblicazione degli studi PARTNER.

Ugualmente l’assenza di infezioni da HIV a seguito di incidenti con scambio di sangue in contesti lavorativi sanitari tra pazienti/operatori con HIV, ma in terapia efficace e carica virale non rilevabile e tra pazienti/operatori HIV-negativi, fornisce l’evidenza che anche in ambito diverso da quello sessuale, una persona con HIV in terapia da almeno sei mesi e con viremia non rilevabile (< 200 copie/ml) non deve essere oggetto di precauzioni particolari o di limitazioni alla propria attività lavorativa.

Con la collaborazione delle organizzazioni di lotta all’HIV, SIMIT ha predisposto un corposo documento di consenso che elenca le fattispecie di rischio/evidenza che anche in Italia sarà fonte di messaggi e campagne mirate alla diffusione del concetto U = U.

Tutte le persone che vivono nel nostro Paese hanno diritto a informazioni accurate sulla loro salute sociale, sessuale e riproduttiva e U=U deve essere il messaggio chiave per incoraggiare all’acceso al test e alle cure precoci fornendo un’argomentazione di salute.

U=U NON rilevabile =
                      NON trasmissibile Il comunicato Stampa delle
                      Organizzazioni di utilità sociale
Non rilevabile = non trasmissibile

La netta presa di posizione di SIMIT e del panel di esperti che ha partecipato ai lavori lancia le basi per diffondere il concetto scientifico che assume valore sociale, politico e giuridico in favore della prevenzione, del test e della terapia, contro la discriminazione e la criminalizzazione delle persone con HIV, permettendo alla popolazione generale di conoscere e approfondirne il concetto e la sua validità per superare pregiudizi e stigma ancora molto forti.

Affermiamo quindi in modo chiaro e fermo che il principio UequalsU combatte la discriminazione e pregiudizio e favorisce l’accesso al test per l’HIV, negarlo o ignorarlo crea un danno sociale gravissimo nel nostro paese.

ANLAIDS, ARCIGAY, ASA, ARCOBALENO AIDS, CICA, CNCA, COMITATO PER I DIRITTI CIVILI DELLE PROSTITUTE, LILA, MARIO MIELI, NADIR, NPS ITALIA, PLUS, I RAGAZZI DELLA PANCHINA

Fonte: Nadir Onlus

Today Netanyahu, tomorrow Trump.

novembre 22, 2019

22.11.2019 – Pressenza New York

Today Netanyahu, tomorrow Trump.
U.S. President Donald Trump and Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu. (Image by Wikimedia Commons)

By Gabriela Jurosz-Landa

Once again, icons are falling, only this time in the Jewish-Christian hemisphere. One is reminded of the bringing down of Hussein, Gaddafi, Moubarak, and all the other dictators. But what comes after? Let’s not forget what happened after these leaders were removed. They all, on the one hand, were criminals on the other; however, they held their countries together, avoiding a different kind of fragmentation and crimes.

Whoever we vote for and put on the throne next, we should train ourselves in foresight. Instead of yelling for the next best thing, we should allow for more true reflection in the media, social discourse, and ourselves. Too easy do we fall into the dangerous stereotypes of good and evil as conditioned by our confession-specific Bibles, as well as the Cold War.

The way out of the dichotomy of extremes and polarity is diverse information, discourse, and interest in “the other”—opinion, subject, person, culture, and religion. Our viewpoint must not be the only truth once the other has had a chance to lay out theirs. That fashion of quick stereotyping without sufficient background information does not happen only in politics, of course. I am thinking of the recent dispute about the 2019 Nobel Prize Dir Literature given to the Austrian novelist Peter Handke. For weeks now, European papers have been torturing the fact that Handke spoke out for Serbia after the 1990s war in Yugoslavia, and even attended and spoke at war criminal Milošević’s funeral. Nobody asks why he did that, and few people know that Handke’s mother was Yugoslav.

Quick conclusions are the crime of the digital era. We think of our societies as advanced and educated and still, fall back into medieval behavior calling for the guillotine.

One may wonder, if the degree of civilization is surpassed and we now lack the human-animal need for ritual, including ritual murder. A new interest in ritual life has arisen on both sides, the radical and the meditative. People travel into the Amazon to dive down into their unconscious and to learn more primary forms of living.

However, I am afraid of many cases that are only another extreme, and it does not bring us closer to our opponent.

I am convinced of the need for a new wave of cultivation, a gentle, reserved, and weight-out manner, perhaps reminding one that existed in the 1930s.

Instead of driving things to extremes, we should focus on the middle ground. In politics, that may mean to establish controlling forces of the new powers. The Czech Republic just created such a controlling force in the form of the movement “Milion chvilek pro demokracii” which translates into„ A Million Moments for Democracy.“ The organizers call themselves the watchdogs of their government. The movement held a very successful event combining the celebration of the anniversary of the Velvet Revolution with a peaceful demonstration against president Zeman who tends closer to Russia and China than to his own country, and against prime minister Babiš who thinks the country is his private golf course and misuses money given to the Czech Republic by the European Union.

Amnesty International is, of course, another one, to name just one more. Such organizations standing outside of the political party race may see problems far along before they occur, and people’s concerns, and can inform the public and intervene before it is too late. Bolivia is a current example of a lack of third-party-watching and reporting. If the USA had had such actors before the 2016 elections, much pain, the division of the country, time, and money could have been saved. They could also hold the memory of events that the commoner so conveniently forgets in the rush of daily life and twitter posts. Once upon a time, intellectuals filled those shoes. Since they lost this power within society, these new groups of actors may take their place. Maybe once upon a time, the media were to be those watchdogs. Today, however, all the above can only work if the media play a fair game, and stop profiting on the polarization of society in the first place.

Recensione di Storia

novembre 22, 2019

Il capo. La Grande Guerra del Generale Luigi Cadorna

21.11.2019 – Francesco Cecchini

Il capo. La Grande Guerra del Generale Luigi Cadorna

Luigi Cadorna è l’uomo delle fucilazioni, decimazioni e del disastro di Caporetto. E’ il maggior responsabile perché la Grande Guerra 1915-1918 fu un Grande Massacro.
Diventato capo di Stato Maggiore nel 1914 giudicò deficiente la disciplina del regio esercito, compreso l’atteggiamento degli ufficiali che, a torto, pensavano che i soldati dovevano essere trattati con umanità. Tutto ciò non idoneo ad affrontare la guerra che si profilava. Quindi emise la Circolare n. 1, con la quali con toni molto duri richiamò i principi fondamentali d’obbedienza e di autorità. Seguirono altre che oltre a destituire alti ufficiali e a mandare sotto processo ufficiali e graduati fecero che l’esercito italiano ebbe un alto numero di fucilati e decimati. Secondo “Dati di statistica giudiziaria militare” del giugno 1925 furono comminate nel corso del conflitto 4.028 condanne a morte delle quali 2.967 in contumacia, 311 non eseguite e 750 eseguite. Di quest’ultime, 391 riguardarono il reato di diserzione, 5 per mutilazione volontaria, 164 per resa o sbandamento, 154 per atti di indisciplina, 2 per cupidigia, 16 per violenza, 1 per reati sessuali, le rimanenti per reati diversi. La disfatta di Caporetto fu responsabilità del generale Luigi Cadorna, colpevole non solo di quella singola battaglia, ma, più in generale, di tutta la condotta della guerra: se è vero, come è vero, che Caporetto non fu solo una battaglia convenzionale, ma l’esito di un malessere che serpeggiava nell’esercito proprio a causa del modo in cui le operazioni venivano condotte, e l’esercito veniva trattato, dal Comando Supremo di Luigi Cadorna.

La storia di Luigi Cadorna è raccontata dal libro di Marco Mondini Il Capo: La Grande Guerra del generale Luigi Cadorna, che Corrado Staiano ha definito: “libro prezioso e intelligente… non è soltanto la biografia di un uomo dal carattere dittatoriale, è la storia di una guerra, di un popolo, di una nazione non nata, di un esercito di contadini in grigioverde, analfabeti i più, che di tradotta in tradotta non sanno neppure dove si trovano”

L’opera è frutto di indagini svolte presso vari archivi, come quello Centrale dello Stato e quello dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito, l’Archivio del Museo della Guerra di Rovereto e quelli del Risorgimento a Milano e Vicenza di materiali raccolti da Marco Mondini, in almeno tre lustri di lavoro attorno a temi legati alla storia delle forze armate e delle loro rappresentazioni tra prima guerra mondiale e fascismo, di riflessioni più recenti elaborate nel corso del centenario della Grande guerra.
Luigi Cadorna diresse con poteri assoluti le operazioni militari italiane nella grande guerra. L’enorme consenso personale e la debolezza dei governi di Roma lo riparaono da critiche nonostante l’insuccesso dei suoi piani, le enormi perdite di vite umane, il rischio di una sconfitta sul fronte trentino nel 1916, Cadorna rimase al suo posto fino alla disfatta di Caporetto, nell’autunno 1917. Quanto era stato incensato prima, tanto venne demonizzato poi. Il libro rilegge la carriera e l’operato di Cadorna collocandone la figura nel contesto della cultura militare europea e della storia italiana dell’epoca. Luigi Cadorna appare così come il rappresentante, non eccezionale, di una generazione di professionisti delle armi ossessionata dal passato inglorioso, dalle umilianti sconfitte e dai difetti di un paese che ritenevano debole e indisciplinato.

Titolo: Il Capo
Autore: Marco Mondini
Editore:Il Mulino, 2017
Collana: Biblioteca storica
Pagine: 388
Prezzo: 26 euro


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