Archive for 26 novembre 2019

Warning Julian Assange ‘Could Die in Prison’, 60+ Doctors Demand Immediate Medical Attention for WikiLeaks Founder

novembre 26, 2019

26.11.2019 – US, United States – Pressenza New York

Warning Julian Assange ‘Could Die in Prison’, 60+ Doctors Demand Immediate Medical Attention for WikiLeaks Founder

By Julia Conley, staff writer  – Common Dreams

Following an urgent warning from an expert at the United Nations earlier this month that Julian Assange’s mistreatment in prison may amount to life-threatening torture, more than 60 doctors from around the world Monday called on officials in the United Kingdom to act immediately to ensure the WikiLeaks founder receives proper medical attention.

In their letter to British Home Secretary Priti Patel and Shadow Home Secretary Diane Abbott, the doctors—including physicians practicing in the U.K., Sri Lanka, the U.S., and several other countries—expressed grave concerns over Assange’s deteriorating health as a result of his seven-year confinement in the Ecuadorian embassy in London and subsequent incarceration by British authorities as he awaits possible extradition to the United States.

“We have real concerns, on the evidence currently available, that Mr. Assange could die in prison.”
—Physicians in letter to U.K. government

“We have real concerns, on the evidence currently available, that Mr. Assange could die in prison,” the doctors wrote. “The medical situation is thereby urgent.”

Assange is currently serving a 50-week sentence in prison for violating his bail conditions in 2012 and is facing charges in the U.S. under the Espionage Act for exposing human rights violations and evidence of war crimes by the U.S. government. He is set to appear in court in February for an extradition hearing.

“Mr. Assange was unable to exercise his right to free and necessary expert medical assessment and treatment throughout the seven-year period,” the physicians added.

While he was examined by a number of medical experts during his confinement, Assange was not permitted to go to a hospital even as he reported stiffness and inflammation in his shoulder which first appeared nearly four years ago. He has also exhibited signs of moderate to severe depression and major dental health issues.

Last month, the doctors wrote, former British ambassador Craig Murray published an eyewitness account of Assange’s current state describing him as exhibiting “exactly the symptoms of a torture victim.” Shortly after, U.N. Special Rapporteur on Torture Nils Melzer accused the U.K. government of “outright contempt for Mr. Assange’s rights and integrity.”

“It is our opinion that Mr. Assange requires urgent expert medical assessment of both his physical and psychological state of health,” wrote the medical experts. “There is no time to lose.”

On social media, supporters of Assange expressed alarm and anger at the government’s decision to allow his health to deteriorate so significantly.

“Revealing stuff that should have been in the public domain all along should be treated as a public service, not a crime,” Guardian columnist and political activist George Monbiot wrote Monday.”But Julian Assange is rotting in jail, awaiting extradition, at the behest of a government that wants to preserve its grim secrets.”

Shirin Ebadi su Iran: migliaia di arresti, non siate indifferenti !!

novembre 26, 2019

25.11.2019 – Agenzia DIRE

Shirin Ebadi su Iran: migliaia di arresti, non siate indifferenti !!

“Non siate indifferenti alle sofferenze del popolo iraniano: dategli voce, non dimenticate le vittime tra i manifestanti degli ultimi giorni”.

Questo l’appello di Shirin Ebadi, avvocato difensore per i diritti umani e Premio Nobel per la Pace. All’agenzia Dire, che l’ha intervistata a margine di un incontro a Roma, Ebadi ha detto: “In Iran le proteste sono scoppiate dopo che le autorità, in una notte, hanno triplicato il prezzo della benzina.

Il regime ha oscurato internet per giorni affinché la voce dei cittadini non uscisse dal Paese e non si sapesse che oltre 200 persone erano state uccise nella repressione e che, sempre secondo i nostri dati, oltre 4mila manifestanti erano stati arrestati. Non dimenticateli”.

A chi le domandava se consideri il presidente Hassan Rouhani un moderato, così come parte della comunità internazionale riconosce, la Premio Nobel ha risposto: “Rouhani è lo stesso che in questi giorni ha ordinato alla polizia di sparare contro i manifestanti. In Iran non voto da anni, perché so che le elezioni non sono libere; ad ogni modo non ho mai sostenuto Rouhani perché è’ stato a capo del Consiglio di sicurezza nazionale”. Questo organismo, secondo Ebadi, ha avuto un ruolo diretto nelle persecuzioni a danno dei cittadini. “Quando mi chiedono cosa la comunità internazionale può fare per aiutare l’Iran, dico: smettete di sostenere i dittatori e ricordate i nomi di chi e stato ucciso, anche recentemente, per difendere la libertà. Bisogna mantenere il loro ricordo”.

Ebadi ha pagato caro l’aver difeso i diritti umani e civili dopo che, nel 1979, a Teheran si è affermata la Repubblica islamica. Obbligo di velo per tutte le donne, che con l’imposizione della legge islamica hanno visto perduti anche diritti acquisiti, ha ricordato la Premio Nobel, “come avere un conto in banca o avere pari peso legale rispetto a quello di un uomo davanti alla legge”.

Ebadi, che era un avvocato affermato, ha dovuto lasciare l’Iran dopo aver subito il blocco dei beni e l’interdizione a praticare la professione. Il marito e la sorella sono stati incarcerati al suo posto. Ebadi ha così cresciuto le due figlie all’estero, da dove però non ha smesso di lavorare per il bene del suo Paese: “Più volte l’intelligence iraniana mi ha contattato dicendomi che, se avessi interrotto il mio lavoro, mi avrebbero restituito i miei averi e avrebbero liberato i miei cari, ma io sono convinta che se un popolo non paga il prezzo della propria democrazia, non sara’ mai libero”.

Rispetto alla storia recente del suo Paese e ai 40 anni di repubblica islamica, Ebadi ha detto: “Noi musulmani vogliamo il cambiamento e questo sarà possibile solo quando la religione sarà separata dallo Stato. Noi vogliamo uno Stato laico come il vostro. Abbiamo 5mila anni di storia alle spalle: sono certa che un giorno succederà”.

La Premio Nobel è stata ospite di un incontro con gli studenti delle scuole superiori organizzato a Roma al Teatro Quirino  all’Associazione nazionale volontarie Telefono Rosa – Onlus in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Durante il dibattito è stato menzionato l’ultimo libro in cui Ebadi racconta la sua vita e il suo impegno: ‘Finché non saremo liberi. Iran, la mia lotta per i diritti umani’, in Italia edito dalla Casa editrice Bompiani.

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