Archive for 5 giugno 2021

Anti-lgbt fobia

giugno 5, 2021

Cresce sempre di più in #Spagna il numero degli insegnanti che stanno tenendo le lezioni indossando la #gonna per contrastare gli stereotipi e i pregiudizi di #genere ed #educare alle #differenze. Dalla scuole primarie fino alle secondarie superiori.
Provate a immaginare se una cosa del genere accadesse qui in Italia. Sarebbe uno scandalo! Nascerebbero comitati di famiglie preoccupate che ai “bambini” (anche quelli delle superiori) venga insegnata la fantomatica “ideologia gender” (preminder: non esiste). Interverrebbe il ministero dell’Istruzione, con i suoi ispettori didattici, per i provvedimenti disciplinari necessari per iniziative non approvate dai piani formativi delle “autonomie” scolastiche.
La campagna di comunicazione sociale ha assunto il motto «I vestiti non hanno genere», dall’hashtag #LaRopaNoTieneGenero con cui Jose Piñas, docente di matematica della scuola secondaria, ha pubblicato su Twitter la sua immagine in classe con la gonna, perché un suo studente è stato espulso dopo aver indossato una gonna a scuola.
“Voglio unirmi alla causa dello studente Mikel, che è stato espulso e mandato dallo psicologo per essere andato a lezione con una gonna”, ha scritto Jose.
Successivamente, Manuel Ortega e Borja Velaquez, due insegnanti di scuola primaria, hanno rilanciato l’iniziativa di abbandonare i pantaloni per indossare la gonna per tutto il mese di maggio. Anche in questo caso per un episodio di bullismo a scuola: uno dei loro studenti ha ricevuto insulti omofobi per aver indossato una t-shirt con un personaggio anime. Gli insegnanti si sono detti “inorriditi” dalla spietata presa in giro, spiegando perché hanno deciso di “promuovere il rispetto per le differenze”.
L’esempio, del resto, si sa che vale più di mille parole.
“Per una scuola che educa al rispetto, alla diversità, alla coesione, vestiti come vuoi! Ci uniamo alla campagna #LaRopaNoTieneGenero”, scrivano sui social diversi docenti che indossano una gonna mentre fanno lezione.
La scelta di questi professori è rivoluzionaria, perché mostrano, con il loro esempio, agli studenti che quello che vediamo dall’esterno non ha nulla a che vedere con l’identità di genere o la sessualità. Non solo: trasmettono il messaggio che è giusto essere se stessi fino in fondo e, soprattutto, lasciare che gli altri lo siano senza (pre)giudizi.
Ortega e Velaquez hanno detto (a El Pais) di aver visto un notevole cambiamento positivo nel comportamento degli alunni da quando hanno iniziato a indossare le gonne. Ma sostengono che la scuola dovrebbe fare ancora di più per promuovere il rispetto delle diversità. Pensate invece a ciò che NON viene fatto in Italia per contrastare il bullismo, nonostante la morte di studenti come Davide, chiamato dai “compagni” di scuola «il ragazzo dai pantaloni rosa».

Anche noi quaccheri siamo contro i forcaioli di destra e di sinistra

giugno 5, 2021

VALGONO I PRINCIPI DI NESSUNO TOCCHI CAINO
Antonio Coniglio e Sergio D‘Elia su Il Riformista del 3 giugno 2021

Sotto il sole cocente di Sicilia, che a volte divora tutto trasformando i vigneti in sciara, i santi non ascoltano sempre le preghiere. Sicché accadde una volta che i contadini gettassero nel fiume finanche la statua di San Giuseppe e la ripescassero solo con l’arrivo della pioggia. Nacque proprio dal non voler “buttare niente” San Giuseppe Jato: un comune di 8.000 abitanti di santuari e mulini, di bellezza e mafia, di armonia e terribilità, di luce e lutto. Così è la vita: non esiste un mondo diviso tra buoni e cattivi. Non ci sono persone e territori segnati a senso unico: tutto scorre come un fiume e non ci bagniamo mai nella stessa acqua perché il bene e il male convivono in ciascuno di noi. L’uomo è dèinos, scrisse Sofocle nell’Antigone. Come tradurre questo attributo? Portentoso, tremendo, stupendo, misterioso, prodigioso o mirabile? L’ambivalenza della parola greca esprime in fondo l’unica verità apodittica che conosciamo: la stessa persona può essere ne
​ lla stessa vita, nelle sue tante vite, in grado di compiere opere di bene e aprire voragini di distruzione.
Sotto il monte Jato per esempio è nato un uomo, Giovanni Brusca, “u verru”, il maiale in dialetto siciliano, che ammazzò 150 persone. Chi può avere la pretesa umana di affermare che, dopo 25 anni, “u verru” sia ancora tale? Caino uccise il fratello ma il signore pose su di lui un segno perché “nessuno lo toccasse”, lo maledicesse, affinché, nella sua stessa vita terrena, potesse divenire costruttore di città. È lo statuto ontologico della nostra lotta politica, la ragione più intima di “Nessuno Tocchi Caino”, che ci porta a dire “Nessuno tocchi Brusca”: noi non difendiamo l’innocente ma il più colpevole, perché pensiamo che una condanna – anche la più giusta e meglio dimostrata – non possa essere eterna ma debba rappresentare un’occasione di riscatto e di rinascita. Lo diciamo anche oggi nel momento in cui Brusca viene scarcerato sulla base di una legge e di un articolo di legge, il 4 bis, ingiustamente ascritto a Giovanni Falcone, che consideri
​ amo con la Consulta incostituzionale; lo affermiamo anche in un tempo nel quale i sostenitori di quel grimaldello normativo di terribilità (come tutti gli articoli bis che, dall’inizio degli anni 90, vengono partoriti dal legislatore), nello stile dei sepolcri imbiancati, contestano finanche questa scarcerazione, avvenuta sulla base della norma che hanno difeso e voluto. Quella legislazione vuole che l’unica via d’uscita da una pena senza fine sia la collaborazione con la giustizia, esclusivo viatico salvifico sia l’equiparazione tra collaborazione e ravvedimento. È l’idea luciferina secondo la quale il fine giustifica i mezzi, quando è vero semmai il contrario: il fine più nobile, l’idea più giusta possono essere pregiudicati e distrutti da mezzi sbagliati usati per conseguirli. È la storia dei “pentitenziari”, della fabbrica dei pentiti che ha messo a morte verità e giustizia.
Che colpa possiamo fare a un uomo, chiunque esso sia, il quale si “pente” sapendo che quello è l’unico modo per ottenere un permesso premio, per uscire dal buio dell’ostatività? Lo Stato, nel nome di Abele, diventa esso stesso Caino: un sistema nel quale non esci dal carcere perché hai raggiunto nuovi livelli di coscienza ma in quanto hai semplicemente contribuito alle indagini, non essendo più un uomo, ma uno strumento dello Stato. Dietro tutto ciò sta in fondo una delle categorie più terribili dello stato etico: la dissociazione. È il voler fare a pezzi la vita: occorre “dissociarsi” nel senso di buttare la parte brutta dell’esistenza e di tenere invece la parte buona. Un po’ come fecero gli abitanti di San Giuseppe Jato con la statua del santo: la buttarono nel fiume tout court quando non era foriera solo di opere di bene. L’esperienza invece va tenuta insieme, tutta, anche quella cattiva, anche quella malevola, quella dolorosa, perché anche il male è un
​ ’esperienza preziosa. Bisogna mettere a frutto tutte le esperienze. È ciò che Nessuno tocchi Caino fa insieme ai detenuti dei laboratori “Spes contra Spem” di Rebibbia, Opera, Voghera, Parma, Secondigliano. Quei detenuti, pur sapendo di non uscire perché non hanno collaborato, non smettono di “sperare contro ogni speranza”, di fare i conti con la loro vita nel complesso, di vederla, legarla, tenerla insieme. Raggiungono nuovi livelli di coscienza, non dissociandosi, perché la dissociazione con sé stessi – con le proprie parti di sé – potrebbe condurre solo al manicomio.
È forse il cambiamento più sincero: non conduce a un permesso, a nessuno sconto, che non sia abbracciare una vita diversa. L’antimafia, che oggi maledice la liberazione di Brusca in virtù della norma che ha difeso come un feticcio, è quella fondata sulla terribilità, sui regimi speciali e dei processi speciali, sul “doppio binario” del 4 bis e del 41 bis, sull’isolamento. Oggi quell’antimafia scomunica il 4 bis, lancia un anatema contro sé stessa, si “dissocia” dal proprio vissuto, maledice addirittura gli strumenti della propria storia. È un’antimafia che subisce il contrappasso dei mezzi sbagliati: ha già perso. L’antimafia che ha vinto, anzi, ha con-vinto, perché non conosce il terreno dell’anti, è quella fondata – come diceva Sciascia – non sulla terribilità, ma sul Diritto, sulla nonviolenza, sulla vita del diritto per il diritto alla vita. Di chi, con Jung, crede che «l’amore è un concetto estensibile che va dal cielo all’inferno, riunis
​ ce in sé il bene e il male, il sublime e l’infinito». È quella che oggi ha il coraggio di gridare: Nessuno tocchi Brusca.

Open letter to Greta Thunberg

giugno 5, 2021

Ecumenics without churchs by www.quaccheri.it

04.06.2021 – Santiago de Chile-Rodrigo Infante Varas

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Open letter to Greta Thunberg
(Image by DW.com)

Dear Greta Thunberg:

I write this letter to you, regretting that finally you were not able to come to Chile on December 2019, due to the cancellation of the environmental summit that was going to be developed in our dearest country. I was born in November 2018, so I would have been expecting for you at my home.

If you would have come to Chile, we would have been delighted that you could have made the time and travel to Arica, northern limit of Chile, where Chile and Sweden meet, due to a unfortunate history of 20.000 tons of toxic waste that where landed at Arica in 1984-1985. A group of habitants of our city sent an invitation for you to come and see, but unfortunately you couldn’t come. The toxic…

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Slovenia, il Parlamento modifica la legislazione sullo stupro

giugno 5, 2021

04.06.2021 – Riccardo Noury

Slovenia, il Parlamento modifica la legislazione sullo stupro
(Foto di Clem)

Il 4 giugno il Parlamento della Slovenia ha approvato un emendamento al codice penale in base al quale il sesso senza consenso è stupro.

Il testo approvato è chiaro: “Sì vuol dire sì, no vuol dire no”. Ciò significa che la costrizione, l’uso o la minaccia della violenza o l’impossibilità di difendersi da un’aggressione sessuale non saranno più considerate condizioni per qualificare un reato come stupro. In precedenza la legge richiedeva che, perché un reato venisse considerato stupro, dovessero esserci prove dell’uso della forza o della minaccia di usare la forza o la violenza.

La Slovenia è così il tredicesimo stato dell’Area economica europea a introdurre nella legislazione sullo stupro il criterio dell’assenza del consenso. Gli altri sono Belgio, Croazia, Cipro, Danimarca, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Regno Unito e Svezia.

Proposte di legge nella stessa direzione sono in discussione o in preparazione anche in Spagna, Paesi Bassi e Italia, dove la campagna “Io lo chiedo” di Amnesty International Italia vuole modificare l’articolo 609 bis del codice penale sul reato di stupro introducendo il criterio dell’assenza del consenso.


Yolanda - "Det här är mitt privata krig"

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