Archive for 6 giugno 2021

Il mondo cambia

giugno 6, 2021

Le figurine della Lego dedicate alla comunità LGBT+. Il pinkwashing diventa “norma”

06.06.2021 – Lorenzo Poli

Le figurine della Lego dedicate alla comunità LGBT+. Il pinkwashing diventa “norma”
(Foto di Ypiyush22, Wikimedia Commons)

L’azienda danese Lego ha presentato le 11 figurine della nuova collezione “Everyone is awesome” (tutti sono eccezionali), dedicata al riconoscimento e alla valorizzazione delle persone della comunità LGBT+. I personaggi, come lo sfondo che ricorda una cascata, sono identificati dai sei colori della bandiera arcobaleno. Si tratta della bandiera simbolo della comunità LGBT, nata nel quartiere Castro di San Francisco durante i moti rivoluzionari di Stonewall del 1969, che forse non avrebbe mai pensato/voluto diventare un brand per una multinazionale dei giocattoli. Inoltre, nelle famose costruzioni sono stati aggiunti anche il bianco, l’azzurro e il rosa, i colori dell’orgoglio transgender e il marrone e il nero per indicare le persone di colore e le diversità all’interno delle comunità stesse.

Le mini-figure non hanno un genere specifico per «esprimere la loro individualità, pur restando ambigue», come ha spiegato Matthew Ashton, il disegnatore di Lego che le ha create, tranne la mini-figura viola, che «è un chiaro riferimento a tutte le favolose drag queen del mondo». La collezione è in vendita dal 1° giugno, in concomitanza con l’inizio del mese dei Pride, manifestazioni promosse dai movimenti che difendono i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali.

Il problema non sta nel significato delle mini-figure o nel loro genere, ma nel fatto che n’altra multinazionale si esponga ancora una volta per i diritti LGBTQ+, evidentemente in modo strumentale. Non si capisce perché la Lego dovrebbe sostenerli, visto che al contempo viola i diritti umani e i diritti sindacali. Un pinkwashing clamoroso, che però non sembra essere analizzato per quello che è.

Infatti uno scandalo, reso noto a settembre 2020, non sembra aver suscitato l’interesse dei media mainstream a reti unificate. Si tratta del report “What If” di Anti-Slavery International ed Eccj, che metteva sotto accusa la filiera dei gruppi Lego e Simba Dickie, ovvero le fabbriche di costruzioni più famose al mondo, accusate di violazione dei diritti dei lavoratori. In Cina si fabbrica il 75% di tutti i giochi del mondo, spesso prodotti a scapito dei diritti dei lavoratori, costretti a turni estenuanti, pause ridotte, poca sicurezza e condizioni igieniche pessime, turni di 11 ore senza pause e riposi, 6 giorni di lavoro a settimana e assenza delle minime misure di sicurezza. I salari non riescono a coprire i costi della vita quotidiana, a meno che i lavoratori non vengano spremuti con continui straordinari. Le grandi multinazionali dei giocattoli impedirebbero addirittura ai propri dipendenti di aderire alle organizzazioni sindacali e chi si lamenta rischia di essere costretto alle dimissioni, senza che l’ultimo stipendio gli venga pagato. Sono queste le condizioni, non negoziabili, imposte da alcune industrie dei giocattoli in Cina.

Il report, inoltre, sottolinea come negli ultimi decenni alcune grandi aziende dell’Unione Europea siano state coinvolte in violazioni dei diritti umani, sfruttamento lavorativo e devastazione ambientale in tutto il mondo.

La prima tra le tante è stata Lego Group, la compagnia danese colosso mondiale nella produzione delle costruzioni. Si rifornisce dalla compagnia cinese Dongguan Wing Fai Foam Products Co. Ltd, che conta all’attivo tra i 200 e i 300 lavoratori regolari e si trova nella provincia cinese del Guangdong, la principale provincia industriale e manifatturiera della Cina. Alla Dongguan Wing Fai Foam Products è stata più volte contestata una grave violazione dei diritti umani.

«Il capo della linea di produzione ha detto che dovevamo rispettare la quota indipendentemente da quanto tempo avremmo dovuto lavorare o da quanti straordinari avremmo dovuto fare. I lavoratori dovrebbero lavorare ogni secondo. Se la quota è stata raggiunta ma il turno non è ancora terminato, i lavoratori devono comunque continuare a svolgere il loro compito», aveva dichiarato un investigatore sotto copertura nella fabbrica di Wah Tung.

Secondo il report, queste fabbriche assumono inoltre un numero elevato di lavoratori migranti, la maggior parte dei quali non ha altra scelta se non quella di vivere direttamente nei dormitori delle fabbriche, che sono sovraffollati, privi di servizi igienici e non sicuri. Le foto scattate nell’ambito dell’indagine mostrano inoltre lavoratori esausti che si addormentano nei posti di lavoro, nei corridoi e durante la pausa pranzo.

Nella maggior parte dei casi, i costi di queste catene globali di produzione vengono mantenuti bassi proprio come conseguenza, diretta o indiretta, degli abusi sui lavoratori e del mancato rispetto dei loro diritti. Negli ultimi anni le gravi violazioni delle leggi sul lavoro cinesi e delle convenzioni dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro, riscontrate appunto nella filiera della produzione di giocattoli, sono state al centro di diversi report di denuncia da parte di organizzazioni cinesi e internazionali.

In seguito alla pubblicazione del report sullo sfruttamento dei lavoratori nella fabbrica di Dongguan Wing Fai, la Lego Group ha dichiarato di aver svolto un’indagine in loco e di aver pianificato un’ispezione annuale presso il sito attraverso un revisore esterno, in conformità ai principi di “Business Responsabile” dell’azienda. La Lego ha anche affermato che il fornitore cinese avrebbe posto rimedio a queste criticità, secondo un’ulteriore e successiva verifica svolta nell’aprile 2020.

Tutto ciò però, non lava la coscienza della Lego, che non può permettersi di rigenerare la propria immagine come sostenitrice delle minoranze sessuali. D’altronde il lavoro sottopagato e lo sfruttamento non sono una novità per la Lego e altre aziende del settore, che già nel 2011 erano state denunciate dalla Students & Scholars Against Corporate Misbehaviour (Sacom). L’ONG cinese aveva riportato nel rapporto “Making toys without joy”, pubblicato il 5 dicembre, le pessime condizioni di lavoro, soprattutto dei lavoratori migranti, monitorando le condizioni di lavoro nel settore dei giocattoli in Cina dal 2005 e registrando nel 2011 uno scarso miglioramento delle condizioni di lavoro degli operai.

Già all’epoca i lavoratori lavoravano 12 ore al giorno 7 giorni su 7 in condizioni di sicurezza pessime: attrezzatura necessaria per maneggiare i prodotti chimici inadeguata, assenza di allarmi antincendio o estintori, stabilimenti con mense e dormitori in cui l’igiene sanitaria è inesistente e pressione dei supervisori e minacce di multe per chi va in bagno senza permesso.

La domanda quindi sorge spontanea: perché “schierarsi” per i diritti LGBTQ+ quando non si rispettano i diritti umani e sindacali? Semplicemente per depoliticizzare i temi, renderli di pubblico dominio, una merce e un brand per poter ampliare il proprio mercato in nome della crescente sensibilità nel mondo per la democrazia sessuale[1].

Fonti:

https://www.theguardian.com/world/2021/may/20/everyone-is-awesome-lego-launch-first-lgbtq-set

https://www.osservatoriodiritti.it/2020/09/23/lego-costruzioni-giochi/

https://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/mattel-disney-lego-giocattoli-cina/

https://it.scribd.com/document/74886533/2011-12-05-Making-Toys-Without-Joy

[1] Piena inclusione, accettazione e valorizzazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali, asessuali e queer.

Meeting minutes

giugno 6, 2021

Un paradigma per comprendere la trasmissione delle informazioni su Gesù

Mauro Pesce, esegeta su Facebook

Per spiegare come si trasmettono le informazioni su Gesù, noi proponiamo un nuovo paradigma basato essenzalmente su tre elementi: a) la pluralità – fin dall’inizio – dei flussi di trasmissione dei materiali su Gesù; b) la pluralità dei gruppi che divulgano informazioni su di lui; c) la pluralità dei luoghi in cui la trasmissione avviene.
In tutto il libro non usiamo generalmente il termine di “comunità” ma quello di gruppo. Il concetto di gruppo, di un insieme di persone fra loro legate, permette di comprendere la natura dei rapporti reciproci dei seguaci di Gesù e con i loro ambienti. Bisogna porre l’accento sulle relazioni più che sui supposti confini definiti (confini su cui si construisce molto spesso il concetto di comunità). La Network-Analysis (analisi delle reti relazionali), che ha dedicato un numero enorme di studi ai gruppi, insiste sul concetto di relazione e di reti di connessione. L’ipotesi di base è che nessun soggetto può essere isolato da un contesto complessivamente composto da altri numerosi soggetti. Ogni individuo è contemporaneamente definito da qualificazioni e obiettivi che gli vengono proposti o imposti da un numero considerevole di altri soggetti. Qui non possiamo occuparci dettagliatamente di questo tipo di analisi delle reti anche se ne conosciamo l’importanza.
Considerando la cosa in senso inverso, l’azione singola coinvolge per via relazionale una vasta rete di persone e destinatari, di persone agenti e di semplici osservatori. In base alla nozione di rete, possiamo immaginare che un soggetto abbia ruoli plurimi, ma contemporanei: può essere nello stesso tempo rappresentante del popolo, capo di un’assemblea, consigliere di un leader religioso, simpatizzante di un raggrupamento diverso dal proprio, nemico acerrimo di altri raggruppamenti. Può essere amico, padre, figlio, impegnato in una impresa familiare, ecc. Ciò comporta una revisione del concetto di identità, che non può essere concepita in modo essenzialista, ma come molteplice, mutevole, in continua formazione e evoluzione. I flussi corrono lungo le linee delle reti. Le trasmissioni sono fluide e reticolari.
Nessuno degli autori dei vangeli aveva conosciuto Gesù e aveva vissuto con lui o era stato parte della sua cerchia o gruppo. La prima domanda da porre è perciò: da quali gruppi di seguaci o da quali persone singole (donne o uomini) provenivano le informazioni di ciascun vangelo? Quale origine avevano queste informazioni? Un secondo interrogativo riguarderà i luoghi di provenienza delle notizie: dove risiedevao i gruppi o le persone che trasmettevano le informazioni su Gesù che gli autori dei vangeli ebbero a disposizione? Bisognerà poi porre un terzo interrogativo: quanto sapevano i gruppi e le persone che tramandavano notizie su Gesù e come erano arrivati a conoscere quello che raccontavano?
Certamente in ciascun villaggio dove risiedevano seguaci di Gesù venivano trasmesse notizie e anche opinioni su di lui. I primi a dare informazioni su Gesù erano stati quei seguaci che lo avevano seguito quando era vivo e lo accompagnarono a Gerusalemme dove fu ucciso. Dopo, a diffondere notizie su Gesù in luoghi disparati furono molti predicatori che percorsero la Terra di Israele e diverse parti del Mediterraneo e del vicino oriente antico nei primi decenni dopo la sua scomparsa. Queste notizie, però, dovettero essere conservate da gente che viveva in luoghi particolari. È quindi molto importante sapere quali furono i villaggi e le città in cui risiedevano i primi gruppi di seguaci immediatamente dopo la sua morte.
Le ricerche sui primi gruppi di Gesù hanno per lo più cercato di individuare i contenuti teologici ed etici che caratterizzano tali gruppi e hanno proposto varie raffigurazioni e varie sfacettature della teologia dei gruppi paolini, giovannei, matteani, ecc. Noi, qui, vorremmo individuare i luoghi in cui questi gruppi di Gesù apparvero e operarono. (da Destro-Pesce, Il racconto e la scrittura.Introduzione alla lettura dei vangelki, Carocci, 2014, 81-83.

Mauro Pesce. Esegeta.

Una bella storia di una stazione che ho frequentato 2 anni

giugno 6, 2021

Stazione di Luino, primavera 1945. Giovanni Ferrari e i vagoni svuotati dai partigiani

06.06.2021 – Gabriella Colli – Racconti della Resistenza

Stazione di Luino, primavera 1945. Giovanni Ferrari e i vagoni svuotati dai partigiani
La stazione di Luino oggi (Foto di Wikimedia Commons)

Questa è una storia di “Resistenza gentile” che si dipana in un angolo di provincia italiana, quassù al confine estremo con la Svizzera, terra di passaggio, di silenzio e bellezza, di panorami affacciati sul Lago Maggiore dove tutto sembra tranquillo, lontano da bombe e rappresaglie, vicina a uno dei confini più ambiti da chi avesse la necessità di allontanarsi dal bel paese per chiedere asilo politico.

Questa è una storia di vita quotidiana, di lavoro in fabbrica o in ferrovia, di orto da curare e dove raccogliere la verdura per la cena.

La guerra volge al termine, ma l’occupazione tedesca a fatica cede il passo, la stanchezza è palpabile anche sui volti degli ufficiali distaccati presso la stazione di Luino che controllano il passaggio dei convogli in transito. Vagoni stipati di ogni merce pronta per raggiungere la Germania.

Italia, un paese razziato da coloro che avevamo chiamato alleati e che si erano trasformati in nemici e carnefici, paese tradito e traditore.

La guerra: che follia! La dittatura: che follia!

Lo sapeva bene mio nonno Giovanni Ferrari, ferroviere alla stazione di Luino, che conosceva qualche parola di tedesco per via del suo lavoro da ragazzo in Germania come muratore. Così, con quella manciata di parole “certe sere” intratteneva i due militari tedeschi.

Le “certe sere” però non erano mai a caso. I treni merci si fermavano a Milano per i controlli, anche quelli di dogana; lì venivano aperti, si faceva il conto delle merci contenute e si riempivano i moduli che li avrebbero accompagnati a destinazione. Dopodiché i vagoni venivano chiusi e riaperti solo una volta arrivati in Germania.

Il gioco era questo: i vagoni con merci di pregio venivano segnati da chi, tra i ferrovieri, apparteneva alla Resistenza e al momento della partenza del treno in questione veniva data comunicazione a Luino, così che si organizzasse un diversivo per bloccarlo in prossimità della stazione con un pretesto qualunque.

A questo punto entrava in scena il nonno, con il suo animo gentile e i modi garbati di chi dalla vita ha ricevuto già grandi lezioni, un saggio che aveva cento storie che tenevano noi nipoti in attesa del gran finale in un silenzio ipnotico. Quest’uomo semplice e affabile con un pizzico di complicità di mia madre Giannina convocava i gendarmi tedeschi comunicandogli il guasto e la necessità di fermare il treno per il tempo necessario.

La mamma era stata avvisata e dopo il lavoro in fabbrica scendeva dalla Luino vecchia fino alla stazione portando la cena al nonno e magari la nonna ne aveva messa un po’ di più da dividere con … il nemico.

Mentre si consumava la cena, si scambiavano poche parole, i militari non erano giovani, avevano anche loro dei figli, uno di loro aveva ricevuto la notizia della morte di un figlio. Il dolore accorcia le distanze.

I partigiani locali, anche loro avvisati da Milano, in silenzio svuotavano i vagoni per il tempo che avevano ragionevolmente a disposizione. Al segnale convenuto richiudevano in fretta e sparivano nella notte.

Di lì a poco, terminata la cena, ognuno tornava alle proprie mansioni e al proprio ruolo.

Così doveva essere. Salvare il possibile per un paese nel caos, distrutto ed ora depredato. Ciò che si poteva fare andava fatto. Nella semplicità del lavoro quotidiano, magari con un sorriso e un atto di gentilezza che ha una forza imprevedibile.


Yolanda - "Det här är mitt privata krig"

Kreativ text, annorlundaskap, dikter, bipolaritet, aspergers syndrom, samhällsdebatt

Pioniroj de Esperanto

esplori la pasinton por antaŭenrigardi = esplorare il passato per guardare avanti

Haoyan Do

Casual Notes Along The Margin

Il Blog di Roberto Iovacchini

Prima leggo, poi scrivo.

Luciana Amato

Parole e disincanto

friulimosaicodilingue

*più lingue conosci più vali*

Acquistaditutto.com

acquistionline,venditeonline,sport,casa,smartwatch,smartphone,iPhone,integratori,cucina,motori,pizza,pasta,

Giornalista Indipendente

Riproduzione Riservata - Testata Giornalistica n.168 del 20.10.2017

Nonapritequelforno

Se hai un problema, aggiungi cioccolato.

among Friends

the blog of four Quakers

Medicina, Cultura, e Legge

Articoli su Medicina, Legge e Diritto, ma anche Aforismi, Riflessioni, e Poesie. Autore Stefano Ligorio

Quaker Scot

Occasional thoughts from Troon and beyond

Gioia per i libri

Recensioni - Poesie - Aforismi

Manuel Chiacchiararelli

Scrittore, Fotografo, Guida Naturalistica, Girovago / Writer, Photographer, Naturalist Guide, Wanderer

Pensieri spelacchiati

Un piccolo giro nel mio mondo spelacchiato.