Archive for 8 giugno 2021

Le ingiustizie contro i gay

giugno 8, 2021

Purtroppo ne ho avuti di amici e conoscenti che non ci sono più. Purtroppo un decennio fa non esistevano gli inibitori delle proteasi che hanno di fatto reso curabile il virus e allungato la vita di decenni e addirittura la non infettività dei viremia zero.
Nessun investimento planetario per un vaccino. Loro erano gay e non avevano l’interesse del coronavirus che riguarda in primis gli etero.

Nico Frattini su Facebook

Il 5 giugno di 40 anni fa, nel 1981, uno scarno bollettino dei CDC di Atlanta, segnalava casi insoliti di morte da polmonite interstiziale in giovani adulti maschi omosessuali. Era la punta dell’iceberg della “peste del secolo”, l’AIDS, causata dal nuovo virus HIV, identificato per la prima volta nel 1983 e dimostrato essere il responsabile della nuova e mortale malattia (che si trasmette coi rapporti sessuali di ogni tipo e col sangue contaminato) nel 1984. Il primo farmaco, l’AZT, fu scoperto nel 1986, ma abbiamo dovuto aspettare altri 10 anni per avere le prime terapie di combinazione veramente efficaci, che hanno letteralmente restituito la vita alle persone infettate che prima ne morivano. Tuttavia, ancora oggi, nel mondo, si muore di HIV/AIDS; nel solo 2019 la UNAIDS ha calcolato che 690.000 persone siano morte di HIV/AIDS. Anche perché non abbiamo ancora trovato un vaccino anche solo parzialmente efficace. Meditiamo su questi numeri e su queste date per apprezzare quanto siano progredite la ricerca scientifica e quella dell’industria farmaceutica che stanno permettendo agli stati di arginare la nuova pandemia di COVID-19 grazie a vaccini innovativi davvero sicuri ed efficaci. Investire nella ricerca scientifica è il modo migliore di onorare 40 anni di ricerca su HIV/AIDS e preservare il nostro futuro, ma soprattutto quello dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Guido Poli

Meeting minutes’

giugno 8, 2021

Meeting Minutes serale

GOD’S GREAT POWER

I see
God’s great power
In the bee
And in the flower
David Herr

“La persona che più temi di contraddire sei tu”

Nassim Taleb

  • 1967 muore a Mosca Sergej Mitrofanovic Gorodeckij, poeta e scrittore russo

“La Chiesa del successo evidentemente non è più la Chiesa della fede”

Dietrich Bonhoeffer

Poesia di Davide Melodia:

Fra le sue leggi eterne ha,
la Natura,
incessante tessitrice,
continuo un travaglio
di cellule viventi
entro un ordito
ancora in parte ignoto.
A Lei risale
la paziente costruzione
di epidermici complessi,
d istologici costrutti,
d erboree inflorescenze,
di fossili sedimenti,
d immoti o semoventi
terracquei elementi,
tessuti, distrutti, reintessuti
al volgere d ogni
biologica, geologica stagione.
Venustà, maestà, possanza,
effimera fragilità,
nell’ agorà, nel claustro,
nel macro o micro cosmo;
in positivo, in negativo,
in fieri, nella stasi,
in ogni evento, non evento: Vita
L’ umana creatura,
da tal Magistra pronta a coglier frutti,
radici non cura per il Futuro
– che l’ attende al varco –
ma il Presente,
solo il Presente cova e spreme,
insieme ad un esercito di cose
irrinnovabili,
senza rete precipitando
verso i Campi Elisi
di un abisso senza fondo.

( Livorno, Agosto 1979)

Ci scusiamo per la brevità. Martedì prossimo riprendiamo la normalità

Beni comuni, acqua e nucleare: indietro non si torna!08.06.2021 – Forum Italiano dei Movimenti per l’AcquaBeni comuni, acqua e nucleare: indietro non si torna!A dieci anni dal referendum no alle privatizzazioni, per un Recovery Plan dei diritti e per un futuro ecocompatibile.Dieci anni fa una coalizione ampia e determinata ha sancito una vittoria storica nel nostro paese: con 27 milioni di Sì ai referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare abbiamo costretto ad un passo indietro chi per decenni ha imposto privatizzazioni e estrattivismo.Dieci anni dopo, in piena pandemia, quella vittoria basata sulla difesa dei beni comuni e sull’affermazione dei diritti di tuttə sui profitti di pochi ha un significato ancora più attuale.Da dicembre 2020 l’acqua, al pari di una qualsiasi altra merce, è stata quotata in Borsa. Un passaggio epocale che apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni e costituisce una grave minaccia ai diritti umani fondamentali. Inoltre la cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan, così come aggiornato dal governo Draghi, punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione, in particolare nel Mezzogiorno.L’attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con l’azione dei governi precedenti tesa a disconoscere e tentare di cancellare l’esito referendario: un ulteriore incentivo verso la gestione mercantile dei beni comuni, un evidente vulnus democratico per il mancato rispetto della volontà popolare. E’ una risposta del tutto errata alla crisi sindemica, riproponendo le stesse ricette che hanno contribuito a crearla.La crisi ecosistemica, climatica, economica, sociale e l’emergenza sanitaria impongono una radicale inversione di rotta che metta al centro la tutela dei beni comuni in quanto elementi fondanti le comunità e la società, che garantisca una reale transizione ecologica, un’efficace azione di contrasto ai cambiamenti climatici e una fuoriuscita dai combustibili fossili e che garantisca a tuttə i diritti fondamentali, a partire dal diritto all’accesso all’acqua, dal diritto alla salute, dal diritto ad un ambiente salubre, dal diritto ad un lavoro sicuro e non precario, dal diritto alla casa per uscire finalmente dall’emergenza abitativa.Oggi più di ieri è importante riaffermare il valore universale dell’acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa come argine alla messa sul mercato dei nostri territori e delle nostre vite, contrastare il rilancio dei processi di privatizzazione attuato mediante il PNRR e le riforme che lo accompagneranno.Chiediamo di completare con il “deposito nazionale” il recesso da ciclo nucleare risolvendo in modo razionale e partecipato con le comunità locali l’eredità radioattiva di una stagione infausta.Denunciamo l’ipotesi di rilancio del nucleare sotto ogni forma sia per la produzione di energia elettrica che della filiera dell’ idrogeno.Continuiamo a batterci contro il nucleare civile e militare in ogni sede europea e internazionale.Per rilanciare con forza e rimettere al centro del dibattito pubblico i temi paradigmatici e fortemente attuali emersi dalla campagna referendaria di 10 anni fa è stata organizzata un grande mobilitazione che si sviluppa tanto a livello locale quanto a livello nazionale secondo il seguente schema::iniziative diffuse sui territori;manifestazione nazionale di sabato 12 giugno a Roma alle ore 15,30 a Piazza dell’Esquilino;dibattito on line a carattere internazionale “L’acqua, tra privatizzazioni e ripubblicizzazioni: il panorama europeo” fissato per domenica 13 giugno alle ore 18.00.

giugno 8, 2021

Fu disastro ambientale a Taranto

giugno 8, 2021

 di Marta D’Auria

Finalmente sono emerse le responsabilità dell’azienda. Ne parliamo con una delle parti civili nel processo, Emanuele De Gasperis, veterinario e membro della chiesa battista di Roma-Trastevere

Il 31 maggio è arrivata la sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Taranto per il processo Ilva «Ambiente svenduto» che ha condannato rispettivamente a 22 e 20 anni di reclusione Fabio e Nicola Riva, ex-proprietari ed ex-amministratori dello stabilimento tarantino, che devono rispondere di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Tra i soggetti che si sono costituiti parte civile – circa mille – c’è anche Emanuele De Gasperis, veterinario e membro della chiesa battista di Roma-Trastevere, e la moglie Maria Fornaro, figlia di Angelo Fornaro, famiglia di ex-allevatori da quattro generazioni, che dovette abbattere 600 pecore dal momento che nel latte e poi nella carne ovina si riscontrarono livelli elevati di diossina. La Masseria Fornaro, insieme ad associazioni ambientaliste e alla mobilitazione della cittadinanza, è stata in prima linea nella lunga lotta contro il disastro ambientale a Taranto. A Emanuele De Gasperis abbiamo chiesto che cosa rappresenta la sentenza sull’Ilva.

«La sentenza rappresenta una vittoria sotto diversi punti di vista, innanzitutto perché la realtà dei fatti oggi è nota a tutti: nel capoluogo jonico c’è stato un disastro ambientale causato dall’Ilva. Essa è dimostrazione del fatto che vale sempre la pena combattere contro la superbia del “Golia di turno” abituato a non essere mai ostacolato. È un risultato importante per la città di Taranto, per le associazioni di cittadini e per il nostro paese. Inoltre, dal punto di vista personale, è stata una grande vittoria per Angelo Fornaro, un uomo di 87 anni, che dopo aver lottato 13 anni, ha potuto ascoltare – restando due ore in piedi – ogni parola di quella sentenza nella quale venivano pronunciati i nomi di “uomini” corrotti o compiacenti che lo avevano accusato di essere responsabile dell’avvelenamento dei propri animali per negligenza. È stata una vittoria sentir ribadire che le vittime durante tutti questi anni lo sono state non per negligenza propria o dei propri familiari, ma a causa di un’economia malata e di una politica miope e inadeguata».

– Siamo ancora al primo grado del processo. Quali sono i passi successivi che dovrebbero essere fatti? Che cosa occorre mettere in campo per far sì che il lavoro e l’impresa collochino al primo posto la dignità e la salute della persona e il rispetto del territorio?

«Ormai a Taranto sono nate negli anni numerose associazioni di cittadini che lottano e che continueranno a lottare nella stessa direzione con una sempre maggiore consapevolezza, e noi naturalmente continueremo a farne parte. Alla seconda domanda non saprei che cosa rispondere. I lavori non sono tutti uguali, e purtroppo non a tutti viene data la stessa considerazione e tutele, e gli obblighi variano talmente tanto che non è possibile per me parlarne senza banalizzare il problema. Posso però dire che in questi anni ho avuto il privilegio di conoscere persone che hanno perso la salute, sono rimaste senza lavoro, ma hanno dimostrato una dignità che nessuno è riuscito a togliere loro».

– Nel 2014 insieme alla denuncia iniziò anche la resistenza della Masseria Fornaro: decisi a non lasciare quell’amata terra, prendeste parte con altri soggetti al progetto scientifico C.a.n.a.p.a., un esperimento di “fitodepurazione” del terreno tramite la coltivazione di canapa. Sono passati quasi sette anni dal suo avvio, a che punto è quel progetto? Ci sono risultati che incoraggiano a proseguire in questa direzione?

«Non arrenderci è stato sempre il nostro obiettivo, per necessità ma anche per convinzione. C.a.n.a.p.a. fu un progetto iniziale che ha incontrato molte difficoltà. Successivamente abbiamo continuato a tentare la coltivazione della canapa cercando di affrontare gli ostacoli legati alla mancanza di una filiera produttiva per la fibra. Nonostante i problemi, crediamo ancora nelle potenzialità di questa pianta, ma ci siamo aperti a esplorare anche nuove strade per rinascere, mantenendo l’ambizione di contribuire a esplorare alternative per il territorio. In masseria sono state promosse diverse iniziative di interesse culturale e sociale. Personalmente mi sono interessato di alcune attività di interesse scientifico come, a esempio, la classificazione di tutte le piante spontanee presenti in masseria; da anni un appassionato naturalista insieme alla moglie fanno questo lavoro che condividiamo sul sito dell’azienda. Inoltre, stiamo per pubblicare un lavoro sulla sperimentazione di fibre vegetali da utilizzare per la mitilicoltura, frutto della collaborazione tra la Masseria e l’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) – Cnr di Taranto: si sta studiando la possibilità di usare reti in fibra vegetale anziché di plastica per l’allevamento delle cozze. Quest’idea è nata poco più di due anni fa, e i primi risultati sono promettenti. Per questo progetto c’è stato anche il sostegno dell’Associazione Kyrios-ODV, nata nella chiesa battista di Roma-Trastevere che ha voluto contribuire al tentativo di sostituire le reti in plastica che da anni inquinano il meraviglioso mare di Taranto».

– Che ruolo ha giocato la sua fede in Dio in questo lungo tempo di resistenza contro l’ingiustizia e di impegno nella salvaguardia del creato?

«Un ruolo fondamentale. Se il mio modo di pensare non fosse cambiato, avrei tentato di salvare il salvabile, rivolgendo lo sguardo altrove. Invece, è stata proprio la fede in Dio che mi ha permesso di distinguere nettamente tra speranza e illusione. La stessa differenza che passa fra la ricchezza del creato che siamo chiamati a difendere e l’inganno della ricerca ossessiva di un profitto che continua a distruggere l’ambiente, gli animali e gli esseri umani».

Foto di mafe de baggis: Ilva


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