Archive for 12 giugno 2021

La “neutrale” Svizzera si impegnerà ancora con la industria militare Tedesca?

giugno 12, 2021

12.06.2021 – INFOsperber

Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

La Svizzera farà di nuovo affari con l’industria bellica tedesca Rheinmetall?
“Unmanned Ground Vehicle” UGV Mission Master di Rheinmetall nel “fuoco vivo”, come è stato presentato agli esperti internazionali di armamenti alla “Ammunition Capability Demonstration” del 2019 a Overberg in Sudafrica. (Foto di Spartanat.com)

A luglio, la vendita parziale dell’azienda bellica RUAG verrà discussa nel Parlamento svizzero. Una delle parti interessate è la compagnia tedesca di armi Rheinmetall.

Nel 1998 i reparti di produzione e manutenzione dell’Esercito svizzero sono stati fusi nella società RUAG (Rüstungs-Unternehmen AG) e posti sotto l’autorità del Dipartimento Svizzero della Difesa, della Protezione Civile e dello Sport DDPS. Nel frattempo la RUAG si è sviluppata diventando un gruppo tecnologico internazionale. Ma ora la parte internazionale della RUAG, compresa la produzione di munizioni, deve essere venduta, secondo la decisione del Consiglio Federale. Ma a chi?

Uno dei possibili acquirenti è l’azienda bellica tedesco Rheinmetall, che ha già sei sedi in Svizzera – a Zurigo, Ittigen-Bern, Lohn-Ammannsegg, Wimmis, Altdorf e Studen – e collabora con la RUAG in varie operazioni, per esempio specificamente nella produzione di propellenti a Wimmis.

Ma cosa sa il pubblico di questa industria bellica? La Svizzera, come paese neutrale, può permettersi politicamente e moralmente di rafforzare ulteriormente la corporazione Rheinmetall, che guadagna molto denaro distruggendo vite umane?

Nel 2018 si poteva vedere sul canale tedesco ARD un film su Rheinmetall, molto informativo e interessante, della durata di 43 minuti (cliccare qui per la versione in tedesco). Si può ancora dormire sonni tranquilli dopo averlo visto?

Per coincidenza, il giornale tedesco online “NachDenkSeiten” (Pagine per riflettere) ha appena pubblicato un rapporto molto dettagliato sulla Rheinmetall. Ne citiamo qui alcuni passaggi testuali: “Rheinmetall Landsysteme e Rheinmetall Waffe Munition si trovano nel sito di Unterlüß. Rheinmetall Landsysteme produce carri armati, mentre Rheinmetall Waffe Munition produce cannoni, bombe e munizioni. In questa località, Rheinmetall gestisce anche il più grande poligono di tiro privato in Europa, che copre un’area di 50 km². Il sito è stato affittato già nel 1899. Rheinmetall e il sito di Unterlüß hanno una lunga tradizione nella fabbricazione di armi di tutti i tipi e le loro relazioni con il governo tedesco sono sempre state particolarmente strette. Nella prima guerra mondiale, la Rheinmetall produsse armi per il Kaiser e nella seconda guerra mondiale per il Führer. Quest’ultimo fece una visita personale a Unterlüß. A quei tempi, le bombe per la Wehrmacht venivano fabbricate dai prigionieri di guerra e dai detenuti dei campi di concentramento per venire poi sganciate sui loro paesi.

Tra il 1945 e il 1955 ci fu una pausa forzata per la Rheinmetall. Dopo la fondazione della Repubblica Federale di Germania, la sua ammissione alla NATO nel 1955 e la costruzione della nuova Bundeswehr, la Rheinmetall tornò in attività. Negli anni ’60, l’azienda riforniva nuovamente la Bundeswehr di armi, carri armati e munizioni.

Anche i vecchi rapporti sono stati riattivati. Dopotutto, si conoscevano dai vecchi tempi, quando il Führer era ancora vivo. Nel frattempo, molti vecchi nazisti erano tornati alla carica e agli onori nell’amministrazione della giovane Repubblica Federale. Alla Germania venne permesso di avere di nuovo un esercito e di ordinare armi, preferibilmente da vecchi amici. I rapporti clientelari tra la Rheinmetall, la Bundeswehr e il governo federale continuano ancora oggi”.

Ecco un altro passaggio: “La Rheinmetall è il più grande produttore di armi e munizioni della Germania, il leader del settore e vende i suoi prodotti in tutto il mondo, anche in aree di crisi e paesi in guerra. Ma questo è proibito, o no?

Il Consiglio Federale di Sicurezza tedesco è responsabile delle licenze di esportazione e decide in seduta segreta secondo la legge sulle armi da guerra. Nel caso esista la possibilità che le attrezzature militari esportate vengano utilizzate per azioni di disturbo della pace o per guerre di aggressione, la loro esportazione è proibita. Le consegne di armi da guerra a paesi coinvolti in conflitti armati o dove c’è una minaccia di tali conflitti non possono essere approvate. L’applicazione delle restrizioni è lasciata alla discrezione del Consiglio Federale di Sicurezza.

Per poter vendere i suoi prodotti letali in tutto il mondo, in caso di dubbio la Rheinmetall deve aggirare i regolamenti e ci riesce in modo ammirevole: la Rheinmetall sposta semplicemente la produzione in paesi con regolamenti meno severi e conduce i suoi affari attraverso l’estero. Le armi prodotte in altri paesi non sono soggette ai controlli tedeschi sulle esportazioni di armi”. (Tra questi paesi risulta l’Italia, con i siti di produzione di RWM a Ghedi, Brescia e Domusnovas in Sardegna – n.d.t.)

Un altro paragrafo: “I rapporti clientelari con l’industria delle armi sono evidenti: dalla politica agli affari. Dirk Niebel, ex Ministro dello Sviluppo, è ora capo dello sviluppo della strategia internazionale e delle relazioni governative e capo lobbista della Rheinmetall. Franz-Josef Jung, ex Ministro della Difesa, è un membro del consiglio di sorveglianza“.

L’articolo sull’azienda di armi Rheinmetall è redatto da Marco Wenzel.

Il 9 giugno, una mozione di Werner Salzmann (SVP) è all’ordine del giorno al Consiglio degli Stati svizzero, con l’obiettivo di escludere la divisione munizioni della RUAG International, RUAG Ammotec da una vendita a un gruppo straniero. Il suo ragionamento è il seguente: la Svizzera ha bisogno della propria produzione di munizioni in caso di guerra. Dato che la RUAG e la Rheinmetall hanno già stipulato una joint venture per Nitrochemie a Wimmis (l’ex fabbrica di polveri di Wimmis), si presume che la Rheinmetall sia ora interessata ad acquistare anche Ammotec.

Non sarebbe un lusso se i parlamentari si informassero un po’ di più sulla Rheinmetall prima della votazione. Come è noto, la nuova tendenza dell’industria degli armamenti è un’ulteriore “disumanizzazione” della guerra: dalla parte del “nemico”, l’obiettivo è come prima l’annientamento delle persone, mentre dalla propria parte l’obiettivo è ora quello di usare il più possibile veicoli privi di equipaggio umano – “Unmanned Ground Vehicles”, UGVs e “Unmanned Air Vehicles” UAVs – , cioè droni. Nel campo degli UGV, la Rheinmetall in particolare è all’avanguardia, anche se i suoi video promozionali mostrano questi UGV solo come veicoli da trasporto o ricognizione. Mostrare i modelli da combattimento e assalto potrebbe essere troppo scioccante dal punto di vista psicologico. O forse no? Cercate e troverete: In Sudafrica nel 2019, Rheinmetall ha mostrato il “Mission Master” live-fire, durata del video 1 minuto e 42 secondi: cliccare qui.

La domanda va ripetuta: può la Svizzera neutrale permettersi politicamente e moralmente di vendere una parte del gruppo tecnologico RUAG, ancora di proprietà statale, all’impresa tedesca di armi Rheinmetall, rafforzandola ulteriormente?

Christian Müller per il giornale online INFOsperber

Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid

Revisione di Anna Polo

Meeting minutes

giugno 12, 2021

Meeting Minutes del 12-6-2021

” Ci sono due strade per raggiungere l’obiettivo di un Sudafrica e di un mondo migliore: la bontà e il perdono”

Nelson Mandela

  • Sudafrica: Nelson Mandela è condannato all’ergastolo
  • 1982 Sessione speciale dell’ONU sul disarmo: marcia di 800.00 persone da tutto il mondo
  • Giornata mondiale contro il lavoro minorile
  • 1814 nasce ad Alvinc (Trnsilvania) Kemeny Zsigmond, romanziere e poeta magiaro

” Il desiderio di voler esere noi stessi ogni cosa è falsa superbia. Anche ciò per cui ringraziamo altri ci appartiene ed è un pezzo della nostra vita”

Dietrich Bonhoeffer

Davide Melodia:

A Nelson Mandela

Chi

più libero di te,
Nelson Mandela,
che da cinque lustri ristretto
in una sbarrata cella
il tuo bianco spirito mandi
a la tua negra gente
e la sostieni
indistruttibile
nella sua lotta
per l’ ideale?

Il tuo stesso nome vola
mentre il tuo corpo è immoto
nella sbarrata cella
vola
universo simbolo
di Libertà
dall’ Africa alle Americhe all’ Oriente
ovunque e Diritto e Verità
sono concussi.

Ombra fatale agli Oppressori,
luce amicale agli Irredenti
è il sacrificio tuo ininterrotto,
pegno di un non lontano
realizzato sogno di Pace,
di Giustizia, di Umanità.

(Livorno, 1985)

L’emergenza foreste oggi

giugno 12, 2021

Le foreste sono fondamentali nella lotta ai cambiamenti climatici – Biden sarà all’altezza della sfida?

11.06.2021 – Independent Media Institute

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Le foreste sono fondamentali nella lotta ai cambiamenti climatici – Biden sarà all’altezza della sfida?
Vecchi detriti legnosi in un’antica foresta di abete rosso nella zona interfluviale dei fiumi Dvina del Nord e Pinega. Il paesaggio boschivo incontaminato di Dvinsky, nella regione di Arkhangelsk. (Foto di Stock File)

Lo sfruttamento non sostenibile da parte dell’industria di trasformazione dei prodotti forestali causa enormi quantità di emissioni di carbonio.

Le foreste sono enormi serbatoi di carbonio, che coprendo un terzo della superficie terrestre del pianeta assorbono e immagazzinano l’anidride carbonica, tenendola fuori dall’atmosfera dove contribuirebbe al riscaldamento globale. Solo gli oceani immagazzinano più carbonio. Preservare le foreste è stato a lungo considerato essenziale per il mantenimento di un ambiente planetario sano, ma gli scienziati stanno iniziando ora a capire quanto importanti siano le foreste nella lotta contro i cambiamenti climatici.

Un recente studio condotto da un team di ricercatori internazionali afferenti a diverse istituzioni, tra cui la NASA, il World Resources Institute, il California Institute of Technology, l’Università di Wageningen nei Paesi Bassi e il Center for International Forestry Research in Indonesia, ha permesso di integrare i dati di terra e le immagini satellitari per mappare le emissioni annuali di gas serra delle foreste mondiali. Hanno scoperto che tra il 2001 e il 2019, le foreste hanno immagazzinato circa il doppio dell’anidride carbonica di quella che hanno emesso. “Le foreste forniscono un ‘deposito di carbonio’ che assorbe un netto di 7,6 miliardi di tonnellate metriche di CO2 annuo, 1,5 volte più carbonio di quello emesso annualmente dagli Stati Uniti”, scrivono due degli autori del rapporto, Nancy Harris e David Gibbs del World Resources Institute. “Nel complesso, i dati mostrano che salvaguardare le foreste esistenti rimane la nostra migliore speranza per mantenere la grande quantità di carbonio che le foreste immagazzinano e continuare la cattura del carbonio che, se interrotta, porterà al peggioramento degli effetti dei cambiamenti climatici”.

“Le sole foreste tropicali assorbono fino a 1,8 gigatoni di carbonio dall’atmosfera ogni anno”, secondo il WWF, un’organizzazione non governativa internazionale con sede in Svizzera che si adopera per preservare le aree naturali terrestri. “Tuttavia, l’agricoltura, la silvicoltura e altri usi della terra sono responsabili di quasi un quarto di tutte le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo… Porre fine allo sfruttamento eccessivo delle foreste, ripristinarle e perservarne il deposito di carbonio, ci dà il potenziale per evitare più di un terzo delle emissioni globali”.

A marzo, decine di gruppi di difesa dell’ambiente, tra cui il John Muir Project, la Wilderness Society, il Sierra Club, Earthjustice e l’Alaska Wilderness League, hanno presentato una lettera a John Kerry, l’inviato speciale del Presidente degli Stati Uniti per il clima, e a Gina McCarthy, la consigliera nazionale per il clima della Casa Bianca, sollecitando l’amministrazione Biden a proteggere le foreste ad alta densità di carbonio nella Nationally Determined Contribution (NDC) degli Stati Uniti, ovvero i piani di azione per il clima creati dagli stati firmatari dell’Accordo di Parigi. L’NDC è attualmente in fase di stesura da parte del team per il clima del presidente Biden e sarà presentato alle Nazioni Unite nel corso dell’anno. La coalizione ha sottolineato in particolare la necessità di proteggere la foresta nazionale Tongass nel sud-est dell’Alaska. Estendendosi per più di 67500 chilometri quadrati, il Tongass è la più grande foresta nazionale, il più grande deposito di carbonio negli Stati Uniti, ed è anche la più grande foresta pluviale temperata rimasta sul pianeta.

“L’articolo 5 dell’Accordo di Parigi esorta le parti a preservare e potenziare i serbatoi e le riserve, comprese le foreste”, afferma la lettera. “L’NDC degli Stati Uniti non può avvicinarsi al livello di impegno necessario senza soluzioni climatiche naturali solide e basate sulla scienza, e che includano la protezione di tutte le nostre foreste antiche e vetuste rimanenti, come quelle del Tongass. Includere il Tongass e altre antiche foreste nel nostro NDC manderà al mondo il segnale che gli Stati Uniti sono pronti a guidare il processo di protezione delle soluzioni naturali fondamentali per il clima”.

Oltre a sequestrare il carbonio e a proteggere il clima terrestre, le foreste forniscono una vasta gamma di funzioni ecosistemiche, dalla fornitura di cibo, combustibile, legname e fibre, alla purificazione dell’aria, al filtraggio delle risorse idriche, al mantenimento degli habitat della fauna selvatica, al controllo delle inondazioni e alla prevenzione dell’erosione del suolo. Inoltre, la pandemia di COVID-19 ha reso chiaro alla collettività qualcosa che gli scienziati hanno segnalato per decenni: la deforestazione va collegata alla diffusione di malattie zoonotiche. Queste funzioni sono a rischio quando le foreste vengono abbattute per ricavarne prodotti dal legname e per effettuare cambiamenti nell’uso del suolo, come la creazione di spazio per le industrie che hanno un impatto distruttivo sul clima, ad esempio l’industria della carne.

Per decenni, la politica federale forestale statunitense ha servito gli interessi dell’industria di trasformazione dei prodotti forestali, permettendo e addirittura sovvenzionando la deforestazione non sostenibile. Questo, a sua volta, è la causa di elevate emissioni di carbonio. Dogwood Alliance, un’organizzazione no-profit con sede ad Asheville, in Carolina del Nord, sta lavorando per proteggere le foreste meridionali della nazione in 14 stati, tramite il lancio di una petizione pubblica che esorta l’amministrazione Biden a “ritenere responsabile l’industria forestale per l’impatto che esercita sul clima, sulla biodiversità e sulle comunità” ed “elaborare una tutela decisa, ecologicamente sostenibile e rispettosa dell’ambiente” a favore delle foreste.

Il beneficio economico dato da foreste sane è significativo. Secondo la Dogwood Alliance, le funzioni ecosistemiche che le foreste umide forniscono, valgono più di 500 miliardi di dollari, che potrebbero raggiungere quasi 550 miliardi di dollari se altri 52600 km2 di foreste umide venissero protetti e gestiti in modo sostenibile. “Il valore delle funzioni ecosistemiche di una foresta umida gestita in modo intensivo è di soli 1.200 dollari per acro”, dice il gruppo, che ha lavorato per informare il pubblico sui pericoli dell’industria del pellet. “Ma le foreste umide, se lasciate in pace, valgono più di 18.600 dollari per acro. Spostando l’attenzione della gestione dalla produzione di legname alla salute dell’ecosistema nativo, le foreste umide aumentano di valore di oltre quindici volte”.

“Le foreste sono diventate rapidamente una fonte da combustibile di biomassa nell’UE“, scrive su Truthout la collaboratrice di Earth | Food | Life Danna Smith, fondatrice e direttrice esecutiva della Dogwood Alliance. “Il bilancio fallace del carbonio presuppone che bruciare alberi sia neutrale se un albero viene piantato per sostituire quello che è stato abbattuto, ma la biomassa importata dagli Stati Uniti all’UE non viene mai contabilizzata correttamente. Questo ragionamento errato ha portato a ingenti sussidi per l’energia rinnovabile della biomassa nell’ambito del programma della direttiva sull’energia rinnovabile dell’UE. Ha inoltre ulteriormente incoraggiato paesi come il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Danimarca a sovvenzionare la distruzione delle foreste per il combustibile in un momento in cui abbiamo bisogno di far crescere le foreste per assorbire il carbonio dall’atmosfera, proteggere la biodiversità e rafforzare le protezioni naturali contro inondazioni e siccità estreme”.

“Gli alberi hanno pensieri di lunga durata, tranquilli e di lungo respiro, come hanno una vita più lunga di noi”, scrisse il poeta e romanziere svizzero-tedesco Hermann Hesse nella sua raccolta del 1920, Wandering: Notes and Sketches. “Sono più saggi di noi, finché non li ascoltiamo”. Mentre quasi 200 nazioni nel mondo tentano di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima di mantenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali, è ora di ascoltare la saggezza degli alberi. 

Di Reynard Loki

Questo articolo è stato redatto da Earth | Food | Life, un progetto dell’Independent Media Institute.

Traduzione dall’inglese di Cecilia Costantini. Revisione di Thomas Schmid


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