Istambul un dramma politico

dicembre 6, 2019

Non avendo rivevuto donazioni tutti i siti avranno la sola estensione wordpress.com, che rimane gratuita e senza oneri per il gestore. Il prezzo della libertà dell’otto per mille cattolico o valdese lo paghiamo volentieri. Ci rifiutiamo di chiedere fondi otto per mille valdesi per la traduzione professionale dell’antico catechismo quacchero (Bori si era guardato bene dal tradurlo pur avendo disponibilità e competenze maggiori di quelle personali, l’area liberal ha sempre pensato di fare a meno delle nostre radici esclusivamente cristiane). Col tempo grazie al prof. Colacino abbiamo tradotto la fondamentale base teologica di Barcleys. Senza quella non si è quaccheri. Altro che solo rifiuto del battesimo….come indica un sito milanese.

Istanbul, crocevia di omicidi politici

06.12.2019 – Murat Cinar

Istanbul, crocevia di omicidi politici

La città più grande della Turchia si vanta tristemente di essere un luogo di omicidi commessi contro i giornalisti, oppositori oppure ex agenti segreti stranieri e locali.

Una storia centenaria

Hasan Fehmi Bey forse è uno dei primi di questo lungo curriculum. Giornalista oppositore al gruppo dirigente dell’epoca ottomana, fu assassinato nel 1905 a Istanbul. Infatti secondo l’Associazione dei Giornalisti di Turchia è il primo “martire della stampa”, per cui tuttora nel Paese il giorno della sua morte, 6 maggio, vengono commemorati tutti i colleghi assassinati.

Abdi İpekçi è un altro giornalista assassinato tra le vie della vecchia Costantinopoli. L’ex capo redattore del quotidiano nazionale Milliyet fu ucciso nel 1979 dal famoso Mehmet Ali Ağca, che tentò di assassinare Papa Giovanni Paolo II, nel 1981, in Piazza San Pietro. L’altro sicario di Ipekçi fu Oral Çelik, anche lui coinvolto nell’attentato contro Wojtyla. Entrambi ultra nazionalisti assassinarono Ipekçi per via delle sue idee progressiste e pacifiche.

Tra gli ultimi omicidi commessi a Istanbul contro i giornalisti andrebbe messo anche Hrant Dink. giornalista armeno di cittadinanza turca assassinato a due passi dal suo giornale, Agos, nel 2007 da un minorenne ultra nazionalista. Il caso di Dink è ancora aperto e fino a oggi sono stati inserite nella lista degli  imputati e sospettati anche diverse persone impiegate nelle forze armate. Pochi mesi prima dell’uccisione di Dink era stata avviata una campagna di linciaggio e calunnia mediatica e politica contro di lui.

Assassinati stranieri

Negli anni 90 la capitale economica della Turchia ha assistito alla resa dei conti del conflitto russo ceceno. In quel periodo si rifugiavano nel Paese diversi cittadini ceceni che alzavano la voce contro il Cremlino. Secondo il quotidiano britannico The Guardian e l’emittente televisiva BBC, il caso di Abdülvahid Edelgireyev è uno di quelli più interessanti. Edelgireyev, prima di essere assassinato nel 2015 era coinvolto in un tentativo fallito di attentato contro il presidente russo, Putin, e faceva parte dell’organizzazione terroristica El Nusra. Quindi si tratterebbe di un personaggio molto importante a livello internazionale. Dal 2008 fino ad oggi, a Istanbul sono stati assassinati almeno 5 cittadini russi e ceceni, definiti come “terroristi”, “oppositori” oppure “ex agenti segreti”.

Forse una delle figure più particolari trovate morte a Istanbul è Umarali Quvvatov. Imprenditore tagiko e leader del movimento dell’opposizione Grup 24 dopo aver accusato di corruzione l’ex Presidente della Repubblica di Tagikistan, Emomali Rahmon, aveva lasciato il suo Paese. Quvvatov è stato assassinato nel 2015; viveva in Turchia da un anno con sua moglie e cinque figli.

Jamal Ahmid Khashoggi è uno degli ultimi casi di assassinio avvenuti sul Bosforo. Giornalista saudita, è stato assassinato il 2 ottobre del 2018 nel palazzo consolare dell’Arabia Saudita. Il suo caso è diventato un elemento di grande crisi diplomatica tra una serie di attori internazionali, tra cui ovviamente gli Stati Uniti d’America, il governo di Ankara e una parte della famiglia reale saudita.

I casi di morte che coinvolgono personaggi chiave e importanti comprendono anche i cittadini occidentali. L’11 novembre del 2019 è stato trovato morto vicino alla sua abitazione James Gustaf Edward Le Mesurier, ex membro dei servizi segreti britannici, fondatore e direttore del May day Rescue e sostenitore dei “Caschi bianchi”, Syria Civil Def, in Siria. Tuttora non è chiaro se l’ex agente segreto sia stato assassinato oppure si sia suicidato, ma secondo i media locali ci sono diversi indizi importanti che sosterrebbero la tesi dell’omicidio.

L’ultimo caso invece riguarda Masoud Molavi Vardanjani, giovane cittadino iraniano. La polizia trova il cadavere di un cittadino straniero il 14 novembre di quest’anno, nel cuore della città, a Sisli. Dopo due settimane il corpo viene identificato. La voce comune dei media parla dell’assassinio di un altro ex agente segreto straniero. Secondo l’articolo firmato da Murat Yetkin pubblicato sul portale di notizie Gazete Duvar, pochi giorni dopo l’uccisione di Vardanjani, il Ministro degli Affari Esteri del governo statunitense, Mike Pompeo, pronunciò queste parole: “L’assassinio dell’oppositore iraniano rifugiato in Turchia è la dimostrazione del fatto che l’aggressività del regime iraniano ha superato i suoi confini nazionali”. Con questa dichiarazione si rafforza l’ipotesi dell’ennesimo assassinio politico commesso a Istanbul. In questi ultimi giorni, la polizia ha arrestato 11 persone accusate di essere coinvolte nell’uccisione di Vardanjani, tra cui anche alcuni cittadini iraniani. Vardanjani è conosciuto per il suo canale Telegram in cui diffondeva documenti segreti che sostenevano di provare la “corruzione dentro il governo iraniano”. Definito un genio informatico, mentre collaborava con i servizi segreti iraniani per la sicurezza informatica, durante la sua permanenza in Turchia, dal 2018 portava avanti un lavoro di contro-informazione che fa pensare all’ipotesi del suo cambio di posizione, forse in collaborazione con i servizi segreti statunitensi.

Sembra che la il principale centro industriale, finanziario e culturale della Turchia continui, tristemente, a essere anche il centro della resa dei conti delle operazioni nazionali e internazionali.

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A – La nostra fede quacchera

Traduzione delle 15 preposizioni quacchere di Barclays dell’Amico Prof. Carlo Nicola Colacino – Inedito in italiano del marzo 2016

1

La prima proposizione ha a che fare col fondamento della conoscenza.    Vedendo che l’altezza di tutta la felicita’ e’ posta nella vera conoscenza di Dio (“questa e’ la vita eterna, conoscere te, l’unico vero Dio, e Gesu’ Cristo, che tu hai mandato”), la comprensione autentica e giusta di questa fondamento e’ cio’ che e’ piu’ necessario conoscere ed in cui e’ piu’ necessario credere in prima istanza.

 

2

La seconda proposizione ha a che fare con la rivelazione immediata.

2.1

Dato che “nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e quelli cui il Figlio lo rivela” e dato che la rivelazione del Figlio e’ con e attraverso lo Spirito; pertanto solo e soltanto attraverso la testimonianza dello Spirito la vera conoscenza di Dio e’ stata, e’, e puo’ solo essere rivelata; colui il quale, mosso dal suo stesso Spirito, ha convertito il caos del mondo in questo meraviglioso ordine in cui era il principio, e creo’ l’uomo come essere vivente, per dominarlo e governarlo, cosi’ attraverso la rivelazione dello stesso Spirito ha manifestato se stesso ai figli dell’uomo, patriarchi, profeti e apostoli; queste rivelazioni di Dio attraverso lo Spirito, siano date da voci esteriori e apparizioni, sogni o manifestazioni oggettive interiori nel cuore, erano dello stesso oggetto formale della fede e tali rimangono; perche’ l’oggetto della fede dei santi e’ lo stesso in tutte le epoche, anche se sotto diverse manifestazioni.

2.2  Inoltre, queste rivelazioni interiori divine, che noi riteniamo assolutamente necessarie per la costruzione della vera fede, non contraddicono in alcun modo la testimonianza esteriore delle scritture, ne’ la solida e giusta ragione
2.3

Tuttavia da questo non deve seguire che queste rivelazioni divine devono essere soggette all’esame, ne’ della testimonianza esteriore della scrittura, ne’ della ragione naturale dell’uomo, ne’ di una qualche regola ancora piu’ nobile o certa ne’ di qualche principio primo: perche’ questa illuminazione divina e interiore, e’ cio’ che e’ evidente e chiaro di per se’ e forza, per la sua stessa evidenza e chiarezza, la comprensione ben disposta verso l’assenso, cosi’ come i principi comuni delle verita’ naturali muovono e spingono la mente ad un assenso naturale, cioe’ che il tutto e’ maggiore delle sue parti; che due affermazioni mutuamente contradditorie non possono essere entrambe vere, ne’ entrambe false; cio’ che e’ anche manifesto, secondo i principi dei nostri avversari che -supposta la possibilita’ delle rivelazioni divine interiori- ciononostante confesseranno a noi che ne’ la scrittura ne’ la ragione pura le contraddiranno. E pero’ non deve seguire nemmeno- secondo i nostri avversari- che sia necessario sottoporre la scrittura e la ragione alle rivelazioni divine del cuore.

 

3

La terza proposizione: le Scritture

3.1

Da queste rivelazioni dello Spirito di Dio ai Santi sono scaturite le Scritture della verita’ che contengono 1) un racconto storico fedele degli atti del popolo di Dio nelle diverse epoche, e di come, in modo singolare e incredibile, la provvidenza abbia spesso assistito tale popolo. 2) Un racconto profetico di molte cose, di cui alcune sono passate e altre ancora da venire. 3 Un racconto completo e ampio di tutti i principi fondamentali della dottrina di Cristo, mantenuti e sviluppati in diverse preziose dichiarazioni, esortazioni, sentenze che, per opera dello Spirito di Dio, in diverse occasioni e numerose circostanze. furono pronunciate e scritte nelle chiese dai pastori. Tuttavia, poiche’ esse sono solo una dichiarazione della sorgente, e non la sorgente stessa, non devono essere ritenute il campo principale di tutta la verita’ e la conoscenza, ne’ la regola immutabile della fede e delle opere. Ciononostante, come cose che danno una testimonianza vera e fedele del fondamento primario della fede, esse sono e devono essere apprezzate come seconda regola, subordinata allo Spirito, dal quale ricevono tutta la loro eccellenza e la certezza; perche’ solo dalla testimonianza interiore dello Spirito noi sappiamo che esse sono vere, pertanto loro testimoniano che lo Spirito e’ quella guida dalla quale i santi sono condotti verso la verita’: ribadiamo pertanto che lo Spirito e’ la guida prima e principale.

3.2

E dunque noi riceviamo e crediamo nelle scritture, perche’ esse procedono dallo Spirito. Pertanto lo Spirito e’ la regola in modo piu’ originale e principale, anche secondo quella massima che noi studiamo a scuola “Propter quod unumquodque est tale, illud ipsum est magis tale” che possiamo tradurre come: “quello per cui una cosa e’ tale, quello stesso e’ ancora piu’ tale”.

 

 

4

La quarta proposizione, che ha a che fare con l’uomo nel peccato.

4.1

Tutta la posterita’ di Adamo, o umanita’, sia Ebrei che Gentili, cosi’ come il primo Adamo o uomo terreno, e’ peccatrice, degenerata e morta, prima della sensazione o del sentimento di questa luce interiore o seme di Dio, ed e’ pertanto soggetta al potere, natura e seme del serpente, che egli semina nei cuori degli uomini, mentre loro vivono in questo stato naturale e corrotto; da cui segue che non solo le loro parole e le loro azioni ma che anche i loro pensieri sono perpetuamente malvagi di fronte a Dio, perche’ nascono da questo seme depravato e cattivo.

4.2

L’uomo pertanto, mentre si trova in questo stato, non puo’ conoscere niente in modo giusto; si’, i suoi pensieri e le sue idee riguardo Dio e le cose spirituali, fino al momento di essere disgiunto dal seme del male e unito alla luce divina, sono infruttuose sia per se’ stesso che per gli altri; da cui rigettiamo gli errori Sociniani e Pelagiani, che esaltano una luce naturale; cosi’ come gli errori dei Papisti e dei Protestanti che affermano, che l’uomo, privo della vera grazia divina, possa essere un vero ministro della novella.

4.3

Cionostante questo seme non e’ imputato anche ai piccoli, fino a quando loro per trasgressione non si uniscono ai peccatori; perche’ essi sono per natura i figli della rabbia divina, che camminano secondo il protere del principe dell’aria.

5 e 6

La quinta e la sesta proposizione riguardano la Redenzione Universale di Cristo, e anche la salvezza e la Luce Spirituale, attraverso la quale ogni uomo e’ illuminato

5

Dio, che e’ amore infinito, che non gode della morte del peccatore ma che gode che tutti gli uomini possano vivere ed essere salvati, ha tanto amato il mondo da dare al Suo unico Figlio la luce, che chiunque credesse in Lui fosse salvato; che illuminasse ogni uomo che viene al mondo e rendesse manifeste tutte le cose che sono riprovevoli e che insegnasse tutta la temperanza, la giustizia, e la santita’: e che in questa luce illuminasse i cuori di tutti in un giorno (Pro tempore: per un tempo) per raggiungere la salvezza, se non resistita: nemmeno e’ tale salvezza meno universale che il seme del peccato, che e’ l’acquisto della sua morte, che provo’ la morte per ogni uomo: “perche’, cosi’ come in Adamo tutti muoiono, cosi’ in Cristo tutti sono resi vivi”.
6.1

Secondo dunque questo principio o ipotesi, tutte le obiezioni contro l’universalità della morte di Gesù Cristo sono facilmente superate; non è nemmeno necessario ricorrere al ministero degli angeli, o ad altri messaggeri miracolosi, di cui si dice Dio faccia uso, per manifestare la dottrina e la storia della passione di Cristo a quelli che, vivendo in quelle parti del mondo così remote da non essere state raggiunte dalla predicazione del vangelo, hanno comunque usufruito della grazia primaria e comune; da cui segue logicamente che, come alcuni degli antichi filosofi potrebbero essere stati salvati, così potrebbero esserlo ora coloro che, messi dalla provvidenza in parti del mondo remote dove la conoscenza della storia è lacunosa, vengono fatti partecipi del mistero divino, se ricevono aprendosi senza resistenze a quella grazia “la cui manifestazione è data ad ogni uomo affinché ne approfitti”.

6.2

Questa dottrina certa dunque, avendola ricevuta, e’ da testimoniare: che c’e’ una luce ed una grazia evangelica e salvifica in tutti, l’universalita’ dell’amore e della misericordia di Dio verso l’umanita’ – sia nella morte del suo amato figlio, il Signore Gesu’ Cristo, e nella manifestazione della luce nel cuore- e’ stabilita e confermata anche contro le obiezioni di quelli che la negano.

6.3

Pertanto “Cristo ha assaporato la morte per ogni uomo”: non solo per tutti i tipi di uomini, come alcuni dicono invano, ma per ognuno, di ogni specie; il beneficio di questo regalo non e’ esteso solo a coloro che hanno una conoscenza specifica della sua sofferenza e della sua morte, cosi’ come sono descritte nelle scritture, ma anche a coloro i quali sono necessariamente esclusi da tale conoscenza a causa di qualche accidente inevitabile; conoscenza che noi volutamente dichiariamo essere molto utile e di grande conforto, ma non assolutamente necessaria a colui, al quale Dio stesso l’ha celata; tuttavia anche loro possono essere compagni nel mistero della sua morte, nonostante non ne conoscano la storia- se lasciano il suo seme e la sua luce entrare ed illuminare i loro cuori; nella cui luce viene vissuta la comunione col Padre e col Figlio, cosi’ che gli uomini malvagi diventino santi, e amanti di quella potenza, dai cui tocchi interiori e segreti loro si sentono allontanati dal male e avvicinati al bene, e imparano a fare agli altri quello che loro vorrebbero fosse fatto a loro; in cui Cristo stesso afferma tutti siano inclusi.

6.4

Pertanto coloro i quali hanno negato che Cristo fosse morto per tutti gli uomini, hanno insegnato il falso; e nemmeno sono stati sufficientemente fedeli alla verita’ coloro i quali pur affermando che egli fosse morto per tutti, hanno aggiunto l’assoluta necessita’ della conoscenza esteriore del fatto, per poter ottenerne l’effetto salvifico; tra questi i Remostanti olandesi sono stati i piu’ approssimativi, e tanti altri assertori della redenzione universale, per il fatto che non hanno posto la grandezza di questa salvezza nel principio divino ed evangelico della luce e della vita, secondo il quale Cristo illumina ogni uomo che viene al mondo, principio che pure viene ribadito in modo eccellente ed evidente in queste scritture, Gen. VI 3, Deut. XXX 14, John I 7,8,9 Rom X 8, Tito II 11

 

7

La settima proposizione. A proposito della giustificazione

7.1

Come molti non resistono questa luce, ma la ricevono, in loro viene prodotta una nascita santa, pura e spirituale, che sviluppa santita’, giustizia, purezza e tutti questi altri frutti benedetti che sono graditi a Dio; dalla cui nascita santa, per testimoniare Gesu’ Cristo, formato dentro di noi e compiendo le sue opere in noi, dato che noi siamo santificati e pertanto giustificati agli occhi di Dio, secondo le parole dell’apostolo: “ma voi siete purificati, ma voi siete santificati, ma voi siete giustificati, nel nome del Signore Gesu’ e dallo Spirito di nostro Signore.

7.2

Pertanto non e’ per le nostre opere imbellite dalla nostra volonta’, ne’ per le nostre buone opere considerate in se’, ma per Cristo, che e’ sia il regalo che il donatore, e la causa che produce gli effetti in noi; il quale, cosi’ come ci ha riconciliati quando eravamo nemici, nella sua sapienza ci salva e ci giustifica in questo modo, come dice lo stesso apostolo in un altro passaggio: “secondo la sua misericordia ci ha salvatp, rigenerandoci e rinnovandoci tramite lo Spirito Santo”.

 

8

L’ottava proposizione. A proposito della perfezione.

8.1

In colui il quale questa nascita santa e pura e’ completamente realizzata, il corpo della morte e del peccato arriva ad essere crocifisso e rimosso e i loro cuori sono uniti e soggetti alla verita’, in modo da non obbedire ad alcuna suggestione del Maligno, ma per essere liberi dal peccare e dal trasgredire la legge di Dio e in tal rispetto pertanto perfetti.

8.2

Tuttavia perfino questa perfezione ammette una crescita, e rimane la possibilita’ di peccare, se la mente non si attiene diligentemente e attentamente ai comandamenti del Signore.

 

 

9

A proposito della perseveranza, e della possibilita’ di cadere dalla Grazia.

9.1

Nonostante questo dono, grazia interiore di Dio, sia sufficiente a condurre alla salvezza, tuttavia in quelli in cui non si realizza puo’ diventare e spesso diventa la loro condanna.

9.2

Inoltre, in coloro in cui e’ stata posta, per purificarli e santificarli, per condurli ad un’ulteriore perfezione, a causa della disobbedienza coloro possono uscire dalla grazia, e trasformarla in lascivia e lussuria, facendo naufragare la fede; e dopo “aver assaggiato il dono divino, ed essere stati fatti messaggeri dello Spirito Santo, essi peccano di nuovo”.

9.3

Tuttavia si puo’ raggiungere in questa vita una tale crescita e stabilita’ nella fede, che un’apostasia totale non e’ piu’ possibile.

 

10

La decima proposizione. Il ministero

10.1

Per questo dono, o luce di Dio, tutta la conoscenza vera nelle cose spirituali e’ ricevuta e rivelata; cosi’ per lo stesso motivo, come e’ manifestata e ricevuta nel cuore, dalla forza e per il potere della stessa, ogni vero ministro del Vangelo e’ ordinato, preparato e istruito nel lavoro del ministero; e attraverso la guida e l’attrazione di questa luce sia ogni evangelista e pastore Cristiano guidato e ordinato nel suo lavoro del vangelo, sia nel posto dove intende predicare, sia su coloro i quali devono essere istruiti sia sui tempi in cui deve svolgere il suo ministero.

10.2

Inoltre, coloro i quali hanno questa autorità e devono predicare il vangelo, devono farlo senza pretendere commissioni o riconoscimenti; perché d’altro canto, coloro i quali vogliono appropriarsi delll’autorità di questo dono divino, comunque colti o autorizzati dalle commissioni di uomini e chiese, sono da ritenersi degli impostori, e non degli autentici ministri della parola.

10.3

Così, coloro i quali hanno ricevuto questo dono santo e puro, “così come hanno ricevuto così sono liberi di donare” senza procurarsi alcun vantaggio, ancora meno come mezzo per procurarsi denaro; tuttavia se Dio ne avesse chiamato alcuni dalle loro occupazioni o mestieri, attraverso i quali essi si procurano il sostentamento, potrebbe essere legale per costoro, secondo la libertà che loro si sentono dati nel Signore, di ricevere anche queste cose temporali -quanto strettamente necessario per il cibo e i vestiti- se donati liberamente da coloro ai quali hanno comunicato le cose spirituali

 

11

Undicesima proposizione: l’adorazione

11.1

Tutta la vera e accettabile adorazione a Dio è offerta nel movimento e nell’attrazione interiore del suo Spirito, che non è limitato né a posti, né a tempi, né a persone; poiché nonostante noi dobbiamo adorarlo sempre, nel fatto che dobbiamo sempre temerlo, tuttavia per ciò che riguarda il significato esteriore di tale adorazione in preghiere, lodi, prediche, non dobbiamo adorarlo quando e dove vogliamo noi, ma quando e dove ci muove lui attraverso l’ispirazione segreta del Suo Spirito nei nostri cuori, che Dio ascolta e accetta, e non manca mai di muoverci lì dove serve, cosa della quale lui è il solo giudice.

11.2

Tutte le altre forme di adorazione dunque, sia lodi che preghiere che prediche, che l’essere umano mette in piede di sua spontanea volonta’ e a sua decisione, che lui puo’ iniziare e finire a proprio piacimento, che fanno e disfanno, come lui stesso vede, siano esse in forma prescritta e canonica, come una liturgia o preghiere concepite spontaneamente, non sono altro che superstizioni, adorazioni della volonta’ e idolatria abominevole agli occhi di Dio: che l’uomo deve rigettare, rinnegare e da cui si deve separare, nel giorno della sua rinascita spirituale; comunque gli sia piaciuto -lui che strizzava l’occhio nei tempi d’ignoranza, con rispetto alla semplicita’ ed all’integrita’ di alcune di queste pratiche, e del suo seme innocente, che giace come se fosse stato sepolto nei cuori degli uomini, sotto la massa della superstizione- soffiare sui morti e sulle ossa asciutte e sollevare alcuni respiri e rispondere loro, e questo fino al giorno in cui la luce albeggera’ e si propaghera’ chiaramente.

 

12

La dodicesima proposizione: il battesimo

12.1

Poiche’ c’e’ un solo Signore ed una sola fede, cosi’ c’e’ un solo battesimo: che non e’ la rimozione dei peccati della carne, ma la risposta della buona coscienza davanti a Dio per intercessione della resurrezione di Gesu’ Cristo.

12.2

E questo battesimo e’ una cosa pura e spirituale, da testimoniare, il battesimo dello spirito e del fuoco, attraverso il quale siamo sepolti con lui, e che avendo lavato ed essendo mondati dai nostri peccati, possiamo camminare nel rinnovamento della vita, del quale rinnovamento il battesimo di Giovanni era un simbolo, che era stato ordinato per un tempo determinato e non per continuare per sempre.

12.3

Per quanto riguarda il battesimo dei neonati, e’ solamente una tradizione umana, per la quale non c’e’ ne’ un precetto ne’ un riferimento alla pratica nella scrittura.

 

13

La tredicesima proposizione: a proposito della comunione o della partecipazione al corpo e sangue di Cristo.

La comunione del corpo e sangue di Cristo e’ interiore e spirituale, e’ la partecipazione della sua carne e del suo sangue, attraverso i quali l’uomo interiore viene nutrito giornalmente nei cuori ci coloro in cui abita Cristo; di cio’ lo spezzare il pane da parte di Cristo coi suoi discepoli fu un simbolo, che fu usato per un certo tempo dalla chiesa, che aveva ricevuto la sostanza per la causa dei deboli; anche se “astenersi dalle cose strangolate e dal sangue”; la lavanda reciproca dei piedi e l’unzione degli infermi con l’olio; tutte queste cose sono ordinate con non meno autorita’ e solennita’ che il vecchio testamento; tuttavia vedendo che questi riti non sono altro che ombre di cose migliori, cessano in coloro i quali hanno ottenuto la sostanza.

 

14

La quattordicesima proposizione: concernente il potere del Magistrato Civile in questioni puramente religiose, e che hanno a che fare con la coscienza.

Dal momento che Dio ha assunto per se’ il potere ed il dominio sulla coscienza e quindi e’ il solo a poterla rettamente istruire e governare, pertanto non e’ legale per nessuno, per alcuna virtu’ di autorita’ o principalita’ che si hanno nei governi di questo mondo, forzare le coscienze degli altri; pertanto tutti gli omicidi, le espulsioni, le multe, gli imprigionamenti e queste altre cose, da cui gli uomini sono afflitti, per il solo esercizio della loro coscienza o per differenze nel culto o nelle opinioni, procedono dallo spirito di Caino, l’omicida, e sono contrarie alla verita’. Purche’ sia stabilito che nessun uomo, sotto la scusa della coscienza, faccia del male al suo vicino o attenti alla di lui vita o proprieta’; o faccia cose distruttive o inconsistenti con la convivenza umana; nel qual caso la legge si applica al trasgressore e la giustizia viene amministrata su tutti, senza riguardo per i singoli.

 

15

La quindicesima proposizione: saluti e riposo, etc.

Dato che lo scopo primario di tutta la religione e’ di redimere l’uomo dallo spirito del mondo e dalle vane conversazioni mondane, e di condurlo ad un’intima comunione con Dio, davanti al quale, se noi lo temiamo sempre, siamo felici; pertanto tutti i vani usi e costumi e tutte le vane abitudini, sia in parola che in opera, devono essere respinte e dimenticate da coloro che sentono questo timore; cose come il togliersi il cappello di fronte ad un altro uomo, gli inchini e le posture del corpo, e altri saluti di questo genere, con tutte le formalita’ folli e superstiziose che accompagnano tali gesti; tutto questo l’uomo lo ha inventato nel suo stato degenere, per nutrire il suo orgoglio nella vanita’ e nella vanagloria di questo mondo; e cosi’ anche i giochi inutili, i divertimenti frivoli, lo sport e i giochi, che sono stati inventati per passare il tempo prezioso e distogliere la mente dalla testimonianza di Dio nel cuore, e dal sentire in modo vivo e profondo il timore di Lui, e dallo Spirito evangelico con cui i Cristiani devono sempre essere rigenerati, spirito che conduce alla sobrieta’, alla serieta’ ed al timor di Dio; in cui, se noi ci sottomettiamo, la benedizione di Dio viene sentita accompagnarci in quelle azioni in cui dobbiamo impegnarci, per poterci prendere cura necessariamente dell’umo esteriore.

Brazilian Indigenous Leader Davi Kopenawa: Bolsonaro is Killing My People & Destroying the Amazon

dicembre 5, 2019

05.12.2019 – Democracy Now!

Brazilian Indigenous Leader Davi Kopenawa: Bolsonaro is Killing My People & Destroying the Amazon
Brazilian Indigenous Leader Davi Kopenawa (Image by Democracy Now)

Democracy Now! sat down with Indigenous leader Davi Kopenawa, one of this year’s Right Livelihood Award honorees, along with the organization he co-founded, Hutukara Yanomami Association. Kopenawa is a shaman of the Yanomami people, one of the largest Indigenous tribes in Brazil, who has dedicated his life to protecting his culture and protecting the Amazon rainforest. He says indigenous people in the Amazon are under threat from business interests as well as politicians, including far-right President Jair Bolsonaro, who has a long history of anti-indigenous statements and policies. “He doesn’t like indigenous people. He does not want to let the Yanomami people to live at peace, protected. … What he wants is to extract our wealth to send to other countries.”

AMY GOODMAN: We are going to play now the words of Davi Kopenawa, the fourth Right Livelihood winner, the laureate, tonight. I want to thank you, Ole von Uexküll, for joining us today, executive director of the Right Livelihood Foundation based here in Stockholm, as we turn to this indigenous leader in his own words.

Last night I sat down with Davi Kopenawa, who is a Right livelihood laureate, along with his organization Hutukara Yanomami Association. Kopenawa is a shaman of the Yanomami people, one of the largest indigenous tribes in Brazil, dedicating his life to preserving his culture and protecting the Amazon rainforest. I began by asking him to talk about the threats facing the Yanomami people.

DAVI KOPENAWA: [translated] My name is Davi Kopenawa Yanomami. I am a representative of the Yanomami people in Roraima and Amazonas states in Brazil. My people, the Yanomami, is a sacred people. Up until today, the non-indigenous peoples have not recognized where we come from, where we were born. And that is why the non-indigenous society is always messing up with our homes, destroying our land, our territory, contaminating our rivers, killing our fish and hindering the health of the Yanomami people, who are now contaminated by men, men who came and contaminated our home.

AMY GOODMAN: The recent election of Jair Bolsonaro as the president of Brazil, how has that affected indigenous people?

DAVI KOPENAWA: [translated] President Bolsonaro was elected by his own people. As indigenous peoples, we haven’t participated in it. We have not voted for him. But he is now there. And he is preparing a trap. He is preparing a trap for my Yanomami people in order to fool us and manipulate us.

AMY GOODMAN: Explain more what that trap is.

DAVI KOPENAWA: [translated] It is a trap, just like the one you use to hunt an once [sp], Brazilian jaguar, or a snake when they are sleeping at their homes. Men prepare a trap to get the animal. So it is a trap to mistreat us. He threaten us to make my people fall ill, to make our children fall ill and get diseases. That is what I mean by trap. That is the trap he always uses, to any kind of indigenous people. And to planet Earth.

AMY GOODMAN: Can you explain Bolsonaro’s latest moves, trying to get a law passed that would allow for more gold mining, and what that means for the Yanomami and other indigenous people?

DAVI KOPENAWA: [translated] Before he was able to become a president, he already had this thought, this intention of reducing the size of our land. He says it is too much land for just a few indigenous peoples and it is a land very rich in minerals, in wood. He says that the land is good for plants such as crops of soybeans or sugarcane. They want to use the land to plant things that they use for food. Food for the city. That is his reasoning. He wants to extract things from the underground. That is his concern. He wants to extract the wealth from the earth, right from the land where Yanomami people have been living for many, many years. That is why he keeps talking about it. He created a legislation. It is a bill for mining. And he wants to get it approved at our national Congress. And I am aware of it. I know that if they let it happen, this is really a worry for me.

AMY GOODMAN: Mercury—what’s used in the gold-mining process—how does it make people sick?

DAVI KOPENAWA: [translated] I am going to explain it to you. This mercury that they use, they use it when—they actually got it from somewhere else, from Japan or from here in Europe, and then they use it in their mining activities. The machines come to dig a huge hole to extract minerals, and then it goes on the rivers. The rivers are full of minerals, full of gold, full of sand and mud. The mercury is then dropped on the rivers, and they use it to separate mud and sand so that the only thing left behind is gold. That is what they use it for.

And the mercury is then left inside of the river. It won’t melt like sugar does. It stays there. It is a disease that stays within our rivers. And then fish come and eat smaller fish, just like fruits that fall into the rivers, and then fish get contaminated. And us Yanomami who live by the rivers, we use the water to make food or to bathe in it and to drink it. And after, we get sick. We get cancer. And our children then born smaller than usual, underdeveloped. That is what mercury is causing. Our health is terrible in Yanomami people because of it.

AMY GOODMAN: That’s Brazilian indigenous leader Davi Kopenawa, cofounder of the Hutukara Yanomami Association. He will receive the Right Livelihood Award tonight here in Stockholm, Sweden. We will continue with our conversation with Davi in a minute.

[MUSIC BREAK]

AMY GOODMAN: This is Democracy Now!Democracynow.org, The War and Peace Report. In our next segment, we will be speaking with the former U.N. rapporteur on torture, Manfred Nowak, about the new study on the imprisonment of children around the world. But first, we continue our conversation with Davi Kopenawa, Yanomami indigenous leader in Brazil, receiving the Right Livelihood Award tonight here in Stockholm, Sweden.

Davi, I wanted to read a few of Bolsonaro’s quotes. In 1998 he said, “It’s a shame that the Brazilian cavalry hasn’t been as efficient as the Americans, who exterminated the Indians.”

DAVI KOPENAWA: [translated] The president of the United States, they exterminated our indigenous peoples who lived over there. He is doing just the same. He is repeating it. He wants to kill my people. He wants to get rid of the forest. He wants to destroy our health. That is the role he is playing. That is a law that came from the United States and the Brazilian government is using it as a copy, like you call it.

AMY GOODMAN: I wanted to read another quote from a few years ago, 2015. Bolsonaro said, “The Indians do not speak our language, they do not have money, they do not have culture. They are native peoples. How did they manage to get 13% of the national territory?” And he said “There is no indigenous territory where there are aren’t minerals. Gold, tin and magnesium are in these lands, especially in the Amazon, the richest area in the world. I’m not getting into this nonsense of defending land for Indians,” Bolsonaro said. If you could comment?

DAVI KOPENAWA: [translated] He heard other people talking, and that’s why he says that us Yanomami people do not speak Portuguese. Of course we don’t speak Portuguese, because we are not from Portugal. We are Yanomami from Brazil. We have our own language. It exists. It is Yanomami. Yanomami do not need any money. Yanomami do not need money to go on and steal from others, to steal from friends, from your own relatives and brothers. We don’t need that. Yanomami has a different way of thinking.

He wrote things against us. He has wrote things because he lost when we had our victory, when we were able to have again, to get back for us our land that had been stolen from us. And that is why he talks against us and he speaks these bad things about us. And I defend myself and my people. On behalf of my people, I defend the name of my people and our language. What is the use for the Yanomami to speak Portuguese? We are not interested in it. We are interested in our own language, our knowledge. The knowledge of our people who uses its own language, that is what is interesting for us.

But I wanted to respond to the second thing that you read about, his words when he speaks of our wealth. Of course there is a lot of wealth. Brazil is very rich. Our country Brazil is very rich. Rich in good land, in forests. Rich in mountains and waters. The natural medicines that we use and beautiful places. That is where we are rich as Yanomami who lived there, who have never experienced hunger before people who came to invade our land, to invade Brazil.

When they first met us, we were healthy. They found us healthy with lots of food—banana, manioc, sugarcane, palm heart, kara [sp] fruit, and all the fruits you find in the forest, animals, game that we hunt, tapir, fish, everything that we are rich in. It is not the kind of wealth that you need to dig a hole in the earth to find it, to destroy the land. Our people is different. That is why he speaks against us.

And I don’t want to say bad things about him, but he attacked us so I will attack him. I am not going to attack him with a bow and arrow. However, I am going to fight using my mouth and paper. He uses words and the word that he use, which is prejudice. He does not like indigenous people. He does not want to let the Yanomami people to live at peace, protected.

He does not want that. He doesn’t want to let it happen.

What he wants is to extract our wealth to send to other country. The wealth of our Yanomami land, he will take it and send it to China, to Japan, to Germany and other places. That is his way of thinking. That is his concern—making money, earning money so that he can become rich. And when he becomes rich and when he dies, he won’t take any of it with him, not even his underwear.

AMY GOODMAN: Bolsonaro calls the climate crisis a hoax. President Trump calls the climate crisis a hoax. Can you talk about what the climate crisis means for the Yanomami people, for the people of Brazil?

DAVI KOPENAWA: [translated] They are a sick group—the president of the United States, the president of Brazil and the president of Venezuela. They are talking to each other and discussing and then they tell people there are no problems in Brazil because they want to hide it. This is very clear. Everyone knows it is taking place, climate change. He sees the fire burning up our forests, but he is not concerned about it. He is not worried when he sees the forest burning up. He is taking advantage of it. Because the fire burns at the forest and the trees burn up and then workers come and take advantage of it and bring trees down. Yeah, that’s his way of thinking. But it truly took place. It is happening. Wildfires in the forest and deforestation are increasing.

AMY GOODMAN: Can you talk about the murder of Paulo Paulino Guajajara, the indigenous forest protector? Your organization has worked with him for some time. Recently, a group of experts released an open letter to Bolsonaro warning a genocide is underway against the indigenous tribes of the Amazon Rainforest. Do you feel threatened yourself? And respond to that murder.

DAVI KOPENAWA: [translated] Well, I am the leader, a leader who fights. I have been fighting for 40 years. And I am threatened. I am threatened by a group of illegal gold miners and also farmers and politicians. Politicians have a way of finding someone who enjoys killing and who kills indigenous peoples. And I am persecuted. Our indigenous leaders who really fight, they want to get rid of us. So I am threatened. And I think that this will happen again. We have talked about his name, Bolsonaro. He will know that we are talking about him, about his name, Bolsonaro. So I am asking your help in order to protect us so that we won’t let it happen again as it happened to other leaders who got murdered. It is a very dangerous struggle. In Boa Vista, well, it is a small town, so the Bolsonaro people, they pay others to go after the leaders who are fighting.

AMY GOODMAN: What message do you have for the leaders of the U.N. Climate Summit, the thousands of people who come from around the world? And what message do you have to the people of the world?

DAVI KOPENAWA: [translated] Well, I would like to give a message, a message from the Yanomami people. I would like to ask the leaders, the non-indigenous leaders from here, to gather with other leaders who are at their homes, their cities, their capitals. I would like to take this opportunity to send them a message so that they can know about what is going on so they won’t let it happen again, something very bad to my Yanomami people. So that they won’t let people destroy the environment, so that they won’t let people destroy the lungs of planet Earth. That is my message to everyone, all of those who fight, all of those who love the forest, all of those who like to protect, to take care of nature for their children, grandchildren, and the other generations.

I also need help. I need help on that, because we have grandchildren, so that they have their protected land, so that they have the protected land for them. That is why I am giving you this message, to ask for your strength, your strength, your European people to talk to Bolsonaro, to talk to the president of Brazil so that he takes care of his country, so that he can take care of it. protecting it together with the indigenous peoples and together with the people who lived in sacred land, and also the Yanomami peoples who have never seen the white man, uncontacted Yanomami people who live in sacred land. So I would like you to protect us, protect the isolated indigenous communities.

I do not want the president of Brazil to destroy the lungs of our forest, our real Amazon. It is unique. Lots of people are trying to get their hands on the Amazon. Just like bees who collect honey and take it to their homes, I do not want to let him do just the same. That is my message. This is a message for women who fight for having the right to land, men who fight for their forest, their education, their health. Nowadays, the young people, the youth is fighting and they are the ones who will keep on fighting. It is a struggle, a fight so we can keep alive. Because without the struggle, we won’t live. There will be no forest. So we need to fight for it so we can live.

AMY GOODMAN: And what does the Right Livelihood Award mean to you? Why you’re here in Stockholm, Sweden.

DAVI KOPENAWA: [translated] I think this award is really important. It is very interesting. It is interesting that the government of Sweden invented this and created this award. This award is important to bring recognition to my struggle, to bring recognition to my Yanomami people so that people from the city and the people of the planet get to know us. This is really important that the people from here are offering me this award. I never asked for it. You offered it and I am happy to accept it. It is really important. It is the result of our fight.

AMY GOODMAN: Brazilian indigenous leader Davi Kopenawa, cofounder of the Hutukara Yanomami Association. He will receive the Right Livelihood Award tonight along with the 16-year-old Swedish climate activist Greta Thunberg, Sahrawi human rights leader Aminatou Haidar, and Chinese women’s rights lawyer Guo Jianmei. When we return, we speak to the former U.N. special rapporteur on torture who just released a devastating report on the more than seven million children worldwide deprived of their liberty, from immigration jails to orphanages to prisons. Stay with us.

La Facilitazione: ecco come mettere radici ai sogni

dicembre 5, 2019

Posta ricevuta

Buonasera,
sono Alejandro Cifuentes e la contatto dalla redazione di Forum, Mediaset, per chiederle gentilmente se potrebbe aiutarmi nella mia ricerca. Sto cercando una ragazza tra i 20 e i 30anni e un signore tra i 45 e i 65, entrambi bolognesi, che abbiano la voglia di partecipare a una puntata di Forum (Canale 5) interpretando il ruolo di due persone appartenenti alla comunità dei quaccheri. Cerchiamo sia persone che non hanno mai recitato sia attori professionisti a cui offriamo un regolare contratto di lavoro e una retribuzione. Chiedo il vostro aiuto con l’obiettivo di fare buona informazione: non vogliamo che quel punto di vista sia impoverito da qualcuno che non ne conosce effettivamente usi, costumi, tradizione, visione e via dicendo.
Grazie in anticipo e buona serata
Alejandro Cifuentes
Ho fatto presente  che come conservative del varesotto non ho contatti coi bolognesi dalla morte del prof. Bori e gli ho fornito il link del gruppo di riferimento liberal su Facebook:
https://www.facebook.com/groups/152794871433916/

La Facilitazione: ecco come mettere radici ai sogni

05.12.2019 – Redazione Toscana

La Facilitazione: ecco come mettere radici ai sogni

La facilitazione è uno strumento di trasformazione sociale, capace di rendere un gruppo, una comunità, un team, più coeso ed efficace. Dall’esperienza degli ecovillaggi, una cassetta degli attrezzi per il supporto del lavoro in gruppo.PRATO – La seconda edizione del corso di Facilitatore di primo livello accreditato IIFAC-E (Istituto internazionale di facilitazione e cambiamento – Europa, www.facilitacion.org) avrà inizio il 7-8 Marzo, presso la sede dell’ecovillaggio La Torre di mezzo (Po). Per l’8 e il 9 febbraio è invece previsto il fine settimana introduttivo “Mettendo radici ai nostri sogni”. Conduce Efstathios Mavridis, detto Delfino, facilitatore professionale IIFAC-E.

Efstathios Mavridis, detto Delfino, greco di origine, è approdato all’età di 25 anni in Spagna dove ha conosciuto l’esperienza dell’ecovillaggio Lakabe, una delle esperienze comunitarie tra le più importanti della penisola iberica. In quel luogo, dove ha vissuto per 11 anni, ha potuto ampiamente coltivare capacità relazionali, manageriali, organizzative ed ecologiche poiché una comunità dove vivono e lavorano in media 40 persone, che pone un accento ecologista su ogni aspetto della propria esistenza, è una palestra quotidiana come poche al mondo. Come se non bastasse, alcune persone della sua comunità sono state fondatrici della sede spagnola dell’Istituto internazionale di Facilitazione e Cambiamento-IIFAC (https://english.iifac.org), fondato in Messico da Beatrice Briggs, facilitatrice di fama mondiale, nel 2002. “L’ampia formazione in facilitazione che ho ricevuto e l’esperienza sul campo” spiega Delfino “mi hanno permesso di riempire una cassetta degli attrezzi utile ad appoggiare i processi di gruppo nel raggiungimento dei propri obiettivi”. Per questo, oltre a viaggiare in tutta Europa, per il secondo anno consecutivo, tiene il corso di Facilitazione di primo livello sia per formare professionisti in un settore in crescita e in espansione, sia per supportare persone e gruppi che hanno grandi sogni e progetti ma che non sanno come realizzarli.  “La facilitazione” afferma Delfino “è quanto di meglio posso offrire al mondo come contributo concreto al momento storico e sociale che stiamo attraversando”.

Oltre alla formazione IIFAC-E, Efstathios Mavridis è facilitatore professionista di Forum, una tecnica di indagine emozionale sviluppata nello storico ecovillaggio Zegg, in Germania (https://www.zegg.de/en/).

Dalle ore 9:00 di sabato 8, alle ore 18:00 di domenica 9 febbraio, si svolgerà il corso introduttivo  “Mettendo radici ai nostri sogni”. Questa è un’ottima occasione, aperta a tutti, per chi desidera conoscere il docente ed avere un “assaggio” della formazione annuale.

Il corso annuale avrà inizio il fine settimana 7-8 marzo, presso l’ecovillaggio La Torre di Mezzo, col primo degli otto moduli residenziali dedicato all’esplorazione delle dinamiche di gruppo e dei fattori che ne influenzano il benessere e l’efficacia.

La peculiarità didattica e metodologica si svela fin dal primo incontro attraverso la multidimensionalità dell’approccio, basato sull’alternanza di lavoro individuale, a coppie e in gruppo, sull’uso della parola, dell’introspezione e del corpo, di spiegazione teorica, pratica ed esperienziale. Lo si può definire un apprendimento integrale, arricchito da temi di fondamentale importanza come la comunicazione, le relazioni, le dinamiche di gruppo, il conflitto, la leadership e la governance, l’intelligenza collettiva e l’organizzazione strutturale.

Progressivamente, gli studenti saranno in grado di mettere in pratica tecniche e principi di base nei propri gruppi, comunità, team di lavoro, in azienda o nelle associazioni, in enti pubblici e privati o in organizzazioni. Piccole “perle” che fanno la differenza in termini di efficienza, efficacia e  concretezza senza nulla togliere alla relazioni umane. Un approccio che permette di vedere i “problemi” come soluzioni e capace di valorizzare le intelligenze presenti nel sistema in cui stiamo operando.

A fare da cornice alla formazione, l’accogliente comunità intenzionale ed ecovillaggio La Torre di mezzo, fondata nel 2013, composta da 5 adulti residenti, oltre a numerosi amici che sostengono il progetto e l’associazione omonima il cui scopo è coltivare una cultura ecologica a partire dalle relazioni fino a toccare ambiti come quello dell’abitare e lavorativo.
Situata a 600 metri tra le cime dell’Appennino tra Prato, Bologna e Barberino di Mugello (Firenze) la sede si trova in mezzo alla natura, tra pascoli e boschi. È un luogo che permette di staccare dalla vita quotidiana ed immergersi nella formazione.

La comunità, è ben radicata nel territorio ma anche attiva e collegata a Reti nazionali come RIVE- Rete italiana villaggi eoclogici (www.ecovillaggi.it) e Rete di reti (www.retedireti.org) ma anche internazionali come il GEN-Global ecovillage network (https://ecovillage.org) e ECOLISE (www.ecolise.eu). Il suo tratto distintivo? Un’accoglienza familiare, spontanea e coinvolgente.

Per informazioni sul Corso introduttivo “Mettendo radici ai nostri sogni” e per il Corso di facilitazione di primo livello certificato IIFAC-E presso La Torre di Mezzo contatta: Francesca Pacha Gori, 347 4454335 – facilitatoscana@gmail.com – https://corsofacilitazione.wordpress.com – FB: latorredimezzo

Il  Corso di facilitazione di primo livello certificato IIFAC-E è attivo anche a Milano, scopri di più sul sito  https://corsofacilitazione.wordpress.com

L’esercito USA da solo inquina quanto 140 Paesi. La macchina militare distrugge il pianeta.

dicembre 5, 2019

L’esercito USA da solo inquina quanto 140 Paesi. La macchina militare distrugge il pianeta.

L’impatto ambientale dell’esercito statunitense è enorme. Come la catena di rifornimento di una qualsiasi grossa azienda, la Difesa di Washington fa affidamento su un’estesa rete globale di navi portacontainer, camion e aerei cargo per rifornire le proprie truppe di tutto ciò che serve: dalle bombe agli aiuti umanitari, passando per il combustibile. Un nuovo studio pubblicato sulla testata The Coversation, ha calcolato l’impronta ambientale di questa gigante infrastruttura.

I report sulle emissioni di gas serra solitamente si concentrano sul consumo di energia e carburante da parte dei civili, ma alcuni studi recenti, compreso questo, mostra che l’esercito statunitense è tra i maggiori responsabili dell’inquinamento nella storia. Tanto che, da solo, consuma più idrocarburi ed emette più gas nocivi per l’ecosistema della maggior parte dei Paesi di medie dimensioni. Se la Difesa di Washington fosse una nazione, il suo solo consumo di carburante la renderebbe il 47esimo produttore di gas serra al mondo, tra il Perù e il Portogallo.

Nel 2017, la Difesa statunitense ha acquistato circa 270 barili di petrolio al giorno e, attraverso la sua combustione, ha emesso più di 25mila chilotonnellate di diossido di carbonio (o anidride carbonica). L’aeronautica militare ha comprato greggio per 4,9 miliardi di dollari, la marina per 2,8 miliardi, l’esercito per 947 milioni e il corpo dei Marine per 36 milioni.

Non è un caso, però, che le emissioni dell’apparato militare statunitense vengano spesso ignorate dagli studi sul cambiamento climatico. Prima di tutto, è molto difficile ottenere dati rilevanti dal Pentagono o da altri dipartimenti della Casa Bianca. Perdipiù Washington, nel 1997, ha richiesto una deroga al Protocollo di Kyoto, che la esonerava dal riportare tutti i dati sulle emissioni del proprio esercito. Una scappatoia che è stata eliminata dagli accordi di Parigi, ma il fatto che Donald Trump abbia promesso di uscirne nel 2020 rende pressoché nullo questo risultato.

Questo studio è basato su dati raccolti grazie a diverse richieste FOIA (Freedom of Information Act) inoltrate all’Agenzia per la logistica della Difesa statunitense, il colosso burocratico che si occupa di gestire la catena di rifornimento dell’esercito, compresi l’acquisto e la distribuzione del carburante.

L’esercito degli Stati Uniti ha compreso da tempo di non essere immune dalle potenziali conseguenze del cambiamento climatico, riconoscendo quest’ultimo come un “moltiplicatore di minacce” in grado di esacerbare rischi preesistenti. Molte basi militari, anche se non tutte, hanno iniziato a prepararsi per affrontare i danni del riscaldamento globale, come ad esempio l’innalzamento del livello del mare. E non si può nemmeno dire che la Difesa abbia ignorato la propria fetta di responsabilità. Come già mostrato in passato da The Conversation, l’esercito statunitense ha sì investito nello sviluppo di fonti di energia alternative, come i biocarburanti, ma lo ha fatto in misura del tutto minoritaria rispetto all’ammontare totale delle spese per il carburante.

La politica ambientalista dell’esercito statunitense resta dunque contraddittoria: c’è stato qualche tentativo di rendere più sostenibili alcuni aspetti delle proprie attività, attraverso l’uso di elettricità proveniente da fonti rinnovabili per alimentare le basi ad esempio, ma rimane l’istituzione che consuma più idrocarburi in tutto il mondo. Perdipiù, anche per gli anni a venire, resterà vincolata all’uso di velivoli e navi da guerra alimentati a carbone perché su questi si basano operazioni non concluse che andranno avanti a tempo indefinito.

Il cambiamento climatico è diventato un tema sensibile nella campagna elettorale per le elezioni del 2020. I principali candidati dei Democratici, come la senatrice Elizabeth Warren, o i membri del Congresso, come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, chiedono iniziative concrete, come il Green new deal. Ma affinché queste possano essere efficaci è necessario prendere in considerazione anche la riduzione dell’impronta ambientale della Difesa di Washington, sia nella politica interna che nei trattati internazionali sul clima.

Lo studio di The Conversation dimostra che il contrasto al cambiamento climatico richiede la riduzione di diversi comparti del vasto apparato militare degli Stati Uniti. Poche altre attività umane sono così devastanti per l’ecosistema come la guerra. Riduzioni significative nel budget per la Difesa limiterebbero le capacità di Washington di lanciarsi in nuovi conflitti e questo determinerebbe un grosso calo nella domanda di combustibili fossili da parte di uno dei più grossi responsabili dell’inquinamento al mondo.

Non ha senso girarci attorno: i soldi spesi per procurare e distribuire petrolio in lungo e in largo nell’Impero statunitense potrebbero tranquillamente essere investiti nel Green new deal, qualsiasi forma prenderà. E se non in questo, non mancano certo i settori che potrebbero beneficiare di qualche fondo in più; qualsiasi opzione sarebbe più valida di finanziare una delle più grandi forze militari nella storia dell’umanità.

Questo articolo è stato tradotto da The Conversation.

The Huge Potential of Agriculture to Slow Climate Change

dicembre 5, 2019

05.12.2019 – Human Wrongs Watch

The Huge Potential of Agriculture to Slow Climate Change
(Image by Neil Palmer, CIAT)

Soil’s contribution to climate change, through the oxidation of soil carbon, is important, and soils—and thus agriculture—can play a major role in mitigating climate change.

“Through multiple agricultural practices, we could help store vast amounts of atmospheric carbon in the soil, while at the same time regenerating soil fertility, plant health and whole ecosystems. This is a no regret option that offers multiple benefits and deserves high-level visibility,” says a recent United Nations Environment Programme (UNEP) Foresight Brief titled Putting carbon back where it belongs – the potential of carbon sequestration in the soil.

Industrial farming systems succeed in producing large volumes of food for the global market. However, they cause significant soil erosion, biodiversity (including pollinator) losses and pollution of freshwater bodies. They promote a high dependency on the agro-industry and its products and require huge amounts of freshwater and fertilizer. Agriculture contributes about 23 per cent of all human-induced greenhouse gas emissions, with the livestock sector representing 14.5 per cent of such emissions.

The fragility of soils, the thin layer of the earth which is the foundation of nearly everything growing and almost all that we eat, puts the “sustainability” of industrialized agriculture into question. One major problem is that we are losing soil due to poor land management practices.

“Overall, soil is being lost from agricultural areas 10 to 40 times faster than the rate of soil formation, imperiling humanity’s food security,” says UNEP soil and landscape expert Abdelkader Bensada. “A quarter of the Earth’s surface has already become degraded.”

Fertile topsoil equivalent to a land area almost the size of Greece or Malawi is being lost every year, says the UNEP Foresight Brief.

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Photo by Neil Palmer, CIAT

Around 33 per cent of our global soils are degraded, according to the Food and Agriculture Organization of the United Nations.

Meanwhile, new research in Germany suggests that warmer, drier conditions expected under ongoing climate change will reduce the rates at which soil fauna (such as earthworms, springtails and mites) and microbes (such as bacteria and fungi) break down dead plant matter.

This may have important implications for agriculture and natural ecosystems worldwide, as plant decomposition is a key process in cycling and distributing nutrients throughout ecosystems.

Sustainable land and soil management require an understanding of the fundamentally important relationship between plants and soil life. Plants interact intensively with a vast number of microorganisms, in particular microbes and fungi, in the soil. “In a single gram of healthy soil one can find 108–109 bacteria, 105–106 fungi and much of other microscopic life which influences the plant’s growth and health, as well as nutrient and water storage in the soil,” says the UNEP Foresight Brief.

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Left: 10 years no-till with cover crops and rotational grazing. Right: Conventionally tilled wheat-fallow-wheat rotation. Both soils are silt loam, 50 metres apart. Photo by Michael Thompson

A key conclusion of the Foresight Brief is that agricultural practices that increase soil organic matter are supportive of enhanced food production, increased biodiversity, enhanced water retention, drought resistance and other important ecosystem services.

Upcoming global report on soil pollution

“Soil pollution is one of the main threats to soil health,” says Bensada.

“It jeopardizes the ability of soils to provide key ecosystem services and endangers human health and well-being. Human activity is the main source of soil pollution. Industrial and agricultural activities, mining, manufacturing, transport and waste disposal are all sources of soil pollution which is becoming a global emergency,” he adds.

United Nations Environment Assembly Resolution 3/6 Managing soil pollution to achieve sustainable development calls on Member States to take steps to address soil pollution. Specific areas for action include: the evaluation of the extent and future trends of soil pollution, and of the risks and impacts of soil pollution on health, the environment and food security; promoting a coordinated approach to combat soil pollution through a strengthened science-policy interface; and information-sharing at national, regional and international levels.

UNEP, the Food and Agriculture Organization of the United Nations and the World Health Organization are working together and with other international, regional and national institutions on a global report on the status of soil pollution in the world and its trends, including the impact of fertilizers and pesticides on human health. The aim is to launch the report at the United Nations Environment Assembly in February 2021.

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Photo by Pxhere

Healthy, fertile soils will help to achieve Sustainable Development Goal 1 (No Poverty) and Goal 2 (Zero Hunger), better soil management will help achieve Goal 13 (Climate Action) and Goal 15 (Life on Land), and eliminating dumping and minimizing the release of chemicals and hazardous materials into the environment will help achieve Goal 6 (Clean Water and Sanitation) by contributing substantially to reducing soil pollution.

“There is, therefore, a clear link between soil health and most Sustainable Development Goals, requiring governments, the private sector and civil society to join forces to prevent new pollution, minimize its negative effects, and remediate polluted sites and soils that pose a risk to human health and the environment,” says Bensada.

Addolorati e senza parole per i 6000 licenziamenti di ex colleghi in Unicredit in tutta Italia e 4700 operai all’Ilva di Taranto…

dicembre 4, 2019

Impotenti e storditi. Il Governo si dimetta per assoluta incapacità in economia.

My Generation Needs to Say “Enough”: A Swedish Climate Striker Speaks Out About Fridays For Future

dicembre 4, 2019

04.12.2019 – Democracy Now!

My Generation Needs to Say “Enough”: A Swedish Climate Striker Speaks Out About Fridays For Future

From Stockholm, Sweden, we’re covering the 40th Anniversary of the Right Livelihood Awards, widely known as the “Alternative Nobel Prize.” This year’s recipients include 16-year-old Swedish climate activist Greta Thunberg, whose school strike for climate started in Stockholm when she began standing outside the Parliament building every school day to demand bold climate action more than a year ago. Her act of resistance soon became a global movement, with millions of youth around the world leaving school and taking to the streets to demand swift action to halt the climate crisis. Greta has just arrived in Lisbon, Portugal, after a nearly three week-long boat journey across the Atlantic Ocean to participate in the 2019 United Nations Climate Change Conference, COP25, in Madrid, Spain. We speak with Ell Jarl, an 18-year-old climate activist with Fridays For Future Sweden and high school student who marched with Greta Thunberg in Stockholm. Along with other youth climate advocates, Ell will accept the Right Livelihood Award Wednesday on Greta’s behalf.

AMY GOODMAN: This is Democracy Now!Democracynow.org, The War and Peace Report. I’m Amy Goodman. We’re on the road in Stockholm, Sweden, where we’re covering the 40th anniversary of the Right Livelihood Awards, widely known as the Alternative Nobel Prize. This year’s award recipients include 16-year-old Swedish climate activist Greta Thunberg, whose school strike for climate started right here in Stockholm, where she began standing outside the parliament building every school day to demand bold climate action more than a year ago, when she was 15. Her act of resistance soon became a global movement with millions of youth around the world leaving school and taking to the streets to demand swift action to halt the climate crisis.

Greta Thunberg is not here in Stockholm for the award ceremony. In fact, she just arrived in Lisbon, Portugal, today after a nearly three-week-long journey by boat across the Atlantic Ocean to participate in the 2019 United Nations Climate Change Conference—that’s COP25—in Madrid, Spain. She was on her way to Santiago, Chile, where the climate talks were supposed to be held, when Chilean President Sebastián Piñera canceled the conference amidst mass anti-government protest. It was then rescheduled to Madrid, causing Greta to reverse course and head back to Europe. Greta and her father Svante sailed aboard the 48-foot catamaran La Vagabonde, refusing to fly because of the high carbon footprint of air travel.

In September, I sat down with Greta Thunberg in our Democracy Now! studio in New York. She explained how she launched the school strike for the climate last year.

GRETA THUNBERG: The more involved I got in the climate movement, the better I feel, the happier I feel because I feel like I am doing something important, something meaningful.

AMY GOODMAN: So talk about what happened, what you did just about a year ago now. You were 15 years old. You went in front of the Swedish parliament every single day at the beginning?

GRETA THUNBERG: Yep. First—I mean, every school day. Not Saturday and Sunday, but every school day for three weeks until the upcoming election. And then that was my plan, to stop after the election. But then on Friday, September 7th, that’s when Fridays for Future started because then I thought, “Why not continue? Why stop now, when we are actually having an impact?” So then I and some other school strikers thought that we should go on, and we should call it Fridays for Future, and it should be on Fridays.

AMY GOODMAN: That’s 16-year-old Swedish climate activist Greta Thunberg speaking earlier this year in Democracy Now!‘s studios in New York. Right now we are in Stockholm where she began her activism. The Right Livelihood Award ceremony is taking place here on Wednesday. In a statement, Greta said, “I’m deeply grateful for being one of the recipients of this great honor. But of course, whenever I receive an award, it is not me who is the winner. The Right Livelihood Award is a huge recognition for Fridays For Future and the climate strike movement.”

So we are joined right now in Stockholm by Ell Jarl, a climate activist who has marched with Greta Thunberg here in Stockholm. She’s an 18-year-old high school student who began participating in the climate protests last December. Along with other youth climate activists, Ell will accept the Right Livelihood Award on Greta’s behalf. She is an activist here with Fridays For Future Sweden. Ell, it is great to be with you here on this first day of our broadcast in Stockholm, for you to be our first guest to place us in the place where you and Greta have really helped to lead this movement that has gone global. Why did you get involved last December?

ELL JARL: I got involved because I read up a lot about the climate crisis. And it was such a big problem, and I wanted to do something, and I wanted to help make a change in the world. Then I saw that she was striking, or my father showed me, and I was like, “That’s something I can do.” And it seemed to be making a change and people were talking about it. Then I went, and I stuck around.

AMY GOODMAN: So I should say as we are speaking here, your pal Greta is in Lisbon. She has just made landfall. She is about to actually speak. Others are speaking first at the news conference. And if she does begin to speak as we are doing this segment, we will go directly live to her. Your father is a scientist?

ELL JARL: Yes, he is. So I have always grown up with lots of scientific talking around the house, and it has made me really curious to learn more.

AMY GOODMAN: What do you think of our president, President Trump in the United States, saying climate change is a hoax?

ELL JARL: Well, yeah, listen to the united science. It’s out there. And it’s their responsibility to read up and educate themselves, all leaders of the world.

AMY GOODMAN: So that’s what you were telling Swedish parliamentarians when you joined Greta on the steps of the Swedish parliament. How did the MPs, how did the members of parliament respond to you? How many were you last December?

ELL JARL: When I first joined, there were about 30 people there that day. But most of them don’t say much. They ignore us, or quite a few of them just walk by the strike. Others—yeah.

AMY GOODMAN: What has it meant to you that this has gone global? That so many young people are going out on Fridays, leaving school and demanding change?

ELL JARL: It’s fantastic. I joined just before the movement fully exploded, so I really saw the change and it spreading to more and more places around the world. It is something that my generation needs. We need to say enough and force action to a fair future. And we are doing that now.

AMY GOODMAN: So you have been outside the parliament week after week. But then were you invited inside to address the parliament?

ELL JARL: No, we haven’t been.

AMY GOODMAN: Ever?

ELL JARL: No.

AMY GOODMAN: So what is it like for you to see Greta addressing the European Union, addressing the United Nations?

ELL JARL: It’s really powerful that we are just teenagers but we manage to speak to all these people, world leaders and hopefully make them listen and make them change. And I hope that COP25 will manage to do something important.

AMY GOODMAN: I want to turn right now to the opening of the U.N. Climate Summit in Madrid. Will you be going there, by the way, to the summit?

ELL JARL: I sadly will not be going.

AMY GOODMAN: This is António Guterres, who is the U.N. secretary general.

ANTÓNIO GUTERRES: What is still lacking is political will. Political will to put a price on carbon. Political will to stop subsidies on fossil fuels. Political will to stop building coal power plants from 2020 onwards. Political will to shift taxation from income to carbon, taxing pollution instead of people. We simply have to stop digging and drilling and take advantage of the vast possibilities offered by renewable energy and nature-based solutions.

AMY GOODMAN: That’s António Guterres speaking in Madrid, Spain, at the beginning of the U.N. Climate Summit. What message do you have for world leaders?

ELL JARL: Listen to what the science is saying. We need to drastically reduce our carbon footprint and take care of our environment. It’s your responsibility to do that and not put it on us. We can’t wait any longer.

AMY GOODMAN: What will you be saying at the Right Livelihood Awards ceremony tomorrow, on Wednesday?

ELL JARL: Of course we are very grateful for this, but we need politicians to take action and we will keep fighting. Yeah, that’s what we will say.

AMY GOODMAN: You helped write an article, an op-ed piece?

ELL JARL: Yeah, together with the Right Livelihood and Fridays for Future Sweden, we wrote a debate article about Sweden and the politics we are having now.

AMY GOODMAN: What did you say in it?

ELL JARL: That we are really far away in Sweden from the goals or where we need to be to reach the Paris agreement.

AMY GOODMAN: What are you demanding specifically should happen in Sweden?

ELL JARL: We need to reduce all of our carbon emissions and we need to create a fair change and help everyone change their jobs to more environmentally-friendly.

AMY GOODMAN: I wanted to turn right now back to Greta Thunberg in the New York studios and when I asked her about her message for young people.

GRETA THUNBERG: My message to the young people of the world is that right now we are facing an existential crisis—I mean, the climate and ecological crisis—and it will have a massive impact on our lives in the future, but also now, especially in vulnerable communities. And I think that we should wake up, and we should also try to wake the adults up, because they are the ones who—their generation is the ones who are mostly responsible for this crisis, and we need to hold them accountable. We need to hold the people in power accountable for what they have been doing to us and future generations and other living species on Earth. And we need to get angry and understand what is at stake. And then we need to transform that anger into action and to stand together united and just never give up.

AMY GOODMAN: That’s Greta Thunberg in our New York studio when she first arrived in New York, when she first took a zero-emissions sailboat across the Atlantic to New York. I want to turn right now to Lisbon, Portugal, where a young climate activist is speaking before Greta addresses the crowd, where she has also just landed.

CLIMATE ACTIVIST: My name is [inaudible]. My name is Matilda [sp]. We are here in representation of Fridays for Future in Portugal [inaudible].

AUDIENCE: [applause]

CLIMATE ACTIVIST: First of all, we would like to give a warm welcome to Greta and their crew, and we hope you enjoy Lisbon and [inaudible].

CLIMATE ACTIVIST: I’m here to present [inaudible]. Sorry. We are a youth movement that fights for climate justice. We fight for climate justice because our house is on fire. And because our house is on fire, we have organized and striked for the climate together with thousands of students many times this year. Our demands are simple. In Portugal, we need to reach carbon neutrality by 2030. We need to keep fossil fuels, including gas, on the ground. We need to provide clean energy for all and we need to cancel new airport projects, Montijo included.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: Because we need a system change, not a climate change.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: We are still far from winning. We know that change disturbs the ones in power. They tell us our country’s ambition is in climate policies, but we know it isn’t. They tell us they are doing what they can, but we know they are not. But we also know that this is the struggle of our generation and we will not give up. We all have raised like a wave to demand climate justice for all, and we need everyone to join us. If we lose, everybody loses. Now we are, like Greta, heading to COP25 in Madrid. We will meet with thousands of other climate activists from many countries, including the Global South. There, we will be protesting once again against the priority given to profit over our lives.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: The seas are rising and so are we. Greta, thank you for having inspired the youth. Thank you for being radical in your speech. Thank you for showing politicians and corporations that we will no more accept the climate chaos they have provoked. Greta, don’t stop, because together we are going to change the system and demand climate justice for all. We are the ones we have been waiting for and we will put out the fire in our house. Thank you, and welcome.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: Now we have a brief remark—because social justice is climate justice, we have a brief remark from [inaudible] from Amazonia.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: Thank you, everyone. Hello, Greta. Welcome to Lisbon. Hello, everybody. So, my name is [inaudible]. I am from Amazon Rainforest. Basically, I want to say that the world needs to know that the Amazon Rainforest is being killed by corporations, by injustice corporations. And I have to say to the world that the people from the Amazon Rainforest are being killed every day and the world needs to know this. I want to say I’m very thankful to Greta to be the biggest and most active voice in this battle. And I want to ask for all of you, we need to save the Amazon Rainforest, please.

04.12.2019 – Democracy Now!

My Generation Needs to Say “Enough”: A Swedish Climate Striker Speaks Out About Fridays For Future

From Stockholm, Sweden, we’re covering the 40th Anniversary of the Right Livelihood Awards, widely known as the “Alternative Nobel Prize.” This year’s recipients include 16-year-old Swedish climate activist Greta Thunberg, whose school strike for climate started in Stockholm when she began standing outside the Parliament building every school day to demand bold climate action more than a year ago. Her act of resistance soon became a global movement, with millions of youth around the world leaving school and taking to the streets to demand swift action to halt the climate crisis. Greta has just arrived in Lisbon, Portugal, after a nearly three week-long boat journey across the Atlantic Ocean to participate in the 2019 United Nations Climate Change Conference, COP25, in Madrid, Spain. We speak with Ell Jarl, an 18-year-old climate activist with Fridays For Future Sweden and high school student who marched with Greta Thunberg in Stockholm. Along with other youth climate advocates, Ell will accept the Right Livelihood Award Wednesday on Greta’s behalf.

AMY GOODMAN: This is Democracy Now!Democracynow.org, The War and Peace Report. I’m Amy Goodman. We’re on the road in Stockholm, Sweden, where we’re covering the 40th anniversary of the Right Livelihood Awards, widely known as the Alternative Nobel Prize. This year’s award recipients include 16-year-old Swedish climate activist Greta Thunberg, whose school strike for climate started right here in Stockholm, where she began standing outside the parliament building every school day to demand bold climate action more than a year ago, when she was 15. Her act of resistance soon became a global movement with millions of youth around the world leaving school and taking to the streets to demand swift action to halt the climate crisis.

Greta Thunberg is not here in Stockholm for the award ceremony. In fact, she just arrived in Lisbon, Portugal, today after a nearly three-week-long journey by boat across the Atlantic Ocean to participate in the 2019 United Nations Climate Change Conference—that’s COP25—in Madrid, Spain. She was on her way to Santiago, Chile, where the climate talks were supposed to be held, when Chilean President Sebastián Piñera canceled the conference amidst mass anti-government protest. It was then rescheduled to Madrid, causing Greta to reverse course and head back to Europe. Greta and her father Svante sailed aboard the 48-foot catamaran La Vagabonde, refusing to fly because of the high carbon footprint of air travel.

In September, I sat down with Greta Thunberg in our Democracy Now! studio in New York. She explained how she launched the school strike for the climate last year.

GRETA THUNBERG: The more involved I got in the climate movement, the better I feel, the happier I feel because I feel like I am doing something important, something meaningful.

AMY GOODMAN: So talk about what happened, what you did just about a year ago now. You were 15 years old. You went in front of the Swedish parliament every single day at the beginning?

GRETA THUNBERG: Yep. First—I mean, every school day. Not Saturday and Sunday, but every school day for three weeks until the upcoming election. And then that was my plan, to stop after the election. But then on Friday, September 7th, that’s when Fridays for Future started because then I thought, “Why not continue? Why stop now, when we are actually having an impact?” So then I and some other school strikers thought that we should go on, and we should call it Fridays for Future, and it should be on Fridays.

AMY GOODMAN: That’s 16-year-old Swedish climate activist Greta Thunberg speaking earlier this year in Democracy Now!‘s studios in New York. Right now we are in Stockholm where she began her activism. The Right Livelihood Award ceremony is taking place here on Wednesday. In a statement, Greta said, “I’m deeply grateful for being one of the recipients of this great honor. But of course, whenever I receive an award, it is not me who is the winner. The Right Livelihood Award is a huge recognition for Fridays For Future and the climate strike movement.”

So we are joined right now in Stockholm by Ell Jarl, a climate activist who has marched with Greta Thunberg here in Stockholm. She’s an 18-year-old high school student who began participating in the climate protests last December. Along with other youth climate activists, Ell will accept the Right Livelihood Award on Greta’s behalf. She is an activist here with Fridays For Future Sweden. Ell, it is great to be with you here on this first day of our broadcast in Stockholm, for you to be our first guest to place us in the place where you and Greta have really helped to lead this movement that has gone global. Why did you get involved last December?

ELL JARL: I got involved because I read up a lot about the climate crisis. And it was such a big problem, and I wanted to do something, and I wanted to help make a change in the world. Then I saw that she was striking, or my father showed me, and I was like, “That’s something I can do.” And it seemed to be making a change and people were talking about it. Then I went, and I stuck around.

AMY GOODMAN: So I should say as we are speaking here, your pal Greta is in Lisbon. She has just made landfall. She is about to actually speak. Others are speaking first at the news conference. And if she does begin to speak as we are doing this segment, we will go directly live to her. Your father is a scientist?

ELL JARL: Yes, he is. So I have always grown up with lots of scientific talking around the house, and it has made me really curious to learn more.

AMY GOODMAN: What do you think of our president, President Trump in the United States, saying climate change is a hoax?

ELL JARL: Well, yeah, listen to the united science. It’s out there. And it’s their responsibility to read up and educate themselves, all leaders of the world.

AMY GOODMAN: So that’s what you were telling Swedish parliamentarians when you joined Greta on the steps of the Swedish parliament. How did the MPs, how did the members of parliament respond to you? How many were you last December?

ELL JARL: When I first joined, there were about 30 people there that day. But most of them don’t say much. They ignore us, or quite a few of them just walk by the strike. Others—yeah.

AMY GOODMAN: What has it meant to you that this has gone global? That so many young people are going out on Fridays, leaving school and demanding change?

ELL JARL: It’s fantastic. I joined just before the movement fully exploded, so I really saw the change and it spreading to more and more places around the world. It is something that my generation needs. We need to say enough and force action to a fair future. And we are doing that now.

AMY GOODMAN: So you have been outside the parliament week after week. But then were you invited inside to address the parliament?

ELL JARL: No, we haven’t been.

AMY GOODMAN: Ever?

ELL JARL: No.

AMY GOODMAN: So what is it like for you to see Greta addressing the European Union, addressing the United Nations?

ELL JARL: It’s really powerful that we are just teenagers but we manage to speak to all these people, world leaders and hopefully make them listen and make them change. And I hope that COP25 will manage to do something important.

AMY GOODMAN: I want to turn right now to the opening of the U.N. Climate Summit in Madrid. Will you be going there, by the way, to the summit?

ELL JARL: I sadly will not be going.

AMY GOODMAN: This is António Guterres, who is the U.N. secretary general.

ANTÓNIO GUTERRES: What is still lacking is political will. Political will to put a price on carbon. Political will to stop subsidies on fossil fuels. Political will to stop building coal power plants from 2020 onwards. Political will to shift taxation from income to carbon, taxing pollution instead of people. We simply have to stop digging and drilling and take advantage of the vast possibilities offered by renewable energy and nature-based solutions.

AMY GOODMAN: That’s António Guterres speaking in Madrid, Spain, at the beginning of the U.N. Climate Summit. What message do you have for world leaders?

ELL JARL: Listen to what the science is saying. We need to drastically reduce our carbon footprint and take care of our environment. It’s your responsibility to do that and not put it on us. We can’t wait any longer.

AMY GOODMAN: What will you be saying at the Right Livelihood Awards ceremony tomorrow, on Wednesday?

ELL JARL: Of course we are very grateful for this, but we need politicians to take action and we will keep fighting. Yeah, that’s what we will say.

AMY GOODMAN: You helped write an article, an op-ed piece?

ELL JARL: Yeah, together with the Right Livelihood and Fridays for Future Sweden, we wrote a debate article about Sweden and the politics we are having now.

AMY GOODMAN: What did you say in it?

ELL JARL: That we are really far away in Sweden from the goals or where we need to be to reach the Paris agreement.

AMY GOODMAN: What are you demanding specifically should happen in Sweden?

ELL JARL: We need to reduce all of our carbon emissions and we need to create a fair change and help everyone change their jobs to more environmentally-friendly.

AMY GOODMAN: I wanted to turn right now back to Greta Thunberg in the New York studios and when I asked her about her message for young people.

GRETA THUNBERG: My message to the young people of the world is that right now we are facing an existential crisis—I mean, the climate and ecological crisis—and it will have a massive impact on our lives in the future, but also now, especially in vulnerable communities. And I think that we should wake up, and we should also try to wake the adults up, because they are the ones who—their generation is the ones who are mostly responsible for this crisis, and we need to hold them accountable. We need to hold the people in power accountable for what they have been doing to us and future generations and other living species on Earth. And we need to get angry and understand what is at stake. And then we need to transform that anger into action and to stand together united and just never give up.

AMY GOODMAN: That’s Greta Thunberg in our New York studio when she first arrived in New York, when she first took a zero-emissions sailboat across the Atlantic to New York. I want to turn right now to Lisbon, Portugal, where a young climate activist is speaking before Greta addresses the crowd, where she has also just landed.

CLIMATE ACTIVIST: My name is [inaudible]. My name is Matilda [sp]. We are here in representation of Fridays for Future in Portugal [inaudible].

AUDIENCE: [applause]

CLIMATE ACTIVIST: First of all, we would like to give a warm welcome to Greta and their crew, and we hope you enjoy Lisbon and [inaudible].

CLIMATE ACTIVIST: I’m here to present [inaudible]. Sorry. We are a youth movement that fights for climate justice. We fight for climate justice because our house is on fire. And because our house is on fire, we have organized and striked for the climate together with thousands of students many times this year. Our demands are simple. In Portugal, we need to reach carbon neutrality by 2030. We need to keep fossil fuels, including gas, on the ground. We need to provide clean energy for all and we need to cancel new airport projects, Montijo included.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: Because we need a system change, not a climate change.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: We are still far from winning. We know that change disturbs the ones in power. They tell us our country’s ambition is in climate policies, but we know it isn’t. They tell us they are doing what they can, but we know they are not. But we also know that this is the struggle of our generation and we will not give up. We all have raised like a wave to demand climate justice for all, and we need everyone to join us. If we lose, everybody loses. Now we are, like Greta, heading to COP25 in Madrid. We will meet with thousands of other climate activists from many countries, including the Global South. There, we will be protesting once again against the priority given to profit over our lives.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: The seas are rising and so are we. Greta, thank you for having inspired the youth. Thank you for being radical in your speech. Thank you for showing politicians and corporations that we will no more accept the climate chaos they have provoked. Greta, don’t stop, because together we are going to change the system and demand climate justice for all. We are the ones we have been waiting for and we will put out the fire in our house. Thank you, and welcome.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: Now we have a brief remark—because social justice is climate justice, we have a brief remark from [inaudible] from Amazonia.

AUDIENCE: [cheers and applause]

CLIMATE ACTIVIST: Thank you, everyone. Hello, Greta. Welcome to Lisbon. Hello, everybody. So, my name is [inaudible]. I am from Amazon Rainforest. Basically, I want to say that the world needs to know that the Amazon Rainforest is being killed by corporations, by injustice corporations. And I have to say to the world that the people from the Amazon Rainforest are being killed every day and the world needs to know this. I want to say I’m very thankful to Greta to be the biggest and most active voice in this battle. And I want to ask for all of you, we need to save the Amazon Rainforest, please.

 The original article can be found on our partner’s website here

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Ocean Viking: 60 sopravvissuti lasciati in un limbo mentre subentra l’inverno

dicembre 4, 2019

03.12.2019 – Redazione Italia

Ocean Viking: 60 sopravvissuti lasciati in un limbo mentre subentra l’inverno
(Foto di Hannah Wallace Bowman / MSF)

Mentre comincia l’inverno nel Mediterraneo centrale, 60 sopravvissuti aspettano di poter sbarcare dopo cinque giorni dal soccorso in acque internazionali effettuato dalla Ocean Viking, una nave di soccorso noleggiata da SOS MEDITERRANEE in partnership con Medici Senza Frontiere (MSF). SOS MEDITERRANEE

invita le autorità marittime e una coalizione di Stati Europei a mobilitarsi in fretta per assegnare un Luogo Sicuro alla Ocean Viking.

A seguito di un soccorso impegnativo di notte fatto dal team di Ricerca e Soccorso di SOS MEDITERRANEE il 28 Novembre, 60 persone sono state messe in salvo da una barca di legno instabile e sovraffollata in pericolo a 60 miglia nautiche dalla costa libica. 19 minori non accompagnati sono parte di questi sopravvissuti, inclusi un bambino di 3 mesi e il suo fratellino di 3 anni.

Dei 60 sopravvissuti a bordo della Ocean Viking molti sono stati curati dal team medico di MSF per ferite significative e recenti, avvenute in Libia. Un paziente rimane sotto osservazione e avrà bisogno di un trasferimento immediato all’ospedale durante lo sbarco. Con il cambiamento delle condizioni meteo, le persone soccorse non reagiscono ai farmaci per il controllo del mal di mare e la maggior parte ha ora bisogno di iniezioni per tenere sotto controllo il vomito.

Il 29 novembre la Ocean Viking ha inviato la richiesta di Luogo Sicuro per i 60 sopravvissuti  al Libyan Joint Rescue Coordination Centre (LYJRCC – centro libico di coordinamento dei soccorsi). Data l’assenza di una risposta, la Ocean Viking ha mandato una nuova richiesta per un Luogo Sicuro alle autorità marittime più vicine – gli MRCC Italiano e Maltese – ed è ora in una posizione di standby tra Malta e Italia. Tutti e due gli MRCC hanno risposto negativamente al momento.

“Uomini, donne e bambini sono nuovamente bloccati sul ponte della nostra nave dopo essere stati soccorsi in mare. Mentre il team medico si sta prendendo cura di loro, il tempo peggiorerà nei prossimi giorni. Questo prolungherà inutilmente la sofferenza dei sopravvissuti che hanno già patito molto,” dice Nicholas Romaniuk, Coordinatore di Ricerca e Soccorso per SOS MEDITERRANEE a bordo della Ocean Viking. “E’ urgente trovare una soluzione per i sopravvissuti a bordo e stabilire un meccanismo di sbarco prevedibile, discusso varie volte dai leader europei negli ultimi mesi, ma non è mai stato ancora implementato.”

33 persone riportate in Libia da una nave commerciale

Nel frattempo il 1° dicembre la Ocean Viking viene a sapere che le 33 persone soccorse il giorno prima da una nave mercantile al largo della Libia sarebbero state riportate a Tripoli dalla guardia costiera libica. Questo è successo dopo che la nave mercantile ha chiesto aiuto alla Ocean Viking. A causa della mancata autorizzazione a fare il trasferimento, la Ocean Viking non è stata in grado di portare le persone in un luogo sicuro.

“Il team della Ocean Viking ha fatto del suo meglio per dare assistenza ai sopravvissuti e al capitano della nave in un contesto molto difficile.  L’attuale situazione in mare impedisce alle persone soccorse e alle navi che intervengono per salvarle di sbarcarle velocemente in un porto sicuro. I capitani delle navi sono lasciati nel limbo mentre i sopravvissuti, stando alle testimonianze raccolte a bordo, sono terrorizzati all’idea di essere riportati in Libia. I capitani che effettuano soccorsi devono ricevere indicazioni per lo sbarco dei naufraghi in un porto sicuro appena possibile. La Libia non può essere considerata un porto sicuro. Tutti dicono queste frasi ogni giorno, compresi i leader europei e i loro governi. La situazione in Libia è ben nota. Allo stesso tempo, però, i paesi europei rifiutano di prendersi la responsabilità del coordinamento, inclusa l’indicazione di un porto sicuro e ci invitano a parlare con la guardia costiera libica, che non può fornirci porti sicuri.

Le politiche dell’Unione Europea sono grossolanamente incoerenti. Da un lato riconoscono che la situazione della Libia è un problema, il che non qualifica i porti libici come sicuri. Dall’altro lato le persone soccorse vengono rimandate in Libia”, dice il direttore delle operazioni di SOS MEDITERRANEE, Frédéric Penard. “La Ocean Viking è stata per ancora una volta testimone di una continua mancanza di coordinazione nell’area; navi commerciali lasciate a soccorrere persone in mare con poco o nessun supporto per quello che succede dopo e le navi delle ONG ostacolate nel loro lavoro di salvare vite. Le persone continuano a scappare dalla Libia. Le uniche due opzioni che hanno sono di essere riportate in Libia contro la loro volontà o morire in mare. Usare la morte come strumento per impedire alle persone di trovare sicurezza sembra un’opzione accettata da alcune persone che prendono decisioni a livello europeo. 743 persone delle quali si ha conoscenza sono state vittime di queste politiche quest’anno,” aggiunge Nicholas Romaniuk.

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La Nato nello spazio. Costi alle stelle

dicembre 3, 2019

03.12.2019 – Manlio Dinucci

La Nato nello spazio. Costi alle stelle
(Foto di Wikimedia Commons)

Si svolge a Londra, il 4 dicembre, il Consiglio Nord Atlantico dei capi di stato e di governo che celebra il 70° anniversario della Nato, definita  dal segretario generale Jens Stoltenberg  «l’alleanza di maggiore successo nella storia».

Un  «successo» innegabile. Da quando ha demolito con la guerra la Federazione Jugoslava nel 1999, la Nato si è allargata da 16 a 29 paesi (30 se ora ingloba la Macedonia), espandendosi ad Est a ridosso della Russia. «Per la prima volta nella nostra storia – sottolinea Stoltenberg  – abbiamo truppe pronte al combattimento nell’Est della nostra Alleanza».

Ma l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è andata oltre, estendendo  le sue operazioni belliche fin sulle montagne afghane e attraverso i deserti africani e mediorientali.

Ora la Grande Alleanza mira più in alto. Al Summit di Londra – preannuncia Stoltenberg  – i leader dei 29 paesi membri «riconosceranno lo spazio quale nostro quinto campo operativo», che si aggiunge a quelli terrestre, marittimo, aereo e ciberspaziale. «Lo spazio è essenziale per il successo delle nostre operazioni», sottolinea il segretario generale lasciando intendere che la Nato svilupperà un programma militare spaziale.

Non fornisce ovviamente dettagli, informando però che la Nato ha firmato un primo contratto da 1 miliardo di dollari per modernizzare i suoi 14 aerei Awacs. Essi non sono semplici aerei-radar ma centri di comando volanti, prodotti dalla statunitense Boeing, per la gestione della battaglia attraverso i sistemi spaziali.

Certamente quasi nessuno dei leader europei (per l’Italia il premier Conte), che il 4 dicembre «riconosceranno lo spazio quale nostro quinto campo operativo», conosce il programma militare spaziale della Nato, preparato dal Pentagono e da ristretti vertici militari europei insieme alle maggiori industrie aerospaziali.

Tantomeno lo conoscono i Parlamenti che, come quello italiano, accettano a scatola chiusa qualsiasi decisione della Nato sotto comando Usa, senza preoccuparsi delle sue implicazioni politico-militari ed economiche.

La Nato viene lanciata nello spazio sulla scia del nuovo Comando spaziale creato dal Pentagono lo scorso agosto con lo scopo, dichiarato dal presidente Trump, di «assicurare che il dominio americano nello spazio non sia mai minacciato». Trump ha quindi annunciato la successiva costituzione della Forza Spaziale degli Stati Uniti, con il compito di «difendere i vitali interessi americani nello spazio, il prossimo campo di combattimento della guerra».

Russia e Cina accusano gli Usa di aprire così la via alla militarizzazione dello spazio, avvertendo di avere la capacità di rispondere. Tutto ciò accresce il pericolo di guerra nucleare.

Anche se non si conosce ancora il programma militare spaziale della Nato, una cosa è certa: esso sarà estremamente costoso. Al Summit Trump premerà sugli alleati europei perché portino la loro spesa militare al 2% o più del pil. Finora lo hanno fatto 8 paesi: Bulgaria (che l’ha portata al 3,25%, poco al di sotto del 3,42% degli Usa), Grecia, Gran Bretagna, Estonia, Romania, Lituania, Lettonia e Polonia. Gli altri, pur rimanendo al di sotto del 2%, sono impegnati ad aumentarla.

Trainata dall’enorme spesa Usa  – 730 miliardi di dollari nel 2019, oltre 10 volte quella russa – la spesa militare annua della Nato, secondo i dati ufficiali, supera i 1.000 miliardi di dollari. In realtà è più alta di quella indicata dalla Nato, poiché non comprende varie voci di carattere militare: ad esempio quella delle armi nucleari Usa, iscritta nel bilancio non del Pentagono ma del Dipartimento dell’Energia.

La spesa militare italiana, salita dal 13° all’11° posto mondiale, ammonta in termini reali a circa 25 miliardi di euro annui in aumento. Lo scorso giugno il governo Conte I vi ha aggiunto  7,2 miliardi di euro, forniti anche dal Ministero per lo sviluppo economico per l’acquisto di sistemi d’arma.  In ottobre, nell’incontro col Segretario generale della Nato, il governo Conte II si è impegnato  ad aumentarla stabilmente di circa 7 miliardi di euro annui a partire dal 2020 (La Stampa, 11 ottobre 2019).

Al Summit di Londra saranno richiesti all’Italia altri miliardi in denaro pubblico per finanziare le operazioni militari della Nato nello spazio, mentre non si trovano i soldi per mantenere in sicurezza e ricostruire i viadotti che crollano.

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Quo vadis East Side Gallery?

dicembre 3, 2019

03.12.2019 – Berlin, Germany – Reto Thumiger

This post is also available in: German

Quo vadis East Side Gallery?

Despite its enormous popularity, the East Side Gallery has been neglected, left to decay, and hacked into pieces, parts sold off and the rest declared a dead museum piece. This work of art and the symbol it represents for the non-violent overcoming of walls between people and the walls in their minds still lives on, for it resonates with us and our modern needs.

In November 1989, German artist Dave Monty was inspired by an illegal painting project on a piece of wall at Potsdamer Platz and launched the art project East Side Gallery. He found himself an assistant, Christine MacLean, a Scot living in Berlin. MacLean was passionate about the project from the very beginning and as she was most likely the only applicant, got the job which came with neither a works contract nor pay.

That passion for this unique open-air gallery still burns within her today, 30 years later. When Monty retired from the project a few months later, MacLean persevered and struggled on rightly earning her the unofficial title “Mother of the East Side Gallery”.

With the permission of the border guards who were responsible for the Wall at that time, Monty and MacLean called on artists in East and West Germany to come and paint the 1.3 km long section.

There was no selection procedure, everyone was free to paint. Racist or discriminatory images were naturally not allowed to be painted. However, such images were not submitted and did not correspond to the mood of the time.

Two artists who painted at ESG, Teresa Casanueva and Sabine Kunz, sat next to MacLean and told their story at a discussion event on November 7 in the Inselgalerie. Another artist, Rosemarie Schinzler, sat in the audience. All three felt that it was a life-changing experience to have participated in this art project.

“The young artists got to know each other at the East Side Gallery and their youthful vitality formed an international community,” explained Sabine Kunz. You have to imagine that 115 artists came together in a very short time and created a 1.3 km long work of art. “Thoughts of freedom were in the air and hope of a new dawn perhaps,” Kunz concluded.

“The East Side Gallery is exactly the opposite of what this wall stood for,” Teresa Casanueva added. “Separation became connectedness, democracy and freedom. Some pictures warned or cautioned about the dangers of the future. It is the expression of this new era which is visible at the East Side Gallery, and not the past that no one wanted anymore,” Casanueva continued.

The longest open-air gallery in the world is one of the most visited places in Germany. The Berlin Senate has allowed this piece of wall to deteriorate over the years, permitted plots of land to be sold between the Wall and the Spree, and missed opportunities to buy it back. Even a loud international protest in 2013 could not prevent the luxury residential tower “Living Levels” or the monstrous complex of hotel and luxury condominiums of investor Heskel Nathaniel (Trockland Management GmbH). Both construction projects were pushed through by the Berlin Senate against the will of the majority of Berliners, even though the Berlin Denkmalschutzgesetz (Monuments and Historic Buildings Act) actually prohibits any new building if it would encroach upon the sensitivity and effective area of a historic monument. Originally, a total of 24 wall segments, i.e. approx. 3.5 pictures, were to be pulled out of the East Side Gallery, which once again shows that laws in Berlin do not apply equally to everyone. Tired of the discussion and protests about this unpleasant piece of remembrance culture, the parts of the site that had not been flogged off were transferred seamlessly to the “Stiftung Berliner Mauer” (Berlin Wall Foundation).

Some readers will perhaps at this point shrug their shoulders in resignation in view of the masses of Selfie-taking tourists.

The East Side Gallery stands for a culture of remembrance that reminds us of the “afterwards”; of euphoric days of self-conquered freedom, and not of the “before”; of land-mined no man’s land. To my knowledge, it is the only memorial in Berlin that stands for transformation. Not simply as a memorial to the crimes and sufferings of the past, but to the overcoming of oppression and suffering. It is a piece of wall that originally stood for subjugation and oppression and has turned itself into a symbol for the opposite, freedom, awakening, democracy and hope. Something that only art and the creativity of people can achieve. That is why the ESG is so unique and worth protecting, to keep alive the spirit and transformative power that we need today more than ever.

Although the “Stiftung Berliner Mauer” will make a better effort to maintain the gallery than the Berlin Senate it will also transform it into a dead museum piece where only restorers are allowed to lay their hands on it.

At the end of the evening in the Inselgalerie, through which Kathrin Schrader led with great sensitivity, Christine MacLean expressed the following:

“The Berlin Wall Foundation is an institution and it is very restricting. The ESG is unique and thus does not fit into the narrow definitions of the current monument protection laws. You could call it street art because it was art on the street, but it really isn’t, because street art is fleeting and only temporary. The ESG does not fit into any category and requires another solution that has not yet been found. In my opinion, the best solution would be a Monument to Joy. Joy, delight, was the feeling that everyone felt at that moment. And how many monuments to joy are there in the world? Isn’t it more ethical to spread joy than horror and terror?”

Politicians and institutions who want to maintain the status quo are rightly afraid of the sense of joy that can awaken the masses from their resignation and make them walk the streets, non-violently and creatively shake the foundation of the destructive and oppressive system which benefits a small minority, and continue the search for a better and more humane world.

Just because we don’t know the exact route doesn’t mean this new, more human world doesn’t exist. And the East Side Gallery reminds us of that with its paintings.

Translation from German by D. Ryan Haskill


More about the history of the East Side Gallery to the present can be found in Christine MacLean’s book Christine MacLean „Berlin East Side Gallery Berlin – Two Berlins One Wall“.

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