Meeting Minutes

agosto 3, 2019

Meeting Minutes del sabato: Ragaz aveva la consuetudine di raggruppare il suo gruppo proprio il sabato pomeriggio. Non frequentava il culto della Domenica dopo l’abbandono della carriera accademica per la formazione degli operai.

Testo in italiano

Descrizione

“II Regno di Dio non ha in prima istanza nulla a che vedere con la religione e con la chiesa. È la signoria di Dio sul mondo e nel mondo. È il mondo che però obbedisce a Dio ed è redento da Dio. Esso si rivolge regolarmente contro la religione e la contro la chiesa.” (p. 40)
“Possiamo dire che il Regno di Dio non è una dottrina come per i filosofi, non è un dogma come per i teologi e non è una interpretazione della Bibbia come per i dottori della legge, o ancora una istituzione sacra come per i sacerdoti. Non è una filosofia, non è una religione, non è un chiesa, ma una realtà storica e un messaggio di questa realtà. Il Regno di Dio si manifesta solo in questo modo. È una questione che riguarda l’attimo. È la vicinanza di Dio nell’attimo; è offerta e richiesta. Offre grande attenzione e sostegno, esige una completa conversione, un completo cambiamento di pensiero, di mentalità e di struttura.” (p. 59)

ragaz

https://www.libreriauniversitaria.it/regno-dio-bibbia-ragaz-leonhard/libro/9788899098094?fbclid=IwAR22hldsTw8sda3Y9JCVOdX_zJEK3n8L-dhhUIuhyoRUgtqcyBBHQYjV3F8

Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? (Romani 8,32)

L’opportunità non bussa. Si presentada sola quando butti giù la porta

Kyle Chandler

* 1940 L’Itali invade la Somalia britannica

*1867 muore a Berlino  August Bockh, filologo e storico tedesco

“una Chiesa della fede, che non sia di più Chiesa dell’amore puro r universale, non serve a nulla,”

Dietrich Bonhoeffer

APM critica l’assenza di una una politica europea per combattere l’antiziganismo

agosto 3, 2019

02.08.2019 – Associazione per i Popoli Minacciati

APM critica l’assenza di una una politica europea per combattere l’antiziganismo
Il memoriale a Berlino per i Sinti e Rom vittime del nazismo (Foto di Don Barrett via Flickr (CC BY-NC-ND 2.0))

In occasione della giornata della memoria per ricordare i Sinti e Rom uccisi durante la Seconda guerra mondiale, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica duramente la completa mancanza di strategie dell’UE per combattere il crescente antiziganismo in Europa. Il decennio europeo per l’inclusione dei Rom è terminato solo cinque anni fa, ma tuttora non vi è alcuna strategia europea su come tutelare e sostenere le minoranze europee dei Sinti e Rom.

In alcuni paesi europei la situazione dei Sinti e Rom è disastrosa. Per l’APM, è vergognoso che a portare in pubblico la questione del crescente antiziganismo siano solamente le organizzazioni della società civile mentre l’UE fa finta di niente e, anzi, sembra brillare per la completa mancanza di strategie di tutela contro la crescente discriminazione dei popoli romaní. L’APM si augura che con la nuova presidenza di Ursula von der Leyen, la Commissione Europea possa finalmente sviluppare un programma europeo per tutelare i popoli romaní dalla discriminazione, sostenerne la lingua e cultura e supportare lo sviluppo di prospettive economiche.

Il 2 agosto 2019 ricorre il 75esimo anniversario dello scioglimento del “campo degli zingari” di Auschwitz. Le commemorazioni dell’olocausto dei Sinti e Rom, organizzate dal Consiglio centrale dei Sinti e Rom tedeschi e dalla Roma Association Polonia, si tengono l’1 e il 2 agosto a Cracovia e nel vicino memoriale di Auschwitz/Birkenau.

Physicians for Social Responsibility opposes US withdrawal from the INF Treaty

agosto 3, 2019

02.08.2019 – Washington D.C., United States – Pressenza London

Physicians for Social Responsibility opposes US withdrawal from the INF Treaty
Reagan and Gorbachev shake hands after signing the INF Treaty

We publish here the press release from Physicians for Social Responsibility in the USA on the day the INF treaty expired.

“Such a withdrawal would turn back the clock to a dangerous era”

Physicians for Social Responsibility firmly opposes President Donald Trump’s dangerous decision to withdraw from the 1987 Intermediate-Range Nuclear Forces (INF) Treaty. This vital landmark treaty entered into force during the Cold War, at the height of elevated tensions between the United States and Russia. It remains responsible for eliminating over 2,600 intermediate-range missiles, bringing tangible progress in stabilization and disarmament efforts between the two countries. Withdrawing from the INF Treaty would make Americans less safe and increase the risk of nuclear conflict between the United States and Russia.

Russia and the United States possess the largest nuclear stockpiles in the world. The INF Treaty played a critical role in ending the Cold War, and it increases pressure on both countries to reduce their arsenals. Trump’s decision to unilaterally withdraw from the Treaty would set a devastating precedent for all nuclear armed countries to renege on their disarmament responsibilities.

“Such a withdrawal would turn back the clock to a dangerous era that put the United States and Russia on the brink of nuclear war,” said Jeff Carter, Executive Director of Physicians for Social Responsibility. “President Trump’s plan would weaken national and international security while potentially fueling a new arms race.

From a medical perspective, the risks of escalation are clear: No nation on earth would have an adequate mass emergency or health response in the event of a nuclear exchange, and all nations have an interest in preventing the catastrophic humanitarian consequences that would result from the use of nuclear weapons.

As we approach the 74th anniversary of the Hiroshima and Nagasaki bombings, we are reminded of the true human cost of using nuclear weapons. PSR recommends that the United States negotiate with all nuclear-armed countries for the total elimination of their nuclear arsenals. In the meantime, for the sake of all nations, including the United States and Russia, it is critical that both countries recommit to further negotiations, and pivot away from dragging the world into a new arms race.

Solo un vecchio articolo su di noi…

agosto 2, 2019
I rapporti coi media dei quaccheri in Italia sono difficili da sempre, non più che in Israele comunque ove siamo considerati antisionisti per rivendicare e appoggiare i diritti umani del popolo palestinese,….difficile leggere le nostre centinaia di pagine digitalizzate sul web, ormai da diversi anni, mentre una marea di commenti di non quaccheri o antiquaccheri prevale nei motori di ricerca, come Google. Il più generoso – Abbiamo trovato di interessante solo quest’articolo del gen 2017 di Riforma…. altro non si trova di spessore.
 
Noi andiamo avanti lo stesso nella digitalizzazione di testi fuori commercio per le future generazioni, in tutti i casi…
 
 
 
 
Rubriche / Notizie
Stipendi trasparenti: premiati i quaccheri inglesi
di Redazione
 
18 gennaio 2017
 
Il riconoscimento è stato dato da Pay Compare, organizzazione indipendente senza fini di lucro, che aiuta i consumatori e gli investitori a sostenere i datori di lavoro più equi
 
I Quaccheri inglesi sono stati premiati con il Pay Compare Mark. Il riconoscimento viene assegnato a quei datori di lavoro che rivelano sul sito web di Pay Compare il divario salariale dei propri dipendenti.
 
Pay Compare, organizzazione indipendente senza fini di lucro, sostiene che il benessere di tutti deriva da un’economia più giusta. Grazie al data base dove sono riportati gli stipendi applicati da diversi enti e società, l’organizzazione aiuta i consumatori e gli investitori a sostenere i datori di lavoro più equi.
 
Quest’anno il premio per la trasparenza salariale è stato assegnato ai Quaccheri, attualmente circa 23.000 in Gran Bretagna, da sempre impegnati per l’uguaglianza, la giustizia, la pace e la nonviolenza. Il riconoscimento arriva in un momento in cui cresce la preoccupazione per gli alti livelli di disuguaglianza in Gran Bretagna. A fronte di amministratori delegati delle aziende leader del Regno Unito che guadagnano circa 129 volte più del loro dipendente medio, crescono gli appelli affinché le società e i soggetti che danno lavoro siano più trasparenti sul divario tra il dipendente più pagato e il meno pagato all’interno della loro forza lavoro.
 
«La nostra visione di uguaglianza nasce dal profondo valore che diamo ad ogni essere umano», ha detto Paul Parker, responsabile dei quaccheri in Gran Bretagna. «La vita di ogni persona è sacra e per questo siamo tutti uguali. Né i soldi né lo stato sociale possono servire a stabilire il valore di un individuo o di un gruppo».
 
«La pubblicazione dei nostri stipendi è parte importante del nostro impegno di fede che ci porta a lavorare per una Gran Bretagna più equa», ha aggiunto Parker. «I quaccheri hanno chiesto al governo di fare di più per contrastare la disuguaglianza economica. Quindi, è giusto che siamo trasparenti su come condividiamo le entrate finanziarie all’interno della nostra organizzazione».
 
Alcuni studi dimostrano che le organizzazioni che hanno minimi divari salariali al loro interno sperimentano: maggiore fedeltà, minore assenteismo e minore alternanza fra il personale.

Meeting Minutes

agosto 2, 2019
Meeting Minutes speciale estate
 
Rufus M.Jones fu il massimo storico del movimento quacchero di cui propose una interpretazione di tipo teologico «liberale» (cf. postfazione di P.C.Bori). Fu per lungo tempo professore a Haverford College ( vicino a Philadelphia). Ebbe anche un importante ruolo nella attività umanitaria dell’American Friends Service Commettee. Le pagine seguenti sono tratte da Finding the Trail of Life, (Trovare la traccia della vita, 1926, e poi 1954).
La mia vita e un’ampia osservazione dei bambini mi hanno convinto che l’esperienza mistica è molto più comune di quello che si crede di solito. I bambini non sono così assorbiti come noi dalle cose e dai problemi. Non sono pienamente organizzati per affrontare il mondo esterno tanto quanto lo siamo noi, adulti. Non vivono sulla base di teorie bell’e pronte. Sono più aperti alla sorpresa e alla meraviglia. Sono più sensibili ad ammonizioni, a lampi, ad ispirazioni. L’invisibile colpisce le loro anime e essi sentono la
sua presenza come un qualcosa del tutto naturale. Wordsworth era senza dubbio un insolito e non comune fanciullo, ma molto bambini, che non furono mai poeti, hanno sentito quello che lui ha sentito. «Spesso ero
incapace», ha scritto nella prefazione alla sua grande «Ode» «di pensare alle cose esterne come dotate di un’esistenza esterna, e sentivo di essere partecipe di tutto quello che vedevo come qualcosa che non era
separato dalla mia natura immateriale, ma ineriva ad essa. Molte volte mentre andavo a scuola mi sono arrampicato per un muro o su per un albero per richiamare me stesso alla realtà da quest’abisso di idealismo». Il mondo interiore è tanto reale quanto quello esterno, fino a quando gli eventi ci forzano a occuparci soprattutto del mondo esteriore [10-11].
Le mie radici erano profondamente piantate nel sottosuolo quacchero, per molte generazioni .
C’erano, tuttavia, alcune caratteristiche connesse al mio ingresso nel mondo che potevano naturalmente scoraggiare un nuovo venuto. La casa in cui giunsi era ammobigliata in maniera estremamente semplice.
Ero lontano molte miglia da una qualunque città; un freddo e ventoso inverno aveva raggiunto il suo apice, il 25 gennaio del 1863, non c’erano comodità, e pochi presupposti per quello che noi di solito chiamiamo
cultura. Ma questi aspetti mi infastidivano poco. Non sapevo affatto che questo è un mondo di ineguaglianze e non prevedevo affatto la battaglia attraverso cui uno conquista quello che ha.
Il solo fatto reale che posso riferire riguardo a queste prime ore mostra qual era la più alta ambizione della mia famiglia e illustrerà anche un tratto caratteristico di quella persona della mia famiglia che ha fatto molto per dare forma alla mia vita in quegli anni, quando io ero plastico al tocco. Appena mi trovai tra le braccia di mia zia Pace, la sorella più vecchia di mio padre, che viveva con noi – santa tra i santi di Dio- ebbe una «manifestazione» : altre ne aveva avuto, perché aveva il dono della visione profetica.
«Questo bambino – disse – un giorno testimonierà il messaggio dell’Evangelo in terre lontane e a popoli di là dal mare». Questo disse in modo solenne, con calma e convinzione, come se vedesse la piccola cosa improvvisamente dal suo grembo alzarsi, andare. Quella profezia può sembrare come una semplice parola ma esprimeva il più alto ideale di quella donna totalmente dedita, e la sua fede nel compimento di quella profezia non venne ami meno, perfino quando il ragazzo mostrava segni di fare tutto meno che realizzare quella speranza. Se i vicini, nel periodo della mia giovinezza, fossero stati informati di questa profezia, ho paura che sarebbero rimasti quasi scossi nella loro fede nella previsione di questa straordinaria donna che tutti loro amavano e nella cui capacità di comprendere essi implicitamente confidavano.
Mentre ero troppo giovane per avere una religione per me stesso, mi trovavo in una casa dove la religione manteneva la sua fiamme sempre accesa. Avevamo ben poca «roba», ma eravamo ricchi di un benessere invisibile. Non ero stato battezzato e «fatto cristiano» in una chiesa, ma ero asperso dalla mattina alla sera dalla rugiada della religione. Non consumammo mai un pasto che non cominciasse con un silenzio di ringraziamento; non cominciammo mai una giornata senza una «riunione di famiglia» in cui la mamma leggeva un capitolo della Bibbia, lettura seguita da silenzio intenso. Questi silenzi, durante i quali i bambini
della mia famiglia erano fatti tacere in una sorta di timore reverenziale, segnarono significativamente il mio sviluppo spirituale. C’era lavoro dentro e fuori la casa che aspettava di essere fatto, eppure eccoci seduti in silenzio, quieti, senza far nulla. Scoprii ben presto che qualcosa di reale stava accadendo. Sentivamo aprirsi dentro la via che conduce laggiù, donde vengono le parole vive: e molto spesso venivano.
Qualcuno rendeva onore a Dio e parlava con lui in maniera così semplice e tranquilla che lui non sembrava mai lontano. Le parole aiutavano a spiegare il silenzio. Stavamo trovando quello che cercavamo. Quando cominciai a pensare a Dio non ho mai pensato a lui come distante. Durante gli incontri alcuni degli Amici che pregavano parlavano forte quando lo invocavano, ma a casa egli udiva sempre facilmente e sembrava essere lì con noi nel silenzio vivente. I miei primi passi nella religione furono dunque azioni. Era una religione che facevamo insieme. Quasi niente mi veniva detto come per istruirmi. Tutti ci riunivamo insieme per ascoltare Dio e poi uno di noi gli parlava per gli altri. In questi semplici modi la mia disposizione religiosa veniva inconsciamente formata e le radici della mia fede nelle realtà invisibili penetravano in profondità, al di sotto del mio modo di pensare ancora grezzo e infantile[18-22].
Una delle più recenti memorie domestiche dopo la nebbia che avvolge i «primi anni» è il ritorno di mia zia Pace -la zia della profezia- da un’ampia visita religiosa alle assemblee dei quaccheri dell’Ohio e dello Iowa. Senza dubbio io ero molto impressionato dalle cose che lei mi aveva portato. Per me erano meravigliose come lo erano i nativi dalla pelle scura che Colombo riportò dal suo viaggio per la gente che si affollava intorno alla nave con cui era ritornato. Allora lo Iowa era più lontano di quanto non lo siano ora le Filippine. Ma l’impressione seguente fu procurata dalle storie meravigliose di provvidenziali interventi e singolari indicazioni di cui aveva fatto esperienza durante il viaggio. Io ascoltavo come se uno degli Argonauti stesse raccontando le sue avventure alla ricerca del Vello d’oro. Per ogni luogo dove c’era una casa per le assemblee quacchere aveva il suo episodio particolare che mi veniva continuamente raccontato. Ogni piccolo ragazzo che lei aveva incontrato e con cui aveva parlato in quel mondo lontano mi veniva nominato e descritto. Fu questo il primo evento che mi fece capire che il mondo è tanto grande.
Prima di questo, mi sembrava che finisse dove il cielo toccava le colline. Ma ora mia zia era stata oltre il luogo dove il cielo discende, e lei aveva trovato che la terra andava oltre, laggiù! Ma dopo tutto, la cosa più straordinaria era il modo in cui Dio si era preso cura di lei e gli aveva detto cosa fare e cosa dire in ogni luogo in cui era stata. Tutto questo mi sembrava esattamente uguale alle cose che mi avevano letto riguardo alla vita di Giuseppe, Samuele e Davide, e immaginavo che tutti coloro che fossero buoni fossero accuditi e guidati in quella maniera meravigliosa. Decisi di essere buono, per essere uno di quelli che sono guidati in quel modo ![28-29]
Tuttavia, la cosa che ha avuto più influenza sulla mia liberazione dalla paura fu la mia scoperta infantile che Dio era con me e che io appartenevo a lui. Dico «scoperta» ma si tratta di una maturata lentamente, soprattutto come risultato dell’atmosfera della mia casa. Dio, come ho detto, era reale per tutti nella nostra famiglia, come lo era la nostra casa o la nostra fattoria. Ho compreso presto che la zia Pace lo conosceva e che la nonna aveva vissuto più di ottanta anni in una relazione intima con lui.
Colsi la loro fede semplice e presto ne ebbi una per mio conto. Gradualmente giunsi a sentirmi sicuro che qualunque cosa potesse esserci nel buio della mia camera, Dio era certamente lì, più forte di tutto il resto messo insieme. Imparai a sussurrargli appena entrato nel letto -non ho mai imparato a pregare in ginocchio di fianco al letto. Non ho mai visto nessuno farlo fino a quando non sono andato al collegio. Gli «affidavo» tutto. Gli dicevo che non potevo occuparmi di me stesso e gli chiedevo di proteggere e curare il ragazzino che aveva bisogno di lui. E credevo che lo avrebbe fatto. Sapevo che zia Pace non aveva mai avuto dubbi e cercavo di seguire il suo piano di vita. C’erano delle occasioni nella mia infanzia in cui il Dio che amavo era più reale delle cose di cui avevo paura e sono convinto che tutti i bambini sarebbero religiosi in una maniera genuina se avessero qualcuno che li guidasse rettamente verso Dio, a cui essi appartengono[38-39].
Tutti, a casa, così come molti dei nostri visitatori, credevano implicitamente nell’immediata guida divina. Coloro che partivano dalla nostra assemblea per svolgere un intenso ministero religioso -ed accadeva spesso – sembravano sempre essere scelti per queste importanti missioni direttamente, come lo erano i profeti di un tempo. Fra i miei ricordi remoti c’è quello degli Amici seduti a parlare con la nonna di qualche «preoccupazione» che li dominava e l’intero argomento sembrava importante come se fossero stati chiamati da un re della terra ad amministrare un impero. Sono stati in parte questi casi di divina elezione e l’impressione costante che Dio stesse usando queste persone che sapevo suoi messaggeri, a rendermi sicuro del fatto che eravamo il popolo da Lui scelto. Ad ogni modo sono cresciuto con questa ferma convinzione, e gli eventi che saranno raccontati in un capitolo seguente hanno approfondito questo sentimento[47-48].
Quando avevo dieci anni sopraggiunse una delle crisi della mia vita. Era una grande sfortuna, che si rivelò una benedizione, come avviene di solito, se uno ha gli occhi per vederlo. Era una ferita al piede che per poco non mi costò una gamba e minacciò seriamente la mia vita. Attraverso il dolore e la sofferenza ho scoperto che cos’era l’amore di una madre[60].
Per nove mesi non mossi un passo, e per la prima settimana della mia malattia mia madre sedette ogni notte di fianco a me sentii il suo amore scendere su di me. Quando mi assaliva il dolore che mi tormentava, bisognava fare qualcosa per distrarmi, per far passare le lunghe ore, mentre ognuno in casa era occupato nelle proprie mansioni. La nonna, che aveva ottantotto anni, aveva molto tempo libero, e così fu fatto in modo che noi due ci intrattenessimo l’un l’altro. Decisi di leggere la Bibbia ad alta voce per lei.
Lei poteva lavorare a maglia meccanicamente con ferri velocissimi, senza prestare attenzione alle dita più di quanta non ne prestasse alle lancette dell’orologio[61].
Prima di cominciare il Nuovo Testamento stavo bene abbastanza per poter uscire, così la mia lettura si interruppe, e solo molto più tardi ho meditato in profondità il messaggio che veniva dal Signore.
L’Antico Testamento era il libro della mia infanzia. I miei eroi e le mie eroine erano lì. Furono la mia prima poesia e la mia prima storia, e di lì cominciò a formarsi la mia idea di Dio. L’idea di scelta, il fatto che Dio scelse un popolo e individui per le sue missioni, si radicò nel mio pensiero[65].
Ma per quanto amassi intensamente la Bibbia e per quanto nei primi anni credessi che si dovesse prendere in modo letterale, debbo dire con riconoscenza di aver colto molto presto la fede e l’idea, insegnata da George Fox e da altri capi dei quaccheri, secondo cui Dio si rivela continuamente, e la verità non è qualche cosa di concluso, ma si dispiega con il procedere della vita. Nonostante il fatto di aver vissuto in una comunità nelle foreste in cui non erano penetrate idee moderne, e nonostante appartenessi a una famiglia intensamente evangelica, sono cresciuto, per quanto riguarda la Scrittura, con un atteggiamento di apertura. L’ho cercata, l’ho amata, e ho creduto in essa, ma non penso che Dio abbia cessato di parlare alla stirpe umana quando «l’amato discepolo» finì il suo ultimo libro nel Nuovo Testamento. Proprio il fatto che lo spirito di Dio potesse imprimere il suo pensiero e la sua volontà sui santi di un tempo, e lo avesse fatto, mi rendeva fiducioso che potesse continuare a farlo, e che, di conseguenza, una maggiore luce e verità
potesse irradiarsi tra gli uomini nel nostro tempo e in quello futuro. Non posso essere abbastanza grato per il fatto che quel piccolo gruppo di fedeli che rese la Bibbia il mio libro vivente e mi aiutò a trovare e ad amare i suoi tesori, avesse anche una profondità spirituale sufficiente a darmi la chiave di una libertà più ampia che mi rese capace anche negli anni successivi di conservare la Bibbia come il mio libro, senza impedirmi nello stesso tempo di fare uso di tutto quello che la scienza e la storia avevano rivelato o potevano rivelare del lavoro creativo di Dio e del suo occuparsi degli uomini[65-66].
Tra le tante influenze che hanno contribuito a formare e determinare la mia infanzia -e così in una certa misura la mia intera vita- devo dare ampio rilievo alle visite degli Amici itineranti che giungevano a noi da lontano e da vicino. Era un nuovo costume, questo costante cambio di ministri dotati. Qualcosa di simile evidentemente accadeva nella chiesa primitiva, come mostrano gli Atti degli Apostoli, e accadeva anche in piccole sette religiose che in diversi periodi hanno mantenuto un’intenso scambio di visite, ma gli Amici nella prima metà del diciannovesimo secolo avevano sviluppato una forma itinerante di ministero che era quasi senza parallelo. Era un metodo ammirevole, specialmente per i nostri vicini della campagna.
Eravamo isolati, e senza questo contatto con il grande mondo avremmo avuto una vita sempre più ristretta, ma attraverso questa splendida ibridazione spirituale, avevamo la possibilità di crescere e di migliorare la qualità della nostra vita e del nostro pensiero. In questo modo gli angoli della terra giungevano alla nostra umile porta. Entrammo in un contatto vivente con la fede e il pensiero dei quaccheri in ogni luogo dove «la nostra società religiosa», come noi la chiamavamo, aveva aderenti. Questi visitatori ci portavano nuovi messaggi, ma ciò che non era meno importante, erano personalità uniche ed erano carichi di sapere e di episodi accumulati nei viaggio, e per questo formavano un eccellente sostituto dei libri che non avevamo.
Parlavano con un’autorevolezza e godevano di un’influenza che la gente di casa raramente ha e portarono un contributo alla mia vita che difficilmente posso sopravvalutare.
Anche il nostro gruppo locale aveva il suo flusso in uscita di ministri itineranti ed io ero interessato nell’ascoltare la storia delle esperienze riferite dai nostri membri che ritornavano come lo ero nell’ascoltare gli stranieri che giungevano tra di noi da lontano. Un mio prozio, per fare queste visite religiose, guidò la sua carrozza almeno due volte dal Maine all’Ohio e in Indiana, visitando famiglie e partecipando a riunioni dei luoghi in cui arrivava e vivendo la maggior parte del tempo del viaggio nella sua stessa carrozza. Mia zia Pace fece molti viaggi in remote regioni in America e riportò grandi quantità di informazioni e di saggezza. Lo zio Eli e la Zia Sybil, che nella mia gioventù tra i quaccheri viventi erano tra
i primi quanto a doni e efficacia nel ministero, andavano avanti e indietro come spole spirituali, intrecciando le loro fila di verità ora nelle nostre vite, ora in qualche remoto punto della terra. Era un fatto molto comune e ordinario per gli Amici del New England recarsi in carrozza nelle «Province», specialmente in Nuova Scozia, in visite religiose, e appena le ferrovie resero facili e rapidi i viaggi, c’era un flusso quasi ininterrotto di ministri in viaggio[74-76].
Provavo un certo timore reverenziale per queste persone perché venivano sempre con una «preoccupazione», il che significa che avevano lasciato le loro case e intrapreso il lungo viaggio perché avevano ricevuto un inconfondibile e irresistibile chiamata ad uscire e predicare quello che era stato loro assegnato. Questa non era una visita ordinaria. L’uomo che giungeva sotto il nostro tetto era venuto perché Dio lo aveva mandato. Credo che avesse qualcosa dentro di lui che gli aveva detto di andare e dove andare [78].
Questi ministri itineranti ci raccontavano della vita e del lavoro in terre lontane. I loro racconti ci interessavano e nella nostra vita ristretta svolgevano in qualche modo il servizio dei cantori girovaghi nei giorni dei vecchi castelli. Ci portavano nuove esperienze, un tocco di vita più vasta e di associazioni più ampie e per me, almeno, resero più reale il legame con Dio. Da essi ho ricavato un senso più chiaro di quello che potevo essere [83].
Molto spesso in questi incontri per il culto, che di solito duravano per quasi due ore, c’erano lunghi periodi di silenzio, perché non abbiamo mai cantato per riempire le pause. Non credo che nessuno mi abbia mai detto a cosa serviva il silenzio. Non sembra necessario spiegare il silenzio quacchero ai bambini.
Loro sentono quello che significa. Non sanno che fare di periodi molto lunghi di silenzio, ma c’è qualcosa nei brevi , vivi e pulsanti momenti di silenzio che soddisfa la vita sommersa del bambino e lo indirizza verso una vita più nobile e una più santa aspirazione. Non so se c’è un metodo di culto che operi con un potere più sottile o che con più efficacia formi moralmente e culturalmente. Qualche volta una vera onda spirituale poteva riversarsi sull’assemblea in questi momenti silenziosi, che mi facevano sentire molto solenne , mi trascinavano -anche se ero un ragazzo spensierato- in qualcosa di più profondo dei miei stessi pensieri, e mi davano un senso momentaneo di quello Spirito che era stato la vita e la luce degli uomini di tutte le età e di tutti i luoghi Nessuno in quel gruppo aveva mai udito la parola «mistico» e nessuno avrebbe riconosciuto cosa significava se fosse stato applicato a questa forma di culto, ma questa era una religione mistica nel miglior senso della parola, e del tutto inconsciamente io venivo preparato ad apprezzare e in un tempo successivo a interpretare l’esperienza e la vita dei mistici [89-90].
Nei nostri incontri per discutere questioni pratiche , se avessimo seguito il metodo comunemente usato nel mondo, avremmo deciso tutto in venti minuti. Ma spesso noi passavamo due ore in queste operazioni, perché ogni questione doveva essere immersa in un’atmosfera spirituale […] Non si andava ai voti. Ognuno diceva qualcosa a suo modo. Un momento di silenzio sopraggiungeva , e il segretario si alzava e diceva: «Risulta che l’assemblea intende» fare questo e quello. Spontaneamente da
tutte le parti della casa sorgevano voci, alte , basse, che dicevano: «sono d’accordo con questo», «anch’io», «era quel che pensavo anch’io», «questo mi va bene». E così noi passavamo all’argomento seguente [96- 97].
C’erano due pratiche che erano sempre eccitanti e ogni volta io ero solito sperare che si presentassero . Una era«la dichiarazione di intenzione di matrimonio». Quando questo accadeva l’uomo e la donna si sedevano insieme di fronte all’assemblea nel silenzio più completo possibile. Era una prova destinata a porre un freno alla fretta della coppia di unirsi in matrimonio: dovevano essere sicuri che l’unione avvenisse in cielo. Si alzavano con solennità e ci informavano del loro proposito di unirsi in
matrimonio e i genitori annunciavano il loro consenso. L’assemblea «univa» e veniva concesso il permesso a «procedere». Lo stesso matrimonio si realizzava in un’assemblea ancora più solenne, quando l’uomo e la donna si univano «fino a che morte li separi». Ricordo una di queste occasioni, in cui l’uomo intimidito chiese alla sposa «di diventare suo marito», ciò che rese l’assemblea meno solenne del solito.
L’altro evento interessante era quando i ministri venivano resi disponibili («liberati») per rendere servizio «altrove». Se il ministro era un’Amica, come spesso accadeva nella nostra assemblea, veniva con un «compagno». Passavano in mezzo, sedevano con la testa inchinata. Lentamente le corde del venivano slacciate, il cappellino allungato al compagno, e la donna che svolgeva la funzione di ministro si alzava per dire che per un lungo periodo il Signore l’aveva chiamata per svolgere il servizio in un’ altra assemblea annuale; che lei aveva ricacciato quell’idea, pensando di non poter intraprendere un’opera così importante, ma che la sua mente non poteva trovare pace; e che ora era venuta per chiedere
agli Amici di lasciarla libera per questo servizio. Uno dopo l’altro gli Amici «prendevano parte al suo impegno» e veniva invocata la benedizione del Signore sul messaggero che sarebbe partito.
Pareva di essere in cielo, in qualcuno di questi eventi. Le voci di uomini forti suonavano soffocate dalla commozione quanto l’amato fratello o la sorella venivano equipaggiati e inviati. Da questo piccola assemblea partivano messaggeri per ogni parte del mondo, e l’atto di «liberazione» era qualcosa che non avrebbero mai dimenticato, superato solo dalle profonda gioia con la stessa compagnia li salutavano al ritorno, quando, alla fine del viaggio, «i verbali venivano restituiti».[98-100]
Il punto di svolta, anche se di per sé non era affatto una meta conseguita, fu per me un semplice incidente, di benedetta memoria. Avevo trasgredito in qualche modo, facendo qualcosa che aveva addolorato tutti a casa, e mi attendevo una punizione severa, cosa estremamente infrequente a casa nostra.
Con mia sorpresa mia madre mi prese la mano e mi condusse nella mia stanza; poi si inginocchiò con grande solennità di fianco a me, e offrì una preghiera che raggiunse la parte più intima della mia anima, e anche colui che è il vero Soccorritore. Nessun santo dei santi sarebbe sembrato più terribile per la presenza di Dio al pio Ebreo di quanto quella camera mi sembrava a me. Una cosa era ascoltare una preghiera nella casa della assemblea o nell’assemblea di famiglia, una completamente diversa era ascoltare il mio caso presentato davanti a Dio, in parole che mi fecero capire quello che ero, e in modo non meno chiaro quello che avrei dovuto essere, e che cosa potevo essere con il suo aiuto. Imparai quel giorno a cosa serve una madre! E anche se ero molto lontano dall’essere vinto, ero almeno al punto in cui potevo in maniera più distinta sentire il filo che legava la mia anima al Padre scuotermi e tirarmi [109-110].
Penso che lo zio Eli più di ogni altro mi abbia aiutato a capire -non con quello che diceva, ma con quello che faceva- che la bontà di carattere che io cercavo non è qualcosa di miracoloso che scende dal cielo nell’anima, ma piuttosto è qualcosa che si forma dentro nel momento in cui uno esegue fedelmente i compiti che sono stabiliti per lui e lavora con entusiasmo a rendere buoni gli altri. L’ho visto incanutirsi e
diventare sempre più curvo col passare degli anni, ma nessun segno dell’età indeboliva minimamente i suoi sforzi di migliorare il nostro vicinato. Predicava il Vangelo nel primo giorno della settimana, e il giorno
dopo lavorava a un progetto per costruire una biblioteca nella cittadina. Un giorno cercava di fare qualcosa per distruggere il saloon e per far progredire la causa della temperanza, e il giorno seguente raccoglieva denaro per sostenere un’istituzione educativa. Ora era occupato nell’organizzare luna locale società missionaria e il giorno dopo sosteneva la causa di un migliore sistema di tassazione per la città. Se prendeva la carrozza era per andare alla stazione per cominciare un’ampia visita religiosa, o per dirigersi verso la casa di un vicino ammalato. In tutte queste opere per il miglioramento dell’uomo a casa e fuori non l’ho mai visto scoraggiato o in dubbio rispetto allo scopo finale. Era sempre pieno di speranza e di coraggio, felice e raggiante di essere capace lavorare per la soluzione dei problemi umani.
Ma la cosa che mi impressionava di più, da ragazzo pensieroso quale ero, era il fatto che in tutto questo lavoro imbarazzante e faticoso egli diventava sempre più simile al mio ideale di santo. Il suo volto era raggiante; il suo sorriso era sempre pronto ad aprirsi. Noi eravamo tutti più felici quando lui veniva, e lui stesso sembrava avere una specie di pace interiore che era molto simile a quella che io credevo avessero le creature celesti. Fu la sua predicazione a influenzare la prima fase della mia vita; ma era soprattutto la sua vita vittoriosa, che parlava con una potenza inesprimibile come quello del tramonto o del cielo stellato, ad influenzarmi in quel periodo critico. Sentii che la strada per diventare buono era di andare ad operare nella potenza di Dio per aiutare gli altri a diventare buoni, e per aiutare a risolvere i problemi di quelli tra cui noi viviamo.
Ho avuto un’ulteriore conferma di questa verità da un evento che in un primo momento si presentò come una calamità. Una mattina uscii per nutrire le nostre bestie e i cavalli nella stalla, e con mio orrore scoprii che un pauroso temporale nella notte aveva distrutto la stalla con quasi tutto quello che possedevamo lì dentro. Era una catastrofe quale non ne avevo conosciute prima. Posso ricordare ora come mi sentivo mentre attraversavo di corsa il vicinato per chiamare gli uomini e per vedere se insieme potevamo salvare qualcosa. La notizia si sparse rapidamente, e prima che il giorno fosse finito degli uomini che venivano da vicino o da lontano si radunarono nel nostro cortile. Era tutta gente che lavorava duramente come noi, con ben pochi beni oltre alle loro forti braccia. Ma prima di separarsi avevano deciso di andare a lavorare subito e di rimpiazzare quello che il temporale aveva distrutto. L’intero vicinato era andato a lavorare, e una nuova struttura sorse ove prima c’era la rovina.
Era un semplice fatto, che forse è accaduto in molte città , ma mi colpì stranamente. Vidi, come non avevo mai visto prima, che la religione di questi uomini non era semplicemente un affare da manifestare nelle assemblee; non era semplicemente una maniera per conquistarsi un posto in cielo. Era qualcosa che li rendeva preoccupati per gli altri e pronti a sacrificarsi per gli altri. Mi resi conto di come essa vi si esprimesse in azioni pratiche da un senso si cortesia e di giustizia. In quei giorni in cui lavoravo in un freddo inverno del Maine, tra quegli uomini con i loro abiti rozzi e le mani indurite, io aiutavo a costruire molto più di una stalla; mi stavo formando un’idea più larga della religione in base alla quale vivevano uomini come questi.

ICAN welcomes St Vincent and the Grenadines’ ratification of the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons

agosto 2, 2019

01.08.2019 – Geneva, Switzerland – International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

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ICAN welcomes St Vincent and the Grenadines’ ratification of the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons

The International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN), Nobel Peace Laureate 2017, congratulates Saint Vincent and the Grenadines on its ratification of the UN Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons on 31 July 2019. This reflects the Caribbean nation’s longstanding commitment to a nuclear-weapon-free world.

Saint Vincent and the Grenadines is the third member State of the Caribbean Community, or CARICOM, to ratify the Treaty, after Guyana and Saint Lucia. Two CARICOM member States have also signed (but not yet ratified) the Treaty: Jamaica and Antigua and Barbuda.

Twelve CARICOM member States voted in favour of the Treaty’s adoption at the United Nations on 7 July 2017: Antigua and Barbuda, the Bahamas, Belize, Grenada, Guyana, Haiti, Jamaica, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent and the Grenadines, Suriname, and Trinidad and Tobago.

CARICOM has described the Treaty as a reflection of the “strong international support for a permanent end to the threat posed by nuclear arms”. In October 2018, CARICOM announced that more of its member States are expected to sign and ratify the Treaty “in short order, as we seek to contribute to the Treaty’s early entry into force and to its universal adherence”.

In June 2019, a group of 10 CARICOM member States met in Georgetown, Guyana, and issued a statement in support of the Treaty: “Caribbean states have to maintain the leadership role they played in the negotiation with action by adding their voice, their vote and their signature and/or ratification to the global effort to strengthen the norm against these inhumane weapons and to increase their stigmatization.”

A number of CARICOM member States have indicated their intention to participate in a high-level signature and ratification ceremony (details attached) for the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons to be held in New York on 26 September 2019, on the occasion of the International Day for the Total Elimination of Nuclear Weapons.

SACERDOZIO UNIVERSALE

agosto 1, 2019
SACERDOZIO UNIVERSALE
 
 
Qual è allora la funzione che un Amico può rivendicare; e in che consiste la missione a cui G. Fox consacrò l’intiera sua vita? L’abbiamo già inteso da lui proclamare: “condurre gli uomini al Maestro dentro di sé” Anticipando la concezione educativa di Pestalozzi : “Sprigionare le forze latenti, accendere una luce interiore nel fondo dello Spirito : non già imporre la propria personalità” egli scrive; “ I ministri dello Spirito debbono aiutare lo Spirito prigioniero, incarcerato in ogni uomo, acciò… gli uomini siano condotti a Dio , il Padre degli Spiriti, lo servono, e realizzano l’unità con Esso, e l’uno con l’altro. La vostra condotta e vita sia una predica, fra e per ogni sorta di persone: allora voi inciderete lietamente per il mondo rispondendo al divino che è in ogni uomo, riuscendo per tutti una benedizione, e allora la testimonianza che Dio renderà in essi vi benedirà…” (I sottolineamenti sono nostri).
E tale è il suo ministero: “Io li indirizzai al loro maestro, la Grazia di Dio , sufficiente a insegnare loro come vivere e che cosa evitare… e che, se ubbidita, li condurrebbe a salvamento”; “Li esortai ad ascoltare la voce di Dio nei loro cuori, perché Egli era ora venuto a istruire Egli stesso il Suo popolo” (Giornale).
Con parole del suo famoso seguace William Penn: “Non sono un’opinione o una teoria, né l’assenso ad articoli di fede o a proposizioni , e la loro accettazione per quanto espressa in termini perfetti, che fanno di un uomo un vero credente o un vero cristiano: ma è la conformità del pensiero e della pratica con la volontà di Dio, in tutta la santità della condotta, in accordo coi precetti del principio divino della luce e della vita nell’anima, quella che indica che uno è veramente figlio di Dio”. E ancora: “Gli umili, i miti, i misericordiosi, le anime giuste, pie e devote appartengono tutte alla stessa religione; e quando la mote avrà tolto loro l maschera, esse si riconosceranno tali, benché quaggiù le diverse livree che indossano li rendano stranieri gli uni agli altri”. Nobile epigrafe, per un congresso universale delle religioni.
Rovesciando la concezione prevalente tra le Chiese a tipo sacerdotale professionale – per le quali la teologia e il sacramentalismo sono indispensabili per giustificare la necessità dell’esistenza di una casta di specialisti di teologia e di tecnici del ritualismo – gli Amici confidavano e confidano , che “a difendere contro gli errori dottrinali, inconciliabili con una concezione e una vita cristiana, non occorra un sistema di teologia né una casta sacerdotale ma provveda l pratica di questa stessa vita; che coloro i quali seguono effettivamente la “luce di Cristo”, accettino quasi per istinto le concezioni che mantengono la Sua vita nell’anima , e respingano quelle che non rispondono allo scopo; e che se tutte le energie fossero impiegate per mantenersi fedeli a Cristo, la rettitudine delle credenze si otterrebbe come per riflesso automatico” (E: Grupp, op. cit.) . Già nelle prime pagine del Giornale, G. Fox scriveva: “Nessuno è vero credente, eccetto che è trasferito dalla morte alla vita. Gli altri sono a torto chiamati “credenti”.
“Chi opera la verità viene alla luce” (Giov. III, 21)
L’esperienza personale di Fox nella sua crisi giovanile, nella quale nessun aiuto i preti avevano saputo dargli, contribuì a mostrargli che, “l’ver frequentato i corsi (teologici) di Oxford e Cambrige non è sufficiente per abilitare un uomo ad essere ministro di Cristo”. E quando egli, benchè semplice laico, ignaro di teologia, ebbe da sé ritrovato la Luce nel fondo della sua coscienza, ne concluse non solo che l’intermediario sacerdotale professionale era superfluo , ma che ogni Cristiano può essere chiamato ad essere ministro verso gli altri dei doni da Dio ricevuti, ogni Cristiano può annunziare la “parola di Dio”, abbandonandosi all’ispirazione che domina sovrana nelle riunioni dei fedeli; perché : “dove due o tre sono adunati nel mio nome, lì io sono in mezzo a loro”… A Lui perciò gli Amici lasciano il pieno controllo delle loro adunanze; e per evocare la Sua sensibile presenza in mezzo a loro, l’unico sacramento e rito efficace da essi ammesso è il silenzio insieme, nell’atteggiamento di tuffarsi e sommergersi, quasi depersonalizzandosi, nell’anima della comunità nella quale risiede Dio: silenzio di abbandono , attesa e preparazione, da non rompersi fino a che il Maestro invisibile ne dia il segnale, ispirando l’uno o l’altro a divenire l’organo vocale di ciò che Egli ha da dire ai suoi figli. Un silenzio, quindi, espressione diretta della fede ed esperienza della “Luce interiore”.
Realtà sperimentata e ispirazione attuale: non formole di riti; non cerimoniale prestabilito; non preghiere convenzionali e stereotipate, composte da altri, in passato, in circostanze diverse da quelle tutte personali di chi le esprime: tale è il culto degli amici. “in spirito e verità”. Ispirazione sempre personale, e sempre nuova.
Essi hanno pienamente rivendicato quella “libertà di profezia”, di cui Paolo scriveva a Timoteo; “Tutti potete, uno per uno, profetare, perché tutti imparino e tutti esortino”; e di cui un Amico scrive : “ Noi vogliamo la “libertà di profezia”: NON QUELLA DELEGATA AD UN SOLO PREDICATORE, che con le limitate risorse della sua esperienza e con prestabilite cerimonie liturgiche pretenda di fare la presentazione a Dio e di parlargli delle molte e diverse necessità spirituali di coloro che assistono al culto, ma quella libertà che renda possibile ad uno di esprimere le necessità di alcuni e ad altri di altri… Le allocuzioni “preparate” non varranno mai quanto la semplice e breve offerta delle anime umili che si sentono mosse ad esprimere la loro modesta testimonianza o loro preghiera…”
(E. Grubb, 1, cit,)
Nelle adunanze religiose degli Amici non ha luogo l’esosa mortificante distinzione tra “l’uomo spirituale e sacro” (sacer-dos) , amministratore , interprete, portavoce e profeta di spiritualità, e il gregge del volgo profano, laico, atto solo ad appartenere e a ricevere , da un individuo considerato di casta o grado superiore; segregato dalla massa dalla sua professione di virtù eroiche e di assenza di passioni; dalla sua coltura teologica, spesso gretta o antiquata, o cenere e scoria di religiosità altrui; dalla sua uniforme più o meno bizzarra o stravagante. “Tutti vivono in Dio” ; tutti sono espressione e veicoli di vita: ognuno è sacerdote e responsabile dell’anima del suo fratello, “E tanto l’uomo ha di scienza (spirituale) quanto opera (Francesco d’Assisi);
Prosegue col capitolo ADORARE DIO IN SPIRITO E VERITA’ SINCERITA’ E SEMPLICITA’

Meeting Minutes

agosto 1, 2019
Meeting Minutes del 1 agosto 2019: buone vacanze con noi
 
 
Versetto del mese:
 
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)
 
 
“Oh Dio, fonte di ogni gioia, Dio di ogni misericordia e Signore di tutto il creato,! Dio della mia anima, del mio spirito e del mio corpo! In atto di supplice ti venero, Signor e Dio mio : se ormai i miei giorni si sono consumati ed è giunta l’ora in cui devo andarmene da questo mondo, ecco che io ti prego di inviarmi il grande Michele, principe dei tuoi angeli santi, perché mi assista e consente alla mia povera anima di uscire da questo corpo afflitto senza difficoltà, ansia o timore
 
Dal Vangelo “Giuseppe: come concluse l sua vita terrena”
 
 
La pazienza è l’arte di saper nascondere la propria impazienza
 
Guy Kawasaki
 
 
*1975 Helsinki, Firmati gli Atti finali della Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa.
 
* 1990 L’Iraq invade il Kuwait
 
* San Giacomo apostolo
 
* 1694 nasce a Venezia il poeta Giorgio Baffo
 
 
“Il bene della giustizia, della verità, della bellezza e in gererale tutte le grandi imprese richiedono tempo, costanza e “rimembranza”, altrimenti degenerano.”
 
Dietrich Bonhoeffer

Fabbrica italiana bombe sospende forniture ad Arabia Saudita e Emirati Arabi

agosto 1, 2019

31.07.2019 – Rete Italiana per il Disarmo

Fabbrica italiana bombe sospende forniture ad Arabia Saudita e Emirati Arabi

Soddisfazione del coordinamento che chiede lo stop alle armi per bombardare lo Yemen in seguito all’annuncio della sospensione delle forniture ad Arabia Saudia ed Emirati Arabi Uniti.

Commentando la notizia con cui, la sera del 30 luglio, l’azienda RWM Italia ha reso nota ai propri lavoratori la sospensione per 18 mesi delle esportazioni ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nel rispetto della “volontà politica del parlamento e del governo”, il Coordinamento della società civile italiana che dal 2015 chiede la fine delle forniture di bombe usate per colpire la popolazione dello Yemen ha dichiarato quanto segue:

“Esprimiamo soddisfazione per una decisione che avrebbe dovuto essere presa e che avevamo sollecitato da tempo. Il comunicato della RWM Italia fa correttamente riferimento agli indirizzi espressi dal parlamento con la risoluzione presentata dalla maggioranza il 26 giugno e approvata lo stesso giorno e dal Consiglio dei ministri il 12 luglio. Quest’ultima decisione, tuttavia, è stata solo riferita sui social dal viceministro del Consiglio di Maio e continuiamo a sollecitare l’invio di un atto ufficiale”.

Del Coordinamento fanno parte: Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari Italia, Oxfam Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Save the Children Italia.

UK’s risky bet

agosto 1, 2019

31.07.2019 – Pressenza London

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UK’s risky bet
Boris Johnson when Foreign secretary (Image by Instagram)

By Federico Larsen

Finally, the gauche leader of the brexiteers achieved his main goal. Boris Johnson became Britain’s prime minister after a political career that, according to many, aimed at that office from the very first minute, even before Brexit even existed in the minds of the English. Opposite 10 Downing Street, the residence and headquarters of all the British heads of government, he reaffirmed the eccentric plan that allowed him to become the star of his country’s politics, and move from the silent and almost shameful support of the conservative on foot, to a solid candidate to replace the resigning Theresa May. “We are going to prepare the country to leave the European Union on October 31,” Johnson said. And he has already taken the first steps to do so.

A popular aristocrat

Alexander Boris of Pfeffel Johnson is perhaps one of the most uncomfortable characters in British politics since time immemorial. Son of the English aristocracy, he was formed along with his brother Jo to join the exclusive elite that discusses “high politics” in the halls of British power. Secondary school in Eton -founded by Henry VII in 1440 and forming 19 prime ministers, princes, diplomats, academics and military-, and university in Oxford. By leveraging her contacts, he managed to work as a journalist for the prestigious Times, from which he was quickly dismissed for inventing a quote about a supposed lover of Edward II.

It was again his influential friendships that allowed him to enter as editor of the Daily Telegraph, a newspaper where he worked for 19 years and which allowed him to become a public figure. He debuted as a correspondent in Brussels, from where he learned to stimulate the distrust of the British towards European politics, without skimping on free interpretations or open falsehoods. Such as when he alarmed his countrymen by announcing the European Community’s intolerable decision to ban shrimp-flavoured French fries, or the embarrassing imposition of a one-size-fits-all condom for all European citizens. This is how he became deputy director of the Telegraph, and in 1999 editor of The Spectator. Meanwhile, his father, an acclaimed conservative writer and MEP from 1979 to 1984, a former employee of the World Bank and the European Commission, continued to defend the fervently Europeanist sector of British conservatism.

In 2001, Boris achieved his first term as a Member of Parliament for the traditionally conservative Henley-on-Thames district. There he continued to cultivate a burlesque profile, at the limit between caricature and the seriousness of his investiture. As when he called “piccaninnies” – a racist and offensive name for black children – the Africans who approached Queen Elizabeth during her tour of the Commonwealth of Nations in Africa. Or as when she compared Hillary Clinton to a “sadistic nurse in a mental hospital. Such racists, misogynists and homophobes that, however, she moderated with public facts and positions, as when she voted in favor of the law that allows adoption by homosexual couples, something not so discounted among the Tories.

His figure grew until, in 2008, he became mayor of London, where he had the opportunity to show his skills in public management. “Johnson’s governments in the city had the cosmetic notes that all right-wing governments have that want to look progressive,” he explained in dialogue with L`Ombelico del Mondo Fernando Sdrigotti, a professor of Latin American and Spanish literature at the University of London, where he has lived since 2002.

“There was a lot of work on the aesthetic level of the city, or vanity projects that had a very high cost, and that perhaps was not justified. Even today, the system of public bicycles that can be rented in London are known as “Boris bikes”, and the 550 Routemaster bought under his administration to recover the classic two-story London buses, retired under the previous mandate, continue to circulate in the streets. “The Routemasters cost 350,000 pounds each, double the cost of a normal buses,” Sdrigotti said. “There was a project to build a bridge, for which 53 million pounds of consultation was spent and never built. All very nice things but at the level of infrastructure in the city in the end very little was done and a lot was cut. As in the case of the police, fire stations were closed, autonomies were sold, subway ticket offices were closed. They were administrations that had a very strong repercussion from the point of view of the city’s infrastructure, embellished with these vanity projects, and we are still paying the consequences of that.

After two terms at the head of London’s mayoral office, Johnson descended into the arena of national politics by supporting the leave campaign in the referendum on the UK’s exit from the European Union (EU), which was held in May 2016. There it once again revealed its ability to spread distorted truths, albeit on much more complex issues than french fries and condoms.

Johnson transited halfway around England on a bus entirely plotted with the number 350: according to his team, that was the amount of millions of pounds (equivalent to USD 435 million) that Britain spent daily on contributions to the EU, and which were taken from the coffers of the rundown National Health Service (NHS), the historic pride of the British system. Also famous was one of his campaign phrases: “Voting for the Tories will make your wife’s breasts grow and increase your chances of owning a BMW M3”.

In spite of having been the mayor of the city with the greatest support for the permanence of Great Britain in the EU, Johnson achieved from that moment on a national projection that earned him a great political capital. “London is a bubble, here the idea of going out is not very popular, but if you go to other localities in the country you are going to find an accumulated anger, wanting to hit the ground because something has to change,” said Sdrigotti, who, in a very good article recently published in Crisis Magazine, underlines the popular profile and aristocratic origin of Johnson.

“And almost all the communities that have voted to leave the EU have suffered austerity policies over the last 40 years. Therefore, there is a social issue that shifts from the need for a change of policies within the country to the need to leave the Union. For example, Wales: a part of the UK that voted clearly to leave the EU is one of the parts of the UK that receives the most money from the European Union. But it is also one of the parts that suffered the most austerity policies from the British government”, he exemplified.

With the victory of Yes in the referendum on Brexit, the resignation of then Prime Minister David Cameron and the assumption of Theresa May, Johnson became the chancellor of the United Kingdom. He was the first to pay tribute to the victims of the Falkland war on Argentine soil, during the 2018 G20, among other things.

His mandate as foreign minister was recognized more for his role than for his achievements. Faced with the imprisonment in Tehran of an Anglo-Iranian citizen, Nazanin Zaghari Ratcliffe, accused of espionage, Johnson publicly assured that she had traveled to the Islamic Republic “to teach journalism to these people,” a phrase that was used against Zaghari Ratcliffe to sentence her to five years in prison. Johnson apologized, but Zaghari Ratcliffe is still in an Iranian prison.

The course of May’s government, and its failed attempts to secure approval of an agreement negotiated with the EU to make Brexit effective, saw Johnson switch sides. He resigned as minister and led the sector that fiercely opposed May’s plan until it fell. This is another of Johnson’s characteristics: his nose for political opportunity seems to be greater than his institutional and even ideological loyalty.

Johnson’s new government

Johnson managed to become prime minister thanks to the British institutional system that was also harshly questioned. When it comes to voting, the British do not directly choose a candidate for prime minister, but a party that then internally defines who will be the leader who will take the reins of the Executive. With the resignation of Theresa May, the Conservative Party began internal voting to replace her from her position as party leader, a role that coincides with that of prime minister. Thus Boris Johnson became head of government, with the explicit backing of only 0.14% of the British electorate.

Party members can end up being much more valuable than a good election campaign for someone who wants to climb to the top of British power. The buffoonish Johnson knows this well, and in recent years a sufficiently attractive image has been built to attract voters dissatisfied with leadership among the Tories.

As the liberal and sensible conservative suit had already been assumed by David Cameron (prime minister from 2010 to 2016), Johnson exploited the figure of the charismatic leader, the one who speaks to the voters’ impulse and not to their conscience, the pragmatic one “who says what others don’t say”. Many times this profile has even been above ideological convictions. In a book published in 2016, writer and journalist Tim Shipman claims that, at the start of the Brexit campaign, Johnson had two editorials written for the Daily Telegraph: one for the UK’s exit from the EU, and one against. According to Shipman, the current hardcore guru Brexit waited until the last moment to define himself in favour of the leavers, for a simple calculation of the political advantages that this would bring him within the party.

The new prime minister finds himself at the same crossroads as his predecessor, that of endorsing his position at the ballot box and obtaining the popular mandate which, for the time being, he lacks.

Johnson, who boasts among his ancestors a general dismembered by orders of Kemal Atatürk at the beginning of the 20th century, meanwhile presented a cabinet with two fundamental characteristics: a clear profile in favour of the hard Brexit -matized perhaps by some individualities such as Gavin Williamson or Mark Spencer-; and a cosmopolitan composition, with several ministers of foreign origin, such as the nationalist Priti Patel, new interior minister and daughter of an Indian Sik family, or the new British-Pakistani finance minister, Sajid Javid.

“What he is doing is putting people who campaigned to get out of the EU,” explained Sdrigotti. “So far what we see is that this is a cabinet designed to get out in any way possible. Yes, it is true that there is a complex message. British politics is a little more complex than American politics; there is more multiculturalism, even within the right.

The challenges it will have to face are many and very important, and there is already some scepticism about its chances of success. He promised to leave the EU in 100 days at all costs: “Do or die”, he said. Very little is known about the plan he has formed to cushion the deficit of 30 billion euros a year that this would cause if no agreement is reached with Brussels on a common tariff policy.

If a Brexit were to be reached without an agreement, from 1 November trade between Great Britain and Europe would be governed on the basis of the provisions of the World Trade Organisation, introducing barriers and tariffs where they do not exist today. In addition to the increase in the price of imports – Great Britain imports half of the food it consumes from the EU – there would be a customs chaos which would lead to a shortage of basic necessities.

In 2018, the British government published the “No Deal Guidance Notes”, a document that measured the consequences of a Brexit without an agreement with the EU. The outlook would be very serious: the fall in GDP could reach 10.7% in just 15 years. The most affected would be the pharmaceutical and automotive industries: a loss of approximately 20% of each. The pound would fall by 25% and unemployment would double.

Johnson, however, remains firm in his position of leaving on 31 October, but for that he will necessarily need the approval of Parliament. And for now he is far from having the votes needed to avoid a swamp like his predecessor.

The road to an orderly Brexit – with or without agreement – will also depend on the decisions that Johnson will take on other foreign policy issues. The first major issue will be the release of the British ship Stena Impero, captured by Iran in the context of the conflict unleashed by Donald Trump’s decision to abandon the 2015 pact on Iranian uranium enrichment. The May government remained close to the position of its European partners, Germany and France, who are trying at all costs to keep the agreement negotiated by Obama alive. But Johnson, very well seen by Trump although there is no real political-diplomatic closeness, could decide to lean his external action on Anglo-American relations, in view of possible conflicts with European governments because of a hard Brexit. The United Kingdom and the United States are now close to consolidating a special relationship, but there is still a long way to go before it comes out to play in the international order.

This is compounded by internal challenges. A hard Brexit would imply by default the establishment of a border between the Republic of Ireland, which would remain within the EU, and Northern Ireland, part of the United Kingdom. Such a situation would mean reviving the ashes of a century-old conflict, which has already had some serious episodes of violence over the past year.

Brexit also revived the independence intentions of the Scots. The failed referendum in 2014 had a favourable outcome for the United Kingdom because of the uncertainty that would open up for the Scots about their European future if they were to separate from London. But now that it is the British who want to leave the EU, Scotland is preparing to propose once again its independence and permanence in the EU. An open front months ago, on which Johnson has not yet taken clear measures.

In short, Johnson’s election is more than ever a bet for the UK. Because, like all bets, it has a good chance of going wrong. But it also has the certainty of having a helmsman who appears to be determined and to have a plan. It must be consolidated as soon as possible if it does not want to end up in the uncertainty that has governed Great Britain since 2016.

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