Il grembiule

febbraio 1, 2022

La Chiesa del grembiule

Don Tonino Bello vent’anni dopo

Bartolomeo Sorge SJ *

Don-Tonino-Bello

Alla luce di tre eventi significativi per la storia della Chiesa – i 1.700 anni dall’Editto di Costantino, il cinquantesimo del Concilio Vaticano Il e l’elezione di papa Francesco – p. Sorge prova a ricostruire il volto della Chiesa auspicato da don Tonino Bello, di cui ricorrono i vent’anni dalla morte. In che senso il vescovo di Molfetta intendeva la Chiesa come libera, povera e serva? Che valore ha ancora oggi la sua testimonianza evangelica?

Vent’anni fa, il 20 aprile 1993, moriva don Tonino Bello. Tracciarne il profilo biografico è un’impresa ardua, quasi impossibile. Ci ha già provato, con ottimi relatori, il Convegno nazionale promosso dalla diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi nel decennale della sua morte (24-26 aprile 2003). La personalità di don Tonino, infatti, e il suo instancabile servizio pastorale appaiono estremamente frammentati, intessuti da una serie impressionante di aspetti diversi, di iniziative, di episodi e di avvenimenti, piccoli e grandi, tutti intrecciati tra di loro. A tal punto che si può benissimo applicare a lui il giudizio che don Tonino stesso un giorno diede di mons. Achille Salvucci, il «vescovo buono», suo predecessore: la sua vita – disse – appare come un «cumulo di frammenti poveri, quasi tasselli di un mosaico, che la mano di Dio in parte scarta tra i rifiuti e in parte adopera per inserirli nel suo grande disegno»; e concludeva citando Dietrich Bonhoeffer: «Esistono frammenti che stanno bene solo nella spazzatura, e frammenti, invece, la cui importanza dura nei secoli, perché il loro compimento può essere soltanto affare divino» (SMAB 6, 21).
In questi vent’anni sono stati messi in luce quasi tutti gli aspetti o «frammenti» più significativi della vita di don Tonino: «Il sacerdote, il vescovo, il terziario francescano, il pacifista, il salentino, il molfettese, lo studioso mariano, il mistico, lo scrittore, il poeta, l’utopista, l’impegnato, l’eccentrico, e così via» (Minervini 2004, 107). Perciò, anziché cercare di scoprire qualche altro aspetto della sua vita, è più utile approfondirne ulteriormente l’eredità spirituale. Infatti, la testimonianza evangelica di don Tonino è certamente il “frammento” più prezioso della sua opera, destinato a durare per sempre, perché il compimento del Vangelo «può essere soltanto affare divino». Ora, non c’è dubbio che l’eredità spirituale più attuale di don Tonino sia il discorso sulla «Chiesa del grembiule».
Ciò appare ancor più evidente alla luce di tre grandi eventi ecclesiali, la cui memoria cade proprio nel ventennale della sua morte. Il primo evento è antico: il 1.700° anniversario dell’Editto di Costantino (313 d.C.); il secondo è recente: il cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962); il terzo è recentissimo: l’elezione di papa Francesco (13 marzo 2013). Sono eventi di natura molto diversa e molto distanti tra loro, ma che aiutano a ricostruire il vero volto della «Chiesa del grembiule» sognato da don Tonino: quello di una Chiesa libera, povera e serva.
Anzitutto, però, lasciamo che sia don Tonino stesso a dirci, con le sue parole, come nacque in lui questa felice intuizione della «Chiesa del grembiule».
«L’altra sera – raccontò ad Assisi nel 1989 – sono stato in San Giovanni in Laterano. C’era una grande veglia missionaria. […] mi è venuto in mente di dire alcune cose sul servizio. Ho sfilato l’amitto con le striscioline e ho detto: “Se lo rivoltiamo e ci stringiamo i fianchi, questo è un grembiule. Invece l’abbiamo messo attorno al collo. Non ce l’abbiamo più intorno ai fianchi. Il grembiule lo abbiamo perso”. Proprio così: “amitto” da “amittere”, che significa perdere. Lo abbiamo perso come grembiule e ce lo siamo messi al collo. Ma questo è uno dei parametri simbolo del nostro impegno» (Bello 2012, 112). E poi lamenta: «Le nostre Chiese, purtroppo, sono così. Riscoprono la Parola […]. Celebrano liturgie splendide […]. Quando però si tratta di rimboccarsi le maniche e di cingersi le vesti, c’è sempre un asciugatoio che manca, una brocca che è vuota e un catino che non si trova» (SMAB 6, 552). Da questa intuizione ha preso corpo il volto evangelico della «Chiesa del grembiule», quel volto che è rimasto a lungo oscurato in conseguenza dell’Editto di Costantino, che il Concilio Vaticano II ha riportato alla luce e che papa Francesco

Il grembiule

febbraio 1, 2022

La Chiesa del grembiule

Don Tonino Bello vent’anni dopo

Bartolomeo Sorge SJ *

Don-Tonino-Bello

Alla luce di tre eventi significativi per la storia della Chiesa – i 1.700 anni dall’Editto di Costantino, il cinquantesimo del Concilio Vaticano Il e l’elezione di papa Francesco – p. Sorge prova a ricostruire il volto della Chiesa auspicato da don Tonino Bello, di cui ricorrono i vent’anni dalla morte. In che senso il vescovo di Molfetta intendeva la Chiesa come libera, povera e serva? Che valore ha ancora oggi la sua testimonianza evangelica?

Vent’anni fa, il 20 aprile 1993, moriva don Tonino Bello. Tracciarne il profilo biografico è un’impresa ardua, quasi impossibile. Ci ha già provato, con ottimi relatori, il Convegno nazionale promosso dalla diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi nel decennale della sua morte (24-26 aprile 2003). La personalità di don Tonino, infatti, e il suo instancabile servizio pastorale appaiono estremamente frammentati, intessuti da una serie impressionante di aspetti diversi, di iniziative, di episodi e di avvenimenti, piccoli e grandi, tutti intrecciati tra di loro. A tal punto che si può benissimo applicare a lui il giudizio che don Tonino stesso un giorno diede di mons. Achille Salvucci, il «vescovo buono», suo predecessore: la sua vita – disse – appare come un «cumulo di frammenti poveri, quasi tasselli di un mosaico, che la mano di Dio in parte scarta tra i rifiuti e in parte adopera per inserirli nel suo grande disegno»; e concludeva citando Dietrich Bonhoeffer: «Esistono frammenti che stanno bene solo nella spazzatura, e frammenti, invece, la cui importanza dura nei secoli, perché il loro compimento può essere soltanto affare divino» (SMAB 6, 21).
In questi vent’anni sono stati messi in luce quasi tutti gli aspetti o «frammenti» più significativi della vita di don Tonino: «Il sacerdote, il vescovo, il terziario francescano, il pacifista, il salentino, il molfettese, lo studioso mariano, il mistico, lo scrittore, il poeta, l’utopista, l’impegnato, l’eccentrico, e così via» (Minervini 2004, 107). Perciò, anziché cercare di scoprire qualche altro aspetto della sua vita, è più utile approfondirne ulteriormente l’eredità spirituale. Infatti, la testimonianza evangelica di don Tonino è certamente il “frammento” più prezioso della sua opera, destinato a durare per sempre, perché il compimento del Vangelo «può essere soltanto affare divino». Ora, non c’è dubbio che l’eredità spirituale più attuale di don Tonino sia il discorso sulla «Chiesa del grembiule».
Ciò appare ancor più evidente alla luce di tre grandi eventi ecclesiali, la cui memoria cade proprio nel ventennale della sua morte. Il primo evento è antico: il 1.700° anniversario dell’Editto di Costantino (313 d.C.); il secondo è recente: il cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962); il terzo è recentissimo: l’elezione di papa Francesco (13 marzo 2013). Sono eventi di natura molto diversa e molto distanti tra loro, ma che aiutano a ricostruire il vero volto della «Chiesa del grembiule» sognato da don Tonino: quello di una Chiesa libera, povera e serva.
Anzitutto, però, lasciamo che sia don Tonino stesso a dirci, con le sue parole, come nacque in lui questa felice intuizione della «Chiesa del grembiule».
«L’altra sera – raccontò ad Assisi nel 1989 – sono stato in San Giovanni in Laterano. C’era una grande veglia missionaria. […] mi è venuto in mente di dire alcune cose sul servizio. Ho sfilato l’amitto con le striscioline e ho detto: “Se lo rivoltiamo e ci stringiamo i fianchi, questo è un grembiule. Invece l’abbiamo messo attorno al collo. Non ce l’abbiamo più intorno ai fianchi. Il grembiule lo abbiamo perso”. Proprio così: “amitto” da “amittere”, che significa perdere. Lo abbiamo perso come grembiule e ce lo siamo messi al collo. Ma questo è uno dei parametri simbolo del nostro impegno» (Bello 2012, 112). E poi lamenta: «Le nostre Chiese, purtroppo, sono così. Riscoprono la Parola […]. Celebrano liturgie splendide […]. Quando però si tratta di rimboccarsi le maniche e di cingersi le vesti, c’è sempre un asciugatoio che manca, una brocca che è vuota e un catino che non si trova» (SMAB 6, 552). Da questa intuizione ha preso corpo il volto evangelico della «Chiesa del grembiule», quel volto che è rimasto a lungo oscurato in conseguenza dell’Editto di Costantino, che il Concilio Vaticano II ha riportato alla luce e che papa Francesco incarna

Etty Hillesum

gennaio 30, 2022

Nel 1986 fu pubblicata la prima edizione completa degli scritti di Etty Hillesum: i quaderni e le lettere che furono raccolti tutti in un solo volume (titoto: ETTY. De nagelaten geschriften van Etty Hillesum). Si trattò di un’edizione di grande rigore filologico, corredata da un notevole apparato di note che potesse offrire interessanti informazioni biografiche sugli innumerevoli personaggi citati e che chiarisse gli eventi storici ai quali la Hillesum fa riferimento nei testi. Nel 2008 fu pubblicata la quinta edizione aggiornata.
Ora, per il mese di giugno 2012, è in uscita una sesta edizione aggiornata, ma anche riformulata in modo piuttosto radicale. Non solo è stata riscritta l’introduzione e la biografia di Etty Hillesum, ma si è anche intervenuti sul vasto apparato delle annotazioni ed è stata aggiornata la bibliografia. In più c’è stata l’aggiunta di una lettera di Etty Hillesum ritrovata nell’autunno del 2011.
E per la prima volta si è messo mano al titolo, che è diventato:
   Etty Hillesum, Het Werk. [Etty Hillesum, L’Opera]
L’edizione è in uscita presso la storica casa editrice Balans di Amsterdam.


Il Centro di Ricerca Etty Hillesum a Gand (Belgio) ha trovato una nuova sede presso uno degli edifici dell’Università di Gand.
Il nuovo indirizzo postale:

Etty Hillesum Onderzoekscentrum – EHOC
Jozef Plateaustraat 22
B-9000 Gent – Belgio

Per informazioni mettersi in contatto con il Coordinatore dell’EHOC per l’Italia: Gerrit Van Oord: info@ettyhillesum.it

http://www.ehoc.ugent.be/nl

Fridays for future

gennaio 30, 2022

Extinction Rebellion e Fridays For Future: grande manifestazione oggi davanti al palazzo della Regione

28.01.22 – Fabrizio Maffioletti

(Foto di Fabrizio Maffioletti)

Molto partecipata e allegra la manifestazione degli ambientalisti oggi nel pomeriggio in piazza Castello a Torino

Dopo la vittoria dell’ottenimento di una seduta aperta in Consiglio Regionale calendarizzata per il 21 febbraio gli ambientalisti di Extinction Rebellion (XR) e Fridays for Future (FFF) si sono trovati in piazza per una grande manifestazione di sensibilizzazione sull’emergenza climatica.

Tutti molto qualificati gli interventi al microfono, belle le performances di danza al suono dei tamburi e suggestivo il flashmob con donne vestite di rosso raffiguranti i morti per causa dei cambiamenti climatici e la morte “in diretta” della danzatrici.

Molte le personalità politiche di area ambientalista presenti in piazza.

In mattinata gli attivisti di XR Torino sono stati impegnati in un’altra manifestazione:

Questa mattina, un gruppo di cittadinз ha deciso di bloccare il traffico sotto il palazzo della Regione Piemonte.
Dopo mezz’ora, le forze dell’ordine sono intervenute per rimuovere tutte le persone dalla strada.
In vari punti continuano tutt’ora i blocchi, che vengono subito rimossi dalle forze dell’ordine.
La crisi climatica ed ecologica sta colpendo in modo sempre più evidente il territorio regionale con morti, danni alle infrastrutture pubbliche e private e alle attività agricole produttive. Nonostante ciò, a due anni dalla dichiarazione di emergenza climatica, la Regione Piemonte non ha ancora nessun piano concreto per affrontare questa crisi.
Il tempo scorre, la temperatura globale aumenta e sempre più persone perdono la vita a causa di questa emergenza.
Se i governi non fanno ciò che è necessario per proteggere з proprз cittadini, la disobbedienza civile diventa un dovere.
In questo momento lз attivistз stanno rischiando multe e denunce per rendere possibile il cambiamento necessario.

La dichiarazione di Ruggero Reina di XR, artefice dello sciopero della fame (durata 2:29):
https://www.youtube.com/embed/Jb9zMS9YzmI

Ci piace molto questo Papa ma al di là degli assunti di Fede abbiamo centinaia di domande sulla efficacia delle sue posizioni?

gennaio 29, 2022

“Da giovane ho studiato in un istituto tecnico di indirizzo chimico, e questo mi avvicina un po’ alla vostra categoria”. È cominciato con accenti personali il discorso del Papa ai membri dell’Associazione italiana chimici del cuoio, “occasione per esprimere la vicinanza mia e della Chiesa al mondo del lavoro, in questo momento di crisi economica e sociale assai complessa”, ha spiegato Francesco.

“Molti lavoratori e lavoratrici e molte famiglie vivono situazioni difficili, aggravate dalla pandemia”, l’analisi del Papa: “Ma la pandemia non può e non deve diventare un alibi per giustificare omissioni nella giustizia o nella sicurezza. Al contrario, la crisi può essere affrontata come un’opportunità per crescere insieme nella solidarietà e nella qualità del lavoro”.

“L’esempio e l’intercessione di San Giuseppe vi aiutino a non cedere allo scoraggiamento, a valorizzare con creatività i vostri talenti e la vostra grande esperienza per andare avanti e aprire vie nuove”, l’augurio di Francesco, secondo il quale “è molto importante far incontrare la saggezza degli anziani e l’entusiasmo dei giovani: immagino i giovani che si appassionano a un settore originale come il vostro, e hanno bisogno di trovare ‘vecchi del mestiere’, che hanno tanto da insegnare, e non solo sul piano tecnico, ma anche su quello umano”.

Poi il Papa ha affrontato “un punto critico che vi sta a cuore”: ”si tratta dell’impatto ambientale di attività che, come la vostra, utilizzano sostanze chimiche per trattare i materiali, nel vostro caso i pellami destinati a diventare borse, scarpe e così via – tante cose che usiamo ogni giorno, e non pensiamo al lavoro che c’è dietro!”. “Anche voi, dunque, siete chiamati a dare il vostro specifico contributo alla cura della casa comune”, l’invito di Francesco: “e potete farlo proprio nel modo di impostare il vostro stesso lavoro. Per questa finalità è molto prezioso il fare associazione, perché si mettono in comune le conoscenze, le esperienze, come pure gli aggiornamenti giuridici e tecnici; e così ci si aiuta a crescere insieme in uno stile di responsabilità sociale ed ecologica. Questo è molto importante!”.

Il coraggio

gennaio 28, 2022

„Dobbiamo avere il coraggio di abbandonare tutto, ogni norma e appiglio convenzionale, dobbiamo osare il gran salto nel cosmo, e allora, allora sì che la vita diventa infinitamente ricca e abbondante, anche nei suoi più profondi dolori.“—  Etty Hillesum

Il libro che ha cambiato la mia vita

gennaio 26, 2022

La città secolare

Harvey Cox

(1929- ), La città secolare, Firenze, 1968, pagg. 20s.

Secolarizzazione, come termine descrittivo, ha un significato assai vesto e comprensivo. Essa si manifesta sotto molti aspetti diversi, a seconda della storia religiosa e politica, dell’area in questione. Dovunque si manifesti, però, dovrebbe essere accuratamente distinta dal secolarismo. La secolarizzazione implica un processo storico, quasi certamente irreversibile, in cui la società e la cultura vengono liberate dalla tutela del controllo religioso e da concezioni metafisiche del mondo troppo chiuse. Ne abbiamo dedotto che si tratti di un fenomeno essenzialmente liberatore. Secolarismo, al contrario, è il nome di un’ideologia, di una nuova concezione del mondo chiusa, con funzioni molto simili a quelle di una nuova religione.

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La teologia

gennaio 26, 2022

Arrivato in Facoltà valdese trovai un quadro con questa scritta:

La teologia è una scienza bella, la più bella delle scienze.
Perciò si può e si deve fare teologia con gioia.
Un teologo non lieto, cattolico o protestante che sia,
non è un teologo. (Karl Barth)

Auguri Giorgio

gennaio 25, 2022
La Fondazione Gaber è felice e onorata che, in occasione dell’ottantatreesimo compleanno di Giorgio Gaber, Google abbia voluto dedicargli la speciale e creativa scritta dedicata ai grandi personaggi e ai grandi eventi.
Non poteva esserci iniziativa migliore per ricordare il Signor G, anche presso il pubblico più giovane, a riprova dell’importanza che la sua figura e la sua opera continuano a rappresentare.

La situazione in Ucraina

gennaio 25, 2022

Rete Pace Disarmo al Governo: neutralità attiva per scongiurare la guerra alle porte dell’Europa

24.01.22 – Rete Italiana Pace e Disarmo

(Foto di Rete Italiana Pace e Disarmo)

All’Italia e all’Europa viene chiesta un’iniziativa di neutralità attiva per ridurre la tensione e favorire un accordo politico chiarendo in particolare l’indisponibilità a sostenere avventure militari.

Come italiani e come europei stiamo assistendo ad una preoccupante escalation della tensione tra la Russia, gli Stati Uniti e la Nato ai confini dell’Europa.
Una escalation nella quale, allo stato attuale, nessuno dei contendenti esclude l’eventualità del ricorso alle armi e rispetto alla quale nessun osservatore esclude che possa evolvere in conflitto armato, anche nucleare, che potrebbe coinvolgere la stessa Europa.

Ciò avviene, inoltre, in un clima di esasperato riarmo con il quale gli eserciti sembrano cercare la supremazia invece che un equilibrio strategico che sia garanzia di pace futura.
È forse dall’epoca della crisi dei missili a Cuba che il rischio di un nuovo conflitto globale non è stato così palpabile. È un rischio che non ci possiamo permettere, come denunciato la settimana scorsa dall’allarmante “100 secondi a mezzanotte” dell’Orologio dell’Apocalisse del Bulletin of Atomic Scientist. Per scongiurare questo rischio ogni paese ha il dovere di operare.

Al nostro Paese innanzi tutto, a cominciare dal Ministro degli Esteri, e all’Europa tutta chiediamo di prendere iniziative urgenti e significative da una posizione di neutralità attiva, per ottenere una de-escalation immediata della tensione e avviare la ricerca di un accordo politico negoziato nel rispetto della sicurezza e dei diritti di tutte le popolazioni coinvolte, chiarendo la propria indisponibilità a sostenere avventure militari.

A tutti i Paesi coinvolti diciamo: fermatevi. Deponete le armi e le minacce e trattate.


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